Vedere o ascoltare, per il cervello fa poca differenza

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Vedere o ascoltare, per il cervello fa poca differenza

15 marzo 2013

Gli schemi di attivazione dei neuroni che consentono di produrre una rappresentazione mentale di
un’azione compiuta da altre persone sono gli stessi in soggetti ciechi e vedenti. Lo afferma una
ricerca tutta italiana che ha usato la risonanza magnetica funzionale per monitorare l’attivazione
cerebrale di alcuni volontari che guardavano dei video o ne ascoltavano solo l’audio (red)

lescienze.it

In che modo un non vedente dalla nascita si rappresenta mentalmente un’azione compiuta da un’altra
persona? Il quesito, stando ai risultati pubblicati sulla rivista PLoS ONE da Emiliano Ricciardi,
Pietro Pietrini e colleghi del Dipartimento di Patologia Chirurgica, Medica, Molecolare e dell’Area
Critica dell’Università di Pisa, ha una risposta sorprendente: nello stesso modo in cui se la
rappresenta un soggetto con una visione normale.

La rappresentazione mentale delle azioni si basa su un’organizzazione funzionale distribuita, che
coinvolge cioè aree cerebrali diverse e con funzioni specifiche settoriali. In quest’ultimo studio,
l’obiettivo era chiarire in che misura questa rappresentazione distribuita e più astratta
dell’azione coinvolgesse effettivamente una codifica comune a diverse modalità sensoriali.

A due gruppi di volontari, costituiti da soggetti con cecità congenita e da soggetti con visus
normale, sono stati presentati scene con semplici azioni svolte da altre persone (come battere un
chiodo con un martello o bussare alla porta) o scene naturali (come il cadere della pioggia).

Durante il test, l’attività delle diverse aree cerebrali dei volontari veniva monitorata mediante
una tecnica di imaging in risonanza magnetica funzionale (fMRI). I dati così ottenuti sono stati
analizzati e classificati mediante tecniche automatiche di riconoscimento di pattern, che hanno
consentito di distingueri gli schemi di neuroni attivati dai video di azione da quelli dei video con
scene naturali, indipendentemente dal fatto che fosse coinvolto solo il senso dell’udito (nel caso
dei non vedenti) o anche quello della vista (nel caso dei soggetti normali).

“Lo studio dimostra che la rappresentazione del mondo esterno nel nostro cervello si basa su un
codice neurale astratto, che non dipende da una singola modalità sensoriale e che anzi si sviluppa
identico anche in chi nasce privo della vista”, ha sottolineato Pietrini. “In altre parole, i non
vedenti codificano ed elaborano la percezione uditiva di un’azione come se l’avessero veduta”.

“Con queste nuove metodologie di analisi dell’attività neurale in vivo”, ha concluso il ricercatore,
“stiamo iniziando letteralmente a ‘leggere’ nella mente delle persone. La speranza – ormai non più
solo fantasia – è che con la ‘lettura del pensiero’ si possa arrivare a mettere a punto sofisticate
interfacce cervello-computer che permettano alle persone con gravi disabilità di comandare
dispositivi con la forza della mente”.

www.plosone.org/article/info%3Adoi%2F10.1371%2Fjournal.pone.0058632

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