Scopaesthesia: quando ci sentiamo osservati

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Scopaesthesia: quando ci sentiamo osservati

Senza sapere come, a volte abbiamo la sensazione che qualcuno ci stia osservando. Questa sensazione
talmente difficile da definire e così strana è un meccanismo di difesa del cervello, finalizzato a
uno scopo per preciso: tenerci vigili.

La scopaesthesia è l’etichetta attribuita alla sensazione di essere osservati. Tutti l’abbiamo
provata più di una volta; è come un terzo occhio mentale in grado di percepire al di là del nostro
normale campo visivo, per avvertirci che qualcosa sta accadendo. Ebbene, si tratta di un qualche
potere psichico?

La risposta è no. La scopaesthesia è una tipologia di sensazione, non una capacità fuori dal normale
in grado di permetterci di presagire che qualcuno ci sta osservando senza che lo vediamo. A volte
-bisogna dirlo- abbiamo ragione. A volte basta girare la testa per scoprire che, in effetti, c’è
qualcuno che ci sta seguendo o che ci osserva da lontano.

Ma potremmo anche sbagliarci. Quella sensazione può diventare reale, ma è comunque interessante
conoscere un aspetto su questo fenomeno. In realtà ha una finalità ben specifica che non è altro se
non quella di farci rimanere vigili.

Il nostro cervello anticipa costantemente i rischi e, dunque, la scopaesthesia non è altro che un
meccanismo ereditato dai nostri antenati. Scopriamo altre informazioni su questo argomento.

Le persone sono diffidenti per la natura e la scopaesthesia è un riflesso di questa diffidenza.

Scopaesthesia: quando mi sento osservato

Uno dei primi a studiare il fenomeno della scopaesthesia fu Edward Titchener. Questo noto psicologo
della fine del XX secolo è stato anche il fondatore della psicologia strutturalista, nonché una
delle figure che ha approfondito maggiormente lo studio della mente e anche il fenomeno
dell’introspezione.

Nel 1898 decise di pubblicare uno studio sulla scopaesthesia, dopo avere conosciuta tante persone
che affermavano di sentirsi osservate o, ancora peggio, di poter capire quando qualcuno le stava
osservando senza alcun bisogno di voltarsi. Tichener non credeva a questi fenomeni extrasensoriali,
ma da bravo scienziato, per prima cosa avrebbe dovuto dimostrare con dati scientifici se questa
abilità fosse reale oppure no.

Il suo studio venne pubblicato sulla rivista Science, e in molti lo percepirono come uno dei lavori
più interessanti portati a termine dalla psicologia della percezione. Le conclusioni a cui arrivò
sono le seguenti.

Ciò che succede alle nostre spalle ci preoccupa

C’è chi ritiene che il fenomeno della scopaesthesia non sia altro che un fenomeno di egocentrismo.
Pensare di essere il centro degli sguardi altrui. Ebbene questa convinzione non è completamente vera
né si adatta a ciò che ci dicono gli scienziati. Lo stesso Edward Titchener segnalò a suo tempo che
questa esperienza non è altro che un ulteriore meccanismo di sopravvivenza.

Tutto quello che succede alle nostre spalle può essere pericoloso. La nostra mente lo sa, il
cervello ha il controllo visivo su tutto ciò che abbiamo di fronte, ecco perché a volte ci fa
percepire di essere osservati, per metterci in allarme nel caso in cui dobbiamo difenderci o
scappare.

La nostra percezione al di là di ciò che vediamo e il fenomeno della scopaesthesia

Le persone non sono dotate solo di 5 sensi. L’essere umano è in grado di percepire qualcosa che va
oltre i suoi stessi occhi, le sue mani, il suo olfatto, l’udito o il tatto. Inoltre, è interessante
sapere che siamo dotati all’incirca di 26 sensi, come la cinestesia, ovvero la capacità di percepire
dei movimenti che vanno ben al di là del nostro corpo o dell’interocettivo (quel senso che ci
permette di sapere cosa succede dentro di noi).

Così, un aspetto interessante che ci ha svelato lo studio condotto dall’Università dell’Illinois,
condotto dal Dottor Steven Buetti, è che molte persone non vedenti riescono a percepire di avere
qualcosa davanti a loro. Questo è possibile grazie all’amigdala, una piccola regione cerebrale
associata alle nostre emozioni e alla percezione di minacce esterne, associate anch’esse alla
scopaesthesia.

Negli esperimenti del XIX secolo Edward Titchener le persone intervistate affermavano di essere
certe che qualcuno le stesse osservando un numero di volte nettamente superiore a quando ci si
sarebbe aspettati.

Pertanto, qualcosa deve pur succedere nel cervello se nella metà dei casi effettivamente la
sensazione era fondata. Al di là del puro caso, questo tasso di verità potrebbe trovare una
spiegazione nell’amigdala e in quei numerosi sensi a nostra disposizione e che sono capaci, in un
certo senso, di lanciare un allarme su “possibili” rischi.

La profezia che si autoadempie

Esiste una terza spiegazione che potrebbe darci una definizione del fenomeno della scopaesthesia:
stiamo parlando di una profezia che si autoadempie. In questo caso non si verifica altro che una
situazione curiosa e interessante e, a volte, siamo noi stessi a far sì che la gente finisca per
osservarci.

A volte, quando abbiamo la sensazione che qualcuno ci stia osservando, non possiamo evitare di
voltarci o di guardarci intorno. Il fatto di muoversi è già uno stimolo per far sì che le persone
prestino attenzione alle persone che ci circondano. Senza dubbio, qualcosa di logico e ricorrente.

In conclusione, quella sensazione che ci dice che qualcuno ci sta osservando ha più di una
spiegazione. Ebbene, al di là del fatto che a volte potremmo sbagliarci oppure no, vale la pena
ricordare che questa sensazione ha una sua finalità, che non è altro che quella di farci rimanere
vigili. Non è mai un male ascoltare questa sensazione.

Bibliografia

Titchener, E. B. (1898). The “feeling of being stared at.” Science.
doi.org/10.1126/science.8.208.895

blogs.scientificamerican.com/moral-universe/the-feeling-of-being-stared-at/

da lista mente gg

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