Regole medioevali per donne eremite

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Regole medioevali per donne eremite

< Ancrene Wisse: una regola medievale per donne eremite >

L’Ancrene Wisse (o Ancrene Riwle) è una regola inglese per donne eremite,
composta nel tredicesimo secolo da un canonico Agostiniano per tre
consorelle anacorete. In termini di istruzione e di didattica, l’autore
dell’Ancrene Wisse raccoglie le istanze che influenzarono la regola di
Aelred of Rievaulx un secolo prima: fonti bibliche (specialmente i Salmi e
il Nuovo Testamento), Agostino, Gerolamo, Gregorio, Anselmo, Bernardo e la
regola di S.Benedetto.

La similitudine di struttura e di contenuti dell’Ancrene Wisse con il lavoro
di Aelred, suggerisce che quest’ultimo sia stato preso formalmente come
modello. Allo stesso tempo, però, Ancrene Wisse sviluppa un complesso metodo
di classificazione che riflette la sopravvenuta diffusione dello
scolasticismo. Attualmente, il testo dell’Ancrene è considerato dagli
studiosi una preziosa fonte di analisi e di critica. Il nostro interesse
invece, oltre la descrizione, è la psicologia delle anacorete, come viene
rivelata attraverso l’Ancrene Wisse.

I capitoli o le sezioni in cui è suddiviso l’Ancrene Wisse sono:

1. Devozione
2. Protezione del Cuore dai Sensi
3. Uccelli e Anacorete: i Sentimenti Interiori
4. Tentazioni della Carne e dello Spirito, Conforti e Rimedi
5. Confessione
6. Penitenza
7. Purezza del Cuore e Amore di Cristo
8. Regole Esteriori

1. Il primo capitolo descrive la routine di preghiere raccomandata alle
eremite in generale e delle preghiere assegnate alle ore, come il Mattutino,
o in corrispondenza delle Messe. Le anacorete che abitavano in un luogo
adiacente una chiesa, dotato di finestra per partecipare al servizio
ecclesiastico, contemplavano letteralmente una vita devozionale; e questa
era la situazione delle tre sorelle cui è dedicato l’Ancrene Wisser.

2. Questa sezione utilizza i cinque sensi per illustrare le distrazioni e le
cattive influenze che le anacorete devono anticipare e il perchè debbano
essere evitate. Questi pratici consigli erano destinati alle religiose
recluse, ma per estensione costituiscono in generale l’etica cristiana. Oggi
preferiamo sostituire la parola etica ad ascesi, comunque. Tale dicotomia
esisteva anche nel Medioevo, ma il confine tra i due concetti è
deliberatamente sfocato per quanto riguarda i religiosi professi.
L’auto-disciplina del solitario – la semplicità e il distacco che
caratterizzano la solitudine – è in parte radicata nel comportamento, quello
che la psicologia chiamerebbe ‘evitamento’, mentre l’Ancrene Wisse chiama
‘Protezione del Cuore’.

L’eremitaggio è dotato di una o più finestre affacciate al mondo, su cui
l’Anacarene Wisse dà un primo consiglio pratico mediante il seguente
ammonimento: ‘Mie care sorelle, amate le vostre finestre il meno che
potete’. Poichè attraverso la vista proviene ‘tutta la miseria che c’è e che
c’è stata e che ci sarà…’
L’autore si sofferma non tanto sul vedere quanto sull’essere viste. Non ci
si fidi delle intenzioni di un uomo, avverte, che egli sia un prete, un
vescovo, o un frate e citando le storie di Dinah e Betsabea, riportando
Agostino, Bernardo e la stora di S.Martino di Tour. Il ritiro delle recluse
significa nessun contatto con lo sguardo maschile.

Per quanto riguarda la parola, l’anacoreta deve evitare le chiacchiere e le
conversazioni, così come non deve elargire consigli o insegnare ai bambini.
Se è necessario parlare, deve essere presente un testimone, che stia
discretamente distante durante la confessione. Il silenzio, non solo durante
i periodi prescritti, ma come espressione di un’attitudine sostanziale, è
lodato dall’autore attraverso copiose citazioni scritturali.
Ecco un breve passaggio delle istruzioni sul vedere e il parlare:

‘Mie care sorelle: se un uomo chiede di vedervi, chiedetegli cosa di buono
ve ne potrebbe venire, poichè io vedo molti mali in ciò e nessun profitto.
Se è insistente, credetegli ancora meno. Se qualcuno fosse talmente folle da
allungare le mani attraverso la tenda della finestra, allontanatevi
immediatamente e chiudete subito la finestra, lasciandolo andare via.
Ugualmente, se qualcuno incomincia a fare discorsi malvagi che hanno a che
fare con l’amore volgare, serrate la finestra con forza e non rispondetegli
affatto….’

La condizione delle anacorete, che è quella di religiose professe, ma anche
di isolamento fisico dalle risorse della comunità, evidenzia le difficoltà
potenziali della vita eremitica femminile. Come Aelred, anche l’autore del
Ancrene Wisse è chiaramente consapevole dei potenziali abusi, sia propri che
da parte di altri, delle trame di uomini oziosi, del senso di sconforto
dell’isolamento e della mancanza di compagnia, che possono piegare l’eremita
e condurla alla tentazione. Come Aelred, il nostro autore sa di gravidanze,
pettegolezzi, inganni e di domestiche e servitori che possono tradire o
tentare la virtù delle loro padrone. Dunque il suo monito sul vedere o udire
o parlare a visitatori, specialmente maschi. Su questo punto diventa
enfatico:

‘Il tocco delle mani o qualunque contatto tra un uomo e una anacoreta è una
cosa talmete riprovevole e un fatto così vergognoso e un peccato tanto
crudo, tanto orribile al mondo e di così grave scandalo, che non c’è bisogno
di parlarne o di scriverne per screditarlo, poichè anche senza alcuna parola
scritta l’infamia è già troppo evidente. Dio sa che preferirei vedere tutte
voi, mie sorelle care, per me le più care tra le donne, pendere dalla forca
pur di evitare il peccato, piuttosto che vedere una di voi dare un solo
bacio a un uomo, nel modo che intendo. E taccio di altro’.

Ma l’autore aggiunge un’immagine a completamento delle sue dure parole sul
‘tocco delle mani’, come segue:

‘Nuoce a sé stessa chi guarda le proprie bianche mani e ancora di più
l’eremita che ne cura la bellezza, come una che non abbia nulla da fare. Si
deve ogni giorno raschiare la terra della propria tomba, affinchè con ciò
siano rovinate.’

Le anacorete infatti erano spesso tumulate nelle loro celle, e la cerimonia
religiosa per la consacrazione all’anacoresi era accompagnata da parole e
simboli di morte e seppellimento.

3. Questo capitolo si compone di analogie tra anacorete e uccelli. Il testo
frequentemente si prolunga in ampie disgressioni. Si enumerano gli uccelli
che riflettono le virtù, secondo le tradizioni e i miti medievali. ‘Le vere
anacorete sono chiamate uccelli’, dice l’autore ‘poichè lasciano la terra –
che è l’amore per le cose terrene – e per il desiderio delle cose celesti
volano fino al cielo… Le ali che le trasportano in alto sono le virtù, che
devono manifestarsi in buone azioni, così come un uccello per volare apre le
sue ali’

La sezione si apre con la famosa immagine del ‘Pellicano nel deserto’, dal
Salmo 101.7, che diventa “pelicano solitudinis”. Il mito del pellicano dice
che nella sua natura solitaria egli uccida i suoi piccoli, ma che poi pianga
la sua azione violenta, ferendosi il petto fino a farlo sanguinare.
L’anacoreta passionale distrugge le sue buone azioni, ma se ne pente durante
la confessione.

Altre immagini di uccelli includono:

* pellicano: poca carne e molte piume;
* struzzo: carni abbondanti, ma piedi sempre attaccati al suolo;
* aquila: un’agata preziosa è posta nel suo nido per proteggerla, l’agata è
l’equivalente di Gesù;
* uccello notturno (corvo del Salmo 101.7): sono le recluse che vivono sotto
il tetto della chiesa; il volo degli uccelli notturni è come la
contemplazione delle anacorete e il loro volo verso il cielo.

* passerotto (dal Salmo 101.8): ‘solo sotto il tetto’ cinguetta
costantemente, come l’anacoreta che ‘canta e ride le sue preghiere da sola’.
[…]

4. Il nucleo dell’Ancrene Wisse è la quarta sezione, un elenco di
tentazioni, rimedi, virtù e vizi. Questo capitolo è il cuore dell’etica
cristiana del periodo, che fa della regola anacoretica essenzialmente una
più attenta applicazione della morale.

La tentazione è intesa essere esterna e interna. La tentazione esterna
proviene da dispiaceri esteriori quali ‘malattia, pericolo, disonore,
sfortuna e tutte le affezioni del corpo che tormentano la carne’. Dispiaceri
interni sono: ‘sconforto, ira e violenza, oltre all’addolorarsi’. I piaceri
esterni sono: ‘salute del corpo, mangiare, bere, vestirsi a sufficienza…’.
I piaceri interni sorgono dall’adulazione, dalla lode, dalla falsa
gentilezza, dall’auto-inganno.

Le tentazioni non sono completamente maligne, poichè possono provenire da
Dio. Tra i dispiaceri esterni ci sono, per esempio: ‘malanni che Dio manda,
non che si prendono a causa della propria stupidità’. L’autore elenca gli
effetti positivi dei malanni ‘mandati’: perdono dei peccati, pazienza e
umiltà tra le virtù che derivano quando la sofferenza è correttamente
accettata.

Le tentazioni interne, dice l’Ancrene Wisse, sono più complesse. Possono
essere della carne (lussuria, gola, pigrizia) e dello spirito (orgoglio,
invidia, rabbia, cupidigia). L’intera sequenza dei peccati capitali
costituisce l’elenco delle tentazioni interne. Utilizzando l’immagine di
Geremia del deserto e dei quaranta giorni di Gesù, l’autore costruisce
l’immagine delle tentazioni interne:

‘Il deserto è la vita solitara dell’eremo dell’anacoreta, così come nel
deserto vi sono tutte bestie selvatiche, che non sopportano che gli uomini
si avvicinino loro, ma fuggono appena li sentono arrivare, così deve essere
l’anacoreta, sopra le altre donne, selvaggia allo stesso modo, perciò sarà
desiderabile, sopra le altre donne, agli occhi di Dio’.

In questo deserto vi sono anche molte bestie malvage: il leone
dell’orgoglio, il serpente velenoso dell’invidia, l’unicorno della rabbia,
l’orso della pigrizia, la volpe della cupidigia, la scrofa della gola, lo
scorpione con il morso della lussuria…’ Questi, ovviamente sono i sette
peccati capitali.

Ma l’autore continua con le analogie animali, enumerando e classificando i
peccati. ‘Il leone dell’orgoglio ha molti figli’ afferma, e li enumera:
vanagloria, indignazione, ipocrisia, presunzione, disobbedienza, loquacità,
blasfemia, impazienza, ostinazione, conflittualità, “airs and graces”.’

E l’Ancrene Wisse offre un’approfondita analisi di ciascuna categoria,
concludendo con l’enumerazione delle consolazioni e dei rimedi. Ecco, da
esempio, come tratta del peccato della letargia o dell’inerzia.

‘Il rimedio all’inerzia si trova nella letizia spirituale e nella
consolazione della lieta speranza, con la lettura, i santi pensieri, o dalla
bocca della gente. Spesso, care sorelle, si deve pregare di meno per poter
leggere di più. Leggere è una buona preghiera. La lettura insegna come e per
cosa pregare, e la preghiera sarà esaudita. [Cita Gerolamo, lettera 22]: Che
vi siano sempre tra le vostre mani delle sante letture; che il sonno strappi
il libro dalle vostre mani mentre lo tenete, e che le sante pagine ricevano
la vostra testa che si abbandona. – Dovete in questo modo leggere a lungo e
con impegno. Tutto, ovviamente, può diventare eccessivo: la moderazione è
sempre la cosa migliore.’

Si stima che la devozione impegnasse molte ore della giornata
dell’anacoreta. Si aggiungano i servizi liturgici, la preghiera privata, la
meditazione e le letture devozionali. Sebbene la lettura si riferisse a
fonti limitate, il passaggio citato indica chiaramente tre cose: 1) che le
anacorete erano capaci di leggere, che suggerisce un certo status sociale,
2) la disponibilità di materiale di lettura e 3) l’importanza attribuita
dall’autore alla parola scritta nel comporre l’Ancrene Wisse per le sorelle.

5-6. Questi capitoli non offrono informazioni o consigli alle anacorete
medievali, ma sottolineano l’importanza del sacramento della penitenza nella
psicologia della Chiesa.

7. Questa sezione descrive la reciprocità di Cristo nei confronti delle
anacorete che praticano la purezza del cuore, attraverso l’adesione alle
virtù e alle pratiche dei primi sei capitoli.

L’amore di Dio è ‘la regola che regola il cuore’. Molti studiosi hanno
sottolineato come, nel Vecchio Testamento, l’immagine del Canto di Salomone
identifichi il ruolo delle donne consacrate a Cristo – così come il ruolo
delle donne nella società medievale in genere.

8. Le regole esteriori riguardano la dieta, il lavoro, i giorni di digiuno,
gli abiti, le visite, i servitori e aspetti mondani relati alla vita
eremitica. Riguardano quindi le condotte non incluse nei voti. L’autore
raccomanda nondimeno l’applicazione delle ‘regole esteriori’ poichè sono
d’aiuto alle anacorete per conseguire le mete spirituali. Chiede inoltre
alle eremite di leggere queste regole esteriori ai loro servitori
settimanalmente, fino che non le abbiano imparate bene.

Così si chiude l’Ancrene Wisse, espressione di pratiche e spiritualità,
fondato sull’assunto che la vita eremitica sia una grazia superiore ma anche
interamente razionale. Nonostante il suo interesse personale per la
classificazione e l’allegoria letteraria, e la sua dipendenza apparente
dipendenza dalla struttura e dallo stile di Aelred di Rievaulx, l’autore
dell’Ancrene Wisse compose un trattato unico, non solo di pratica
anacoretica, ma di spiritualità medievale cristiana. Alle sorelle l’autore
chiede a proposito dl suo libro:

‘Leggete questo libro ogni giorno, quando ne avete tempo, di più o di meno.
Spero che, se lo leggerete spesso, vi sia proficuo, per grazia di Dio…’.

Tratto da: www.hermitary.com/articles/ancrene.html

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