Preziose indicazioni sul Terzo Occhio

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Preziose indicazioni sul Terzo Occhio

varie fonti

(Gli aforismi riportati in questa pagina non sono tecniche di meditazione. Bisogna tener conto che si tratta di frasi, o versetti, avulsi dai contesti originari, citate a solo titolo informativo – e non di formule esplicative. In fondo troverete una breve
precisazione…)

Con Terzo Occhio nelle tradizioni esoteriche orientali si intende il centro energetico situato sopra la parte centrale fra i due occhi fisici, all’incirca fra le sopracciglia. Quando è aperto e sviluppato, abilita al sesto senso, all’intuizione o in generale alla percezione dei fenomeni extrasensoriali e sottili. Viene chiamato anche sesto chakra o Ajna. … Il Terzo Occhio simboleggia un tipo di percezione allargata che va ben oltre le possibilità dei nostri organi di senso e permette una visione più ampia della realtà.

(Harald Wessbecher)

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“Se dunque il tuo occhio è singolo, tutto il tuo corpo sarà illuminato”.

(Matteo, 6, 22)

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(E’ da presumere che le Bibbie più antiche dicessero proprio “occhio singolo”, forma che si trova nella Bibbia di Martin Lutero e ancor oggi nelle traduzioni greche e inglesi. Più tardi, non comprendendo il vero significato della parola, i traduttori cambiarono “singolo” in “semplice” e poi ancora in “puro” N.d.T.). Durante la meditazione profonda, l’occhio unico o spirituale diventa visibile nella parte centrale della fronte. Le scritture si riferiscono in vari modi a questo occhio onnisciente: quale terzo occhio, stella d’Oriente, l’occhio interiore, la colomba che scende dal cielo, l’occhio di Shiva, l’occhio dell’intuizione, ecc.

(Paramahansa Yogananda, Autobiografia di uno Yogi. Roma,
Astrolabio-Ubaldini Editore, 1971, p. 153)

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Meditazione nel Web >> Immagini per la meditazione (la foto è (c) dreamstime.com) Saggezza Vedica – Chi, concentrando la mente in un solo punto, mediti assiduamente su di Me, l’Imperituro, e allo stesso modo rifletta sul proprio Sé nel loto del cuore, costui senza dubbio si libera. La mia forma è l’Assoluto scevro di dualità, privo di un inizio, di un mezzo o di una fine. Chi con devozione partecipa della mia luce splendente, che è essere, coscienza e beatitudine, quegli conosce l’imperituro.

(Vasudevopanisad, 25-28)

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… non identificatevi … siate un testimone, un osservatore. Allora, se vi riesce di essere testimoni, sarete focalizzati nel terzo occhio. … anche l’opposto è possibile. Se siete focalizzati nel terzo occhio, diventerete un testimone.

… focalizzati nel centro del terzo occhio la vostra immaginazione diventa potente, efficace. Ecco perché si è insistito così tanto sulla purezza …

(Rajneesh – Osho – Il libro dei segreti, Bompiani, 1978, p. 90 e seg.)

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Lo spazio tra i nostri due occhi (terzo occhio) non è uno spazio delimitato nel vostro corpo fisico. E’ lo spazio infinito che è penetrato in voi. Una volta che questo spazio venga conosciuto, non sarete più la stessa persona. Non appena conoscerete questo spazio interiore, avrete conosciuto l’immortale. Allora non c’è più alcuna morte.

(Rajneesh – Osho – Il libro dei segreti, Bompiani, 1978, p. 217)

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Se per un’ora al giorno fissi una fiamma e pratichi questa tecnica per alcuni mesi, il tuo terzo occhio inizia a funzionare alla perfezione. Diventi più attento, più luminoso.

(Rajneesh – Osho – Il libro arancione, Mediterranee, 1983, p.109)

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Escludendo il mondo esterno, con lo sguardo fisso tra le sopracciglia, i respiri affluenti ed effluenti che fluiscono regolari per le narici, con i sensi, la mente e l’intelletto sotto controllo, giunto alla meta della liberazione, il muni (saggio), gettati via desiderio, paura e ira, è per sempre libero.

(Bhagavad Gita – V, 27,28)

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Il corpo fisico ha due occhi – positivo e negativo – a causa della legge della relatività. Il corpo astrale ha soltanto un occhio, variamente chiamato: occhio spirituale, occhio singolo (dalla Bibbia cristiana), terzo occhio (dalla Bibbia indù), stella dell’est, stella di saggezza, colomba che discende dal cielo, occhio interiore, occhio intuitivo, occhio di Shiva, stella attraverso cui vedono i saggi, ecc. Quando fu battezzato dallo Spirito Santo, Gesù lo percepì come un suono cosmico o Cielo, e vide l’occhio spirituale come una colomba.

(Il Vangelo di Gesù, secondo Paramhansa Yogananda. Volume primo. Edizioni Vidyananda)

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I Maestri indù hanno insegnato che, per conquistare la più profonda conoscenza, bisogna focalizzare lo sguardo attraverso l’onnisciente occhio spirituale. Quando ci si concentra fortemente, anche chi non sia uno yoghi aggrotta la fronte nel punto fra le sopracciglia: il centro della concentrazione e dello sferico occhio spirituale, sede dell’intuizione dell’anima. Questa è la vera “sfera di cristallo” in cui guarda lo yoghi per apprendere i segreti dell’universo. Coloro che andranno abbastanza profondo nella loro concentrazione penetreranno quel “terzo occhio” e vedranno Dio. I ricercatori della verità dovrebbero perciò sviluppare la facoltà di proiettare la loro percezione attraverso l’occhio spirituale. La pratica dello Yoga aiuta l’aspirante ad aprire l’occhio singolo della coscienza intuitiva.

L’intuizione, o conoscenza diretta, non dipende da alcun dato fornito dai sensi. Per questo la facoltà intuitiva è spesso chiamata il “sesto senso”. Tutti hanno questo sesto senso, ma la maggior parte delle persone non lo sviluppa. Tuttavia, quasi tutti hanno avuto qualche esperienza intuitiva, forse l’intuizione che una determinata cosa sarebbe dovuta accadere, sebbene non ci fosse alcun segno percepibile dai sensi a indicarlo.

(Paramahansa Yogananda, L’eterna ricerca dell’uomo. Roma,
Astrolabio-Ubaldini Editore, 1980, p. 31-32)

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“Signore, esiste un metodo scientifico, oltre il Kriya, che può portare un devoto a Dio?, s’informò uno studente.
“Si”, disse il Maestro. “Una via rapida e sicura che porta
all’infinito è quella di tenere la propria attenzione fissa nel centro della Coscienza Cristica fra le sopracciglia”.

(Paramahansa Yogananda, Il Maestro disse. Roma, Astrolabio-Ubaldini Editore, 1970, p. 66)

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Coloro i quali non meditano regolarmente e profondamente sono irrequieti, ovunque essi meditino, e rinunciano dopo un breve sforzo. Ma se voi fate uno sforzo più grande, giorno dopo giorno, verrà l’abilità di immergervi più profondamente. Io non debbo fare alcuno sforzo, adesso; il mondo intero sparisce istantaneamente, quando chiudo i miei occhi e fisso istantaneamente il Centro Cristico (l’occhio spirituale, nella fronte fra le ciglia).

(Paramahansa Yogananda – “Man’s Eternal Quest” da “Spiritual Diary” – Copyright (c) 1968,1982 Self-Realization Fellowship Ninth printing, 1996 http://www.yogananda-srf.org)

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Ora, vedete, nessun Gesù Cristo viene dall’esterno dentro la visione di nessuno. Nessun Rama, Nessun Krishna, nessun Buddha, nessun Baba Faqir si manifesta da fuori a nessuno. Queste visioni sono fenomeni provocati dalle impressioni e dalle suggestioni che il devoto ha già accolto nella propria mente. Queste impressioni e suggestioni gli appaiono come un sogno. Ma nessuno viene da fuori. Questa è la pura verità.

(Baba Faqir Chand, 1886-1981)

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Gli illusi non vedono l’anima quando lascia il corpo e nemmeno quando ci abita dentro. Non si può veder l’anima mentre si gode degli oggetti dei sensi o si agisce mossi dall’attaccamento alle passioni, all’ignoranza o alla purezza. Solo coloro che hanno l’occhio della saggezza vedono.

(Bhagavad Gita 15:10)

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Se uno tenesse la propria mente costantemente concentrata nel punto fra le sopracciglia (nel Centro Cristico), vedesse l’occhio spirituale e gli comandasse di ricaricare il corpo d’energia, esso lo farebbe. Facendo questo, la gente smetterebbe d’invecchiare.

(Paramahansa Yogananda – Alimentazione Yoga – Edizioni Vidyananda)

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Il terzo occhio non fa parte del corpo fisico, ma del corpo sottile, il secondo corpo, quello interiore.

(Osho – I segreti della trasformazione, Bompiani, 2000, p. 150)

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Quando il terzo occhio si apre per la prima volta, il buio sparirà, e ci sarà luce, una luce senza sorgente. … Per questo le Upanishad dicono che Dio non è come il sole o una fiamma. E’ una luce senza sorgente.

(Osho – I segreti della trasformazione, Bompiani, 2000, p. 169, 170)

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L’insegnamento giunge solo a indicare la via; ma la visione sarà di colui che avrà voluto vedere. … E’ necessario che l’occhio si faccia uguale all’oggetto per accostarsi a contemplarlo. … Il tuo occhio interiore ha dinnanzi a se una grande bellezza. Ma se cerchi di contemplarla con un occhio ammalato o non pulito, o debole, avrai troppa poca energia per vedere gli oggetti più brillanti e non vedrai nulla, anche se sei dinnanzi ad un oggetto che può essere visto.

(Sophia – Plotino. Commento: qui Sophia potrebbe essere quindi intesa come la saggezza di colui che osserva con occhio singolo, lo stesso che talvolta si scorge durante la meditazione)

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“Così come possediamo degli organi di senso che ci permettono di entrare in contatto con il mondo fisico, possediamo anche degli organi, dei centri sottili, grazie ai quali possiamo entrare in contatto con il mondo spirituale. Questi centri, che portano nomi diversi a seconda delle tradizioni, sono come antenne che ci collegano alle entità celesti. Quando Gesù diceva: <>, alludeva a uno di questi centri. Dal punto di vista fisiologico, è un assurdità far dipendere lo stato del corpo dallo stato degli occhi, e del resto Gesù non ha parlato di occhi, ma di “un occhio”. Questo occhio, dal quale dipende tutto il corpo, è il centro attraverso il quale il Cielo tocca la terra in noi. Quest’occhio non solo può vedere, ma anche comprendere, sentire e persino agire, perché contiene in potenza le possibilità di tutti gli altri organi.”

(Omraam Mikhael Aivanhov)

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Grazie a Dio io possiedo il terzo occhio, intendo dire che è come se mi trovassi nel letto e potessi camminare passo dopo passo sulle colline rocciose e terre irregolari vedendo ogni pietra e fiore dove le mie vecchie gambe non mi porterebbero più.

(Beatrix Potter)
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Come è noto, l’occhio di Shiva è la ghiandola pineale, nei rettili primitivi la ghiandola pineale era il terzo occhio con cui i rettili vedevano la luce che viene dal sole allo zenit. Poi, nella scala filogenetica l’occhio è stato riassorbito e si è andato a collocare alla base del cranio. Questo occhio continua a vedere, assume informazioni dai nostri veri occhi e ha un forte scambio con gli ormoni della crescita …

(Mircea Cartarescu)

– Una breve precisazione –

Secondo la tradizione dello Yoga tutte le tecniche che concernono osservazione sono, più o meno direttamente, metodi per la
sollecitazione di Ajna Chakra, definito pure terzo occhio, centro di comando, occhio spirituale.

Terzo occhio, metafora del punto di contatto tra lo spirito e il mondo, è sinonimo d’intuizione (buddhi, sanscrito). Tale facoltà si può coltivare e sviluppare praticando i metodi di osservazione, tra cui il più noto è Anapana Sati Yoga, ovvero l’attenzione rivolta al flusso naturale del respiro. Ma perché l’osservazione favorirebbe la percezione spirituale?

La propria interiorità non può essere investigata con i due occhi normali. La loro energia è protesa verso il mondo esterno.
L’esplorazione interiore, al contrario, comporta una modalità percettiva nuova, diversa, che può essere realizzata solo da una inedita, singolare e straordinaria funzione accessoria, il sesto senso, l’occhio spirituale.

E’ sempre preferibile evitare la concentrazione diretta effettuata rivolgendo lo sguardo verso l’alto ad un ipotetico punto tra le sopracciglia. Tale pratica dovrebbe essere riservata unicamente ai meditatori molto esperti e sempre e solo qualora la percezione di tale presupposto centro interiore avvenisse spontaneamente come sviluppo naturale della pratica di attenzione, sia sotto il profilo di assorbimento che di penetrazione intuitiva.

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