Noi siamo quel che pensiamo di essere

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“..NOI SIAMO QUEL CHE PENSIAMO DI ESSERE..”

di Guido Da Todi

Anche questa verità profonda fa parte dell’Insegnamento di Gotamo, il
Buddha.
Il Metafisico Psicologo indica, nel concetto, una delle leve più potenti
alla ricerca della felicità e dell’equilibrio personali.

Nelle parole è intimamente contenuto anche il denso risultato delle moderne
scuole di medicina psicosomatica.

Già in precedenti articoli abbiamo evidenziato – seguendo le conoscenze
tradizionali – la fortissima priorità condizionante della mente umana.

Ma, vorremmo – a questo punto – inserire un’opportuna osservazione che
potrebbe essere di estremo aiuto allo studioso.

Lo sforzo entusiastico di mutare il proprio atteggiamento soggettivo,
sperimentando le indicate dall’
esoterismo illuminato, si svolge senza privilegi di luoghi e di situazioni.

Non si tratta – come spesso si è portati a credere – di venire condizionati
da processi meditativi che seguano orari prestabiliti, ricerche di ambienti
adatti, o altro.

La globalità creativa dell’uomo non vuole dei suoi parziali atteggiamenti di
ricerca e di studio.

È l’intera giornata dello spiritualista che può e deve trasformarsi nell’
alambicco alchemico che gli permetta la trasformazione del suo io.

Sono gli attimi (molto più frequenti di quanto non si immagini) in cui la
sua mente viene utilizzata in azioni ripetitive ed automatiche, che
divengono preziose possibilità di utilizzo e di sperimentazione interiore;
sono le fasi di noia, di attesa, di inattività le porte di accesso all’
esercizio soggettivo.

È sbalorditiva la scoperta di quante possibilità si aprano allo
spiritualista non appena egli smette di affermare, a sé ed agli altri, che:

“…tutto ciò è molto bello ed affascinante.. Oh, se soltanto trovassi un pò
di per meditare!..”

Portiamo ad esempio la pratica di quel metodo sovrano di evoluzione umana
che è il Kriya Yoga, il più antico dei sistemi indiani, teso alla
liberazione dell’uomo. Ed allineiamolo a quell’altra forma superiore di
sviluppo spirituale che è l’Hong So (di cui abbiamo parlato in questa serie
di articoli).

La tradizione afferma che un’ora di Hong So porta i risultati di 24 ore di
un qualunque altro tipo di meditazione (escluso il Kriya). E continua a dire
che un’ora di Kriya equivale a 24 ore di Hong So.

Lasciamo al lettore, a questo punto, l’onere ed il piacere del calcolo
relativo..
Ebbene, all’inizio, il deve dedicare soltanto un quarto d’ora
circa, mattina e sera, all’esercizio spirituale del Kriya…

Nella logica pratica degli insegnamenti arcani viene affermato che il
è tracciato dall’assieme dei nostri
impulsi interiori.

Ma, la mente dell’uomo medio è occupata a creare costantemente uno
sminuzzato assieme di frammenti di pensiero, a sbriciolare attorno a sé una
complessa gamma di emozioni istintive e disordinate tanto che potrebbe
venire paragonato ad un contadino che gratta con un bastoncino la terra,
invece di ararla con il deciso affondo ripetuto del suo lucido aratro.

Tuttavia, questo della media mente umana porta i suoi
risultati.

Intanto, un perdurare patologico del suo rifiuto ad agire ed a reagire con
il potere elettromagnetico che possiede..

L’uomo è costretto, dalla sua abitudine passiva alla non creatività
interiore, a subire la stratificazione costante di un peso caratteriale e
motivazionale che lo condiziona e lo condizionerà sempre di più.

Egli è, oggi, come anchilosato in una realtà di fatto esistenziale e
personale, che gli continua a deformare ogni possibile ottica a vivere
meglio, a reagire comunque a quella triste condizione.

È uno stato di cose ben conosciuto da ogni psichiatra, psicologo, e dagli
illuminati osservatori metafisici.

Ben per questo la reazione che viene proposta all’individuo, dall’
equilibrato intervento esterno, è, di norma, quella di un graduale, ma
deciso atto, prolungato e costante nel tempo, adatto al recupero dell’
originale natura solare di ogni essere umano.

Di un atto che si estenderà all’intera giornata ed alla globale esperienza
di vita del soggetto. E non si limiterà alla risicata manciata di tempo di
una meditazione mattutina (spesso, essa medesima ghiotta giustificazione
subconscia ad isolazionismi individuali e ad una serie di illusioni di
natura ben identificata).

Quindi, consapevole di esistere, ed energetico>, per le ragioni testé affrontate, l’uomo dovrà cominciare a
creare e mantenere all’interno di esso delle di nuove
immaginazioni, di nuovi pensieri, di decisi reattivi psichici.

Basterà scegliere, con la dovuta calma illuminata, una prima visualizzazione
positiva. E il desiderio di libertà è già una .

Si potrà cominciare, all’inizio – e senza esagerare in complesse, nuove
strutture mentali – selezionando un paio di obiettivi da tenere sempre
presenti in sé.

E sta ad ogni soggetto – se ha recuperato il senso di quanto stiamo
indicando – scegliere questi obiettivi.

Ad esempio, la “Tecnica del sorriso interiore” è uno di questi.

Egli potrà anche aiutarsi attingendo al buon senso insito in affermazioni
del genere:

“.. Di tutte le situazioni di cui ho avuto timore nel passato, quante di
esse mi hanno arrecato effettivamente il danno che mi aspettavo, con quella
logorante ansia?..”

Ci si renderà conto che, di certo, appena l’uno per cento delle nostre
immaginazioni e delle nostre paure sono giustificate.. E che esse dipendono
solo da uno strato di incertezze motivazionali di antica data e profonda
radice soggettiva.

Si tratta di una scelta. Vivere da prigionieri di noi stessi, oppure
iniziare a noi”

Questa è la scelta che hanno fatto in passato gli Uomini Liberi di oggi.

“..Noi siamo quel che pensiamo di essere..”

tratto da lista Sadhana

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