Navigare tra i pensieri come nello spazio

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Navigare tra i pensieri come nello spazio

12 novembre 2018

Proposto un modello del pensiero umano secondo cui la nostra mente organizza le caratteristiche
delle esperienze in dimensioni simili a quelle spaziali. Questa nuova teoria è basata sulla scoperta
che nei test di memoria viene attivata la corteccia entorinale, la stessa che permette di orientarci
nell’ambiente (red)

da lescienze.it/news

Quando ci muoviamo nell’ambiente, nel nostro cervello si attivano due importanti popolazioni di
cellule: le cellule di posizione nell’ippocampo e le cellule griglia nella vicina corteccia
entorinale. Insieme, formano un circuito che permette l’orientamento nello spazio, o navigazione.

Sulla rivista “Science”, una review firmata da ricercatori del Max-Planck-Institut per le scienze
cognitive e le neuroscienze umane di Leipzig, in Germania, e del Kavli Institute for Systems
Neuroscience di Trondheim, in Norvegia, definisce un modello del nostro sistema di navigazione che
ha un ruolo importante in molte facoltà cognitive, e spiega perché la nostra conoscenza sembra
essere organizzata secondo una modalità spaziale.

“Riteniamo che il cervello memorizzi le informazioni sul mondo circostante nei cosiddetti spazi
cognitivi: questo approccio riguarda non solo i dati geografici, ma anche le relazioni tra gli
oggetti e l’esperienza”, ha spiegato Christian Doeller, autore senior del lavoro.

Il termine “spazio cognitivo” si riferisce a un mappa mentale in cui organizziamo la nostra
esperienza. Ogni cosa che sperimentiamo nel mondo ha proprietà fisiche e può quindi essere
caratterizzata da valori in differenti dimensioni.

“Se penso alle automobili, posso ordinarle sulla base della potenza del motore e del peso per
esempio: ci sono auto da corsa con motori potenti e basso peso, e furgoni molto pesanti con motori
poco potenti, e nel mezzo tutte le possibili combinazioni”, ha aggiunto Doeller. “Possiamo pensare
alla nostra famiglia e ai nostri amici allo stesso modo: possiamo categorizzarli sulla base del peso
o del senso dell’umorismo o ancora del livello economico. A seconda delle caratteristiche, i
soggetti possono essere immagazzinati mentalmente vicini o lontani tra loro.”

Uno studio del 2016 ha mostrato che le cellule griglia sono attive anche quando apprendiamo nuovi
concetti, non solo per orientarci nello spazio. In quello studio, alcuni volontari hanno imparato ad
associare immagini di uccelli, che differivano tra loro solo per la lunghezza del collo e delle
zampe, a una serie di simboli, come un albero o una campana. Il risultato fondamentale è che un
lungo collo e zampe corte venivano associate all’albero, mentre un collo corto e zampe lunghe a una
campana: in sintesi, una specifica combinazione di caratteristiche fisiche può essere rappresentata
da un simbolo.

In un successivo test di memoria, i volontari hanno indicato se diversi uccelli erano associati con
uno dei simboli. Il dato interessante è che nel test risultava attivata la corteccia entorinale, in
modo simile a quello che accade durante la navigazione: è come se nel nostro cervello si producesse
un sistema di coordinate per i pensieri.

“Mettendo insieme tutte le scoperte precedenti, abbiamo concluso che il cervello immagazzina una
mappa mentale, indipendentemente dal fatto che stiamo pensando a uno spazio reale o allo spazio tra
dimensioni dei nostri pensieri”, ha aggiunto Jacob Bellmund, primo autore dell’articolo.

“Questi processi sono utili per elaborare inferenze su nuovi oggetti o situazioni, anche se non ne
abbiamo mai avuta esperienza”, ha continuato Bellmund. “Grazie alle mappe esistenti degli spazi
cognitivi possiamo anticipare quanto qualcosa di nuovo è simile a qualcosa di già noto: è
sufficiente metterlo in relazione alle dimensioni esistenti nel nostro cervello.”

science.sciencemag.org/content/362/6415/eaat6766

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