MEDITAZIONE ATTRAVERSO IL SUONO TRASCENDENTALE

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MEDITAZIONE ATTRAVERSO IL SUONO TRASCENDENTALE

Nel 1969 subito dopo che la “meditazione trascendentale”
aveva già acceso la fantasia della gente in America,
SUA DIVINA GRAZIA A.C. BHAKTIVEDANTA SWAMI PRABHUPADA,
Fondatore-Acarya dell’Associazione Internazionale per la Coscienza di Krishna, tenne questa
conferenza all’Università Nord Occidentale di Boston

Miei cari ragazzi e ragazze, vi ringrazio molto di aver preso parte a questo incontro. Stiamo
diffondendo questo Movimento per la Coscienza di Krishna perché c’è una grande necessità di questa
coscienza in tutto il mondo. Il metodo é molto semplice – questo il vantaggio.

Prima di tutto dobbiamo tentare di capire cos’è il piano trascendentale. Per quanto riguarda la
nostra situazione attuale noi siamo situati su vari piani. Perciò dobbiamo prima di tutto situarci
sul piano trascendentale; poi potremo parlare di meditazione trascendentale.

Nel terzo capitolo della Bhagavad-gita troverete una spiegazione dei vari stadi della vita
condizionata. Il primo la concezione di vita basata sul corpo (indriyani parany ahuh). Ogni persona
in questo mondo materiale ha questo concetto di
vita basato sul corpo. Qualcuno pensa: “Sono indiano”. Tu stai pensando: “Sono americano”. Qualcuno
pensa: “Sono russo”. Qualcun altro pensa di essere qualcos’altro. Così tutti pensano: “Sono questo
corpo”.

Questo modo di pensare della vita condizionata è chiamato piano sensuale perché fintanto che
manteniamo questa concezione corporea dell’esistenza pensiamo che la felicità significhi
gratificazione dei sensi. Questa concezione corporea dell’esistenza predominante oggi-giorno, e non
solo oggi, ma fin dalla creazione di questo mondo materiale.

Lo Srimad-Bhagavatam dice, yasyatma-buddhih kunape tri-dhatuke: pensare di essere il corpo significa
concepire noi stessi come un sacco di pelle e ossa. Il corpo un sacco di pelle, ossa, sangue, urina,
feci e molte altre cose spiacevoli. Così quando pensiamo: “Sono il corpo” stiamo in effetti
pensando: “Sono un sacco di ossa e pelle, feci e urina. Questa é la mia bellezza, questo é il mio
tutto”.

Quindi questo concetto corporeo della vita non molto intelligente e il miglioramento del corpo non
porta all’autorealizzazione.
A quelli che sono troppo attaccati al concetto corporeo della vita é raccomandato di praticare il
metodo dhyana-yoga, lo yoga meditativo, come spiega la Bhagavad-gita. Nel sesto capitolo, versi 13 e
14, Krishna spiega: “Bisogna tenere il corpo, il collo, la testa diritti e lo sguardo fisso
sull’estremità del naso. Così, con la mente quieta e controllata, liberi dalla paura e dal desiderio
sessuale, si deve meditare su di Me nel cuore e fare di Me lo scopo ultimo della vita”.
Inizialmente Sri Krishna dà istruzioni preliminari su come si deve praticare questa meditazione
trascendentale. Si deve limitare la gratificazione dei sensi, in special modo quella sessuale. Si
deve scegliere un luogo solitario, un posto sacro e sedersi in solitudine.

Questo metodo di meditazione non è da praticare in un luogo come questo, una grande città, dove c’é
molta gente. Si deve andare in un luogo solitario e praticarlo in solitudine. E quando avrete scelto
attentamente il vostro posto, dovrete sedervi in un certo modo…. Ci sono molte cose da osservare
che non possono naturalmente essere spiegate in pochi minuti. Se siete veramente interessati
troverete un’ampia spiegazione nella Bhagavad-gita, nel capitolo intitolato “Dhyana-yoga”.

Quindi dal concetto di vita basato sul corpo si deve trascendere al piano spirituale. Questo é il
traguardo di qualsiasi processo di autorealizzazione. Ho iniziato dicendo che prima pensiamo di
essere il corpo. Indriyani parany ahuh. Poi, chi ha trasceso il concetto di vita basato sul corpo,
raggiunge il piano mentale. Indriyebhyah param manah. La parola manah significa “mente”.
Praticamente tutta la popolazione mondiale ha un concetto di vita basato sul corpo, ma alcune
persone hanno un concetto di vita basato sulla mente. Pensano di essere la mente. E alcune altre
persone sono sul piano intellettuale: manasas tu para buddhih. Buddhih significa “intelligenza”. E
quando trascenderete anche il piano intellettuale allora arriverete a quello spirituale. Questa é la
prima realizzazione richiesta.

Prima di praticare la meditazione trascendentale dovete raggiungere il piano trascendentale, che è
chiamato brahma-bhutah. Forse avete sentito questa parola – Brahman. I trascendentalisti pensano:
“Aham brahmasmi: non sono il corpo; non sono la mente; non sono l’intelligenza; sono un’anima
spirituale”. Questo é il piano trascendentale.

Stiamo parlando di meditazione trascendentale. Quindi, trascendendo il concetto di vita basato sul
corpo, trascendendo quello mentale e quello intellettuale, arriverete al vero piano spirituale che
si chiama lo stadio del brahma-bhutah. Non potete semplicemente dire parole come: “Ora ho realizzato
il Brahman”. Esistono dei sintomi. Ogni cosa ha dei sintomi. Come potete capire se qualcuno ha
realizzato il Brahman, la trascendenza? È spiegato nella Bhagavad-gita (18.54): brahma-bhutah
prasannatma. Il sintomo di colui che è situato sul piano trascendentale, lo stadio del
brahma-bhutah, é che è sempre gioioso. Non é mai triste.

E cosa significa gioioso? Anche questo é spiegato: na socati na kanksati. Colui che raggiunge il
piano trascendentale non si lamenta mai e non aspira mai a niente. A livello materiale abbiamo due
sintomi: le aspirazioni e il lamento. Aspiriamo a ottenere le cose che non possediamo e ci
lamentiamo per quelle che abbiamo perso. Questi sono sintomi di una persona situata nella concezione
della vita basata sul corpo.

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