Sapienza Antica 5

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Sapienza Antica 5

di Annie Besant

COMPENDIO DEGLI INSEGNAMENTI TEOSOFICI

DEDICATO
CON GRATITUDINE RIVERENZA ED AMORE
A
H. P. BLAVATSKY
CHE MI MOSTRÒ LA LUCE

Parte QUINTA

CAP. IV
IL PIANO MENTALE
Il piano mentale, come indica il nome, è quello in cui la coscienza agisce come pensiero; non quando la mente lavora per mezzo del cervello, ma quando lavora nel mondo che le è proprio, libera dallo spirito-materia fisico. Questo è il mondo dell’uomo reale. La parola uomo deriva dal sanscrito “man” radice del verbo che significa pensare: “uomo” quindi equivale a “pensatore”; ed egli è così denominato appunto per il suo attributo più caratteristico,
l’intelligenza. Col vocabolo “mente”, vogliamo indicare la coscienza intellettuale stessa, come pure gli effetti prodotti dalle vibrazioni di questa coscienza sul cervello fisico; ora però dobbiamo concepire la coscienza intellettuale come un’entità, un individuo, un essere; le vibrazioni della sua vita sono pensieri, pensieri che sono immagini, non parole. Questo individuo è Manas, o il Pensatore 1; è il Sé rivestito di materia delle più alte suddivisioni del piano mentale, nei limiti delle cui condizioni lavora. Esso rivela la sua presenza nel piano fisico con le vibrazioni che suscita nel cervello e nel sistema nervoso; i quali rispondono ai palpiti della sua vita con vibrazioni simpatiche, ma — per la rozzezza dei loro materiali — non possono riprodurne che una piccolissima parte, ed anche molto imperfettamente.

Allo stesso modo che l’occhio fisico non può rispondere che ad una piccola frazione (lo spettro solare luminoso) della vasta serie di vibrazioni eteriche di cui la scienza afferma l ’esistenza, e ciò perché può vibrare solo entro certi limiti, così pure l’apparato fisico del
pensiero (cervello e sistema nervoso) è capace di elaborare soltanto un piccolo frammento della vasta serie di vibrazioni mentali eccitate dal Pensatore nel suo proprio mondo. I cervelli
più ricettivi vi rispondono fino al punto che chiamiamo grande potere intellettuale; quelli
eccezionalmente ricettivi, fino al punto che si chiama genio; mentre quelli eccezionalmente non ricettivi vi rispondono solo fino al punto che noi chiamiamo idiotismo; ognuno però manda al cervello milioni di onde di pensiero, alle quali questi non può rispondere, a causa della densità del suoi materiali, di modo che i così detti poteri
intellettuali di ogni individuo

1 Da Manas deriva il nome tecnico, piano “manasico”, in italiano “mentale”. Noi potremmo chiamarlo il piano della mente propriamente detta, per distinguerne le attività da quelle della mente che lavora nel corpo di carne.
ono, si può dire, in esatta proporzione con la sensibilità del suo cervello. Ma prima di studiare il Pensatore, sarà bene considerare il mondo che gli è proprio, ossia il piano mentale.
Il piano mentale è quello attiguo all’astrale, e ne è separato solamente per differenza di materiali, allo stesso modo che il piano astrale è separato da quello fisico. Quel che fu detto
del piano astrale in confronto al piano fisico, si può ripetere del piano mentale in confronto all’astrale. La vita nel piano mentale è più attiva che nell’astrale e le forme vi sono più plastiche. Lo spirito-materia di quel piano è di gran lunga più sottile e più vitalizzato di qualunque grado di materia del mondo astrale.L’atomo ultimo di materia astrale ha per involucro innumerevoli aggregazioni della più densa materia mentale, così che con la disintegrazione di quell’atomo si ottiene una massa di materia mentale della specie più grossolana. Date queste condizioni, si capirà come l’azione delle forze vitali di questo piano sia enormemente accresciuta, dovendo le suddette forze muovere una massa assai minore.
La materia mentale si trova in movimento continuo ed incessante, prendendo forma sotto ogni fremito di vita ed adattandosi senza esitazione ad ogni cambio di moto. La materia mentale, come viene chiamata, fa apparire grossolano, torbido e pesante lo spirito-materia astrale, sebbene il medesimo sia così leggero e luminoso se paragonato allo spirito-materia fisico. Ma la legge di analogia è il filo conduttore che ci guida attraverso questa regione super-astrale; regione che è la nostra patria e la nostra dimora, pur non
conoscendola, esiliati come siamo sulla terra, e dobbiamo stare alle descrizioni che altri ne fanno.

Anche qui, come nei due piani inferiori, le suddivisioni dello spirito-materia sono sette; ed anche qui esse si combinano in innumerevoli modi variamente complessi, dando origine ai solidi, ai liquidi, ai gas ed agli eteri del piano mentale. La parola “solido”, sia pure riferita alle forme più materiali di sostanza mentale, sembra assurda; tuttavia, siccome queste forme sono dense in confronto ad altri generi di materiali mentali, e non avendo altre parole descrittive all’infuori della terminologia fisica, siamo costretti ad adoperarla in mancanza di un’altra migliore. È molto se possiamo comprendere che il detto piano segue la legge generale e l’ordine della Natura, che è — per il nostro globo — la base settenaria, e che le sette suddivisioni della sua materia vanno rispettivamente diminuendo in densità, come fanno i solidi, i liquidi, i gas e gli eteri fisici — la settima o più alta suddivisione restando
esclusivamente composta degli atomi mentali ultimi.

Queste suddivisioni vengono raggruppate in due categorie, le quali con termini forse insufficienti ed inintelligibili vennero dette l’una “senza forma”, l’altra “con forma” 1. Le quattro suddivisioni inferiori: la prima, la seconda, la terza e la quarta costituiscono la categoria “con forma”; le tre superiori: la quinta, la sesta e la settima, costituiscono la categoria “senza forma”. Il raggruppamento è necessario, perché la differenza è reale sebbene difficile a spiegarsi, e le regioni si connettono, per quanto si riferisce alla coscienza, alle divisioni della mente stessa, come si vedrà meglio tra poco.

Si potrà forse meglio esprimere così questa distinzione: nelle quattro suddivisioni inferiori le vibrazioni della coscienza producono forme, immagini e quadri, ed ogni pensiero vi appare come una figura vivente; nelle tre superiori la coscienza genera bensì, come sempre,
vibrazioni, ma pare che le mandi fuori piuttosto come una poderosa corrente di energia vivente; e questa finché rimane in quella regione più elevata non incorpora se stessa in immagini distinte, ma quando precipita nei mondi inferiori dà origine ad una grande varietà di forme, tutte legate insieme ad una comune condizione.

L’analogia che mi pare si presti meglio a rendere questo concetto è quella dei pensieri astratti e concreti: l’idea astratta di un triangolo non ha forma, ma comprende ogni figura piana limitata da tre linee rette, i cui angoli danno per somma due angoli retti;
quest’idea, condizionata ma priva di forma, proiettata nel mondo inferiore può dar luogo ad una grande varietà di triangoli concreti, rettangoli, isosceli, scaleni, di ogni colore e dimensione, e dotati ognuno di una propria forma definita, però tutti rispondenti alle suddette condizioni.
L’impossibilità di descrivere chiaramente la differenza del modo di agire della coscienza nelle due regioni, è dovuta al fatto che le parole sono simboli di immagini ed appartengono all’attività della mente inferiore nel cervello; esse sono basate interamente su tale attività, mentre la regione “senza forma” è propria della Ragione Pura, la quale non si esplica mai entro i ristretti limiti del linguaggio.

Il piano mentale è quello che riflette la Mente Universale in Natura, il piano che nel nostro piccolo sistema corrisponde a quello della Grande Mente nel Cosmo 2. Nelle sue suddivisioni più alte esistono tutte le idee archetipe che sono ora in corso di evoluzione concreta, e nelle più basse queste idee vengono elaborate in forme successive, per essere poi riprodotte debitamente nel mondo astrale e nel fisico. I suoi materiali sono suscettibili di combinarsi sotto l’impulso delle vibrazioni del pensiero e possono dar luogo a qualunque combinazione

1 Arûpa, senza forma; rûpa, forma. Rûpa è forma, figura, corpo. 2 Mahat, il terzo Logos o la Divina Intelligenza creatrice; il Brâhma degli Indù, il Manjusri dei Buddhisti del Nord, lo Spirito Santo dei Cristiani.

che il pensiero stesso possa costruire; come il ferro può essere foggiato nell’utile zappa o nella spada micidiale, così la materia mentale può essere plasmata in forme di pensiero protettrici o dannose; la vita vibrante del Pensatore modella la materia che lo circonda, e dal suo volere dipende il lavoro prodotto. In quella regione pensiero ed azione, volontà e fatto sono una cosa sola; lo spirito-materia è il servo obbediente della vita e si adatta ad ogni movimento creatore.
Queste vibrazioni che plasmano la materia del piano in forme-pensiero, danno anche origine per la loro rapidità e sottigliezza ai colori più squisiti e di continuo cangianti, ad onde dalle tinte variabilissime simili all’iridescenza della madreperla, rese eteree e brillanti in modo indescrivibile, che avvolgono ed attraversano ogni forma, così che ciascuna presenta una mirabile armonia di colori vividi e sfolgoranti, fra i quali molti non sono conosciuti sulla terra. Le parole non possono dare un’idea della squisita bellezza e dello splendore delle combinazioni di questa materia sottile fatta di vita e di movimento. Ogni veggente, Indù o Buddhista o Cristiano, che ne fu testimone, ne parla con entusiasmo pur confessandosi impotente a descriverla; le parole non sembrano far altro che offuscarla e rimpicciolirla, per quanto siano abilmente intessute in sua lode.

Le forme-pensiero rappresentano naturalmente una gran parte tra le creature viventi che funzionano sul piano mentale; esse assomigliano a quelle che già conosciamo del mondo astrale, con la differenza che sono molto più radiose e più vividamente colorate, più forti, più durature e meglio vitalizzate. Man mano che le qualità intellettuali superiori si affermano, queste forme mostrano dei contorni assai più netti, con tendenza verso una singolare perfezione di figure geometriche accompagnata del pari da una singolare purezza di colori luminosi. Ma è superfluo dire che nello stadio attuale dell’evoluzione umana preponderano i pensieri oscuri e mal definiti, produzione delle menti mal disciplinate della maggioranza degli uomini. Anche i bei pensieri artistici vi sono rari; né deve recar meraviglia se vediamo dei pittori i quali, avendo afferrato in una visione estatica qualche barlume del loro ideale, lottano poi sovente contro la propria incapacità di riprodurne la sfolgorante bellezza con i pallidi colori della terra.
Queste forme-pensiero sono costruite con l’essenza elementale del piano, che dalle vibrazioni del pensiero viene modellata in forme corrispondenti, le quali poi hanno il pensiero stesso come loro vita informatrice. Così abbiamo anche qui degli “elementali artificiali”, generati in modo identico a quello con cui vengono generati nelle regioni astrali. Tutto quello che si è detto nel capitolo II intorno alla loro origine ed importanza, può essere qui ripetuto,

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con l’aggiunta però di una nuova responsabilità da parte di chi li crea, dovuta alla maggior forza e durata di questi elementali di un mondo più elevato.

L’essenza elementale del piano mentale è formata dalla Monade in quello stadio della sua discesa che precede immediatamente la sua entrata nel mondo astrale; nelle quattro suddivisioni inferiori del piano mentale essa costituisce il secondo regno elementale. Le tre suddivisioni superiori, quelle “senza forma”, sono occupate dal primo regno elementale, dove l’essenza elementale sotto l’impulso del pensiero non assume forme definite, ma prende piuttosto l’aspetto di lampi brillanti, di correnti colorate, di vampe di fuoco vivente, imparando, per così dire, le sue prime lezioni di azione combinata senza assoggettarsi ancora alle limitazioni definite delle forme.

Nelle due grandi divisioni del piano mentale esistono innumerevoli Intelligenze, i cui corpi inferiori sono costituiti della materia luminosa e dell’essenza elementale del piano: Esseri Radiosi che, guidano i processi di ordine naturale, sorvegliando legioni di entità inferiori, di cui abbiamo già parlato, e a loro volta sottomessi nelle rispettive gerarchie ai Capi supremi dei sette Elementi 1. Come è facile comprendere, questi Esseri sono dotati di una vasta conoscenza, di un gran potere e di uno splendidissimo aspetto; sono creature radiose, sfolgoranti di mille colori, simili a meravigliosi e vividi arcobaleni, imponenti e maestosi nell’aspetto, sono vere incarnazioni di calma energia e di forza irresistibile. E qui ci tornano alla mente le parole del grande veggente cristiano allorché scrisse di un possente angelo: “l’arcobaleno era sul suo capo, il suo volto era come il sole ed i suoi piedi erano simili a colonne di fuoco” (Apocalisse, X, I). Le voci di questi Esseri sono come il “suono di molte acque”, come echi della musica delle sfere. Essi guidano l’ordine naturale delle cose e soprintendono ai vasti eserciti di elementali del mondo astrale, per modo che le loro coorti procedono incessantemente nell’opera della natura con regolare ed infallibile precisione.

Nel piano mentale inferiore si vedono molti Chel~ lavorare nel loro corpo mentale 2, momentaneamente spogli dell’involucro fisico. Quando il corpo giace in sonno profondo, il vero uomo, cioè il Pensatore, può sfuggirgli e, libero dal suo legame, agire in queste regioni superiori, da cui gli è dato aiutare e confortare i suoi simili influenzandone direttamente le menti, suggerendo pensieri utili, ispirando idee nobili, più efficacemente e prontamente di quanto non possa fare rinchiuso nel corpo fisico. Egli può meglio vedere i loro bisogni e quindi provvedere loro nel modo migliore, avendo così il privilegio e la gioia di poter aiutare i
1 Sono questi gli Arûpa e Rûpa Deva degli Indù e dei Buddisti, i “Signori del Cielo e della Terra” degli Zoroastriani. gli “Arcangeli e gli Angeli” dei Cristiani e dei Maomettani.
2 Ordinariamente il corpo mentale, quando è organizzato in modo da poter funzionare indipendentemente dagli altri veicoli nel piano mentale, è chiamato Mâyâvi Rupa o corpo illusorio.

suoi fratelli che lottano, senza che essi si accorgano del suo servizio od abbiano alcuna idea del forte braccio che solleva il loro fardello, né della voce soave che li conforta nelle loro pene. Non visto, non conosciuto, egli lavora rendendosi utile con 1o stesso amore ad amici ed a nemici, facendo parte a tutti del torrente di forze benefiche che scaturisce dai grandi Aiutanti nelle sfere più alte.

Qui si vedono talvolta anche le gloriose figure dei Maestri, sebbene Questi risiedano, per la maggior parte, nel livello più alto della divisione ” senza forma ” del piano mentale; come pure vi si recano alle volte altri grandi Esseri per compiere qualche missione di compassione che richieda da Loro tale manifestazione inferiore.

La comunicazione tra le intelligenze coscienti su questo piano, siano esse umane o non umane, incarnate o disincarnate, può dirsi
praticamente istantanea perché avviene con la velocità del pensiero. Le barriere dello spazio non hanno qui il potere di dividere, ed ogni anima può venire a contatto con qualsiasi altra soltanto rivolgendole la propria attenzione. Fra quelle anime poi che sono pressoché allo stesso stadio di evoluzione la comunicazione non è soltanto repentina, ma completa; le parole non ostacolano più questa comunione, il pensiero vibra e si trasmette tutto intero con rapidità fulminea dall’una all’altra o forse, più esattamente, ciascuna delle anime vede il pensiero come è concepito dall’altra.
Le differenze di evoluzione sono le vere barriere fra le anime. Le anime meno evolute non conoscono delle più evolute che quello a cui sono capaci di rispondere; la limitazione può evidentemente essere percepita solo da quelle più evolute, mentre le altre hanno tutto quello che possono contenere. Quanto più evoluta è un’anima, tanto più vasta è la conoscenza che ha di tutto il suo ambiente e tanto più si avvicina alla realtà; ma si rammenti che anche il piano mentale ha i suoi veli di illusione, sebbene in ben minor numero ed assai più sottili di quelli dei mondi astrale e fisico. Ogni anima ha
un’atmosfera mentale sua propria, e siccome tutte le impressioni le devono giungere attraverso di questa, esse ne vengono tutte alterate e colorate. Più l’atmosfera sarà limpida e pura e meno colorata dalla personalità, tanto minori saranno le possibili illusioni.

Le tre suddivisioni più alte del piano mentale sono la dimora del Pensatore stesso, il quale si trattiene nell’una o nell’altra, secondo lo stadio della sua evoluzione. La grande maggioranza degli uomini vive nel piano inferiore, a vari stadi di evoluzione; un numero relativamente scarso di persone molto intellettuali dimora nel secondo, al quale il pensatore ascende (per usare una frase più adatta al piano fisico che al piano mentale) quando la materia più sottile di quella regione è preponderante in lui e perciò rende necessario il cambiamento. Il
Pensatore naturalmente non ascende, né cambia di posto; ma solo riceve le vibrazioni di quella materia più fine, ed è in grado di rispondervi e di sentirsi egli stesso capace di sviluppare forze che ne mettano in vibrazione le particelle più sottili.
Lo studioso dovrebbe ben persuadersi di questo fatto: che salire nella scala dell’evoluzione non vuol dire già muoversi da un luogo ad un altro, bensì acquisire sempre maggiori capacità di ricevere delle impressioni. Tutti i mondi ci sono d’intorno: l’astrale, il mentale, il buddhico, il nirvanico, altri più alti ancora e la vita stessa del Dio supremo; non dobbiamo affannarci a cercarli, perché essi sono qui; ma la scarsissima ricettività nostra ci divide da quei regni assai più che non ce ne dividerebbero milioni di miglia di puro spazio. Noi siamo coscienti solamente di ciò che ci tocca e ci eccita a vibrazioni di risposta; col diventare sempre più ricettivi e con l’attirare in noi materia sempre più fine, possiamo venire
successivamente in contatto con mondi sempre più sottili. Il salire dunque da un livello all’altro significa che noi andiamo intessendo le nostre vesti di materiali più fini, e possiamo ricevere per loro mezzo le impressioni dei mondi più sottili; significa inoltre che nel Sé che sta dentro quelle vesti si vanno risvegliando, dallo stato latente a quello attivo, dei poteri divini promotori di più alte vibrazioni di vita.
Raggiunto questo stadio, il Pensatore è pienamente cosciente del suo ambiente e possiede la memoria del suo passato. Egli conosce i corpi di cui è rivestito, per mezzo dei quali viene in contatto coi piani inferiori e può già moltissimo influenzarli e guidarli; vede le difficoltà, gli ostacoli a cui vanno incontro (risultati di vite spensierate trascorse) e si dispone ad infondere in essi le energie necessarie a meglio prepararli per il loro compito. La sua azione dirigente qualche volta si fa sentire nella coscienza inferiore come una forza imperiosa, irresistibile, che spinge ad un seguito di azioni delle quali non tutte le ragioni possono apparire chiare alla visione meno netta dei corpi mentale ed astrale. Uomini che hanno compiuto grandi imprese hanno talvolta lasciato scritto di avere avuto coscienza di un’intima forza così imperiosa da non lasciarli liberi di agire diversamente. Essi agivano allora come veri uomini: i Pensatori, cioè gli uomini interiori, lavoravano coscientemente per mezzo dei corpi che compivano in quel momento le loro vere funzioni, quali veicoli dell’individuo. A questi poteri elevati tutti gli uomini arriveranno un giorno, col procedere dell’evoluzione.

Nel terzo livello della regione superiore del piano mentale stanno gli Ego dei Maestri e degli Iniziati loro Chela; i Pensatori hanno qui una predominanza di materia di quella regione nei loro corpi. Da questo mondo delle più sottili forze mentali, i Maestri lavorano a beneficio dell’umanità, ispirando nobili ideali, pensieri di devozione, aspirazioni elevate, e versando su di essa torrenti di aiuto spirituale ed intellettuale. Ogni forza qui generata irradia in miriadi di direzioni, e le anime più pure e più nobili ne risentono più prontamente le salutari influenze: una scoperta balena alla mente del paziente investigatore della natura; una nuova melodia accarezza l’orecchio di un grande musicista; la risposta ad un problema lungamente studiato illumina d’improvviso l’intelletto di un profondo filosofo, e l’infaticabile filantropo sente il cuore inondato da una nuova energia di speranza e di amore. Con tutto ciò gli uomini credono che nessuno si curi di loro, benché le frasi stesse da essi usate: “mi venne l’idea”, “ebbi l’ispirazione”, “mi balenò alla mente quella scoperta”, rendano un’inconscia testimonianza a favore della verità, ben nota all’Ego interiore, sebbene gli occhi fisici siano ad essa ciechi.

Studiamo ora il Pensatore ed il suo corpo quali si riscontrano negli uomini sulla terra. Noi designiamo “corpo mentale” il corpo di cui la coscienza è rivestita e per mezzo del quale è condizionata nelle quattro suddivisioni inferiori del piano mentale. Questo corpo è costituito dalle combinazioni della materia delle quattro
suddivisioni. Il Pensatore, l’Anima individuale o umana, formato nel modo descritto nell’ultima parte di questo capitolo, quando discende per incarnarsi, comincia con l’irradiare parte della sua energia in vibrazioni, le quali attraggono attorno a lui materia presa dalle quattro suddivisioni inferiori del piano mentale e di questa materia si riveste. Dalla natura delle vibrazioni dipendono le qualità di materia attratta: le qualità più sottili risponderanno alle vibrazioni più rapide e si foggeranno sotto il loro impulso, e similmente le più rozze risponderanno alle vibrazioni più lente; nello stesso modo che un filo metallico teso ripeterà simpaticamente una nota, cioè una data serie di vibrazioni, emessa da un altro filo metallico di uguale peso e tensione, ma resterà muto tra un coro di note emesse da fili sotto questi riguardi da esso dissimili, così pure le diverse qualità di materia si adattano ai differenti ordini di vibrazioni.

Esattamente conforme alle vibrazioni emesse dal Pensatore sarà dunque la natura di questo suo corpo mentale, il quale è ciò che viene chiamato la mente inferiore, il Manas inferiore, perché è il Pensatore rivestito di materia delle suddivisioni inferiori del piano mentale e da essa condizionato nel suo ulteriore lavoro. Nessuna delle sue energie, che sono troppo sottili per muovere questa materia, troppo rapide per suscitare in essa una risposta, può esplicarsi attraverso ad essa; così che egli si trova limitato, condizionato e ristretto nell’esprimere se stesso.

Questo corpo è la prima delle sue prigioni durante la sua vita incarnata, e per tutto il tempo che le sue energie agiscono dentro quell’involucro egli resta in gran parte escluso dal mondo più elevato che gli è proprio, poiché la sua attenzione è rivolta all’esplicazione di quelle energie e la sua vita è concentrata con esse nel corpo mentale inferiore; corpo che fu spesso chiamato un vestimento, un guscio, un veicolo, ma al quale si può applicare qualunque altro termine, purché contenga l’idea che il Pensatore non è il corpo mentale, ma è quello che lo ha formato e se ne serve per manifestare quanto può di se stesso nella regione mentale inferiore. Non bisogna dimenticare che le sue energie, irradiando sempre verso l’esterno, attirano attorno a sé anche la materia più grossolana del piano astrale; e durante la vita terrena le energie, che si manifestano attraverso le specie inferiori di materia mentale, sono da questa con tanta prontezza trasmutate nelle vibrazioni più lente alle quali risponde la materia astrale, che i due corpi vibrano continuamente insieme, intrecciandosi assai strettamente fra loro; quanto più grossolane saranno le qualità di materia di cui è formato il corpo mentale, tanto più intima riuscirà quell’unione, così che i due corpi sono qualche volta classificati insieme ed anche considerati come uno solo 1. Quando studieremo la Reincarnazione, vedremo come questo fatto assuma un’importanza vitale.

Il corpo mentale che egli si forma ad ogni nuova incarnazione sarà in rapporto col grado di sviluppo dell’individuo; e noi considereremo, come già abbiamo fatto per il corpo astrale, i rispettivi corpi mentali di tre tipi di uomini: a) di un uomo non sviluppato; b) di un uomo comune; c) di un uomo spiritualmente avanzato.

a) Nell’uomo non sviluppato il corpo mentale è appena percepibile, essendo costituito unicamente da una piccola massa di materia mentale non organizzata, presa specialmente dalla più bassa suddivisione del piano. Sul corpo mentale agiscono quasi esclusivamente i corpi inferiori, vibrando debolmente solo quando il corpo astrale è in tempesta per effetto di contatti degli organi dei sensi con oggetti materiali. All’infuori di questa condizione esso rimane quasi quiescente, ed anche sotto l’impulso di quelle violente vibrazioni astrali non dà che risposte deboli e tarde; nessuna attività definita viene generata dall’interno, essendo, come abbiamo detto, necessarie le scosse del mondo esteriore per provocare qualche risposta distinta. Quanto più violente saranno le scosse, tanto più facile sarà il progresso dell’uomo, perché ciascuna vibrazione responsiva aiuta lo sviluppo embrionale del corpo mentale. Tutte le passioni, i piaceri sfrenati, l’ira, la collera, i dolori, il terrore, suscitando dei veri turbini nel corpo astrale, svegliano delle deboli vibrazioni nel mentale, le quali stimolando grado a grado la coscienza mentale ad un principio di attività, fanno sì che questa aggiunga qualche cosa di proprio alle impressioni ricevute dal di fuori.

1 Così il Teosofo parlerà di Kama-Manas, intendendo la mente che lavora nella natura dei desideri e insieme con essa, influendo sulla natura animale e subendone a sua volta l’influenza. I Vedantini classificano i due insieme e parlano del Sé come quello che lavora nel manomayakosha, il veicolo composto della mente inferiore, delle emozioni e delle passioni. Lo psicologo europeo fa dei “sentimenti” una sezione della sua triplice divisione della “mente” ed include nei sentimenti tanto le emozioni che le sensazioni.

Abbiamo visto che il corpo mentale è così strettamente fuso con l’astrale da agire come un corpo solo con esso; ma le nascenti facoltà mentali aggiungono alle passioni astrali una certa forza ed una certa qualità, che non appaiono in esse quando funzionano come qualità puramente animali. Le impressioni fatte sul corpo mentale sono più durature di quelle fatte sull’astrale e vengono da esso riprodotte coscientemente. A questo punto ha principio la memoria e comincia a formarsi gradualmente l’organo dell’immaginazione; quest’ultimo fatto avviene perché le immagini provenienti dal mondo esterno agiscono sulla materia del corpo mentale modellandola a loro somiglianza. Queste immagini, nate dalle impressioni dei sensi, attirano intorno a sé la materia mentale più grossolana; i poteri nascenti della coscienza le riproducono ed accumulano così una massa di quadri mentali che incominciano a stimolare delle azioni iniziate
dall’interno, e ciò per il desiderio di sperimentare nuovamente per mezzo dei sensi esterni quelle vibrazioni che erano state trovate piacevoli, e di evitare quelle che avevano prodotto dolore.

Il corpo mentale comincia allora a stimolare l’astrale ed a suscitare in esso il desiderio, che nell’animale resta sopito finché non è risvegliato da uno stimolo fisico; vediamo perciò nell’uomo arretrato una ricerca insistente di soddisfazioni sensuali, una concupiscenza, una crudeltà, un calcolo, che non si riscontrano mai negli animali inferiori. Le nascenti facoltà della mente, aggiogate al servizio dei sensi, fanno dell’uomo un bruto assai più pericoloso e selvaggio di qualunque belva, e le forze più potenti e più sottili inerenti allo spirito-materia mentale danno alla natura passionale un’energia ed un’acutezza sconosciute nel regno animale. Ma questi stessi eccessi portano al loro emendamento coi dolori che causano, e le esperienze risultanti agiscono sulla coscienza e vi generano nuove immagini sulle quali l’immaginazione lavora.

Queste stimolano la coscienza a resistere a molte delle vibrazioni che le pervengono per mezzo del corpo astrale dal mondo esterno, e ad esercitare il suo potere volitivo frenando le passioni, invece di dar loro libero corso. Tali vibrazioni di resistenza sono generate nel corpo mentale, ed attirano ad esso combinazioni più sottili di materia mentale e nello stesso tempo tendono ad espellerne le combinazioni più rozze che vibrano in risposta alle note passionali eccitate nel corpo astrale. Con questa lotta tra le vibrazioni promosse dalle immagini passionali e le vibrazioni risvegliate dalla riproduzione
rappresentativa di passate esperienze, il corpo mentale cresce, incomincia a sviluppare una organizzazione definita e ad esercitare una iniziativa sempre maggiore per quanto riguarda le attività esterne.

Mentre la vita terrena è intesa a raccogliere esperienze, la vita intermedia viene impiegata ad assimilarle, come vedremo nel prossimo capitolo, di modo che a ciascun ritorno sulla terra il Pensatore possiede maggiori facoltà per costituire il suo corpo mentale. In questo modo l’uomo non sviluppato, dalla mente asservita alle passioni, diventa l’uomo comune, la cui mente è bensì un campo di battaglia dove passioni e poteri mentali sono in lotta con forze uguali e con vario successo, ma che a poco a poco va acquisendo il dominio sulla propria natura inferiore.

b) Nell’uomo comune il corpo mentale è molto aumentato in dimensione, mostra un principio di organizzazione e contiene una discreta proporzione di materia presa dalla seconda, terza e quarta
suddivisione del piano mentale. La legge generale, che presiede alla formazione e alle modificazioni del corpo mentale, può esser qui studiata, sebbene sia la stessa che abbiamo già visto applicata nei regni inferiori dei mondi astrale e fisico. L’esercizio sviluppa, mentre l’inerzia atrofizza e alla fine distrugge. Ogni vibrazione eccitata nel corpo mentale produce un cambiamento nei costituenti del corpo stesso, espellendone, nella parte influenzata, la materia che non può vibrare simpaticamente con essa e sostituendola con materiali adatti presi dal serbatoio inesauribile dell’ambiente. Più una data serie di vibrazioni viene ripetuta, più si sviluppa la parte influenzata da esse; e qui noteremo di passaggio il danno che deriva al corpo mentale da una specializzazione eccessiva delle energie mentali. Un tale indirizzo errato di quei poteri provoca uno sviluppo non regolare del corpo mentale, che in proporzione cresce troppo in quella regione dove quelle forze agiscono continuamente e troppo poco in altre parti, forse di eguale importanza.

Ciò che si deve cercare è uno sviluppo armonico e proporzionato; per il che occorre una analisi calma di se stesso e una direzione definita dei mezzi verso il fine. La conoscenza di questa legge spiega inoltre certi fatti familiari e ci infonde la sicura speranza di progresso. Quando si comincia un nuovo studio o si inizia un cambiamento nel senso di una morale più elevata, si trova che i primi stadi sono irti di difficoltà; qualche volta si abbandona perfino ogni tentativo, perché gli ostacoli sembrano insormontabili. Tutto l’automatismo del corpo mentale si oppone all’inizio di una nuova attività mentale; i materiali abituati a vibrare in un dato modo non possono adattarsi ai nuovi impulsi; il primo stadio consiste quasi sempre nell’emettere forze che falliranno allo scopo di suscitare vibrazioni nel corpo mentale, ma che sono i preliminari necessari al risveglio di vibrazioni simpatiche, poiché eliminano dal corpo i vecchi materiali refrattari e vi attraggono in loro vece dei generi affini.

Durante questo processo l’uomo non è cosciente di un progresso qualsiasi; è cosciente solo dell’insuccesso dei suoi sforzi e dell’ostinata resistenza che incontra. Immediatamente, se persiste, quando i nuovi materiali incominciano a funzionare, i suoi tentativi hanno un esito migliore; e alla fine, quando tutti i vecchi materiali saranno eliminati e i nuovi saranno in azione, egli riuscirà senza fatica ed avrà raggiunto il suo scopo. L’epoca critica sta nel primo stadio; ma, se ha fiducia nella legge, infallibile come ogni altra legge di Natura, e ripete con persistenza, i suoi sforzi, deve riuscire; e la conoscenza di questo fatto può dargli coraggio, che altrimenti si sentirebbe forse incline alla disperazione.
Così dunque l’uomo comune può continuare a lavorare, notando con gioia che, resistendo con fermezza alle istigazioni della natura inferiore, queste vanno perdendo il loro potere sopra di lui, poiché egli va espellendo dal suo corpo mentale tutti i materiali atti a risponderle simpaticamente. In questa maniera il corpo mentale viene gradatamente componendosi dei costituenti più fini delle quattro suddivisioni inferiori del piano mentale, finché diventa quella forma radiosa e squisitamente bella che è il corpo mentale dell’uomo spiritualmente sviluppato.

c) Uomo spiritualmente sviluppato. Dal suo corpo mentale sono state eliminate tutte le combinazioni più grossolane, di modo che gli oggetti dei sensi non trovano più in esso, o nel corpo astrale che vi si connette, dei materiali che rispondano simpaticamente alle loro vibrazioni. Tale corpo contiene solamente le combinazioni più sottili di ciascuna delle quattro suddivisioni del mondo mentale inferiore e anche tra queste predominano fortemente quelle del terzo e del quarto sottopiano, le quali lo rendono responsivo a tutte le attività superiori dell’intelletto, alle impressioni delicate delle arti superiori ed a tutti gli stimoli puri delle emozioni più elette.

Un tale corpo dà al Pensatore che ne è rivestito possibilità di esprimersi con assai maggior pienezza nella regione mentale inferiore e nei mondi astrale e fisico; i suoi materiali sono capaci di una serie assai più vasta di vibrazioni responsive e gli impulsi provenienti da un regno più elevato gli danno un’organizzazione più nobile e più delicata. Un tale corpo diventa rapidamente uno strumento pronto a riprodurre qualunque impulso del Pensatore atto a trovare espressione nelle suddivisioni inferiori del piano mentale, uno strumento perfetto per agire in questo mondo mentale inferiore.

Una chiara comprensione della natura del corpo mentale modificherebbe assai l’educazione moderna, rendendola più adatta al progresso del Pensatore di quello che non sia presentemente. Le caratteristiche generali di questo corpo dipendono dalle varie vite anteriori del Pensatore sulla terra, come si potrà meglio comprendere dallo studio che faremo in seguito sulla Reincarnazione e sul Karma. Quel corpo viene costruito nel piano mentale ed i suoi materiali dipendono dalle qualità che il Pensatore ha accumulate in sé come risultati delle esperienze trascorse. Tutto ciò che l’educazione può fare, è di provvedere quegli stimoli esterni che saranno capaci di promuovere ed incoraggiare lo sviluppo delle qualità buone già innate nel Pensatore, arrestando e concorrendo a sradicare quelle che non sono desiderabili.

Questo dovrebbe essere l’oggetto della vera educazione e non il riempire la mente di una congerie di fatti. Né bisognerebbe coltivare la memoria come una facoltà a parte, perché essa dipende
dall’attenzione (cioè dalla profonda concentrazione della mente sul soggetto studiato), e dalla naturale affinità tra il soggetto e la mente stessa. Se il soggetto è gradito, cioè se è alla portata della mente, ne resterà senza dubbio il ricordo purché non manchi la dovuta attenzione. Perciò l’educazione dovrebbe coltivare l’abitudine di una profonda concentrazione e di una prolungata attenzione e dovrebbe essere diretta a seconda delle facoltà innate dell’allievo.

Passiamo ora alle divisioni “senza forma” del piano mentale, che sono la vera dimora dell’uomo durante il ciclo delle sue reincarnazioni, dov’egli nasce, anima incipiente, Ego infantile, individualità embrionale, all’inizio della sua evoluzione puramente umana 1. La forma esterna di questo Ego o Pensatore è ovoidale, ed è per questo che H. P. Blavatskv menziona col nome di “Uovo Aurico” questo corpo del Manas che persiste attraverso tutte le incarnazioni umane. Costituito di materia dei tre sottopiani mentali superiori, esso è fin dal suo primo principio squisitamente fine, simile ad un velo della più rara sottigliezza, e man mano che si va sviluppando diventa un oggetto raggiante di bellezza e di gloria superna: il Risplendente, come venne anche giustamente chiamato 2.
Che cosa è questo Pensatore? È il Sé divino, come si è già detto, limitato, o individuato per mezzo di un tale corpo sottile tratto dai materiali della regione mentale “senza forma” 3. Codesta materia, attratta attorno ad un raggio del Sé, ad un raggio vivente dell’unica Luce e dell’unica Vita dell’universo, lo separa dalla sua Sorgente per quanto si riferisce al mondo esterno, e lo racchiude in un sottile guscio di se stessa, facendosi così “un individuo”. La sua vita è la Vita del Logos, ma tutti i poteri di codesta Vita sono latenti, nascosti; ogni cosa si trova in esso allo stato potenziale,
embrionale, appunto come l’albero è contenuto nel piccolo germe del seme. Questo seme cade nel terreno della vita umana, acciocché le sue forze vengano risvegliate all’attività dal sole della gioia e dalla pioggia delle lacrime e si nutrano di

1 Vedi i Cap. VII e VIII sulla Reincarnazione.
2 E’ l’Augoide dei Neoplatonici, il “corpo spirituale” di S. Paolo. 3 Secondo la classificazione Vedânta è il Sé che lavora nel
Vijnânamayakosha, il veicolo della conoscenza discernitiva.

quei succhi vitali che noi chiamiamo esperienze, sino a quando il germe sarà cresciuto in un albero maestoso, immagine di Colui che lo generò.
L’evoluzione umana è l’evoluzione del Pensatore; egli si provvede di corpi sui piani mentale inferiore, astrale e fisico, e li porta con sé attraverso la vita terrena, astrale e mentale inferiore,
spogliandosene successivamente nei vari stadi regolari di questo ciclo vitale nel passare da un piano all’altro, ma accumulando sempre dentro se stesso i frutti raccolti mediante il loro uso in ciascun piano. Da principio, tanto poco cosciente quanto il corpo fisico di un bambino, egli passò quasi dormendo da una vita all’altra, finché le esperienze, operando su di esso dall’esterno, svegliarono all’attività alcune delle sue forze latenti; ma gradatamente egli prese una parte sempre maggiore nella direzione della propria vita fino al giorno in cui, raggiunta la virilità, si affermò padrone di se stesso ed assunse un dominio ognora crescente sui suoi futuri destini.

Lo sviluppo del corpo permanente, che insieme con la coscienza divina forma il Pensatore, è estremamente lento. Tecnicamente vien chiamato corpo causale, perché raccoglie in sé i risultati di tutte le esperienze e questi agiscono come altrettante cause nel modellare le vite avvenire. Esso è il solo corpo permanente durante tutta la serie delle incarnazioni, poiché i corpi mentale, astrale e fisico sono ricostruiti ad ogni nuova vita; ciascuno di questi corpi muore, e morendo trasmette il proprio raccolto al corpo immediatamente superiore; così tutti i raccolti vengono infine accumulati nel corpo permanente. Il Pensatore, quando torna a incarnarsi, emette le sue energie, costituite dai suddetti raccolti, sopra ogni piano
successivo, formando così uno dopo l’altro i suoi nuovi corpi in conformità del proprio passato.
Lo sviluppo del corpo causale, come si è già detto, è molto lento, perché esso può vibrare solo in risposta agli impulsi che possono essere espressi nella sottilissima materia di cui è composto e che vanno così ad intessersi nell’ordito del suo essere. È perciò che le passioni, le quali hanno tanta parte nelle fasi primitive
dell’evoluzione umana, non possono direttamente toccarlo. Il Pensatore può assimilare solo le esperienze che possono essere riprodotte nelle vibrazioni del corpo causale e queste esperienze, perché abbiano il potere di risvegliare vibrazioni simpatiche nella sua sottile materia, devono appartenere alla regione mentale ed avere un carattere altamente intellettuale o morale.

Ognuno, riflettendo un poco, vedrà da sé quanto sia piccola nella sua vita quotidiana la quantità di materiali adatti che egli provvede allo sviluppo di un corpo così eletto; di qui la lentezza dell’evoluzione ed il meschino progresso. In ogni vita successiva il Pensatore dovrebbe, manifestare sempre più se stesso perché, in tal caso, l’evoluzione procederebbe rapidamente.

La persistenza nel male reagisce sul corpo causale in modo indiretto e lo danneggia più che non possa fare la sola lentezza di sviluppo; sembra che a lungo andare produca in lui una certa incapacità a rispondere alle vibrazioni iniziate dal principio opposto, il bene, ritardando così l’evoluzione per un periodo considerevole di tempo dopo la rinuncia al male. Per recare un danno diretto al corpo causale, è necessario che il male sia di una intellettualità e di una raffinatezza superiori, che sia cioè il “male spirituale” menzionato nelle varie Scritture Sacre del mondo. Fortunatamente esso è raro, raro come il bene spirituale e lo si riscontra solo fra uomini molto avanzati, sia che seguano il Sentiero della Mano destra o il Sentiero della Mano sinistra 1.
L’abitazione del Pensatore, dell’Uomo Eterno, è nel quinto sottopiano, ossia sul livello inferiore della regione mentale “senza forma”. La gran massa dell’umanità, ancora nell’infanzia della vita, si trova a mala pena sveglia in questo sottopiano. Il Pensatore sviluppa la coscienza lentamente man mano che le sue energie, operando nei piani inferiori, vi raccolgono l’esperienze che, unite alle energie esternate, gli ritorneranno cariche della esperienze di una vita. Quest’Uomo Eterno, il Sé individuato, è l’attore in ogni corpo che indossa; è la sua presenza che dà il sentimento dell’ “Io”, tanto al corpo che alla mente, essendo 1’“Io” quello che ha la coscienza di sé, e che, per illusione, si identifica con quel veicolo nel quale è più energicamente attivo.
Per l’uomo dei sensi l’“Io” è il corpo fisico e la natura dei desideri; egli trae da questi il suo godimento e crede che essi siano lui, perché la sua vita è in loro. Per il dotto 1’“Io” è la mente, perché nell’esercizio della mente sta la sua gioia e in essa è concentrata la sua vita. Pochi possono innalzarsi alle altezze astratte di una filosofia spirituale e sentire quest’Uomo Eterno come 1’“Io” la cui memoria si estende alle vite passate, le cui speranze abbracciano il progresso delle vite avvenire.
I fisiologi affermano che se ci tagliamo un dito, non sentiamo realmente il dolore là dove il sangue scorre, ma che lo sentiamo nel cervello; è l’immaginazione, essi dicono, che trasporta il dolore all’esterno, al posto della ferita, e perciò la sensazione di dolore nel dito è un’illusione. Similmente un uomo cui sia stato, per esempio, amputato un braccio, sentirà dolore nel braccio o piuttosto nello spazio che questo occupava. La medesima cosa accadde all’ “Io”, all’Uomo Interiore: venendo a contatto col mondo esterno per mezzo dei veicoli che lo rivestono, soffre o gode in quel punto dei veicoli in cui avviene il contatto, e sente come se i Il Sentiero della Mano destra è quello che conduce l’uomo verso l’umanità divina, l’Adeptato, che mette i propri poteri al servizio dei mondi. Il Sentiero della Mano sinistra porta anch’esso all’Adeptato, ma a quell’Adeptato che cerca di frustrare il progresso dell’evoluzione ed è volto a scopi egoistici individuali. Questi due sentieri qualche volta sono chiamati rispettivamente il Sentiero Bianco e il Sentiero Nero.

veicoli fossero lui stesso, senza accorgersi che un tale sentimento è un’illusione e che egli è il solo attore e sperimentatore in ciascuno dei suoi corpi. Alla luce di queste cognizioni consideriamo ora i rapporti tra la mente superiore e l’inferiore e la loro azione sul cervello. La Mente, Manas, il Pensatore, è una, ed è il Sé nel corpo causale; è la sorgente di innumerevoli energie, di innumerevoli generi di vibrazioni, che da essa irradiano all’esterno. Le vibrazioni più fini e più sottili sono espresse nella materia del corpo causale, il quale solo è abbastanza delicato da rispondervi: esse formano ciò che noi chiamiamo la Ragione Pura, i cui pensieri sono astratti, il cui mezzo di apprendere è l’intuizione, la cui natura essenziale è “cognizione” e che riconosce a prima vista la verità per se stessa. Vibrazioni meno sottili passano all’esterno attraendo la materia della regione mentale inferiore, e costituiscono il Manas Inferiore o mente inferiore, ossia le più grossolane tra le energie superiori espresse in materia più densa: ad esse diamo il nome di intelletto, che comprende ragione, giudizio, immaginazione, comparazione e le altre facoltà mentali; i suoi pensieri sono concreti e il suo metodo è la logica: argomenta, ragiona, deduce.
Tali vibrazioni, agendo per mezzo della materia astrale sul cervello eterico, e con questo sul cervello fisico, vi risvegliano vibrazioni che sono grevi e lente riproduzioni di se stesse, — grevi e lente perché le energie perdono molta della loro rapidità nel muovere la materia più pesante. Questa debolezza di risposta che ottiene una vibrazione iniziata in un mezzo rarefatto e trasmessa a uno più denso, è familiare ad ogni studioso di fisica. Scuotete un campanello nell’aria e ne uscirà un suono chiaro; scuotetelo nell’idrogeno, e fate che le vibrazioni dell’idrogeno abbiano ad eccitare le onde atmosferiche e avrete un debole risultato. Ugualmente debole è il lavorio del cervello in risposta agli impulsi rapidi e sottili della mente; eppure la grande maggioranza dell’umanità non riconosce che questo come propria coscienza!
L’immensa importanza dei lavori mentali di questa ” coscienza ” è dovuta al fatto che essa è il solo strumento con cui il Pensatore può raccogliere le esperienze per mezzo delle quali egli cresce. Mentre la coscienza è dominata dalle passioni e si lascia da queste trascinare, il Pensatore resta senza nutrimento e perciò è incapace di
svilupparsi; quando essa è occupata interamente nelle attività mentali che concernono il mondo esterno, non può risvegliare che le energie inferiori del Pensatore; solo quando il Pensatore è capace di imprimere sulla coscienza il vero oggetto della vita, essa comincia ad esercitare le più utili funzioni di raccogliere ciò che sveglierà e nutrirà le sue più alte energie.
Man mano che si va sviluppando, il Pensatore diviene sempre più conscio dei propri intimi poteri, nonché dei lavori delle sue energie nei piani inferiori e dei corpi dei quali quelle energie lo hanno circondato. Alla fine egli cerca di agire su di essi, valendosi della memoria
del passato per guidare la volontà; e queste impressioni noi chiamiamo “coscienza” quando concernono cose morali, e “lampi di intuizione” quando illuminano l’intelletto. Allorché tali impressioni sono abbastanza continue per essere normali, noi le chiamiamo nel loro insieme “genio”.

La più alta evoluzione del Pensatore è segnata dal suo crescente dominio sopra i veicoli inferiori, dalla maggiore suscettibilità di questi ultimi alla sua influenza e dal loro aumentato contributo al suo sviluppo. Quelli che vogliono deliberatamente aiutare una tale evoluzione, possono farlo con un’accurata educazione della mente inferiore e del carattere morale mediante sforzi costanti e ben diretti. L’abitudine a un pensare calmo, sostenuto e consecutivo rivolto ad oggetti non esteriori, l’abitudine alla meditazione e allo studio, sviluppa il corpo mentale e ne fa un migliore strumento; lo sforzo di coltivare il pensiero astratto è pure utile, facendo assurgere la mente inferiore verso la superiore e attirando in essa i materiali più sottili del piano mentale inferiore.
In questo e in altri simili modi tutti possono attivamente cooperare al progresso della propria evoluzione superiore; ciascun passo avanti rende più sollecito il passo successivo. Nessuno sforzo, anche minimo, va perduto, ma è seguito dal suo pieno effetto; e ogni contributo vien raccolto e accumulato nel tesoro del corpo causale per l’uso avvenire. Così l’evoluzione, per quanto lenta e discontinua, progredisce sempre, e la Vita divina, svolgendosi sempre in ogni anima, sottomette lentamente a sé tutte le cose.

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