Lunga vita al colesterolo

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Lunga vita al colesterolo

di Luigi Mondo e Stefania Del Principe

Credenze, luoghi comuni e nuove malattie: secondo la propaganda sanitaria il colesterolo fa molto
male. Secondo inchieste laterali il colesterolo, quasi quasi, fa bene. Sappiamo davvero che cos’è e
a cosa serve? E soprattutto, esistono davvero risposte “assolute”, pro e contro?

Il seguente articolo è tratto da Scienza e Conoscenza 25.

da scienzaeconoscenza.it

Cos’ è realmente
Il colesterolo nient’altro è che una molecola di acol parte del gruppo degli steroli. È formata da 1
atomo di ossigeno, 46 di idrogeno e 27 di carbonio (C27H46O).
Com’è risaputo gli steroli si trovano ovunque, sia nel mondo animale che vegetale (in quest’ultimo
caso parliamo di fitosteroli).

Sfatiamo un po’ di miti
Il colesterolo è presente all’interno dei tessuti e non nei grassi, come comunemente si è portati a
credere. Questo, ad esempio, significa che, quando consumiamo un pezzo di carne privo di grasso
pensando di evitare il tanto temuto e demonizzato colesterolo, ci nutriamo invece della parte che
contiene più colesterolo in assoluto! Mentre, per contro, è proprio il grasso ad essere
completamente sprovvisto di tale sostanza.
Nel grasso, invece, troviamo i trigliceridi che sono vere e proprie sostanze grasse. Mentre, il
colesterolo anche se definito in questo modo, non lo è affatto: si tratta di una sostanza che, come
tutti gli steroli, si solubilizza solo ed esclusivamente nel grasso.

Vi sono molti alimenti che contengono buone e utili quantità di colesterolo (per esempio, le uova),
tuttavia, anche se ne mangiassimo in quantità elevate, non sarebbe possibile soddisfare il
fabbisogno del nostro organismo. La maggior parte del colesterolo, infatti, viene sintetizzato dal
fegato partendo da una molecola di base L’Acetil-CoA, non a caso, il termine colesterolo deriva dal
greco chole (bile) e stereos (solido).
L’organismo di un adulto produce tra gli 1 e i 2 grammi al giorno di colesterolo. Solo una piccola
parte viene assunta con l’alimentazione: parliamo di circa 0,1gr. o, al massimo 0,3gr. tuttavia, per
mezzo di un’alimentazione errata si può arrivare sino a 0,5 gr.
Più degli adulti, i bambini hanno bisogno del colesterolo: difatti, nel latte materno troviamo delle
sostanze, più precisamente degli enzimi, che aumentano l’assorbimento del colesterolo da parte
dell’intestino del lattante.
Il colesterolo è talmente importante nella crescita che, quando è carente, possono insorgere seri
problemi, disturbi del comportamento e mancato sviluppo sessuale in età adolescenziale.

A cosa serve il colesterolo?
Il colesterolo è un ingrediente essenziale della membrana cellulare: ad essa dona sia rigidità che
flessibilità e forma. La cellula si difende dagli attacchi degli agenti esterni (per esempio, i
microbi) proprio per merito del colesterolo.
Il colesterolo è anche un componente essenziale per i recettori della serotonina.
È, di fatto, lo sterolo più importante che troviamo nel tessuto nervoso: un organismo sano deve
contenerne almeno il 20% della componente lipidica totale (del cervello di un adulto) e addirittura
il 45% nei nervi periferici. Non è un caso se dietro comportamenti di tipo violento, nevrosi,
disturbi psicologici e tendenza a depressione e suicidio ci siano bassi o insufficienti livelli di
colesterolo nell’organismo.
Inoltre, il colesterolo è fondamentale per la rigenerazione dei tessuti organici: in presenza di un
ridotto livello di colesterolo, capelli, unghie ed altri annessi cutanei, non sono in grado di
essere riparati dall’organismo se danneggiati. E così, come questi, neppure le ferite o i danni ai
muscoli o allo scheletro.
Anche nel preziosissimo rivestimento mucoso che si trova nell’intestino vi sono delle cellule che
hanno un massimo di 6 giorni di vita e quantità troppo basse di colesterolo possono rendere
impossibile la rigenerazione delle stesse con evidenti scompensi organici (per esempio, la
permeabilità intestinale che potrebbe far insorgere allergie, malattie autoimmuni, etc).
A livello cutaneo il colesterolo viene adoperato in qualità di percursore della vitamina D, la quale
migliora l’assorbimento del calcio.

Anche gli acidi biliari vengono prodotti partendo dal colesterolo, in questo modo è possibile
emulsionare i grassi che vengono assunti durante l’alimentazione e, di conseguenza, viene favorito
l’assorbimento delle vitamine liposolubili come la A, la E e la K.
Inoltre, è proprio grazie al colesterolo che avviene la crescita e la divisione cellulare, la
sintesi degli ormoni steroidei come: aldosterone, cortisone, testosterone, estradiolo ecc. e lo
sviluppo embrionale.
Il colesterolo, è una sostanza liposolubile e non ha la possibilità di fluire correttamente in un
liquido acquoso come è il sangue. Per farlo ha bisogno di una sorta “barchetta” che gli permetta di
“navigare” bene. Queste barchette prendono il nome di lipoproteine. Le lipoproteine sono delle
minuscole goccioline composte da fosfolipidi e proteine. Presentano una parte più esterna che è
idrosolubile mentre quella interna è composta da colesterolo e sostanze lipidiche.
Queste lipoproteine vengono classificate in base alla loro densità. Quelle che conosciamo meglio
sono le HDL acronimo di High Density Lipoprotein e le LDL acronimo di Low Density Lipoprotein. Le
prime, quindi, sono lipoproteine ad alta densità e le seconde a bassa densità. Le prime trasportano
il colesterolo dalla periferia, mentre le seconde fanno il “viaggio” in senso inverso: ovvero
arrivano alla periferia.
Il 70/80% del colesterolo viene trasportato dalle lipoproteine a bassa densità, mentre il restante
20/25% da quelle ad alta densità.

L’LDL cattivo?
A differenza di ciò che generalmente viene diffuso dalle “fonti ufficiali”, le LDL non sono
correlate con il rischio di infarto. L’unico ruolo attivo che esse hanno con l’aterosclerosi sembra
dovuto alle cosiddette “LDL ossidate” che sono pericolose in quanto alterate. Precisiamo che queste
alterazioni sono dovute non a un tipo di alimentazione ricca di grassi e colesterolo, ma alla
sistematica assunzione di cibi industriali e raffinati che provocano un aumento dei radicali liberi.
Un tipico esame del sangue che attesti l’elevata quantità di LDL ematico non denuncia alcun rischio
di infarto e, soprattutto, in quest’ottica non avrebbe alcun senso eliminare tale sostanza dalla
dieta, come, invece, è d’uso consigliare.
L’unico indicatore reale di un possibile rischio cardiovascolare è la PCR, ovvero la proteina C
reattiva, che sta ad indicare l’ossidazione dell’organismo. Il che, dimostra che tutto questo non ha
niente a che fare con LDL nativo. Anche se è risaputo che in presenza di una PCR elevata, anche il
colesterolo LDL si presenterà particolarmente ossidato.

Negli ultimi anni è stata scoperta anche un’altra lipoproteina, denominata Lp(a), molto simile
all’LDL che, tuttavia, sembra essere un altro affidabile segnalatore del rischio cardiovascolare.
Essa ha la precipua funzione di trasportare una proteina che denominata Apo(a).
È stato notato che in uno stato di carenza di Vitamina C (che è un eccellente antiossidante)
nell’organismo, vi è un marcato, quanto pericoloso, aumento della presenza di lipoproteine Lp(a).
Inoltre, è stato dimostrato che la lipoproteina Lp(a) contiene una proteina che tende ad ispessire
le arterie: anche in questo caso, è possibile prevenire l’ispessimento aumentando l’assunzione di
semplici antiossidanti naturali come la vitamina C ed E.
Alcuni esperimenti eseguiti sui conigli mostrano che, somministrando degli antiossidanti con il BHT
(mutilato idrossitotulene), i rischi di infarto e aterosclerosi si riducono di molto, nonostante i
livelli di LDL fossero comunque elevati.
Nei primi anni ’80 una ricerca nota con il nome di Women Health Study, a cui furono sottoposte
28.000 persone, evidenziò il dato sconcertante che oltre il 46% degli esaminati che avevano già
subito almeno un infarto, presentavano livelli di LDL decisamente bassi.

Anche in Belgio e in Giappone, sono stati effettuati degli studi in cui si notava che nei soggetti
sottoposti ad intervento chirurgico, a causa della presenza di placche nelle carotidi, nonostante i
livelli di ossidazione fossero elevati, non lo erano necessariamente quelli di LDL totale.
Il premio Nobel Linus Pauling, affermava che l’ipercolesterolemia era dovuta a una carenza di
antiossidanti e, più in particolare, di vitamina C. Non a caso, la terapia del Dr. M. Rath contro la
formazione delle placche aterosclerotiche si basa sull’assunzione di antiossidanti, minerali,
oligoelementi ed amminoacidi (Lisina e Prolina). Questi ultimi hanno la peculiarità di ridurre
l’adesività della Lp(a) e ridurre la pressione del sangue. Tuttavia, il fatto più anomalo, è che
questi amminoacidi si trovano in grande quantità proprio nei formaggi, nelle uova e nella carne. E,
forse vi sembrerà difficile da credere, anche in grassi saturi riducono il livello delle Lp(a).

Malattia o cos’altro?
Viene spontaneo chiedersi: «Ma se il colesterolo non fa male, allora perché tutti ne parlano come di
un nemico da combattere senza esclusione di colpi?». La risposta che possiamo dare noi è che questa
“malattia” inventata dal marketing farmaceutico rende molto bene in termini economici e la tendenza
a non informarsi da parte dei cittadini regge il gioco delle case farmaceutiche e di tutti coloro
che si sono buttati nel business del colesterolo.
È altresì vero che i livelli di colesterolo variano da persona a persona e non si può generalizzare:
infatti, ci sono persone che hanno elevati livelli di colesterolo e stanno benissimo.
Un’elevata concentrazione di colesterolo ossidato può essere indice di una malattia in corso e non
la malattia stessa: in quest’ottica il colesterolo ossidato diventa un sintomo che, come tutti i
sintomi, denuncia una situazione di disagio a cui bisogna porre rimedio, non mettendo a tacere il
campanello d’allarme, ma intervenendo sulla causa, come dovrebbe avvenire per tutte le malattie.

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