Lo Yoga dell’Amore come alternativa alla manipolazione

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Lo Yoga dell’Amore come alternativa alla manipolazione

di Marco Ferrini

Il sapere della tradizione Yoga veicola insegnamenti di carattere universale, che ispirano a vivere
in maniera consapevole ed evolutiva, nel qui ed ora.

Le Sacre Scritture veicolano valori intramontabili, ma per favorirne la trasmissione, il loro
linguaggio dovrebbe essere periodicamente rinnovato.

Affinché questo sapere sia usufruibile dalle generazioni contemporanee, occorre che venga trasmesso
facendo riferimento alle fonti e con un linguaggio adeguatamente attualizzato, capace di dialogare
con le forme mentis e le modalità di comunicazione odierne.

Anche Shri Krishna nella Bhagavad-gita sottolinea l’importanza della trasmissione del sapere sacro,
quando spiega ad Arjuna che molto tempo prima aveva trasmesso la scienza immortale dello Yoga a
Vivasvan, deva del sole, che la trasmise a Manu, padre dell’umanità, e questi a sua volta la impartì
ad Ikshvaku, e successivamente i re santi la tramandarono da maestro a discepolo.

Tuttavia, nel corso del tempo, questa trasmissione della conoscenza è andata perduta. “Ora”, dice
Krishna ad Arjuna nella Gita, “la trasmetto a te, perché sei privo di invidia e perciò puoi
diffonderla” (cfr Bhagavad-gita IV.1-2).

Krishna per assicurare la trasmissione del sapere sacro, sceglie un principe, Arjuna, ben inserito
nella società del suo tempo e con un ruolo di leadership, affinché potesse trasmettere la scienza
spirituale nel mondo che si accingeva a governare.

Ma cosa è accaduto nel corso del tempo a questo sacro sapere?

Certamente oggi non è più vissuto adeguatamente da chi è al vertice della leadership nei vari campi,
né è il paradigma di riferimento da parte di chi governa il mondo.

Se oggi per assurdo chiedeste ai giovani: “Costretto a scegliere, cosa vorresti eliminare dalla tua
vita? Lo smartphone, oppure Dio?” La maggioranza risponderebbe: “Dio.” E anche se faceste la stessa
domanda a chi governa le nazioni, la risposta forse sarebbe in essenza la medesima. Tecnica e
tecnologia dominano le coscienze. Si tratta di una nuova forma di schiavitù, che non necessita di
catene perché le vittime sono consenzienti.

Ma dove conduce questa cultura edonista e nichilista?

La risposta è sotto gli occhi di coloro che hanno il coraggio di vedere. Basti pensare che nei paesi
più invidiati per la loro prosperità economica, si registra il più alto numero di suicidi.

Con questo non intendo affermare che la povertà sia sinonimo di felicità, né che tecnica e
tecnologia debbano essere gettate per tornare all’età della pietra, ma che è necessario ritrovare il
gusto smarrito della misura e soprattutto riscoprire il senso ultimo della vita: la realizzazione
spirituale.

In questi tempi di impersonalismo e nichilismo, l’antica scienza dello Yoga è oggi più che mai
indispensabile, se trasmessa e attualizzata da maestri autentici che ne applicano spontaneamente i
principi nella propria vita, riconoscendo l’indispensabilità della relazione con Dio e al contempo
valorizzando creature e creato.

Lo Yoga permette di estendere la propria auto-consapevolezza sul piano bio-psico-spirituale, e di
conseguenza favorisce la più alta autonomia di pensiero, stimolando alla pratica delle virtù
universali, quelle che la tradizione dello Yoga della Bhakti ha sintetizzato nelle “26 qualità del
ricercatore spirituale”.

Tra queste le principali risultano essere compassione e misericordia (karuna e kripa) quale basilare
pratica di vita. Imparando a praticare queste virtù, ci si potrà progressivamente tutelare da varie
forme di appiattimento culturale e conseguenti manipolazioni, tanto più pericolose quanto più
inconsce. Poiché anche attraverso gli “innocenti “ socials siamo costantemente sollecitati da
comunicazioni che tendono ad orientare le nostre scelte consumistiche, plasmando i nostri gusti e
idee, è quindi necessario e urgente che, con la stessa tecnologia, comunichiamo insegnamenti e
modelli di vita che aprano a prospettive relazionali di speranza e di eternità.

Quando è carente l’educazione sul piano spirituale, prendono piede non solo frettolose
superficialità relazionali ed incoerenze affettive, ma anche le forme di dittatura più pericolose:
quelle del controllo occulto delle coscienze.

Nel nostro intimo e dovunque andiamo, cerchiamo di farci portatori di libertà di pensiero e di
valori spirituali universali, operando per favorire il bene di ogni creatura, che non può
prescindere dalla diffusione dell’amore per Dio quale centro comune e vitale delle nostre coscienze,
individualmente e collettivamente.

da www.marcoferrini.net

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