Le 4 Nobili Verita’ 2

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Le 4 Nobili Verita’ 2

Introduzione al Buddhismo Theravada

Secondo Dialogo: Le 4 Nobili Verità (parte 2)

di Guido Da Todi

Seconda parte del secondo capitolo: (“Le quattro Nobili Verità”)

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Personalmente, io ritengo che proprio in questo cuneo di pensiero – che
noi, ora, espanderemo – si trovi esattamente la pietra angolare di tutto
ciò che Buddha ha insegnato….
Ovviamente, celato, come in un grande e stupendo dipinto di artista.

“…Tutto ciò che nasce, muore….”

C’è una cornice, ci sono anche delle alternative, delle esposizioni più
dettagliate, ma è qui che voi dovete porre la vostra attenzione per potere
comprendere quello che Lui rivelava, nei contenuti delle 4 Nobili Verità e
dell’Ottuplice Sentiero.

Immaginate, adesso, amici miei, quanto sto per descrivervi….

Certo, molti di voi hanno salite delle scale, per sentire queste
registrazioni, o le hanno scaricate da internet…o le hanno acquistate in
libreria,…o, qualche amico gliele ha date….e molti di voi hanno continuato
a vivere una vita normale, una vita abbastanza regolare… senza comprendere
quello che sta succedendo…

Immaginiamoci, adesso, un torrente, un fiume scrosciante, che, magari si
addentra, e scorre tra la gola di due monti.

Ecco! è importante rendere viva questa immaginazione che la mia mente sta
costruendovi.

E nel fiume ci sono dei mulinelli, c’è della schiuma, quasi quasi profuma
questa acqua, per quanto è tersa e pura…e ballonzola e cade, sbatte sulle
rocce… e si ingrossa; e, poi, finalmente, entra in anse, in cui forma delle
correnti cristalline.

Osserviamo i pesci che ci sono là dentro… tutto si rinnova in questo fiume!
Tutto propone un’aria di gioia e di felicità e, magari, in qualche ansa,
l’acqua entra nel terreno, e non essendosi rinnovata, stagna, imputridisce
e, quindi, lì, in quel punto, tra il grande scorrere di questi liquidi
flussi trasparenti, di questa corrente, formata anche di cascatelle… le
piccole anse di acqua stagnante stridono vivamente, esprimono la morte….

…..Ma, dopo un po’, una nuova onda irrompe nella pozza rancida e la rinnova
e così via….

Un uomo guarda questo fiume, ma non si rende conto che, in effetti, anche
il suo corpo è costantemente rinnovato nelle molecole, nelle cellule.

Noi sappiamo che il nostro corpo è formato da miliardi di piccole vite –
chiamiamole, così, poeticamente – però sarebbe opportuno anche aprire un
libro medico… le cellule che formano gli organi sono cellule specializzate,
e a milioni e a milioni muoiono per rinnovarsi….. Il nostro corpo è formato
da quanti di energia, è costruito di luce; e si rinnova completamente e
costantemente.

Tutto attorno a noi si modifica, e lì dove appare l’immobilità, un’
abitudine stantia – ecco, quelle piccole anse fangose – passa l’onda della
vita, per nuovamente rinfrescare. E sembra che sradichi queste radichette…
diciamo così, rafferme… che si oppongono al grande divenire e al grande
passo della vita…ma non è così. Tutto nasce, tutto si esalta, tutto si
esprime.

Ecco, questo è l’aspetto in cui tutti coloro che, magari, hanno una
visione, dicevo poco fa, un pò deteriorata non si rendono conto; però, a
mano a mano, l’umanità incomincia a capire. Tutto si muove, tutto si
esprime. Nulla è statico!

E vi sono universi interni ed esterni.

Abbiamo chiamato gli uomini che l’America ha mandato sulla luna
“astronauti”. Ma, noi tutti, voi compresi, siamo gli “intronauti”, perché
non abbiamo fatto altro in questa vita, che entrare nell’universo interiore.

Quindi, in effetti, non esiste un universo interiore e uno esterno (vi dirò
perché, tra poco) ma c’è un’unica vita.

I Veda, gli antichi Veda, i primi Veda, parlano della spora iniziale della
vita, che è inafferrabile. E non appena la mente umana incomincia a
fermarsi su qualche cosa di esistente, vediamo che questo qualche cosa –
nella legge di rinnovo costante, di mancanza di fissità, di ricambio e di
impermanenza, come si suol dire (attenzione!.. impermanenza non vuol dire
friabilità, poi ne parleremo), ebbene, vediamo che questi universi vanno e
si evolvono e nascono….e gli stessi Veda dicono che poi si spengono; essi
chiamano tali periodi: Manvantara e Pralaya.

I soli, le stelle, si esprimono e cantano in un raptus immenso di luce; e,
poi, piombano nel buco nero e vengono un’altra volta ad avvizzire, a morire.

L’uomo, la donna…

Avete fatto caso come, in effetti, non ci sia una realtà stabile, un sé
fisso e stantio e muffo, come l’osso di una seppia, dentro l’uomo…una
realtà che chiamiamo “io”?
Ecco, due amanti si incontrano, formano nella loro unione fisica, da uno
spermatozoo e da un ovulo, una cellula; poi – lo avete studiato nei libri,
nei documentari – si moltiplica la cellula – pur essendo una, in origine –
e acquista tante faccette, e nel ventre della mamma assume un corpo fisico,
cambia, cambia costantemente questa cellula; diventa bambino, o bambina e
cresce e nasce… e, poi, un neonato….. ma questo neonato, a sua volta,
diventa adolescente e l’adolescente diventa uomo,o donna e così via….
Finalmente, nel non plus ultra dello sfoggio – come un razzo che viene
lanciato, oppure un fuoco artificiale, che si esprime in mille colori –
finalmente comincia alquanto a sgualcirsi, questa forza originale, a 40 e
50 anni… e si incanutiscono l’uomo o la donna, si raggrinziscono e
diventano vecchi..

… finché non muoiono…

Vedete, abbiamo portato l’esempio di un uomo o di una donna, ma guardiamoci
attorno. Guardiamo gli alberi. Cosa c’è di permanente intorno a noi?

Che cos’è questa legge che – attenzione! – come quel uomo, o quella donna
che sta guardando il bellissimo e rumoroso, fresco canto di un torrente,
che è così cristallino proprio perché si rinnova continuamente e balza da
roccia a roccia, e… riceve un momento di gioia, di felicità…e, poi, un
attimo di tristezza, quando forma quelle anse, in un vano tentativo di
fermare il movimento della corrente…. ecco, così noi, ogni volta che
cerchiamo di immobilizzare questa corrente… entriamo nella sofferente
tristezza…
…Ma, se ci lasciamo andare liberamente in questo rinnovo, in questo
tripudio, in questa vita che cambia sempre…ecco che proviamo la vera gioia
spirituale!…

Quindi, guardiamoci attorno. E fermiamo la nostra attenzione, per esempio,
su una coppia – un uomo, una donna.

Nella maggior parte delle unioni, chi compone la coppia è attratto dalla
bellezza esteriore del partner, o della partner. Diciamoci la verità, quel
contenuto passionale, fisico, o anche emozionale forma e salda un’unione e
si perviene al matrimonio.

Ma, ovviamente, l’uomo o la donna, avendo il, o la partner vicino a sé,
mano a mano lo vede, la vede incanutire e invecchiare; o anche
appesantirsi…. perché questa è la legge.

È la legge!

Se noi osserviamo un bellissimo un castello – l’ho detto già altre volte –
e lo chiudiamo, lo sbarriamo, mettiamo le tende ai suoi grandi finestroni…e
le persone che lo abitano l’ abbandonano, dopo un poco si formerà una
patina sopra ogni mobile, su ogni cosa, e, lentamente, tutto scricchiolerà
e cadrà nella muffa più stantia.

Se noi ci aggrappiamo all’immagine statica di un bambino che deve crescere
e si deve sviluppare, perché segue la legge della natura…lo vogliamo,
spesso, trattenere (le mamme o i papà..), mentre invece lo vediamo crescere
e diventare adolescente…, in modo che rimanga ognora il nostro adolescente,
o il nostro bambino…e, lui, o lei diventa uomo e donna…

Ma, non abbiamo capito che dobbiamo vivere nella corrente, cantare nella
corrente, perché nella corrente – ecco, proprio qui (ne parleremo meglio
dopo) – appare evidente il canto del non sé, il canto dell’unità
intraducibile, che Buddha – indicando, appunto, la legge del malessere che
ci prende se ci vogliamo attaccare all’impermanenza delle cose – ci
insegnerà a capire…

E ci indicherà quello che è valido, quello che è gioia, quello che è riposo
e beatitudine…

…Tutto è una cometa che avvampa, vive la sua stagione e si estingue…

Ripeto, voler vedere il proprio compagno o la propria compagna, come li
conoscemmo all’inizio, senza capirne i contenuti, senza percepirne il non
sé, come lo chiama Buddha, il mistero che la vita ha inserito in loro, e
che comunque ci insegnerà Buddha a conoscere, ecco questo è dolore, questa
è sofferenza.

Io non so se sono riuscito a mostrare il pannello in cui, chi più e chi
meno, vive, senza rendersene conto. Ed è in tale vita, in tale stress, in
tale continua e costante sofferenza, in tale attaccamento a cose che,
comunque, hanno un termine, hanno un loro giustificato termine, che nasce
la sofferenza dell’uomo…

Credetemi, Buddha non viene soltanto a indicare delle “sofferenze
cosmiche”, apoteotiche, ma ci dà in mano degli strumenti adatti a superarle.

La Meditazione Vipassana ci aiuta a uscir fuori, a slittar via dallp stato
di inebetimento, per non riuscire, quotidianamente, a saper fermare
qualcosa di impossibile ad arrestarsi.

È come il famoso supplizio di Tantalo, in cui lui cercava di bere e non
poteva bere, cercava di mangiare e non poteva mangiare.

Ecco, io capisco,…è stato detto diverse volte…

“..Non la fare tragica…molti, a differenza di quel che sembra, hanno una
loro vita abbastanza soddisfacente….”

…… beh, noi sappiamo che esistono le rinascite ed il karma…

Io pregherei coloro che stanno bene, che vivono apparentemente in
condizioni armoniche, di guardarsi attorno; perché, comunque, il meccanismo
della vita è proprio come lo indicano molte filosofie, e come lo indica
Buddha.

Io vi auguro che voi viviate sempre ottimamente; ma, attenzione nell’ avere
solo un sazio appetito, e non capire che un domani, se dovesse capitar
qualcosa, noi dovremo essere pronti a….

…Sapete, vi spiego una cosa….non so se ci avete fatto caso….le onde,
guardando il mare, sembra che, avvicendandosi, vadano tutte verso la riva,
in una medesima direzione…
In effetti, l’onda si alza e si abbassa…ed allora, se voi gettate un tappo
galleggiante sul mare, da una parte vedrete le onde che vanno verso il
mare, dall’altra, il tappo che si alza e si abbassa, senza apparentemente
seguire la loro rotta

Cosa voglio dire con ciò…?

In effetti noi, con Vipassana, con l’indicazione di quanto ci insegna
Buddha, e del metodo che lui ci da, riusciremo a comportarci come quel il
tappo: ci alzeremo e ci abbasseremo, di fronte ad ogni situazione della
vita, senza essere coinvolti nella direzione apparente delle onde…
Quindi, in un lampo – perché l’illuminazione avviene in un lampo – Kondanna
era stato coinvolto dalla visione cosmica di questa sofferenza, dovuta al
fatto che tutto quanto ha un suo ciclo di vita che inizia, si espande e
termina.

Volere strangolare tale ciclo di vita in un ritmo estraneo ad esso, in un
rituale che lo costringa all’anello precedente della propria evoluzione,
del suo processo di divenire, e gli proibisca di entrare nel
successivo…ecco il dolore!

E tutto ciò che nasce muore.

“Ah…” esclamò Kondanna “…ora capisco la mia sofferenza!”

Io auguro ad ognuno di voi di poter penetrare in questo gioioso tripudio di
realizzazione, – che è più sul piano della percezione interiore ineffabile,
piuttosto che del ragionamento – per capire come colui che…. guardava il
fiume – che è il simbolo, appunto, di tutta la movimentazione universale,
di codesta impermanenza cosmica se tocca, solamente tocca questa acqua
simbolica viene coinvolto subito dai suoi mulinelli…

Ma, se rimane ad essere testimone della vita… in quello stato contemplativo
che, credetemi, può essere realizzato, e che viene chiamato del non sé, del
non essere – ma che nessuno può spiegare -… ecco, allora egli la conquista
la più grande gioia, la gioia che in un baleno afferrò Kondanna… che la
tradizione riporta si illuminasse ed entrasse, proprio in quel giorno, nel
sentiero della liberazione definitiva.

Dunque, Buddha ci viene a dire varie cose.

Io ho indicato, con una certa attenzione, a coloro che hanno ancora le
palpebre ricoperte di polvere, e non si accorgono di essere un pò
addormentati, dormienti, né di sapere che vivono nel castello dalle le
finestre serrate – il castello del loro mondo interiore – ho indicato che
essi devono guardare, devono attivare la loro attenzione……ecco: a loro
consapevolezza!

Difatti il risveglio, che si dice Buddha debba portare a tutti gli uomini,
è il risveglio di queste conoscenze. Della conoscenza della sofferenza e
del non attaccarsi a ciò che è impermanente.

Kondanna lo capisce ed è libero.

Quando voi avrete una visione integrale di ciò che è, e di ciò che non è;
quando capirete che tutto, dalla divinità al demone, sono inseriti in
questo ritmo di mutazione costante – spesso anche misterioso; e quando
vorrete stringere tra le dita queste spore infuocate di movimento
universale, che si manifestano nelle situazioni… situazioni che certamente
si debbono vivere, ma che debbono anche estinguersi nelle persone….allora
non avrete più le palme bruciate dal fatto di dover per forza tenere in
mano una realtà infiammata che, invece, si divincola in ogni direzione.

Ecco, questa è la prima indicazione di Buddha, che dice:

“Non l’avevo mai pensato, non c’ero mai arrivato… ma, poi, ho incontrato il
vero volto della realtà…che cela un karma, a volte pesante, a volte
leggero.”
…Sapete, i seguaci del Dharma sono lieti quando l’uomo, spesso, e la donna
sono sottoposti ad una frizione esistenziale, perché escono da quel sonno e
da un modo di esistere che potrebbe trattenerli, a lungo, nei flussi del
Samsara.

Samsara rappresenta, appunto, l’innumerevole ritmo delle rinascite….perché
tutti noi vogliamo farci giugulare dai desideri; vogliamo entrare e
tuffarci in quello Stige – che ho indicato poco fa – e che simboleggia il
volere rattenere le cose, rattenere le situazioni….ecco, allora, che Buddha
indica l’esistenza del dolore.

Ma, attenzione… mentre, per esempio, la chiesa dice che noi nasciamo
maculati dal peccato originale, così non afferma Buddha.

Egli insegna che la sofferenza, certo, esiste…. Ma, perché la facciamo
nascere in noi….

Guardate che Buddha non ci parla del dolore fisico – di quello ospedaliero,
per intenderci…Un dolore, che, fra qualche anno – ne sono personalmente
convinto – non ci sarà più con l’avanzamento delle cure mediche
antidolorifiche….

Questo contagio della sofferenza, di cui parla Buddha, esiste nel mondo,
come una nebbia sottile; penetra nel tuo io, sotto forma di stress, di
sottili angosce, di tremori, di paure, di non interesse alla vita ….
facendo in modo che noi si abbia costantemente questa macina attaccata al
collo.

Certo! Siamo abituati a essere soddisfatti, in queste gabbiette in cui
viviamo…. abbiamo quel contentino, quel appagamento, abbiamo quelle
abitudini a vivacchiare….ma non è vita, questa! Non è vita!

Allora Buddha interviene e ci rivela che ci vuole indicare l’esistenza di
codesto dolore….e vedremo cosa ci esporrà, nei prossimi dialoghi….. perché,
ripeto, il Buddha insegna anche un metodo per sfilarci via – ne parleremo,
più avanti! – dalle dolenze interne…..ecco, questo, quindi, insegna Buddha!

Spero che voi abbiate capito come potenzialmente esista una bomba, una
deflagrazione silente della vita…. Spinge l’uomo e lo preme anche in varie
rinascite…
Questa deflagrazione silente è la sofferenza.

La sofferenza che noi ci portiamo appresso (io ben la conosco, perché ho
molto sofferto in passato, per quanto riguarda stress, angosce e altro…).
Buddha ce le indica Buddha ce le indica e dice:

“Si, esiste questa sofferenza, ricordatelo… e bada… qualcheduno deve
dirtelo, deve fartelo riconoscere, questo fenomeno, prima che tu possa
vincerlo…..” Ecco l’utilità, aggiunge Guido, che esiste nel messaggio di
Buddha.

“Qualcuno te lo deve dire – e non solo!.. Tu devi, a tua volta, capirlo”.

Ed allora Buddha sollecita l’uomo a guardarla, attorno a sé, questa la
sofferenza.

La sofferenza Buddha – e questo è importante – la si vince stringendola
teneramente al petto.

Buddha indica che la sofferenza qualcuno bisogna pure che ve la
indichi…….perchè solo così ne prenderete coscienza. Una sofferenza
“regale”: la sofferenza dell’uomo.
“Mi colpì la spiegazione che me ne dettero, tempo fa….

“..Non esiste un tuo dolore, esiste la sofferenza della vita …e se qualcuno
ti fa male a una gamba, un cane, ricevendo un colpo di bastone, soffre lo
stesso dolore che soffri tu….”

E, quindi, soltanto quando noi capiremo e ospiteremo in noi la sofferenza,
diventeremo veramente potenti nell’amare il prossimo, nell’aiutare il
prossimo, nel capirne l’essenza.

E tu non comprenderai mai la sofferenza se non lo vedrai come un fenomeno
non solamente tuo, ma dilatato al mondo intero, alla natura.

In questa maniera, ospitandola nella nostra più intima consapevolezza,
riusciremo ad afferrarne il nodo, la natura e comprendere la natura del
dolore.

Il Buddha ti indica anche – e, questa, è la prima nobile verità – che tu
devi credere che la sofferenza può, e deve, cessare e che potrai uscire non
solo dal circuito quotidiano del dolore, ma dallo stesso ciclo delle tue
rinascite!

Ecco, l’aspetto tripartito di ogni nobile verità.

Noi abbiamo capito cosa sia la sofferenza e ne abbiamo preso visione.

E Buddha ci insegna che la sofferenza non è qualcosa che fa solo parte di
noi, ma appartiene all’intero gruppo umano.

E così entriamo nel vivo della pietà, della gentilezza, della comprensione….

Buddha ci insegna che ogni nostra sofferenza può cessare!

È una promessa, che fa l’Illuminato; e ci dà anche gli strumenti per
chiudere la tua afflizione quotidiana.

Con ciò, e sin qui, abbiamo visto – anche se sembrava che l’avessimo presa
un po’ indirettamente – analizzato e radiografato la prima nobile verità,
quella della sofferenza e dell’esistenza della sofferenza stessa.

Nel Samyutta Nikaya Buddha esclama:

“ Qual è la nobile verità della sofferenza? La nascita è sofferenza, la
vecchiaia è sofferenza, la morte è sofferenza. Separarsi da ciò che si ama
è sofferenza. Non ottenere ciò che si desidera è sofferenza. Tutte le
cinque categorie dell’attaccamento sono sofferenza. C’è la nobile verità
della sofferenza…”

Ecco il primo aspetto della triplice, prima nobile verità.

“…C’è la nobile verità della sofferenza, questa fu la visione,
l’intuizione, la saggezza, la conoscenza, e la chiarezza che sorsero in me
su cose mai udite prima.”
E bisogna che qualcuno vi faccia capire la malattia di cui soffrite e di
cui soffre l’uomo: la sofferenza! Questa nobile verità deve essere
penetrata…

Ecco il secondo aspetto della prima nobile verità, “… questa nobile
verità deve essere penetrata attraverso la piena comprensione della
sofferenza… Questa fu la visione, l’intuizione, la saggezza, la conoscenza
e la chiarezza che sorsero in me su cose mai udite prima.”

Ed infine il terzo aspetto – perché ognuna delle 4 Nobili Verità ha 3
aspetti – dice, secondo le parole di Buddha.

“Questa nobile verità è stata penetrata…” (e tu, devi capirla). “…con la
piena comprensione della sofferenza. Così fu la visione, l’intuizione, la
saggezza, la conoscenza e la chiarezza, che sorsero in me su cose mai udite
prima.”

Quindi, un primo incontro con l’illuminazione, tu lo devi preparare…lo devi
preparare conoscendo che esiste una realtà comune a tutti: la sofferenza –
che vive e si esprime in te come stress, come angoscia, come paura, come
quel qualcosa che ti fa ululare di notte, alla luna, cercando il paese
della tua libertà.

Continua ancora Buddha:

“È così o bhikku, essendo io stesso soggetto alla nascita,
all’invecchiamento, alla malattia, alla morte, alla sofferenza e alla
corruzione; avendo visto il pericolo in ciò che è soggetto a questi
fenomeni, cercando il non nato, il non soggetto all’invecchiamento, il non
soggetto alla malattia, il senza morte, il senza sofferenza, la suprema
liberazione dalla schiavitù, il Nibbana, la gioia finale, ho realizzato il
non nato, il non soggetto all’invecchiamento, il non soggetto alla
malattia, il senza morte, il senza sofferenza, la suprema liberazione dalla
schiavitù: Il Nibbana. La conoscenza e la visione sorsero in me, la mia
liberazione definitiva. Questa è la mia ultima nascita, non sarò soggetto
ad alcuna rinascita.”

Abbiamo, sinora, analizzato la prima Nobile Verità, il primo aspetto di
quel misterioso e feroce meccanismo che ci lega alle rinascite.

Passiamo, adesso, ad esaminare la seconda Nobile Verità.

Nello studiare questa seconda Verità – e tutte le 4 Verità, e quanto ha
detto Buddha, in proposito – realizzeremo e realizziamo, quel che espose, a
me personalmente, un monaco del convento buddista theravada, Santacittarama
e, cioè:

“…Come l’oceano ha sapore di sale, ovunque tu ne porti un pò d’acqua alla
bocca, così il messaggio di Buddha, ogni concetto di Buddha ha il sapore
della libertà….”
Buddha, in pratica, ci riconduce alle origini universali degli universi,
degli universi interni ed esterni, dove non esiste un inizio e non esiste
una fine. Non c’è un centro e non c’è una periferia delle cose…. ma vorrei
che questi concetti non restassero un gioco della domenica, un gioco
intellettuale… si tratta di realizzazioni vere e proprie, che dobbiamo
vivere sulla nostra pelle interiore.

Siamo passati, durante il medioevo, in quelle brutte esperienze per le
quali qualcuno ci diceva che la terra era al centro dell’universo, e tutto
ciò che esisteva dipendeva da essa.

Ecco, è sbagliato, e noi incominciamo ad avvicinarci a quanto dice nella
seconda verità Buddha (…non crediate che stiamo allontanandoci
dall’argomento, con simili ragionamenti) quando noi pensiamo all’io.

In effetti il feticcio (il nostro io), la forma privilegiata di esistenza –
il “contagio, o la malattia” di tante e di tante persone …..

Che cosa è il tuo io?

Cioè, può esistere una cosa che non riusciamo a descrivere, non possiamo
descrivere?

Mi spiego, e vi faccio una domanda molto serena; una domanda che mi sono
fatto personalmente e che altra gente si è posta.

Dov’è, dov’è il confine del tuo io? Dove risiede questo confine?

Se tu, con la immaginazione (e, attenzione! è un meraviglioso speculo il
tuo potere mentale, la tua immaginazione)… ebbene, se, con la tua
immaginazione, vai nel profondo e cerchi di arrivare, lì, dove pensi
giacciano i confini del tuo io…. Ossia, giungi in quel tratto di matita
magica che dice:…” qui finisce il mio io e là comincia il resto delle cose,
l’io degli altri…” – ebbene, quel confine, quel solco quel tratto, non sarà
altro che un elemento energetico senza soluzione di
continuità….rappresenterà una nuova connessione tra ciò che chiamavi il tuo
io illusorio e il resto.

Non confini, quindi; ma, ulteriori ponti di identificazione tra te e il
resto delle cose…

E questo ci da la certezza del fatto che non ci sia una demarcazione tra le
cose della vita

Ogni simbolico segno di matita che facciamo tra noi e gli altri diviene un
ponte, una connessione; ma, non un limite.

Ed ecco che stiamo entrando, appunto, con questa introduzione del “non
limite”, dell’aspetto indecifrabile che costituirebbe i confini di ogni io,
in uno dei comma, in una delle realtà concettuali che insegna Buddha….

…Ossia, Egli afferma che ogni realtà vivente, oppure apparentemente morta…
ogni situazione….ogni divinità…ogni demone…ogni cosa, insomma, possiede tre
qualità peculiari…
…l’impermanenza…

…Abbiamo visto il famoso fiume no?.. I mulinelli… tutto si rinnova e di
conseguenza, impermanenza significa che ogni cosa vive il suo ciclo – sì,
lo vive interamente… perché tu che mi stai sentendo, vivi il tuo ciclo… E
chi dice di no?…però il ciclo dovrà terminare con la propria morte…

Di conseguenza, ogni ciclo esistenziale ha una caratteristica di
impermanenza.

E…ripeto sempre, a costo di stancarvi… volere trattenere con la forza
l’impermanenza di una cosa, che deve fluire nel tempo e nello spazio, e non
abbandonarsi al non sé è la semplice chiave che produce sofferenza..

…Ogni io che non sia illuminato dalla saggezza, oltre che essere
impermanente, vive una esistenza con quella caratteristica insoddisfazione,
con quel dolore, con una sofferenza diffusa…

…E per forza!

Vivere in questa vita, vivere in un corpo che in effetti è un nido di vespe
(dopo, vedremo come e perché) è insoddisfazione, secondo l’insegnamento di
Buddha…
E, qui, appare la terza caratteristica – ne abbiamo appena parlato:

L’insostanzialità; cioè, il non sé.

Ogni essere è un ricciolo; un ricciolo nel panorama delle strutture, dello
spazio, universale; è un ricciolo nello spazio, che, così come un’onda
nasce sul mare e poi viene riassorbita nel suo nulla, ecco che sparisce.

Questo è quanto dice Buddha- e ricordo, che io ho scelto di parlare un
linguaggio famigliare… io non voglio esporre molti termini del linguaggio
Pali…..

… Anikka è il termine con cui Buddha indica l’impermanenza delle cose;
Dukkha è il termine in cui, viene chiamata l’insoddisfazione delle cose e
Anatta indica il non sé, l’insostanzialità di tutto ciò che esiste

Vedete… ci stiamo calando, pian piano, nel nostro argomento cosmico… per
favore non arrivate alle estreme conseguenze, perché – datemene atto – è un
po’ difficile riuscire a spiegare credibilmente quelle che sono le essenze
del più nobile tra i ragionamenti che esistano sulla terra.

E riprendendo il concetto, qualcuno potrebbe esclamare, a questo punto:

“Ma che sta dicendo, questo? io non ho un io?! Ma, costui è pazzo!”

….Ecco, è pur vero che, mentre stiamo parlando, io continuo a dire

“…Tu sei lì, e io sono qua…”

– per carità!….

Certo!.. che stiamo tutti quanti dialogando, e certo!.. che rimbalza la
palla del ragionamento tra me e voi, e tra voi e il resto della vita.

Chi dice di no?

Questo è il tassello difficile da capire.

Poco fa, “en passant”, ho affermato che impermanenza non è friabilità.

Ad esempio, un albero che nasce, prima è arbusto e, poi, finalmente diventa
una grande quercia; e, poi, ancora, durante, le stagioni, impallidiscono e
bruniscono e diventano marroni e macerano le sue foglie, e i frutti cadono,
e lui mostra i rami spogli… che, poi… ricrescono

…e questo albero muore!

Ebbene, durante tutto il ciclo, l’albero è ben solido, reale!

Se voi toccate con la nocca della mano quel tronco…perbacco, se esiste in
quel momento, in quel ciclo, integralmente, la vita dell’albero!

…E se qualcuno vi dà, ora, un pizzico sul braccio, perbacco, se sentite
quel dolore! …Quindi, voi esistete!

Ma noi stiamo parlando di impermanenza; cioè, ogni ciclo, finché vive, è
integrale, è completo, è se stesso! Apparentemente, ha un io; ma, quando
questo ciclo termina, e cadono le foglie, per l’ultima volta, e muore
l’albero, ecco che non esiste più questo ciclo.

E il ciclo rinascerà – vedremo come – nel prossimo altro ciclo, dal suo
stesso seme….

Ma, questo, è un discorso che vorrei affrontare più avanti.

Per adesso, mi basta che voi accettiate il concetto; lo dipaneremo solo fra
poco.

….Finche ogni ciclo che compone l’estremo mosaico della forma esiste, è
permanente! E non confondiamo impermanenza, con friabilità.

Non è che se tocchiamo le cose tutte della vita – che sono impermanenti –
esse si decompongono e cadono.

No!…No! ….
E, allora, cosa è quello che chiamo “io”? Cosa è quello che chiamo “mio”,
attorno a me, noncurante di tutto questo torrente di cambi, di flussi e di
riflussi nell’universo; di nessuna cosa che resti stabile e statica,
fissa…..cosa è, dicevo, quel io nel sé, rigido come l’osso della seppia?….

…È molto bella una poesia di Rabindranath Tagore, il premio nobel, stupendo
fiore della poesia indiana, quando canta:

“…come uno stormo di gru, l’anima mia vola a te, mio Dio…”

Dove l’io è scomposto in una nuvola di essenze, prive di un nucleo fisso e
incatenante…

Ecco, il nostro io…Esso, in effetti è un composto….

E, quanto detto sinora, riguarda la seconda rivelazione che ebbe Buddha,
sotto l’albero di Bodhi, quando vide che tutto è un intreccio karmico;
tutto dipende da qualche causa, e tutto propone un effetto, mentre diventa
causa di altre realtà.

Ogni parziale ed ogni totale sono un intreccio….

E se vogliamo arrivare in fondo a questo intreccio, approderemo in un
universo, di cui non si conoscono gli inizi e la fine.

Un intreccio fittissimo, la vita, per quanto noi possiamo vedere.

Il karma è la legge; è la legge integrale che conduce le cose.

Quindi, ripeto, il nostro io è importante che noi lo si consideri, non come
possedente un aculeo al centro, che rimanga sempre eterno, di modo che
senza di lui non si possa vivere.

Continua a rivelare il Buddha – e questo è notevole:

“…Non è vero che tu hai un sé. Ma non è vero, neanche, che tu non esisti.”

Qui sta il crocicchio che noi dobbiamo afferrare.

Vi cominciate a rendere conto del perché Egli disse?..”No!…meglio che io
non insegni queste cose, perché, qui, soltanto le persone molto raffinate,
di altissimo intuito, potranno capire cosa significa l’inesistenza del sé,
ma la sua contemporanea esistenza…in quella amalgama di realtà complesse,
che è la vita!…”
Quello che però continua a restare strano – permettete che io ve lo dica –
è come l’uomo continui ad restare abbastanza tenace nella sua ignoranza e
nella sua testardaggine.
In genere, molti tra di noi provengono da quelli che sono indicati come
studi esoterici – chiamiamoli: “precedenti al Buddha”; perché,
evidentemente va tirata una linea profonda tra l’insegnamento di Buddha e
ciò che è stato antecedente a lui.

Ebbene, amici miei, non potrete negare, a chiunque ve lo chieda, come tutto
l’esoterismo che avete studiato, vi abbia voluto portare, alla fine,
all’annullamento del sé….
Gli studi teosofici insegnano che il sé, o corpo causale, al termine del
Ciclo Cosmico esplode… alla cosiddetta iniziazione della croce, ed ecco che
l’uomo si trova senza io.
Oppure, in un modo abbastanza criticabile, si insegna, da altre antiche
scuole di pensiero che non siano l’insegnamento teosofico (in genere,
scuole occidentali) – che le particole individuali, quelle che noi
chiamiamo “gli io individuali” si assorbono nel tutto, e perdono la
caratteristica di essere una individualità divisa dal resto.

Io, a mia volta, lentamente, con delicatezza, cerco di entrare nel vero
androne del tempio, parlandovi, più o meno direttamente, della stessa cosa.
Però, nessuno mai si sofferma a considerare che anche la cultura precedente
a Buddha abbia sempre ripetuto lo stesso concetto, la stessa cosa:
“eliminate il sé!” Eppure…eppure… se una cosa si può eliminare, non è
immortale… quindi, non esiste!

Buddha lo dice chiaramente.

Buddha afferma chiaramente l’inesistenza del sé.

Ripeto, a questo punto, le tre caratteristiche:

– l’impermanenza delle cose, o degli individui; l’insoddisfazione, o il
dolore che l’uomo medio ha nella vita quotidiana….che tu hai nella vita
quotidiana…e l’insostanzialità, in ultima analisi, di un sé definitivo

Quindi, se avete colto l’idea liberatoria di una natura costantemente in
rinnovo, e avete accettato il principio che tutto ciò che nasce, muore; se
avete colto tutto questo e vivete intensamente un simile canto della vita,
potete anche capire che non esiste un improbabile angolo in questo
universale sigillo di impermanenza che ci costringa a scegliere la
staticità, come principio di vita definitivo….

…Se non vogliamo essere distrutti, crocefissi dal volerci innescare in un
immenso amalgama, che ci smembrerebbe, trainandoci in tutte le direzioni, e
ci distruggerebbe, fino a costringerci a scegliere il “mistero del non sé”
– ove si possa restare solo testimoni di tutto quello che accade, senza,
però, un definitivo coinvolgimento con la vita…ecco, noi dobbiamo, allora,
giungere ad intuire che non può esistere un semplice angolo dove sia
permesso sopravvivere, a lungo, ad in modo inalterato

Ecco perché, nella via del Dharma non si crede in un sé finale; ma, solo in
quel secondo anello che si rivelò a Buddha, come una delle tre grandi forme
di espressioni della vita: ossia, il Karma.

Ogni situazione, ripeto, imparate, a vederla come effetto di qualche causa
precedente…

Anche ciò che vi appariva come un io, analizzatelo come causa momentanea di
qualche cosa altro.

Tutto è legato soltanto dal karma; il karma, che propone la Legge, come la
chiama Buddha…che propone tutto.

Immaginate, ora e di conseguenza – viene detto dai seguaci del karma – un
carro.

Un carro ha una sua entità, ha una sua individualità, perché composto dalle
ruote, dalle assi del pianale, dai bordi…ma, non appena voi lo smontate,
ecco che questa entità scompare.

E, codesta, è l’idea dell’io, come fattore complesso ed impermanente….

Attenzione, però!…Non entriamo nel nichilismo!… Ciò è molto importante
sottolinearlo, poiché è delicatissimo il momento. …

Dice Buddha:

“l’io esiste. L’io non esiste…”

…E vediamo come…

(Guido Da Todi)

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