J’accuse contro la morte cerebrale

pubblicato in: AltroBlog 0

J’accuse contro la morte cerebrale

i: Nerina Negrello, presidente Lega Nazionale contro la predazione di organi

Documento inviato a tutti i Parlamentari e al movimento critico internazionale.

La volontà di salvare gli organi ad ogni costo elimina la volontà di salvare il paziente ad ogni
costo

La così detta “morte cerebrale” costituisce il cardine centrale su cui è basata
l’espianto-trapiantologia(1). Senza di essa la chirurgia sostitutiva centrata sull’espianto di
organi da soggetti vivi che hanno perso la coscienza, non avrebbe avuto un seguito. I pazienti sotto
ventilazione definiti arbitrariamente “cadaveri” dai medici che dichiarano la “morte cerebrale”, in
realtà non lo sono né per la biologia né per la legge.

Per la biologia non lo sono perché i pazienti hanno tutti i loro organi perfettamente funzionanti.
Per la legge non lo sono perché la normativa recita: “per cadavere si intende il corpo umano rimasto
privo delle funzioni cardiorespiratoria e cerebrale”(2).

È noto che le funzioni del cervello conosciute costituiscono solo il 10%(4), quindi la legge 578/93
che all’art.1 dichiara: “La morte si identifica con la cessazione irreversibile di tutte le funzioni
dell’encefalo” è scientificamente assurda(3) perché non si può dichiarare “cessata” una funzione che
non si conosce. Inoltre è stato ampiamente dimostrato da molti autori(4) e perfino dalla Harvard
School di Boston(5) che alcune delle poche funzioni cerebrali note sono ancora presenti
contrariamente a quanto enunciato dalla legge.

Entriamo così nel vivo della controversa questione dell’espianto-trapiantologia. Già nel 1985 la
Lega Nazionale Contro la Predazione di Organi e la Morte a Cuore Battente dichiarò inaccettabile la
“morte cerebrale” e si costituì in associazione per contrastare tale concetto(6). La “morte
cerebrale” viene dichiarata sempre (rare sono le eccezioni) nelle prime 24/48 ore dal ricovero di un
paziente comatoso, in genere traumatizzato cranico, in un reparto di Rianimazione, durante le quali
non si attua alcun tentativo serio ed efficace di terapia finalistica.

La terapia è finalistica solo quando si oppone tempestivamente al processo patologico in atto. Senza
una terapia mirata si instaura un progressivo deterioramento della corteccia cerebrale, rendendo
difficile il recupero del paziente. Più il tempo passa più la sostanza grigia cerebrale, avida di
ossigeno, perde la sua vitalità. Quindi l’intervento chirurgico elettivo va sempre e comunque
eseguito d’urgenza allo scopo di decomprimere il cervello. Il tempo in questi casi è prezioso e
quindi andrebbe ripristinato l’intervento decompressivo presso gli ospedali di prima accoglienza.

Infatti in passato il chirurgo degli ospedali minori aveva la preparazione per eseguire tali
interventi decompressivi ed era tenuto ad effettuarli. Oggi, allo scopo di incrementare i trapianti,
tali pazienti vengono avviati agli ospedali maggiori, più lontani, per cui sovente si superano i
tempi ideali per il loro recupero. Così facendo però si salvano gli organi ad ogni costo.

La terapia finalistica non viene quasi mai attuata negli ospedali maggiori deputati al trapianto,
poiché i neurochirurghi, pressati dalla richiesta di organi, sono consapevoli che salvare il
paziente ad ogni costo può significare anche perderlo con l’atto chirurgico o durante il decorso
post-operatorio, perdendo così i suoi organi. Per terapia finalistica efficace intendiamo alcuni
atti chirurgici: ventricolostomia, drenaggi extra e subdurali, e quando necessario craniotomia per
ematoma extradurale, eseguiti d’urgenza, possibilmente nei primi 60/120 minuti dall’incidente(7)
allo scopo finalistico di decomprimere il cervello.

È bene chiarire che un’aspirazione di pochi cc. di liquido emorragico e del liquor ventricolare può
essere sufficiente a decomprimere il cervello e così fare ricomparire la coscienza e fare uscire il
paziente dal coma. Antiedemigeni, diuretici e ipotermia cerebrale controllata(8), completano il
trattamento della terapia d’urgenza. Infatti un soggetto colpito da un trauma cranico grave, ha
sempre un versamento emorragico endocranico che, modesto nei casi di frattura/lussazione di una
delle prime due vertebre cervicali (modesto perché sono ossa laminari sottili)(9), diviene al
contrario un versamento ematico importante che si trasforma in un ematoma endocranico più o meno
voluminoso in presenza di frattura della base cranica, cioè delle due rocche petrose che sono ossa
molto vascolarizzate(10). Notoriamente quest’ultimo tipo di frattura si diagnostica con estrema
facilità anche prima di ogni accertamento radiologico per la presenza di una otorragia mono o
bilaterale (presenza di sangue che si raccoglie nel padiglione auricolare).

Tale versamento emorragico infiltrativo e/o ematoma, comprime la massa cerebrale e quindi lo strato
corticale/cerebrale (circa 1 cm. di spessore) a contatto con la struttura ossea indeformabile della
volta cranica. La compressione dello strato corticale, sede dei centri sensoriali e dei centri
motori e del linguaggio, che contribuiscono a formare la coscienza, determina il conseguente
collasso del “canale sinaptico unificato”(11), struttura che come una rete labirintica si estende
tra miliardi di neuroni. Tale collasso fa scomparire la coscienza. Il paziente si presenta in coma
più o meno profondo a causa della compressione.

Stessa attenzione e tempestività di intervento si impone, è ovvio, per la patologia emorragica
extradurale (ematoma da frattura o grave contusione delle ossa fronto-parietali). Tali pazienti
hanno un tipico ritmo a due tempi: il paziente cade, si rialza, una piccola arteriola o capillare
corticale/meningeo lacerato sanguina, si forma l’ematoma in un tempo variabile e il paziente entra
in coma alcune ore dopo, quando la raccolta ematica determina una compressione della corteccia
cerebrale.

Sia che il paziente giunga ad un ospedale maggiore direttamente o dopo aver perso tempo prezioso
nell’ospedale minore, la patologia compressiva, trascorse 2/3 ore dal trauma, si aggrava. I medici
preposti sono consapevoli che sottoporre un paziente ad un intervento decompressivo può comportare
la perdita degli organi sia in caso di esito positivo (guarigione) che negativo (morte), in quanto
gli organi seguono il destino del paziente.

I parenti vengono tranquillizzati e tacitati con la frase rituale “faremo tutto il possibile per
salvarlo”, ma rinunciando a qualsiasi intervento chirurgico decompressivo il destino del paziente è
segnato. La dichiarazione di “morte cerebrale” copre qualunque malpractice ed evitando l’intervento
i neurochirurghi, i rianimatori, i medici legali si sentono comunque al sicuro, poiché “SALVARE GLI
ORGANI AD OGNI COSTO” è in linea con la filosofia di Stato. Tale perverso comandamento elimina il
salvare il paziente ad ogni costo, comandamento questo che affonda le sue radici nella storia della
medicina.

Se il paziente comatoso giunge in ospedale con respirazione spontanea, ciò significa che i centri
respiratori del bulbo non sono compromessi e pertanto non dovrebbe essere intubato se non per
necessità operatoria. Di solito, però, il paziente arriva già intubato e ventilato automaticamente,
anche quando non è necessario. Da quel momento le sue condizioni vengono valutate attraverso le
risposte riflesse agli stimoli, l’esame elettroencefalografico e il test dell’apnea (sospensione
della ventilazione, senza svezzamento, e attesa delle ripresa spontanea del respiro), che viene
ripetuto anche più volte consecutive, per valutare la profondità del coma e stabilire il
raggiungimento delle condizioni richieste dai protocolli dello Stato per la dichiarazione della
cosiddetta “morte cerebrale”. Con questo test si intenderebbe saggiare la reattività dei centri
respiratori alla CO2 (anidride carbonica che si accumula nel sangue dopo l’arresto). Ma, con
l’arresto del respiro, si provoca anche una diminuzione dell’ossigenazione del sangue (anossia), la
quale, specialmente se viene ripetuta, può determinare un aggravamento, sovente irreversibile, delle
condizioni neurologiche già critiche di un traumatizzato cranico(12).

A tale proposito dobbiamo ricordare una legge di fisiologia generale: qualunque organo, sistema,
tessuto o singola cellula, se viene sostituito nella sua funzione cessa progressivamente di
esercitare la funzione, sino alla sua atrofia. È una legge ben conosciuta che riscontriamo nella
metodologia dell’intubazione con ventilazione automatica. Ben lo sanno gli anestesisti, che per
svegliare i pazienti dall’anestesia usano il metodo dello “svezzamento continuo e progressivo”, non
utilizzato nel test dell’apnea.

Si perviene così alla convocazione della commissione medica che decreta, senza possibilità di
obiezione di coscienza, una condizione di patologia che, rispondendo ai criteri imposti dallo Stato,
è dichiarata irreversibile. Tutto ciò è conseguente alla mancata terapia d’urgenza. Tale
dichiarazione pertanto rappresenta una condanna a morte annunciata e messa in atto d’autorità dopo
un ridicolo periodo di osservazione di 6 ore che avvia il paziente all’espianto dei suoi organi.

Espianto che viene eseguito su un paziente che reagisce istantaneamente all’incisione chirurgica con
movimenti degli arti e del tronco, aumento della frequenza del polso e della pressione arteriosa a
conferma della sua vitalità, rendendo necessaria la somministrazione preventiva di farmaci
curarizzanti (paralizzanti) o di anestetici. È solo con l’espianto degli organi che interviene la
morte nel senso comune e classico del termine.

Il voler salvare gli organi ad ogni costo elimina la volontà di salvare il paziente ad ogni costo e
così il concetto basilare della professione medica primum non nocere viene tristemente abbandonato.
È tempo di restituire ai medici il diritto/dovere di curare secondo scienza e coscienza senza limiti
imposti dallo Stato e dalle centrali del potere sanitario che hanno imposto la finzione della “morte
cerebrale”(4). È tempo di rivedere drasticamente la legislazione in merito e dare voce ad un
paziente che non può parlare, ma lancia il messaggio “perché non provate a curarmi ?”. Qualcuno
dovrà pure ascoltarlo.

Comitato Medico-scientifico
Prof. Dr. Massimo Bondì
L. D. Pat. Chir. e Prop. Clin.
Università di Roma “La Sapienza”
Patologo e Chirurgo generale

Nerina Negrello
Presidente
Lega Nazionale Contro la Predazione di Organi e la Morte a Cuore Battente
* * *

NOTE INFORMATIVE

1.. La “morte cerebrale” compare sulla scena medica americana nel 1968, quando dopo il primo
trapianto di cuore (Barnard 1967 – Città del Capo), la Harvard Medical School introdusse i criteri
per la definizione di “morte cerebrale” su soggetti vivi, in coma presunto irreversibile, per
giustificare l’espianto-trapianto.

2.. Definizione di cadavere come da Circolare n. 24 del 24-06-93 esplicativa del D.P.R. 285/90.

3.. Ridefinizione di morte come da L. 578/93, DM. 582/94.
Con la parola morte si accomuna artatamente il paziente vivo sotto ventilazione dichiarato in “morte
cerebrale” sulla base dei protocolli di Stato, e il morto tradizionale in arresto cardiocircolatorio
e respiratorio. Nel passato il morto era sempre un cadavere, nel presente il “morto cerebrale” non è
un cadavere.

4.. Evans D.W., MD, Consultant Cardiologist al Papworth Hospital, Hill D.J., MA FFARCS, Consultant
Anaesthetist all’ Addenbrooke’s Hospital, The Brain stems of organ donors are not dead, Catholic
Medical Quarterly Vol. XL n. 3 – agosto 1989.

Molinari Gf., MD, The NINCDS collaborative study of brain death, n. 81-2286 Bethesda National
Institute of Health 1980. Riporta 503 casi nei quali non è stato possibile trovare invariabilmente
una correlazione tra la diagnosi di morte cerebrale precedente all’arresto cardiaco e la distruzione
diffusa del cervello.

Baldissera F., Ordinario Fisiologia umana, Università Milano, Morte dell’uomo o della persona?,
Bioetica 2, Franco Angeli ed., 1993.

Nannini U.G., Ordinario di Scienze Giuridiche, Valore della persona e definizione legale di morte –
Cedam 1996.

Singer P., Presidente Ass. Internazionale Bioetica, 2° Congresso Intern. sulla “morte cerebrale”,
Cuba 1996 La morte cerebrale è una finzione, atti editi da Calisto Machaco Institute of Neurology
and Neurosurgery.

Bondì M., Patologo e Chirurgo generale, Eravate matematicamente certi che fossero deceduti? Ospedale
d’Italia vol. XX n. 5, maggio 1969.

Barrow J.D., I numeri dell’universo, Mondadori 2003 – p. 114 “..la stima moderna del numero delle
connessioni elettriche che il cervello potrebbe contenere si aggira ad un totale di 1070.000.000.000
di possibili connessioni…”.

5.. Truog R. D. e Fackler J. Department of Anesthesia Harvard Medical School, Rethinking brain death
,Critical Care Medicine Vol. 20 n. 12, 1992.

6.. La “Lega Nazionale Contro la Predazione di Organi e la Morte a Cuore Battente” si costituisce
nel 1985 a Bergamo dopo il primo trapianto di cuore su promozione dell’AEDfemminismo (Ass.
Educazione Demografica-antimedicalizzazione-) fondata nel 1970da Nerina Negrello, attuale presidente
della Lega Nazionale che si è sviluppata nell’aggregazione di liberi cittadini e associazioni
culturali eterogenee. E’ attiva in ambito culturale, scientifico, legale, legislativo, informativo.
Audizioni parlamentari del 1992 (Bondì M., Baldissera F., Penso G., Romeo N., Evans D.W., Hill D.J.)
e del 1998 (Bertolini G., Negrello N., Robbiati M.L., Sonnino R.). Associazione dei “non-donatori”
che diffonde la Carta-vita/dichiarazione autografa d’opposizione alla “morte cerebrale” e
all’espianto di organi/prelievo di tessuti e cellule.

7.. Barton R. e Cerra F. Department of Surgery University Utah, University Minnesota, Il trattamento
iniziale del paziente traumatizzato – Gli interventi da effettuare nei successivi sessanta minuti,
Stampa Medica, 50 (5) 15.3.’91.

8.. Watanabe Y., Emeritus of Medicine, Once again on Cardiac Transplantation: Flaws In The Logic Of
The Proponents, JPN Heart J. Sept 1997.

Hayashi N., Department of Emergency&Critical Care Medicine, Nihon University, Brain hypothermia
terapy, Jpn Med J. No 3767, July 6, 1996.

9.. La frattura/lussazione delle due prime vertebre cervicali se lede i centri bulbari determina la
morte sul colpo.

10.. Koonsman M. e altri, Department of Surgery -Methodist Medical Center – Dallas, How much
monitoring is needed for basilar skull fractures?, Congress April 26-29 1992. The Americam Journal
of Surgery vol.164,november 1992.

11.. Bondì M. e Bondì M., Riv. Biol. / Biology Forum, The role of synaptic junctions in the
identification of human consciousness (1998) pp. 329-334.

Bondì M. e Bondì M., Interpretation of the pathogenesis of the coma, ECPD Brain consciousness
international-symposium, 22-23 settembre 1997 pag. 201-204 – Belgrade Jugoslave.

12.. Coimbra Cicero, – Medico Nneurologista e Prof. Adjunto o Departamento de Neurologia e
Neurocirurgia Un. Federal de São Paulo, Apnèia na Morte Encefalica, luglio 2001. Implications of
ischemic penumbra for the diagnosis of brain death: apneia testing may induce rather than diagnose
death, 2.7.2001.

Coimbra Celso, avvocato, ha presentato (1.3.04) al Ministero Federale la denuncia Omicidio como
pratica medica determinada pelos gestores do Conselho Federal de Medicina: un’accusa ben
circostanziata di omicidio come pratica medica, nell’esecuzione del test dell’apnea ampiamente usato
nel cosiddetto “accertamento” di “morte cerebrale”.

Comunicato stampa: ANNO XXII – n. 8 / 19 Settembre 2006

Per ulteriori informazioni:

LEGA NAZIONALE CONTRO LA PREDAZIONE DI ORGANI
E LA MORTE A CUORE BATTENTE
24121 BERGAMO Pass. Canonici Lateranensi, 22
Phone: +39 035-219255
Fax +39 035-235660
E-mail: lega.nazionale@antipredazione.org
www.antipredazione.org
C.C.P. 18066241
nata nel 1985

Condividi:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *