In che modo la musica agisce su di noi – parte 3

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In che modo la musica agisce su di noi – parte 3

di Don Campbell

da “Effetto Mozart”, Curarsi con la musica

ed. Baldini & Castoldi

Oltre Amadeus

Tutti abbiamo la nostra musica preferita e siamo affascinati dai suoi effetti. Più che identificare
le sottospecie dell’effetto Mozart – «l’effetto Brahms», «l’effetto Gershwin», «l’effetto Sinatra» e
«l’effetto Ray Charles», «l’effetto Grateful Dead» o «l’effetto Madonna» -, vorrei sottolineare
brevemente quali siano le considerevoli influenze di diversi tipi di musica.

Vi prego di osservare che all’interno di ciascun genere vi sono varietà di stili. Alcuni sono attivi
e potenti, mentre altri sono passivi e rilassanti. Ad esempio, il jazz caldo può far correre il
sangue, accelerare il polso e impazzire gli ormoni, mentre il jazz freddo può abbassare la pressione
del sangue, indurre il cervello nella modalità alfa e calmare. I suggerimenti che seguono sono
generali e possono essere modificati in modo significativo dalla condizione fisica dell’ascoltatore,
dalla dieta, dall’ambiente e dalla postura.

– Il canto gregoriano utilizza i ritmi del respiro naturale per creare un senso di riposante
vastità. E’ eccellente per lo studio in tranquillità e la meditazione e può ridurre lo stress.

– La musica barocca più lenta (Bach, Hándel, Vivaldi, Corelli) conferisce un senso di stabilità,
ordine, prevedibilità e sicurezza e crea un ambiente mentalmente stimolante per lo studio e il
lavoro.

– La musica classica (Haydn, Mozart) appare ricca di chiarezza, eleganza e trasparenza. Può
migliorare la concentrazione, la memoria e la percezione spaziale.

– La musica romantica (Schubert, Schumann, Tchaíkovsky, Chopin, Liszt) accentua l’espressività e il
sentimento, spesso suscitando spinte individualistiche, nazionalistiche e mistiche. E’ in grado di
incoraggiare la simpatia, la compassione e l’amore.

– La musica ímpressionista (Debussy, Fauré, Ravel) si basa sul libero fluire in musica di stati
d’animo e impressioni ed evoca immagini di sogno. Un quarto d’ora di fantasticherie musicali seguito
da qualche minuto di stretching può liberare le vostre spinte creative e mettervi in contatto con il
vostro inconscio.

– Jazz, blues, dixieland, soul, calipso, reggae e altre forme di musica e danza che provengono
dall’eredità espressiva africana possono rísollevare e ispirare, liberare sia profonda gioia sia
tristezza, esprimere spirito e ironia e ribadire la nostra umanità.

– Salsa, rumba, merenghe, macarena e altre forme di musica sudamericana hanno un ritmo vivace e un
tempo che può far correre il cuore, accelerare A respiro e mettere tutto A corpo in movimento. La
samba però ha la rara capacità di calmare e risvegliare allo stesso tempo.

– I grandi gruppi, la musica pop, i successi degli anni Quaranta e la musica country-western possono
ispirare movimenti leggeri e moderati, coinvolgere le emozioni e creare un senso di benessere.

– La musica rock di artisti come Elvis Presley, i Rolling Stones o Michael Jackson può risvegliare
passioni, stimolare un movimento attivo, liberare tensione, coprire il dolore e ridurre l’effetto di
altri spiacevoli rumori nell’ambiente circostante. Può però creare tensione, dissonanza, stress e
dolore nel corpo quando non siamo nello stato d’animo adatto per essere trattati in modo energico.

– Le musiche ambient, attitudinale e New Age, prive di un ritmo dominante (ad esempio la musica dei
Seven Halpern o di Brian Eno) prolunga il nostro senso del tempo e dello spazio e può indurre uno
stato di attenzione rilassata.

– La musica heavy metal, punk, rap, hip hop e grunge eccitano il sistema nervoso, portando a un
comportamento dinamíco e all’espressione di sé. Possono anche segnalare agli altri (soprattutto agli
adulti che vivono nella stessa casa dei loro figli adolescenti musicalmente aggressivi) la
profondità e l’intensità del tumulto interiore della generazione più giovane e il suo bisogno di
libertà.

– La musica religiosa e sacra, compresi i tamburi degli sciamani, gli inni di chiesa, la musica
gospel e spiritual, può radicarci nel presente e portare un senso di pace profonda e di
consapevolezza spirituale. Può anche aiutarci a superare il dolore e a liberarcene.

Pulsazione, andamento, forma

La musica ha una pulsazione, come tutto ciò che vive. Pulsazione significa flusso: è la continua
corrente di energia che scorre attraverso e intorno a noi. Il nostro sistema círcolatorio è un
intreccio complicato di afflussi e deflussi, di attività e di riposo. Trovare la pulsazione di una
musica apre – o scandisce il polso dell’ascoltatore.

Non solo la musica è ritmica, ma lo è anche il suo linguaggio. Registrate la vostra voce quando
parlate al telefono e scoprirete che contiene frasi – musicali – all’intero delle quali potete
percepire la pulsazione e la cadenza di un ritmo nascosto. Ora state leggendo le parole di questo
libro con una certa cadenza e un certo ritmo. Sintonizzatevi per un momento sulla vostra stazione di
musica classica preferita, rileggete questa pagina e osservate se state leggendo più in fretta o più
lentamente. Poi spostatevi su una stazione che trasmette musica popolare e osservate come cambia la
vostra capacità di ricevere suono e informazioni. Se leggete questa pagina a voce alta, noterete che
la cadenza o la forma cambia ancora una volta. Scoprirete che la vostra voce – e il modo in cui
veicolate le informazioni parlate – è davvero musicale.

Anche se non ci sincronizziamo perfettamente con la musica soltanto ascoltandola, la pulsazione
della musica influisce sul tempo del nostro pensiero e del nostro comportamento. A un ballo, ad
esempio, la musica stimolerà il movimento del corpo, e diversi stili di musica ci faranno muovere in
modi diversi. Comunque, mentre guidiamo con la radio o il registratore accesi, il corpo non si
armonizzerà allo stesso livello: il pensiero dominante è la guida. La musica in sottofondo mentre
parliamo con un amico ha un effetto minore rispetto a quando assistiamo a un concerto.

Tuttavia, che la si metta a fuoco o no, la pulsazione della musica definisce sottilmente i confini
del nostro ambiente fisico, mentale e sociale, influendo sulla forza, l’armonia e la fluidità della
vita che si muove dentro e intorno a noi.

La cadenza è strettamente legata alla pulsazione. Veloce o lenta, può determinare le sensazioni di
benessere, nervosismo, rilassatezza, svogliatezza, spinta verso il futuro o ripiegamento nel passato
ormai superato. La musica che non ha un ritmo standard, organizzato, forse rinvigorisce per un po’,
ma alla lunga può infastidire. La cadenza del suono agisce sul nostro metronomo interno, sulla
nostra abilità di coordinare le funzioni fisiche e mentali.

La musica crea simultaneamente schemi multipli. La struttura e il disegno delle sue tonalità
agiscono sul nostro corpo e sul movimento, mentre le sue armonie e i suoi accordi mutevoli possono
cullare le nostre emozioni. I versi e le storie contenuti in un brano di musica possono portarci
indietro nel tempo a lutti e a gioie. Ecco perché amiamo ascoltare le canzoni della nostra gioventù
e dei primi anni dell’età adulta; la musica evoca ricordi ricchi e personali.

La musica può essere delicata e tranquilla, ma mai immobile. Anche una tonalità protratta per ore di
seguito, senza variazioni, porta con sé un’onda pulsante che coinvolge a vari livelli la mente e il
corpo. L di vitale importanza anche ciò che noi attribuiamo a ciascun suono. In termini di cura,
l’effetto Mozart va ben al di là del suono stesso o della qualità dell’esecuzione o dell’incisione.
£ chi ascolta che ne determina l’impatto finale: dirige e partecipa attivamente al processo di
orchestrazione della salute.

Le vostre cassette, i vostri cd, gli accessori audio vi conferíscono un controllo senza precedenti
sull’organizzazione del ritmo della vostra giornata. La musica che suonate quando vi svegliate in un
giorno lavorativo è probabilmente molto diversa dalla musica che assaporate durante un tranquillo
fine settimana o una vacanza. Facendo molta attenzione alla pulsazione, alla cadenza e allo schema
della musica, potete creare una dieta sonora per mantenervi pieni di energia, riposati e rilassati
in tutte le stagioni e in tutti i cicli mutevoli della vita.

Fioritura sonica

Anche la natura risponde all’effetto Mozart. Alcune delle più affascinanti ricerche nel campo della
guarigione con il suono ha studiato l’effetto della musica sulla crescita delle piante. Dan Carlson
è un antesignano della cosiddetta «fioritura sonica». Nel 1960, mentre era soldato nell’esercito
statunitense in Corea, assistette agli orrori delle carestie e osservò cosa mangiava la gente quando
esauriva le materie prime. Per prima cosa mangiavano la frutta o l’intera pianta contenente i semi;
poi gli steli o i pampini; infine le radici. Nel giro di un paio d’anni non c’era più cibo.

Carlson tornò nella sua casa in Minnesota e studiò un modo per migliorare la crescita delle piante
non solo arricchendo il terreno ma anche allargando i fori presenti nella struttura della foglíe.
Pensava che le piante potessero scegliere quello di cui avevano bisogno per crescere nel modo
migliore, invece di essere alimentate a forza (come predicavano gli apostoli dei nuovi integratori
chimici del terreno). Cominciò a sperimentare l’idea che il suono avrebbe indotto le piante a
schiudere i pori, permettendo loro di assorbire più sostanze nutrienti. Per prima cosa individuò le
ore del giorno in cui i pori delle piante erano più aperti e scopri che le piante crescevano meglio
al mattino presto, quando gli uccelli cantavano. Allora capì. Forse certi tipi di musica o di suoni
non melodici avrebbero stimolato la crescita delle piante.

Carlson predispose delle cassette dai suoni non musicali (cioè suoni che non consideriamo melodie
vere e proprie). Trovò uno specialista a Minneapolis, Míchael Holtz, che confermò la sua teoria: un
certo tipo di musica ha vibrazioni e frequenze in comune con A canto degli uccelli. Scopri che uno
dei primi tipi di musica a cui le piante sembravano rispondere era quella del sítar, il tradizionale
strumento a corde indiano. Il suono del sitar non si addice a tutte le orecchie occidentali, ma pare
che le piante non ne abbiano mai abbastanza.

Nel frattempo anche Dorothy Retallack, una laureata del Temple Beull College di Denver, cominciò a
fare esperimenti con le piante e la musica. Costruì cinque piccole serre e vi piantò granoturco,
zucchine, calendule, zinnie e petunie. Le serre avevano tutte le stesse dimensioni e ricevevano le
stesse quantità di luce, acqua e terríccio. Per alcuni mesi suonò diversi tipi di musica nelle
quattro serre. (La quinta fungeva da campione di riferimento e non vi si trasmetteva musica.) Un
gruppo di piante ebbe come sottofondo Bach, A secondo musica classica indiana, il terzo rock ad alto
volume e l’ultima musica country-western. La ricercatrice scopel che Bach e la musica indiana
stimolavano enormemente la crescita delle piante. 1 fiori erano più abbondanti e i pampini
crescevano in direzione degli altoparlanti. Nella serra del rockWroll non andava tutto bene: c’erano
meno fiori e sembrava che le piante non volessero crescere. Nella serra country-western, la
Retallack scoprì con sua grande sorpresa che le piante si sviluppavano quasi come quelle della serra
in cui non c’era musica.

Il tamburo della vita

La musica può avere un effetto salutare su famiglie e comunità come su individui e piante. Anche se
a questo scopo si può utilizzare qualsiasi strumento musicale, tradizionalmente si impiegano quelli
a percussione, soprattutto i tamburi, per energizzare o influenzare gruppi di persone. Dal più
spontaneo cerchio di tamburi delle tribù Zulu al Da-Drum di Ron Snyder, gruppo proveniente dalla
Dallas Symphony, le percussioni rappresentano la pulsazione di un brano musicale o di una canzone.
Nei primi anni Novanta, Mickey Hart, da tempo percussionista dei Grateful Dead, scrisse Drumming at
the Edge of Magíé, che rivelò l’importanza dei tamburi nella storia della cultura e della civiltà.
Ben presto si sviluppò un movimento di base, Rhythm for Life, per promuovere attività creatíve con
tamburi e percussioni in tutto il Paese.

Molte vite sono state trasformate da improvvisazioni musicali patrocinati da Rhythm for Life. Come
quella di Louise, nonna di sei ragazzi. Louise aveva allevato i suoi nipoti, poiché i genitori dei
ragazzi lavoravano e lei abitava con loro. La musica era parte della loro vita a casa e in chiesa,
ma non sempre in modi che Louise apprezzava. A volte infatti era disperata, perché tre dei nipoti
volevano diventare batterísti e da anni era costretta a sopportare i suoni pulsanti e spesso
devastanti che arrivavano dal semínterrato. La casa sembrava soffrire di aritmia dalle tre del
pomeriggio alle dieci di sera.

Una sera il maggiore dei ragazzi, Rick, chiese alla nonna se voleva andare con lui a sentire della
musica di tamburi. Tollerante, gentile e amorevole com’era, Louise era terrorizzata al pensiero di
partecipare a qualche stravaganza assordante, ma era così sorpresa di essere stata invitata che
accettò: non poteva essere peggio di quello che sentiva già a casa.

Rick portò la nonna in una grande palestra dove anziani, bambini e persone di ogni età si riunivano,
tutti con bacchette, mazze o conga in mano. Louise sapeva che non avrebbe mai potuto suonare con
simili strumenti; cominciava ad aver paura e si sentiva come un’anima dannata sulla soglia
dell’oltretomba.

Dentro, Ríck le diede un leggero tamburello con un lungo manico (sembrava una racchetta da tennis) e
disse: «Ecco nonna. Prendi un remo. Scommetto che diventerà tuo amico».

Louise era inorridita. «Penso che questa serata sarà troppo per me», disse.

«Ecco perché ti ho dato il tamburello», disse Rick. «Ogni volta che diventa troppo forte, colpiscilo
e abbasserà i suoni. Ti piacerà.»

Ben presto molte persone si riunirono nel mezzo della palestra con strumenti che Louise non aveva
mai visto. Sembravano tutte persone normali, proprio come la gente della sua chiesa… E poi la
pulsazione cominciò e Louise si ritrovò in un mondo in cui non era mai stata prima, nemmeno con
tutti i suoni che erano usciti per anni dal seminterrato. Mi disse in seguito che, picchiando su
quel semplice tamburello in mezzo a tutto quel pulsare, era diventata la pulsazione. E in trenta
minuti si senti più giovane dei suoi 55 anni. Sapere che non c’era un modo giusto o sbagliato di
suonare era liberatorio: «Per la prima volta ebbi la consapevolezza che non avrei commesso errorí»,
disse, «e non sapevo di essere una musicista!»

Ora, un paio di volte alla settimana, Louise raggiunge i nipoti in cantina e suona le percussioni
con loro. Per inciso, ha anche fatto conoscere loro aspetti più tranquilli della musica.

Un forte senso di identità di gruppo – e di appartenenza – si crea con eventi come quelli
patrocinati da Rhythm for Life. In tutto il Paese gruppi di percussíonistí di ogni età si ritrovano
regolarmente: i più anziani si ispirano a Lawrence Welk, Glenn Miller e altri della loro
generazione, i giovani a Gloria Estefan, Boyz Il Men e Hootie and the Blowfish. Fare musica insieme
crea rapidamente forti legami, incoraggiando la gente a riunirsi per qualche preziosa battuta di
eternità.

fine

Approfondimento sul sito www.sublimen.com

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