In che modo la musica agisce su di noi – parte 2

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In che modo la musica agisce su di noi – parte 2

di Don Campbell

da “Effetto Mozart”, Curarsi con la musica

ed. Baldini & Castoldi

Mozart agisce sulla temperatura del corpo

Lo scricchiolio di una porta, il gemito del vento e altri rumori misteriosi possono far scorrere un
brivido lungo la spina dorsale e provocare la pelle d’oca. Gli autori delle colonne sonore di
Hollywood sono famosi per la loro abilità di sfruttare questi effetti e di accompagnare con musica
dissonante le scene di incertezza, pericolo e morte che vengono proiettate sul grande schermo.

Tutti i suoni e tutta la musica esercitano una sottile influenza sulla temperatura del nostro corpo
e quindi sulla nostra capacità di adattarci ai cambiamenti termici. La musica trascendente può
riempirci di tepore. La musica a volume alto con un ritmo forte, può alzare la temperatura del
nostro corpo di qualche grado mentre la musica dolce, con un battito debole, la può abbassare. La
musica ottiene questi effetti agendo su circolazione del sangue, polso, respirazione e sudorazione.
Come osservò Igor Strawinsky: «Le percussioni e i bassi… funzionano come un impianto di
riscaldamento centrale». In una fredda giornata d’inverno, ascoltare musica calda e accattivante –
soprattutto molto ritmata – vi aiuterà a riscaldarvi, mentre nei giorni della canicola estiva, la
musica impersonale e astratta vi rinfrescherà.

La musica può aumentare i livelli di endorfine

Di recente le endorfine, gli «oppiaceí» naturali del cervello, sono state oggetto di molte ricerche
bíomediche, e molti studi sostengono che le endorfine possano diminuire il dolore e indurre un
«naturale buonumore». Al Centro di ricerca sulle dipendenze di Standford, in California, lo
scienziato Avram Goldstein ha scoperto che la metà delle persone da lui esaminate provava euforia
ascoltando musica. Le sostanze chimiche curative create dalla gioia e dalla ricchezza emotiva della
musica (colonne sonore di film, musica religiosa, bande in marcia e gruppi di percussioni)
permettono al corpo di creare il proprio anestetico e aumentano la funzione immunitaria. Goldstein
ha anche accertato che iniezioni di naloxone, un bloccante degli stupefacenti, cancellavano
l’eccitazione derivante dall’ascolto. Ha ipotizzato che «i brividi da musica» siano il risultato del
rilascio di endorfine da parte della ghiandola pituitaria, per effetto dell’attìvítà elettrica che
si diffonde in una regione del cervello collegata ai centri limbici e a quelli del controllo
autonomo.

Nel 1996, il «Journal of the American Medical Association» ha pubblicato i risultati di uno studio
sulla terapia musicale eseguito a Austin, in Texas, in cui si è scoperto che metà delle puerpere che
ascoltavano musica durante il parto non avevano bisogno di anestesia. «La stimolazione musicale
aumenta A rilascio di endorfine e ciò diminuisce il bisogno di farmaci. Costituisce anche una
distrazione dal dolore e allenta Fansia», ha spiegato un ricercatore.

In breve sia il buon umore naturale sia alcune intense esperienze possono, oltre a contenere stress
e dolore, stimolare i livelli di cellule T, i linfocití che aumentano l’immunità naturale alle
malattie. La diminuzione delle cellule T si associa a patologie quali Aids/Hiv, leucemia, herpes,
mononucleosi, morbillo eccetera. In futuro lo studío della capacità della musica di regolare i
livelli di endorfina promette di avere applicazioni di vasta portata terapeutica.

La musica può regolare gli ormoni collegati allo stress

Gli anestesisti riferiscono che il livello degli ormoni dello stress nel sangue diminuisce
sensibilmente in chi ascolta rilassante musica ambient, terapia che in alcuni casi può sostituire il
trattamento farmacologico. Questi ormoni comprendono la adrenocorticotropina (Acth), la prolattína e
l’ormone della crescita (Hgh). Leader politici, avvocati, chirurghi, mamme e chiunque operi in
condizioní di forte stress sente istintivamente il potere calmante e distensivo della musica. «Non
posso ascoltare musica troppo spesso», confessò Lenin dopo una rilassante sonata di Beethoven. «Mi
fa provare il desiderio di dire cose gentili, sciocche e di accarezzare la testa della gente.»

La musica e il suono possono aiutare la funzione immunitaria

Se il corpo riesce a resistere alla malattia è perché il sistema lavora in armonia: il sangue, la
linfa e gli altri fluidi circolano correttamente; il fegato, la milza e i reni conservano la loro
integrità complessiva. Le attuali ricerche írnmunologíche lasciano intendere che l’insufficienza di
ossigeno nel sangue sia la causa principale di immunodeficienza e di insorgenza delle malattie
degenerative.

Ecco quando entra in scena l’effetto Mozart. Alcuni tipi di musica – canzoni, canto e varie forme di
vocalizzazione – possono realmente ossigenare le cellule. Buddha Gerace, studioso della voce di Lake
Montezurna, in Arizona, ha messo a punto degli esercizi vocali che possono stimolare la circolazione
linfatica fino a raggiungere una frequenza tre volte superiore alla norma. In quindici anni di
insegnamento vocale, Gerace ha assistito a notevoli miglioramenti e ritiene che i suoi esercizi per
aiutare l’attore Henry Fonda abbiano accresciuto la funzione immunitaria di questí e lo abbiano
guarito dai problemi di voce che lo affliggevano durante la produzione di Míster Roberts a Broadway.

Nel 1993, in uno studio dell’Uníversità statale del Michigan, i ricercatori affermarono che
ascoltare musica per soli quindici minuti può accrescere i livelli di interlukina-1 nel sangue dal
12,5 al 14%. Le interlukine sono una famiglia di proteine associate alla produzione di sangue e
piastrine, alla stimolazione linfocítaria e alla protezione delle cellule da Aids, cancro e altre
malattie. Nel corso della ricerca si chiedeva alle persone sottoposte all’esperimento di scegliere
musica appartenente a una di queste quattro categorie – New Age (brani scelti di David Lantz, Eric
Tíngsan e Nancy Runibel), jazz dolce (Kenny G.), classica (Mozart) e impressionista (Ravel) – e
ascoltarla, mentre leggevano alcune riviste.

I soggetti che ascoltavano musica scelta da loro hanno presentato tra l’altro una diminuzione fino
al 25 % dei livelli di cortisone, un ormone steroide o associato al complesso adrenalinico. Livelli
di cortisone più alti della norma possono paradossalmente causare un’insufficienza di cortísone
(come elevati livelli di zucchero nel sangue finiscono per esaurire la produzione di insulina), il
che a sua volta porta a un calo della risposta immunitaria. Si usano iniezioni di idrocortisone per
molte malattie infiammatorie, contro le allergie, l’artrite reuinatoide e gli eczemi. Gli scienziati
hanno concluso che la musica preferita «può suscitare una profonda esperienza emotiva positiva,
favorendo il rilascio di ormoni che rallentano il progredire della malattia».

La musica cambia la nostra percezione dello spazio – Come ha dimostrato la ricerca di Irvine
sull’effetto Mozart, certa musica può migliorare la capacità del cervello di percepire il mondo
fisico, formare immagini mentali e accorgersi dei cambiamenti negli oggetti. In altre parole, la
musica può influire sul modo in cui percepiamo lo spazio intorno a noi. La musica lenta contiene più
spazio fra una nota e l’altra rispetto a quella veloce. Quando siamo sotto pressione per mancanza di
tempo, quando restiamo imbottigliati in autostrada o ci sentiamo intrappolati per qualche ragione,
la musica da camera di Mozart o la musica ambient, come Spectrum Suíte di Steven Halpern, possono
offrirci più spazio in cui navigare o rilassarci. In questo senso la musica è una tappezzeria
sonora. Può far sì che l’ambiente che ci circonda sembri più leggero, più ampio e più elegante o che
lo spazio che occupiamo sia più ordinato, efficiente e attivo. In una sala di rianimazione di un
ospedale la musica può contribuire a diminuire sensazioni di limitazione e isolamento.

La musica cambia la nostra percezione del tempo – Possiamo scegliere della musica che ci induca a
rallentare o ad accelerare. La musica vivace, ripetitiva o a tempo di marcia può farci aumentare il
passo; quella classica e barocca provoca un comportamento più ordinato; quella molto romantica o New
Age aiuta a smorzare un’atmosfera piena di tensione. In alcuni casi questa musica può persino
trasmettere l’impressione che il tempo si sia fermato. D’altra parte, in un ospedale o in una
clinica, dove i minuti sembrano ore, della musica vivace, dal ritmo svelto, può illudere che A tempo
trascorra più in fretta.

La musica può rafforzare la memoria e l’apprendimento

Abbiamo visto che quando facciamo ginnastica, la musica può accrescere la nostra stamína. Idein
quando studiamo. Suonare in sottofondo musica dal ritmo facile (ad esempio Mozart o Vivaldi), aiuta
alcuni a concentrarsi, ma può distrarre altri. Ascoltare musica barocca mentre si studia può
aumentare la capacità di memorizzare ortografia, poesia e parole straniere. E metodo del dottor
Georgi Lozanov, che fa uso della musica per potenziare la memoria è forse il più famoso: lo
esamineremo nel capitolo dedicato all’istruzione.

La musica può aumentare la produttività

La ricerca sul rapporto tra musica e memoria ha radicalmente modificato le idee sull’utilizzo della
musica nei luoghi di lavoro. LUniversità di Washington ha affermato che in una indagine condotta su
novanta persone che redigevano un manoscritto, la precisione del gruppo che ascoltava musica
classica per novanta minuti aumentava del 21,3 %. Al contrario, le capacità di coloro che
ascoltavano un programma di una popolare stazione commerciale miglioravano solo del 2,4 %. I
soggetti che lavoravano in silenzio risultavano meno precisi dell’8,3 % rispetto a quelli immersi
nei soliti rumori dell’ufficio. La AT&T e la DuPont hanno ridotto della metà il tempo di
addestramento del loro personale grazie a programmi di musica creativa. La Equitable Life Insurance
ha aumentato la produttività dei trascrittorí del 17 % trasmettendo musica negli uffici per sei
settimane, e la Míssissippi Power & Light ha aumentato l’efficienza nel reparto fatture del 18,6%,
istituendo un programma di ascolto di nove mesi.

La musica accentua il romanticismo e la sessualità

La musica può suscitare o spegnere passioni. Una volta un’amica mi raccontò di quando voleva sedurre
il suo ragazzo a cena. Candele, fiori, cibo e bevande: tutto era pronto. All’ultimo istante prese
dallo scaffale una cassetta che pensava sarebbe stata perfetta: la Sonata al chiaro dí luna di
Beethoven. «Cosa c’è di più romantico?» pensò, evocando immagini di coppie che passeggiavano sotto
braccio per le strade di Vienna o Parigi illuminate dalla luna. Il campanello suonò, premette sul
tasto «play» e, per i successivi dieci minuti, la serata fu impeccabile. Quello che non aveva capito
era che solo il primo movimento della Sonata al chiaro di luna evoca davvero «il chiaro di luna».
Poi la musica diventa leggera, veloce, vivace: lei e il suo ragazzo si sentirono incalzati per il
resto della cena. E non finirono in camera da letto. La sonata successiva era la Patetica e quello
che seguì fu… patetico.

Alla mia amica non venne in mente di cambiare musica. Una scelta migliore avrebbe potuto essere la
colonna sonora di La mia Africa, che crea un ambiente emotivo più rilassante.

La musica stimola la digestione

Alcuni ricercatori del johns Hopkins hanno scoperto che la musica rock induce la gente a mangiare
una maggiore quantità di cibo e più in fretta, mentre la musica classica – soprattutto per archi –
induce a mangiare più lentamente e di meno. Prendendo spunto da questo e da altri studi di mercato,
le catene di fast-food trasmettono musica dal ritmo allegro e vivace che incoraggia i clienti a
consumare al volo il loro pasto (più che abbondante), per essere poi «scaraventati» fuori dal
locale. E ogni uscita è sottolineata dal suono squillante del registratore di cassa.

I ristoranti eleganti offrono suoni più sofisticati. Mi ricordo l’inaugurazione di un raffinato
ristorante a Boulder, specializzato in nouvelle cuisine. Tre amici mi accompagnarono in un ambiente
sontuosamente arredato, pieno di opere d’arte contemporanea dai colori vivaci e contrastanti. Ci
sedemmo. Esaminammo l’allettante menu. Sentivo però che qualcosa non quadrava, non sarebbe stata una
serata riuscita. Era la musica: jazz a tutta forza, un abbinamento adatto allo stile del locale, ma
non all’amicizia, al cibo e alla conversazione. I miei amici e io riuscivamo a mala pena a sentirci
al di sopra dei suoni dissonanti e i ritmi inducevano a mangiare troppo in fretta. Il cibo era
straordinario, l’ambiente sonoro un disastro. Alla fine del pasto ne accennai (educatamente) alla
proprietaria che ne rimase offesa e contrariata. Ma come, aveva progettato questo ristorante sul
modello di uno dei locali di maggior successo del Greenwich Village. «La musica», disse, «è la
caratteristica principale del nostro ristorante. Non si può cambíare.» «I prezzi terranno lontani
gli studenti», risposi, «e la musica terrà lontane le persone che si possono permettere il cibo.» Il
ristorante fallii nel giro di sei mesi.

Lorenzo, un ristoratore italiano che conosco bene, ci sa fare di più con la musica. Ha due turni per
sera, alle sei e alle otto, e lavora con un arpísta, un violinista e un pianista che accompagnano
ogni portata. «Non vogliamo mai dare ai nostri clienti la sensazione di mettere loro fretta», dice;
e poi aggiunge, in tono confidenziale: «Quando è ora che se ne vadano, posso sempre far suonare un
valzer di Strauss per accompagnarli alla porta».

La musica aumenta la resistenza fisica

Fin dalla nascita della cultura e della civiltà, l’umanità ha faticato nelle fattorie e nei campi, a
cavallo e sulle navi, nei mercati e in giro per il mondo accompagnandosi con A canto. In queste
situazioni la musica aumenta la stamina e la resistenza fisica. Pensate a I’ve Been Working on the
Railroad che gli operai della ferrovia cantavano mentre gettavano le traversine attraverso
l’America. L’uso di ritmi forti – circa 90 battute al minuto – dà forza, soprattutto se si
accompagna all’esercizio fisico, come camminare o ballare. O anche andare in bicicletta. Di recente
in una corsa in bicicletta scandita da musica, da Santa Monica, in California, a New York, è stato
stabilito il record del mondo: la distanza è stata coperta in nove giorni, ventitré ore e quindici
minuti. Un ciclista ha raccontato che ascoltare cassette di musica strumentale finalizzata a
sincronizzare l’attività cardiovascolare e muscolare ha migliorato del 25 % le sue prestazioni sulla
lunga distanza. Questi nastri di musica «sincronizzata per alte prestazioni» sono disponibili per
jogging, sci e altre attività che richiedono stamina e che hanno ritmo e cadenza particolari.
Ricordate che questi nastri devono essere suonati a basso volume durante l’attività fisica, per
evitare di danneggiare l’orecchio.

La musica aumenta la ricettività inconscia ai simboli

I registi sono consapevoli dell’importanza della colonna sonora per il successo dei loro film. Certe
volte il suono può creare e mantenere la tensione di un film più della trama, perché fa riferimento
a simboli arcaici toccando l’inconscio dello spettatore. Allo stesso modo nuove terapie sperimentali
hanno utilizzato il rilassamento abbinato alla musica per penetrare nell’ínconscio e liberare traumi
del passato. Nel capitolo 6 esamineremo le terapie più promettenti in questo campo.

La musica può creare un senso di sicurezza e benessere

La musica «sicura» non è necessariamente bella, lenta o romantica. Semplicemente offre un rifugio a
chi l’ascolta. La musica popolare di ogni generazione non solo dà voce agli interessi collettivi, ma
crea anche un santuario sonoro. Le generazioni dei miei genitori e dei miei nonni traevano sicurezza
dagli inni solenni che conoscevano a memoria: con canti e preghiere piene di grazia sono riusciti a
sopportare la grande depressione, le guerre mondiali e molte altre difficoltà. Nel periodo del
Vietnam, le canzoni di Simon and Garfunkel, Joan Baez, Judy Collins e Bob Dylan erano scritte e
cantate per contestare e protestare, eppure per milioni di giovani costituiva un modo sicuro per
sentire e comunicare problemi e paure. Anche oggi la gioventù si rifugia nella musica. Attraverso il
volume, l’alta energia e i versi proibiti, l’hip hop, il rap, il punk e la musica grunge isolano i
giovani da un mondo che sembra loro troppo materialistico e ipocrita.

Questi esempi ci mostrano la particolare capacità della musica di ricondurci ai metodi di guarigione
spontanea e aiutarci a creare un collegamento con i più profondi ritmi vitali. Negli ultimi
cinquant’anni la nostra società è diventata sempre più dipendente dagli specialisti. Andiamo dal
medico non appena sentiamo un dolore o una sensazione insolita e ci aspettiamo che diagnostichi un
malessere e ci dica come uscirne. Quando cominciamo a integrare la mente e il corpo e stiamo bene,
acquistiamo fiducia in noi stessi. Attingendo alla nostra nuova conoscenza musicale scopriamo che i
più antichi metodi di cura possono essere applicati con maggiore efficacia e creatività.

continua…

Approfondimento sul sito www.sublimen.com

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