Il Dio-Cervello di Michelangelo

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Il Dio-Cervello di Michelangelo

di Guido Mangano, Ernesto de Bernardis e Giovanni Scapagnini

Teologi, storici, filosofi, artisti, leggono storie diverse nelle successioni degli elementi
pittorici che costituiscono la volta della Cappella Sistina. Adesso anche alcuni medici vogliono
dire la loro: il gruppo di angeli attornianti la figura di Dio crea una sagoma incredibilmente
simile all’immagine di una sezione sagittale del cervello.

Ma perché raffigurare un cervello?

Si tratta di un messaggio per i posteri o di una falsa chiave di lettura?

E’ riconosciuto l’interesse di Michelangelo per l’anatomia, ma a quella rappresentazione
contribuiscono, con tutta probabilità, anche le concezioni neoplatoniche che proclamavano l’unità
dell’Uomo con Dio, attraverso un’ascesi di cui un gradino è l’intelletto.

Angeli nel cervello

Osservando la volta della Cappella Sistina l’occhio del medico può cogliere nella “Creazione di
Adamo” (una delle scene principali) insospettate somiglianze tra l’immagine del Padreterno che
infonde lo spirito in Adamo, e l’immagine di un cervello umano.

Nella “Creazione di Adamo”, con enorme sorpresa, è stato infatti constatato che il gruppo di angeli
attornianti la figura di Dio crea una sagoma incredibilmente simile all’immagine di una sezione
sagittale del cervello. Il primo a rivelare tale somiglianza è stato il neurologo Frank Lynn
Meshberger, del St. John’s Medical Center in Anderson, Indiana (USA), pubblicando un suo articolo
sulla prestigiosa rivista “Journal of American Medical Association” in cui ha descritto
minuziosamente le sorprendenti corrispondenze che esistono tra l’anatomia di un cervello umano e la
rappresentazione Michelangiolesca.

Sono ben visibili il contorno della volta del cervello, e della base; l’arco del braccio sinistro di
Dio delinea il giro del cingolo, il panneggiamento verde alla base descrive il corso dell’arteria
vertebrale; la schiena dell’angelo che sorregge Iddio corrisponde al ponte di Varolio, mentre le sue
gambe si prolungano a costituire il midollo spinale. Perfino il dettaglio della struttura bilobata
dell’ipofisi è riprodotto fedelmente nel piede apparentemente bifido di un angelo, a differenza
degli ordinari piedi di Dio e degli altri cherubini, dotati delle consuete cinque dita; mentre la
coscia dello stesso angelo si staglia in corrispondenza del chiasma ottico.
L’osservazione del dott. Meshbergher ha aperto un’altra strada da percorrere nel tentativo di
svelare i significati più profondi di carattere teologico e filosofico che si celano tra l’intreccio
delle forme e dei colori della volta della cappella Sistina.

Sono state descritte con somma di particolari le corrispondenze davvero sorprendenti che
intercorrono tra l’immagine anatomica di un cervello e la scena della “Creazione di Adamo”, ma
appare chiaro che se questa somiglianza non è una coincidenza, essa va giustificata alla luce delle
conoscenze scientifiche e filosofiche di Michelangelo, o dei suoi committenti.

In primo luogo bisogna sapere se all’epoca di Michelangelo esisteva già la conoscenza dell’anatomia
del cervello e se egli ne era partecipe; ma bisogna anche cercare di far luce su quale motivo
l’abbia spinto a dipingere tale elaborazione.

Quale significato infatti si attribuiva, al tempo del grande artista, all’organo contenuto nella
scatola cranica? Aveva già guadagnato l’interesse e l’importanza che lo contraddistinguono oggi?

E inoltre: perché associare il cervello umano all’immagine di Dio e degli angeli? Si tratta di un
ardito paragone dell’inquieto genio fiorentino, oppure questa rassomiglianza era di pubblico dominio
tra gli uomini di cultura del primo ‘500?

Bisogna calarsi profondamente nel periodo storico, esaminarne le tensioni e le lotte tipiche di
questa epoca di transizione, per scoprire quali profondi mutamenti politici, religiosi e filosofici
potrebbero avere influenzato il pensiero e l’opera di Michelangelo.

Anatomisti e chiesa romana

Con la fine del Medioevo iniziò quel grande movimento caratterizzato dal risveglio della cultura
antica, mediante la conoscenza degli scrittori greci e romani. Sorse così l’Umanesimo che sfociò nel
Rinascimento. In questo movimento, di origine essenzialmente italiana, la conoscenza della natura
reale delle cose si liberava dai vincoli imposti alla scienza dalla concezione religiosa medioevale,
influendo sulla politica e sull’arte, mentre la scienza si avviava sulla via dell’osservazione
diretta della natura. Ciò si ebbe anche per la medicina, ed il primo fattore di progresso fu la
rinascita dell’anatomia.

Infatti, sul finire del XV secolo, il pontefice Sisto IV (dal quale prende nome la Cappella Sistina)
concedeva in una Bolla a tutti gli Istituti Universitari, di effettuare dissezioni sui cadaveri. Si
riprese a verificare in pratica quanto riportato negli antichi trattati anatomici di Galeno e della
sua scuola. Questo fervore nella ricerca dell’approfondimento delle conoscenze anatomiche non fu
certo scevro da ostacoli posti sul cammino del nuovo pensiero da parte di uomini ancora fortemente
legati alle vecchie concezioni e, soprattutto, da parte della Chiesa Romana. Esempi della lotta che
si combatteva a quel tempo anche in campo anatomico, sono le tragiche e misteriose vicende che
colpirono insigni medici come Michele Serveto o Andrea Vesalio.

L’opera di Michele Serveto “Christianismi Restitutio”, nella quale per la prima volta si accennava
all’ipotesi della circolazione polmonare, fu bruciata insieme al suo autore condannato al rogo.
Andrea Vesalio, invece, avendo pubblicato, prima, un commento al libro di Ar-Razi, poi, “Tabulae
Anatomicae VI” e l’opera “De Humani Corporis Fabrica “che ribaltavano le vecchie teorie di Galeno,
si attirò l’ostilità degli studiosi tradizionalisti del tempo. A causa della tensione che si era
creata per i suoi scritti, abbandonò Padova e intraprese un pellegrinaggio in Terra Santa, forse per
ordine delle stesse autorità ecclesiastiche che lo avevano in astio. Sulla strada del ritorno morì
misteriosamente a Zante.

Da Galeno a Michelangelo

Il lavoro di Galeno (138-201) si era basato sulla dissezione di cadaveri di animali, e per questo
era costellato di inesattezze. Galeno aveva comunque già compreso l’importanza fondamentale del
cervello, organo che secondo la sua concezione, oltre ad essere sede di produzione del seme, forniva
l’ energia psichica (chiamata Spirito Animale) a tutte le membra attraverso i nervi, immaginati
perforati come canalini. Lo Spirito Animale sarebbe stato prodotto all’interno di un plesso vasale,
che Galeno aveva osservato negli Ungulati, denominato Rete Mirabile, e che non esiste nel cervello
umano.
La diceria dell’esistenza di questa struttura persisterà per almeno milleduecento anni, mai smentita
fin a quando la scienza non iniziò di nuovo a farsi empirica.

Tra il lavoro di Galeno e quello trecentesco di Mondino da Luzzi, che oserà arricchire le sue
lezioni con dissezioni pratiche sul cadavere, un millennio di cultura cristiana è privo di
contributi originali; ma la scuola araba approfondisce l’anatomia ed il resto della medicina,
partorendo pensatori che verranno tradotti e attentamente studiati all’epoca di Michelangelo. Tra
questi spiccano le figure di Ibn Sina (Avicenna) ed Ar-Razi (Rhazes); quest’ultimo fu anche un
importante esponente del pensiero Batinita, una dottrina politico-religiosa che, tra l’altro,
cercava di conciliare l’Islamismo con il Neoplatonismo.

Dopo Mondino la figura preminente negli studi anatomici, insieme a Berengario da Carpi, fu Leonardo
da Vinci, figura della quale non serve illustrare l’eclettismo e la genialità. Egli ebbe modo di
approfondire l’anatomia quando era a Roma al servizio di Cesare Borgia, dissezionando
clandestinamente cadaveri nella camera mortuaria dell’ospedale di Santo Spirito, e studiò
approfonditamente il cervello, anche se alcune concezioni rimasero per forza di cose ancorate alle
dottrine del passato.

Berengario da Carpi (professore di Anatomia a Bologna durante la realizzazione pittorica della volta
della cappella Sistina) fu il primo anatomista a rinnegare apertamente l’autorità di Galeno,
affermando di non avere mai visto la Rete Mirabile che tanto fondamentale era nella dottrina
galenica. Studiò tra l’altro in profondità i ventricoli cerebrali, che a quel tempo erano ritenuti
una struttura di grande importanza nella genesi della psiche. La sua carriera fu stroncata
dall’accusa di vivisezione umana, accusa che ritroviamo spesso anche nei confronti di altri
anatomisti dell’epoca.

Anatomia e Arte

Nel XVI secolo gli artisti erano spinti dal desiderio di conoscere approfonditamente tutte le parti
del corpo umano e si crearono stretti sodalizi con gli anatomisti più insigni: Leonardo da Vinci, ad
esempio, lavorò insieme a Marcantonio della Torre; Calcar, allievo di Tiziano, eseguì sotto le
indicazioni di Andrea Vesalio pregevolissime tavole anatomiche; Michelangelo ebbe rapporti
strettissimi di amicizia e di lavoro con Realdo Colombo, professore di anatomia all’università di
Padova, ed eseguì spesso dissezioni di cadaveri sia a Firenze, in gioventù, presso la cappella di
Santo Spirito, sia, nell’età matura, a Roma, come attesta il suo contemporaneo e biografo Giorgio
Vasari:

[Michelangelo] “Fece per la chiesa di Santo Spirito della città di Firenze un Crocifisso di legno,
che si pose ed è sopra il mezo tondo dello altare maggiore a compiacenza del priore, il quale gli
diede comodità di stanze; dove molte volte scorticando corpi morti, per istudiare le cose di
notomia, cominciò a dare perfezione al gran disegno ch’egli ebbe poi”…”infinite volte fece
anatomia, scorticando uomini per vedere il principio e legazioni dell’ossatura, muscoli, nerbi, vene
e moti diversi, e tutte le positure del corpo umano”; “…e s’egli avesse avuto un subietto, che me
lo disse parecchie volte, avrebbe spesso, così vecchio, fatto notomia”.

A quel tempo i contatti tra gli intellettuali erano strettissimi, e non soltanto tra gli anatomisti
e gli artisti desiderosi di perfezionare la propria pittura, ma fra studiosi di varie discipline.
Infatti è tipico del Rinascimento l’eclettismo. Avveniva spesso, come nei personaggi che abbiamo
citato, che un medico anatomista fosse anche teologo, filosofo, astronomo e artista.

Esempi di questa vocazione enciclopedica si trovano in Leonardo, in Pico della Mirandola, in
Marsilio Ficino o in Girolamo Fracastoro, che oltre ad essere medico, matematico, astronomo, poeta,
teneva presso la sua dimora un cenacolo del quale facevano parte anche nomi come Nicola Copernico,
Andrea Vesalio e Marcantonio Della Torre.

Michelangelo, come a maggior ragione Leonardo, non riuscì a passare alla storia anche come attento
studioso di anatomia perché il suo progetto di realizzare un opera su tale argomento fallì a causa
della morte dell’amico medico Realdo Colombo. Non vi sono però dubbi sull’enorme interesse che aveva
per questa disciplina, e non soltanto per perfezionare la propria arte, ma per vero spirito di
ricerca e di indagine scientifica, tant’è che continuò a praticare dissezioni anatomiche fino alla
fine della sua vita, in tarda età.

Le sue esperienze di dissezione ed i suoi contatti con i luminari della medicina d’allora, che
proprio in quel periodo stavano rivoluzionando le concezioni anatomiche ereditate da un medioevo di
stasi nel campo della ricerca empirica, fanno pensare che egli sia stato partecipe delle nuove
teorie che vanno anche inquadrate all’interno di un processo di trasformazione del modo di vedere le
cose. Una trasformazione che era anche il frutto di un innovato pensiero filosofico; un pensiero
nuovo, ma con radici antiche che trasportavano linfa vitale da filosofie e religioni del passato.

Il Neoplatonismo

Centro principale di sviluppo e fulcro di diffusione di queste nuove dottrine fu Firenze, e qui
l’artista le avrebbe assimilate durante gli anni della formazione, alloggiando presso il suo
mecenate Lorenzo il Magnifico, che come afferma il Vasari ebbe un atteggiamento paterno nei
confronti del giovane Michelangelo:

[Lorenzo il Magnifico] “…fatto proposito di aiutare e favorire Michelagnolo, mandò per Lodovico
suo padre, e gliene chiese, dicendogli che lo voleva tenere come un de’ suoi figlioli, ed egli
volentieri lo concesse; dove il Magnifico gli ordinò in casa sua una camera, e lo faceva attendere,
dove del continuo mangiò alla tavola sua co’ suoi figlioli ed altre persone degne e di nobiltà, che
stavano col Magnifico, dal quale fu onorato…”.

Ebbe, quindi, sicuramente stretti contatti con intellettuali quali Pico della Mirandola e Marsilio
Ficino, che furono tra i più insigni esponenti di una filosofia che aspirava a conciliare il
pensiero della Chiesa con quello dei Platonici e che come lui frequentavano il Giardino di S. Marco
punto di incontro, messo a disposizione da Lorenzo, per i grandi personaggi della cultura di allora.
E’ questo il periodo in cui sorge l’Accademia Platonica.

La filosofia sviluppata alla corte di Lorenzo il Magnifico, aveva radici antiche: Platone e i suoi
epigoni, la Cabbala ebraica, la magia Caldea ed il Cristianesimo. Da questi fondamenti gli uomini
del Rinascimento fiorentino svilupparono nuove concezioni, in cui il Mondo assume un aspetto
dinamico dove l’uomo altro non è che un gradino intermedio tra l’essere e Dio. L’uomo non è più
visto come qualcosa di casuale o fortuito, ma, al contrario, funzione di una causa, e finalizzato al
raggiungimento dell’unità con il resto delle cose attraverso l’intelletto, ultimo gradino prima
della Divinità.

Questa concezione, nuova per il tempo, costituisce il terreno di coltura per una nuova generazione
di studiosi che applicano la loro ricerca alla comprensione del mondo per fini teologici ed
ascetici. L’uomo acquista così una sua dignità perché, appunto, non più passivo e supino alla
Natura, ma quanto più è attivo tanto più tende alla perfezione.

Michelangelo si muoveva in questo ambiente, partecipava ai dibattiti, assorbiva una nuova dottrina
che mutava il modo di vedere il Mondo; era circondato da una cerchia di aristocratici che proclamava
l’unità con Dio attraverso un’ascesi che passa per diversi gradini, di cui l’ultimo è l’intelletto.

L’intelletto, nella visione degli appartenenti all’Accademia Platonica, era simbolicamente
rappresentato dagli angeli, come nella sua opera fondamentale, “Theologia Platonica”, scriveva
Marsilio Ficino:

“L’ anima imita Iddio con l’unità, gli angeli con l’intelletto, la specie propria con la ragione,
gli animali bruti col senso, le piante col nutrimento, le cose che mancano di vita con l’essere. E’
dunque l’ anima dell’uomo in un certo modo tutte le cose”.

Epilogo: perché un cervello?

Michelangelo conosceva le argomentazioni neoplatoniche sull’intelletto, e sapeva che gli anatomisti
suoi contemporanei, con cui era in stretto contatto, ponevano la sede dell’intelletto nei ventricoli
del cervello.

Scriveva Berengario da Carpi, professore di anatomia a Bologna all’epoca in cui Michelangelo
eseguiva la volta della Cappella Sistina:

“Sia che la mia opinione sia nuova o antica, io credo che sia molto convincente. Ritengo che i
citati poteri della mente siano localizzati nelle due cavità anteriori del cervello, che la fantasia
sia localizzata anteriormente e non altrove, che il pensiero stia a metà e la memoria
posteriormente, e anche ai lati, perché la parte posteriore di quel ventricolo si estende ai lati
delle orecchie”.

Alcuni studiosi hanno ravvisato nella volta della Sistina degli elementi che potrebbero far leggere
l’opera in chiave neoplatonica: le immagini lungo il perimetro della volta, i Profeti e le Sibille,
sono state giudicate come le rappresentazioni di Neoplatonici. All’interno di questo quadro
interpretativo viene ora ad assumere una posizione centrale la raffigurazione della “Creazione di
Adamo”.

Infatti, Michelangelo, partecipe del pensiero neoplatonico, avrebbe potuto mettere tra Dio e Adamo
gli angeli, allegoria dell’intelletto, forse con il proposito di indicare la strada per arrivare
all’unità con il Creatore; peraltro non è da escludere che, conoscendo l’anatomia e la funzione del
cervello come sede dell’intelletto, abbia modellato Dio ed angeli in tal guisa.

fonte: www.riflessioni.it
fonte originale: www.debernardis.it/

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