CERVELLO & CAMBIAMENTO

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CERVELLO & CAMBIAMENTO

di A cura di Elsa Nityama Masetti

I cinesi lo chiamavano “Cuore Celeste”, l’antroposofia “l’organo dello Spirito”. Per le neuroscienze
il cervello in azione è la mente. Definitivamente, per Joe Dispenza – che Scienza e Conoscenza ha
intervistato a Milano a Novembre 2008, in occasione del suo seminario – il cervello è “l’organo del
cambiamento” così come i polmoni, per esempio, sono l’organo della respirazione.

Scienza e Conoscenza: Quali sono state le scoperte e ricerche nel campo delle neuroscienze che hanno
dato sostegno alla tua intuizione della mente che da forma alla realtà?
Joe Dispenza: Tutto quello che ci compone, il “tu” e il “me” – i nostri pensieri, i sogni, le nostre
memorie, le speranze, i sentimenti, le nostre fantasie segrete, i nostri timori, le abilità, le
nostre abitudini, i dolori e le gioie – è inciso nel reticolo di lavoro vivente dei 100 miliardi di
cellule del cervello. Se imparate oggi anche un solo bit d’informazioni, le minuscole cellule
cerebrali creeranno nuovi collegamenti tra di esse e chi sei “tu” ne sarà alterato. Questo “tu” come
essere senziente è immerso e realmente esiste nel web elettrico e interattivo del tessuto cellulare
del cervello. Il modo in cui le nostre cellule nervose sono specificamente organizzate da ciò che
impariamo, che ricordiamo, da ciò che sperimentiamo e che prevediamo, da ciò che temiamo, così come
da ciò che pensiamo di noi stessi, ci definisce individualmente ed è riflesso nei nostri
collegamenti neurologici interni. Siamo costantemente un “work in progress” [un processo in
elaborazione, ndr].

Il cervello è l’organo del cambiamento. C’è un concetto nelle neuroscienze denominato
neuroplasticità, che dimostra che il cervello altera se stesso ogni volta che impariamo qualcosa di
nuovo. Inoltre cambia quando abbiamo una qualsiasi nuova esperienza. La nostra materia grigia – per
funzionare al meglio nella vita – si riorganizza nel frattempo che scegliamo di modificare il nostro
comportamento. In altre parole quando realmente cambiamo idea (change our mind in originale, ndr),
il cervello cambia… e quando cambiamo il cervello, la mente cambia.

Ecco che cosa intendo. Secondo le neuroscienze, la mente è il cervello in azione. La mente è il
cervello al lavoro. È il prodotto dell’attività del cervello quando è animato dalla vita. Ora con
100 miliardi di cellule nervose cablate insieme, diventa palese che possiamo produrre molti livelli
diversi di mente. Per esempio, la mente che usiamo per fare il make-up è differente dallo stato
mentale usato per guidare. Ugualmente, “mettiamo insieme” una mente diversa quando assumiamo il
ruolo della vittima contrariamente a quando dimostriamo gioia. Tutto questo è così, perché
abbastanza semplicemente possiamo indurre interi gruppi di cellule nervose ad attivarsi in modi
molto diversi.

Non più di trenta o quaranta anni fa, c’era la credenza unanime nel campo delle neuroscienze che il
cervello era hardwired, volendo significare che siamo nati con una determinata quantità di
collegamenti neurologici e la finalità della vita era che ci saremo, crescendo, riorganizzati come i
nostri genitori. Era una percezione accettata che questo organo fragile, denominato cervello, non
potesse ottimizzare i relativi fissaggi (hardware). Ma con l’avvento delle ultime tecnologie nel
campo del linguaggio figurato funzionale (brain scans) risulta palese che è possibile far lavorare
diversamente il nostro cervello (process mind). Di fatto, alcune delle ricerche dell’università del
Wisconsin hanno dimostrato che qualcosa di semplice come l’attenzione – o concentrazione focalizzata
– sia un’abilità, come il golf o il tennis. In altre parole, più vi esercitate nell’essere coscienti
o attenti, più facilmente lo sarete in seguito.

Ora proprio qui giace il paradosso. Se possiamo davvero cambiare il cervello e la mente, allora chi
è che attua il cambiamento? Il cervello non può cambiare se stesso. E’ un organo come i reni e il
fegato. Il cervello non è niente senza la vita. La mente non può cambiare il cervello perché è un
prodotto del cervello stesso. Ricorda la mente è il cervello in azione. Chi allora sta attuando il
cambiamento del cervello e della mente? La risposta è quella parola che è stata evitata dalla
scienza con tutte le sue forze. É la coscienza che usa il cervello e il corpo per produrre molti e
diversi livelli della mente. Ed è solo quando siamo davvero consci e consapevoli che possiamo fare
cambiamenti visibili riguardo a chi siamo e a come possiamo pilotare le nostre vite.

In aggiunta, le scansioni cerebrali hanno chiaramente provato che possiamo cambiare il cervello
semplicemente pensando diversamente. Nel caso di un’attività come quella di suonare il piano gli
stessi circuiti saranno creati da chi fa fisicamente l’azione così come da coloro che semplicemente
si eserciteranno a riportare mentalmente alla memoria scale e accordi. Messa giù semplice, quando
siamo veramente attenti e focalizzati il cervello non conosce la differenza tra ciò che accade
nell’occhio delle nostra mente e quello che invece prende forma nel mondo. […]

A causa della misura del lobo frontale nel cervello umano, possiamo rendere i pensieri più reali di
qualsiasi altra cosa. Questo è il privilegio di essere degli umani. E quando viene richiesto, come
negli innumerevoli esperimenti e test effettuati, un training o una performance mentale, il cervello
a livello sinaptico, mostra a tutti gli effetti di aver avuto l’esperienza. E con una pratica
consistente il cervello e il corpo saranno fisicamente mutati nella realtà fisica senza aver mai
fatto l’esperienza fisica stessa. Abbiamo creato l’hardware neurologico da usare nell’esperienza
futura che ci attende.

Applicando questa comprensione al modello quantistico che afferma che la nostra mente soggettiva ha
un effetto sul mondo oggettivo (la coscienza crea la realtà), possiamo cominciare ad esplorare
l’idea che se il nostro cervello e il corpo evidenziano cambiamenti fisici per assomigliare
all’esperienza che è già accaduta, quale risultato dei nostri sforzi mentali e prima che la
manifestazione fisica della coscienza sia accorsa, allora teoricamente sarà l’esperienza a trovarci!

Un cervello che funziona in modo coerente è qualcosa “di più” dei due lobi – destro e sinistro – che
funzionano in modo equilibrato? Che cosa e in che modo “di più”?
il funzionamento degli emisferi destro(dx) e sinistro(sx) è stato ora ridefinito dalle neuroscienze.
Una volta si diceva che la parte sinistra del cervello era quella logica, ragionante mentre quello
destro era il cervello creativo, romantico, spaziale. In effetti proprio il cervello sx funziona
secondo una serie di processori lineari d’informazioni, mentre il dx è come un processore parallelo,
olistico. Recenti ricerche hanno dimostrato che la novità cognitiva appartiene al dx, mentre la
routine cognitiva dipende dal sx, e questo è un bel modo di spiegare perché il cervello dx è “il
grande creatore”. L’arte consiste nel mantenere equilibrati entrambi gli aspetti. Alcune persone
tendono ad essere dei grandi ricercatori di novità ma poi non le memorizzano nella routine, mentre
alcuni sono così rigidi nella loro routine che non imparano niente di nuovo. In un certo senso,
questo crea una disparità nel cervello, ma quando parliamo di coerenza del cervello, che è una delle
mie passioni, il riferimento è la misurazione elettroencefalografica delle onde cerebrali. Quando
siamo sotto stress, arrabbiati, aggressivi, ansiosi, paurosi, quando soffriamo, emettiamo delle
sostanze chimiche che disintegrano il sistema nervoso e anche il cervello, e quelle stesse sostanze
fanno sì che il cervello diventi ossessivo. Siamo ossessionati dai nostri problemi e non riusciamo a
smettere di pensarci.

Ebbene questi tipi di sostanze chimiche sono quelle che a breve termine permettono al leone di
focalizzarsi sulla gazzella ferita e alla gazzella di focalizzarsi sul leone, e quel focus indiviso
del corpo nell’ambiente in un certo determinato momento è la chimica che permette alla sopravvivenza
di avere luogo. Gli essere umani, però, trattengono questo stress attivo più a lungo del necessario,
perché possono attivare la risposta allo stress non soltanto reagendo all’ambiente ma anche
semplicemente pensando a qualcosa di stressante, preparandosi nei suoi confronti, aspettandolo.
Continuiamo a prepararci per un evento che, di fatto, abbiamo già creato, inventato nella nostra
mente e questa è chiamata ansia, disturbo da compulsione ossessiva, nevrosi, detta anche
depressione. L’effetto a lungo termine di ciò provoca un cervello molto disintegrato e fa si che
diventiamo eccessivamente analitici, e quindi, ossessionati.

Quando invece creiamo un’autentica coerenza cerebrale – e la ricerca negli USA dimostra che una
persona quando inizia a rallentare il proprio cervello passando a uno stato meditativo, se lo fa
correttamente e va oltre la sfera analitica, il suo focus diventa più aperto, più diffuso –
consentiamo alla nostra mente di spostarsi dall’ossessione, diventando in un certo senso “privi di
se” (selfless). Allora il cervello passa a quelli che sono chiamati modelli in sincronia di fase.

La chimica dello stress induce il cervello a rimanere in quello che è detto lo stato superiore delle
onde Beta, uno stato super analitico, super precipitoso, super ansioso e la maggior parte delle
persone vive in quella gamma di frequenza. In tale stato il cervello inizia a lavorare troppo
velocemente e a precipitarsi nel tempo, valutando che cosa potrebbe succedere basandosi sul passato.
Anticipa un evento futuro ma lo fa su queste basi e quindi continua a riciclarci in tale condizione
discontinua. Ma quando ci permettiamo di arrenderci, di rilassarci e iniziamo ad addestrarci in modo
corretto nella meditazione, a essere presenti, il cervello comincia a spostarsi in quei modelli alfa
sincronizzati che sono molto ordinati. Tutte le onde si muovono insieme e la coerenza che ne deriva
permette a parti diverse del cervello di iniziare a comunicare in modo corretto come se la sinfonia
diventasse sempre più armonica, il ritmo del cervello più organizzato. Ora così come ci si esercita
a suonare il piano o a giocare a tennis ci si può esercitare anche in questo, e più lo si fa, più
diventa familiare. E’ l’ordine creato che è così splendido nei modelli in sincronia di fase. Quella
coerenza, quell’integrazione del cervello, improvvisamente invia un segnale estremamente coerente a
tutto il sistema nervoso che attraversandolo reintegra tutti gli altri sistemi: il digestivo,
l’immunitario, il circolatorio…

Alcuni affermano che un pensiero è solo un pensiero, non significa che sia la realtà. Da un altro
punto di vista i pensieri sono reali, come cose. Secondo la tua esperienza quale delle due
affermazioni è più vera?

Io penso che la scienza stia cercando di ridefinire, specificare questa faccenda del pensiero e la
parola che ora usa è co-scienza, giusto? E’ quella cosa che sebbene così immateriale, lascia degli
effetti nella mente, nel cervello, nella mente corporea. I pensieri nel cervello sono cose reali,
perché qualunque sia la loro provenienza, e qualsiasi siano le teorie sull’origine degli stessi, è
necessario prendere atto che il pensiero ha degli effetti misurabili sul corpo; in altre parole
quando avete un pensiero producete sostanze chimiche, il vostro cervello rilascia o mette in circolo
una serie di molecole, e in pochi istanti vi sentite esattamente nel modo in cui state pensando. Se
si tratta di pensieri d’insicurezza vi sentirete insicuri, ora nell’istante in cui cominciate a
sentirvi insicuri, dato che il cervello è in costante comunicazione con il corpo, cominciate a
pensare proprio come vi sentite e vi sentite nel modo in cui pensate. Ecco l’effetto che il pensiero
produce sul corpo.

Qualcosa si può dire anche sullo stesso effetto a distanza. In tutto il mondo sono stati fatti 2500
studi sul potere della preghiera, o come il pensiero può aiutare una persona a star meglio in altro
luogo; ma non basta semplicemente un pensiero. Se prendete un gruppo di persone e chiedete loro
d’inviare un’intenzione a un filamento di DNA in provetta perché si srotoli, queste persone possono
avere un’intenzione chiara e concisa ma questo non influisce sul DNA. Non c’è alcun potere
nell’intenzione da sola. Lo stesso se prendete un altro gruppo di persone dicendo loro di spostarsi
in uno stato d’animo elevato, di provare amore, gioia e poi irradiare questo campo al di fuori… Di
nuovo nel DNA non succede niente. Quando, però, combinate l’intenzione con la sensazione di uno
stato d’animo elevato oppure con la percezione indotta dalla visione dello srotolarsi di tale DNA,
il 25% a quel punto si srotola.

Tu intendi, dunque, un pensiero intenzionale elevato? E i pensieri non intenzionali?
Sì, parlo di un pensiero intenzionale conscio, che è la carica elettrica del campo quantistico,
mentre il sentimento, la sensazione è la carica magnetica. Il modo come pensiamo e sentiamo crea il
campo elettromagnetico che circonda il nostro corpo. Che dire invece dei nostri pensieri non
intenzionali? Sono anche chiamati pensieri inconsci e sono cablati così rigidamente nel cervello
perché continuiamo in modo inconsapevole e ripetitivo ad attivarli e collegarli. Quei pensieri hanno
degli effetti altrettanto drastici nel campo quantistico perché, che ci crediamo o no, sono più
facili da elaborare nel cervello e nella mente, e la loro ridondanza è trainata dalle stesse
sensazioni ad essi collegate….cosa voglio dire con questo?

Quello che intendo è che una persona può avere tutte le buone intenzioni del mondo, desiderare una
vita grandiosa, ma siccome ha memorizzato la sofferenza per 20, 40 anni, questa sofferenza inconscia
è ciò che continua a creare gli stessi ostacoli ripetitivamente nella vita. Quindi l’arte del
cambiamento richiede una sorta di addestramento in quel sistema di memorie automatiche,
riorganizzandolo in modo da dissolvere quei programmi subconsci che continuano a guidarla verso lo
stesso destino. E tali programmi sono basati sui suoi pensieri e sentimenti inconsci.

Quindi, se intendo bene, è necessaria una deprogrammazione che ci faccia saltar fuori da
pianificazioni cerebrali su cui ci siamo inconsciamente allenati per anni e anni?
Nel mio lavoro il primo stadio del cambiamento è sempre disimparare o deprogrammare per poi
reinventare. Non potete seminare un giardino se prima non strappate vie le piante dell’anno
precedente, zappando, spezzando le zolle e poi fertilizzando. E’ necessario prima “fare spazio”.
Insegno a disimparare, deprogrammando. I primi sei passi del mio metodo riguardano proprio il
disimparare, perché questa è la parte difficile. Una volta che avete disimparato waooo… avete una
nuova visione del paesaggio, vedete un nuovo orizzonte.

Qual è la differenza, se c’è, tra l’essere in uno stato di autoipnosi, e permanere in una catena
ripetitiva di pensieri? Suggerisci del lavoro, dei corsi di ipnosi o di pnl?
Possono essere utili sì, ma soltanto quando si è andati al di là della mente analitica, l’ipnosi non
funziona se non si è andati oltre il pensiero analitico.

Tu dici che i pensieri ripetitivi sono come una sorta di auto-dialogo ipnotico, nel senso che sono
io stesso che parlo con me stesso giusto? È una specie di trance…
La deprogrammazione richiede di spostarsi un uno stato di trance perché c’è molto dietro a quel
pensiero analitico, a quella mente analitica, e lì che c’è tutta la “spazzatura” quindi l’unico modo
per andare oltre questa sorta di barriera è quello di trasformare le onde cerebrali in quello stato
sincronico di fase Alfa, ovvero uno stato molto vicino al sonno, anzi potete addormentarvi, senza
neanche pensarci, il corpo scivola nel sonno…

Conosci il metodo di Vianna Stibal, il theta healing, in che modo, secondo le tue conoscenze, la sua
efficacia si avvale delle onde cerebrali?
Sì, ne ho sentito parlare… Quando abbiamo dei programmi inconsci più volte ripetuti, essi prendono
sede nel cervello subconscio. Quello che sto cercando di dire in realtà è che il corpo ha
memorizzato quel comportamento e quella reazione emozionale meglio della mente conscia e quando il
corpo sa meglio della mente è il corpo stesso che la dirige. A questo punto quindi noi sottostiamo
agli effetti derivanti dal corpo che controlla il cervello, il nostro sentirci, il nostro feeling,
controlla la sfera del pensiero e non viceversa. Il 90% di chi siamo entro l’età di 35anni si trova
nei programmi subconsci.

Così una persona vuole cambiare e dice: «Bè, certo mi piacerebbe far questo, essere così, vorrei
essere felice…». Di fatto, però, è il corpo che sta dirigendo tutto quanto, perché ha memorizzato la
sofferenza, giusto? Per rimanere in questo esempio, quindi si tratta di entrare nel sistema
operativo ed effettuare il cambiamento. E cosa vuol dire questo? Non si può comunque farlo con la
mente conscia, innanzitutto perché la mente conscia rappresenta il 10% della mente e, in secondo
luogo, quando il programma è in funzione non potete fermarlo con la mente conscia, sarebbe come se
il vostro computer impazzisse e voi cominciaste a urlargli. Non avrebbe nessun effetto, dovete
entrare nel sistema operativo.

Quando ci spostiamo dallo stato Beta allo stato Alfa passiamo semplicemente dalla mente conscia alla
mente subconscia, oltrepassiamo quindi il muro della mente analitica, questo è un gran bel stato
dell’essere perché è lì che l’integrazione ha luogo. Ora se permettiamo a noi stessi di continuare a
rilassarci… Ora, ascolta bene le parole che uso, permettiamo al corpo di incominciare a tormentarsi
ma mantenendo la mente cosciente sveglia. Adesso ci troviamo veramente su un terreno molto fertile,
per questa ragione: se il corpo è diventato la mente, e se quindi il servo è diventato il padrone,
sta guidando, dirigendo la mente. Se lasciamo che il corpo si addormenti e manteniamo sveglia la
mente conscia, non saresti d’accordo nel dire che non ci sarebbe più nessun corpo-mente che oppone
resistenza al cambiamento?

Abbiamo appena tolto il controllo a quella “cosa” che aveva memorizzato queste tendenze, queste
caratteristiche, questi tratti, quindi il corpo non sta più opponendo resistenza perché è
addormentato ed è questo il punto in cui può accadere nel corpo un cambiamento istantaneo perché se
possiamo avere il pensiero come esperienza in questo stato, il corpo si riorganizzerà non soltanto
come architettura neurologica ma comincia automaticamente a cambiare, quindi quella zona
crepuscolare è molto sottile, molto ristretta, se la mancate ritornerete a dormire in un sonno
profondo.

Allora l’arte di essere capaci di scivolare in quella porta, in quella zona, richiede molto tempo
trascorso a imparare gli stadi dello spostamento attraverso queste fasi, prestando attenzione a come
ci si sposta. I trascendentalisti negli Stati Uniti come Whitman e altri lo sapevano. Si sedevano su
una sedia con delle sfere di acciaio in mano e si concedevano di entrare nello stato Alfa. Quando si
spostavano nello stato Theta il corpo si addormentava e quindi la sfera cadeva, e loro si
addestravano a rimanere svegli mentre il corpo si addormentava. Una volta che riuscite a far questo
siete in una zona in cui non siete più un corpo, il corpo non c’è più e in quello stato siete
completamente sgombri, liberi, potete fare delle cose straordinarie e il corpo risponderà
spontaneamente. Gli stati profondi nei soggetti ipnotizzabili, sonnambuli, gli stati profondi dei
soggetti che rispondono effettivamente all’ipnosi, questi soggetti hanno una zona Theta estremamente
definita, sono molto programmabili in quello stato e questo è il motivo per cui manifestano dei
cambiamenti immediati e in breve tempo.

Quindi lo spazio Theta è proprio subito prima di addormentarsi oppure subito prima di svegliarsi
alla mattina…
Si scivola nello stato Theta in diversi momenti. Quando si hanno dei sogni lucidi oppure ci si può
sentir russare o cose del genere. Allora la nostra coscienza è, per così dire, separata dalla
densità del corpo. Ciò che rende facile perdere questo stato, mancarlo, sta nel fatto che il
cortisolo e l’adrenalina, derivati dello stress, disintegrando il sistema nervoso, richiudendo quel
piccolo intervallo theta. Infatti è lo stato Alfa che è cambiato, quindi il cervello non è più
sincronizzato e dallo stato beta passa direttamente e molto velocemente nel delta, ma non rimane
molto a lungo in questo stato delta perché il ciclo del riposo, e quindi della rigenerazione, non
permette mai alla persona di scendere profondamente in quello stato delta per un autentico
cambiamento. Gli schemi del sonno diventano disorientati, la chimica del cervello cambia, i livelli
di serotonina e melatonina mutano e questa persona non riesce a dormire, a ristorarsi e se non
riesce a ristorarsi non può essere in salute.

Ecco perché quando si fanno dei pisolini (parasonnellini) quando ci si siede e in 20 minuti ci si
addormenta e ci si risveglia, poi ci sentiamo fantastici, ci sentiamo benissimo. In questi
sonnellini si passa semplicemente da beta a alfa e poi a theta senza mai entrare veramente nel delta
profondo oppure si entra nello stato delta profondo ma si risale immediatamente, ritornando
attraverso tutti quegli stati perché magari non eravamo neanche sdraiati ma quasi seduti, in un modo
in cui l’effetto cascata chimica del cervello alimenta i cambiamenti. Anche lavando i piatti,
svolgendo attività quotidiane a volte, succede che il cervello inizia a spostarsi nello stato di
trance alfa in sincronia di fase e se ci esercitiamo sempre di più con tale stato, Theta avviene man
mano sempre più accessibile per noi.

Quando sei guarito, chi è stato il guaritore, tu o quell’ordine o intelligenza superiore – di cui
parli nel tuo libro – oppure, per dirla alla rovescia, pensi di essere tu quell’ordine o
intelligenza elevata?
(Ridendo) no, no io non lo sono… siamo tutti connessi a quell’ordine o intelligenza superiore, ma
gli stati emozionali e le caratteristiche abituali che noi memorizziamo in quanto identità, in
quanto ego, sono ciò che ci separa da quel flusso d’intelligenza, che di fatto ci attraversa. Man
mano che iniziamo a toglierci le maschere emozionali ecco che tale intelligenza comincia a trapelare
e a fluire attraverso di noi, e noi diventiamo più simili ad essa, più amorevoli, più gioiosi, più
ricchi d’ispirazione, più creativi… Questi sono gli effetti collaterali. L’ho imparato nella mia
guarigione personale poiché ho voluto andare incontro a tale ordine supremo, “creare spazio” per
esso.

Mi ero rotto la schiena, potevo soltanto sedermi – al massimo guardare la televisione – e porre
attenzione al modo in cui pensavo. E se credete che questa intelligenza-ordine sia reale, siete più
avanti della maggior parte delle persone, dato che è invisibile, non la si può sperimentare con i
sensi, quindi tendiamo a dimenticarcene. Io, però, avevo una preparazione specifica nel campo della
salute e quindi sapevo che c’è qualcosa che dà la vita ed è risanante. Sapevo che potevo
incontrarla, e che rabbia e paura sarebbero state d’impedimento a quell’arrendermi, abbandonarmi
affinché fosse lei a compiere la guarigione. E’ a quel punto che ho notato dei cambiamenti nel mio
corpo e ho cominciato a dire waooo oggi mi sento meglio… Adesso so che è stato quel potere,
quell’intelligenza all’interno di ogni essere umano, ma dobbiamo andarle incontro.

La nostra volontà deve combaciare con la sua, la nostra mente con la sua mente e il nostro amore per
la vita deve combaciare con il suo amore per la vita, e quando ci sforziamo di contattarla,
riusciamo a eliminare i blocchi che ci impediscono di raggiungere quello stato elevato. Le
situazioni che creiamo nella nostra vita fisicamente, emotivamente e mentalmente riguardano tutte
l’essere in grado di imparare qualcosa e porci nuove domande. Se vi alzate alla mattina, odiando la
giornata che vi viene incontro, convincendovi che niente va bene, colmi d’ingratitudine, ecco che
creerete le circostanze adatte a sentire esattamente quella sensazione d’infelicità, ancora e
ancora…

Nel tuo approccio sembra che l’essere e la personalità coincidano. E’ così?
L’essere e la personalità abitualmente coincidono… sebbene la mia esperienza mi dica che l’essere è
semplicemente “l’io sono” e non io sono sicuro o insicuro, buono o cattivo… Lo stato ultimo, supremo
della persona è “l’io sono”, ma di solito l’essere viene sempre congiunto a qualcosa ad esempio, io
sono nella sofferenza e questo è uno stato d’essere, l’io sono è definito come sofferente, insicuro,
degno, indegno… Tuttavia nello stato supremo, ultimo dell’io sono, non c’è niente di congiunto ed è
proprio lì che vogliamo arrivare, che stiamo cercando di arrivare.

Dunque, se alla fine non siamo la mente, la personalità – e non lo siamo?!?!? (Dispenza annuisce…) –
perché allora tutto questo darsi da fare per cambiarla?
(risata piena) Di nuovo ripeto, la mente è nel contesto, il cervello all’opera. L’enfasi sul
cambiamento del cervello, della mente si focalizza sull’effetto. Il cambiamento è l’effetto. Quindi
cambiare la mente è l’inizio e ciò che avvia un diverso funzionamento del cervello. Quando parliamo
del cervello che si attiva secondo le stesse sequenze-combinazioni, è perché la persona pensa sempre
gli stessi pensieri, potremmo dire che ha una mente molto finita e quindi crea letteralmente come un
box nel cervello, non riesce a far sì che lavori secondo modelli diversi, non ha i circuiti per
farlo. Pensare al di fuori del box invece vuol dire creare una nuova mente, far sì che il cervello
lavori e funzioni secondo nuove sequenze e l’ingrediente grezzo che consente di farlo più facilmente
è l’informazione.

La ripetizione di quel processo, il rivisitare le stesse informazioni più volte e l’applicazione di
ciò allestisce nuove esperienze, rinforza la nuova mente e quindi insegna al corpo quello che la
mente ha compreso intellettualmente e la persona passa a un nuovo stato d’essere. Questo è
necessario….e siccome il cervello è così plastico, acquoso, liquido, così modificabile ecco
l’evidenza, la prova stessa del fatto che possiamo cambiare…poiché accade per tutta la vita, anche
quando abbiamo 70-80-90 anni…..

Sembra che dobbiamo darci da fare per creare un nuovo processo di pensiero mentre potrebbe apparire
più saggio creare quel terreno dove il pensiero sfuma, scompare…
Questa è una grande idea….Il tipo di pensiero che abbiamo in modo routinario, ogni singolo giorno,
risponde all’ambiente ed è molto, molto mondano, questo tipo di pensiero è basato chimicamente e
neurologicamente su uno schema, un modello molto reattivo che è connesso alla nostra mente
analitica. Giudichiamo, valutiamo il bene, il male, il giusto, lo sbagliato quello che ci fa sentir
bene, quello che ci fa sentir male, che ci fa sentire a nostro agio ecc…. e lo facciamo in modo
inconscio. Questo accade automaticamente, è così associativo che se non mi piaci, mi viene voglia di
alzarmi e di andarmene. Agisco quel sentire ancora prima di avere il pensiero conscio, mentre se mi
piaci, la maggioranza delle volte, mi avvicinerò a te, siccome mi fa sentir bene, mi fa star bene
non penserò nemmeno al perché lo faccio, semplicemente so che mi fa star bene starti vicino, quindi
diventa automatico… Quel tipo di pensiero è il modo edonistico basato su dolore e piacere in cui le
persone rimangono intrappolate, e quindi sono impedite nel cambiamento. Quel tipo di pensiero li
mantiene schiave della mente, in altre parole non riescono a pensare “più in grande” e oltre il loro
ambiente.

Il tipo di pensiero di cui sto parlando, quando dico di pensare diversamente, non è guidato dalla
chimica della sopravvivenza o dallo stress – che fa sì che il nostro pensiero abbia una frequenza
bassa – sto parlando di progettare una nuova idea, progettare un nuovo destino, ripensare se stessi
ed il fatto che dobbiamo iniziare a pensare in modi diversi per poter arrivare a quel destino. Ora
nel processo creativo c’è un momento in cui “dimentichiamo” letteralmente i noi stessi di sempre,
abbandoniamo i centri associativi del cervello, abbandoniamo tutti quei circuiti che si raffreddano
nei termini di ciò che conosciamo… Quel momento di assenza di pensiero analitico è il momento della
creazione. E’ un processo difficile da spiegare. Salire su una bicicletta e pedalare, lo facciamo
sempre, anche quando siamo in macchina e guidiamo, guardando fuori dal finestrino. Azioni che
facciamo continuamente, e quando le facciamo continuiamo a pensare alle cose che conosciamo già… E
se potessimo utilizzare questo stesso fenomeno di contemplazione per iniziare a pensare… cioè invece
di pensare a esiti futuri o al passato, spostarci piuttosto in uno stato d’animo elevato e
innamorarci di quell’idea, dimenticandoci dei soliti noi stessi, non pensando più a niente,
arrendendoci, quello sarebbe lo stato ultimo, quell’istante in cui abbandoni il piccolo sé è
l’istante in cui ti sposti in quella “mente più grande”, ecco la risposta…..un buon luogo in cui
finire, vero?

Brevemente, qual è il tuo modo di vivere: “Io sono nelle mani della vita” o “la vita è nelle mie
mani”?
Penso che sia una delicata danza tra le due cose, penso che il predeterminato e la casualità siano
una danza. E’ il nostro essere in un processo di creatori divini che ci consente di lasciare i
dettagli a quella mente più grande, vivendo come se le nostre preghiere fossero già soddisfatte.
Vivete così, lasciando che la causalità della mente più grande organizzi gli eventi in un modo che a
noi non verrebbe mai in mente, così da poter rimanere sorpresi e innamoraci della vita, e quella
gioia che sentiamo ci ispiri a rifarlo di nuovo.

Leggendo il tuo libro sembra che la mente sia un prodotto del cervello. Di fatto molti dei
protagonisti delle nuove scienze affermano il contrario, non ultimo Sheldrake…. Puoi spiegare il tuo
punto di vista?
Il mio è un libro di neuroscienze, nel cui campo la mente è: il cervello al lavoro. Ho preso quella
definizione e l’ho mantenuta perché voglio introdurre l’idea – la definizione – che il concetto di
mente che c’è nel libro è lo stesso che usiamo per coscienza. Quando ci si riferisce al buddismo, al
modello di Sheldrake, la loro definizione di mente è intercambiabile con la mia definizione di
coscienza. Quindi nel buddismo tradizionale o nelle antiche scuole molte persone usano la parola
mente laddove io uso la parola coscienza. L’espressione neuro scientifica per cambiare la mente è:
“evolvi il tuo cervello”… Ho fatto una scelta molto precisa nel definire la mente come il cervello
in azione, secondo il modello neuroscientifico.

In un’altra intervista hai detto che non occorre essere un monaco Buddista per evolvere il cervello,
chiunque può praticare l’osservazione, giusto?
Nelle neuroscienze questa definizione – l’osservazione dei nostri pensieri – l’osservazione delle
nostre azioni, sentimenti, sensazioni – è chiamata Metacognizione. È questo il privilegio
dell’essere umani, dato che noi possiamo farlo. Tra tutte le varie specie che esistono noi siamo
quelli che possiamo farlo, abbiamo questo privilegio ed è proprio perché possiamo osservare i nostri
pensieri, azioni e feelings, questo ci permettere di programmare diverse scelte in un’unica vita
invece di una serie di esposizioni nelle generazioni successive.
La vita è un gran bel paradosso!

Intervista con:
Joe Dispenza, di origini italo-americane (nei sui seminari racconta della nonna sicula), ha
conseguito il diploma di chiropratico alla Life University di Atlanta, Georgia (USA). Dopo il
training universitario in biochimica, la pratica e gli studi successivi alla laurea si sono svolti
nei campi della neurologia, neurofisiologia, e della funzionalità cerebrale. All’età di ventitre
anni, durante una gara di triathlon, un’auto lo investì provocandogli fratture vertebrali multiple.
Diversi medici dissero che la sua unica speranza di ricominciare a camminare stava nella fusione di
alcune vertebre, in un’operazione che l’avrebbe lasciato con una vita di sofferenza e di mobilità
limitata. Dispenza rifiutò e oltre a seguire un accurato programma terapeutico, egli letteralmente
si servì del pensiero per aprirsi la strada verso la guarigione. Tre mesi più tardi, era in grado di
camminare e di agire come prima dell’incidente.

da www.scienzaeconoscenza.it/

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