Il canto è preghiera

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Riflessioni sul Sufismo:”Il canto è preghiera”

di Aldo Strisciullo

Articolo apparso sulla rivista Sufismo, n°2/2008

Il canto è preghiera

I sufi cantando e danzando raggiungono stati estatici. Il canto è parola, la parola è suono e ritmo, il suono, infine, è vibrazione. Tutto nelluniverso per esistere deve vibrare, ruotare, come affermano gli stessi sufi. La danza, movimento e vibrazione anchessa, accompagna il canto nel suo divenire.

Nella poesia mistica il verso trasforma il tempo e lo spazio. Il verso vibra e muove, nel ritmo, per sconfinare nelloltrespazio, svelando e rivelando le dimensioni più intime dellessere.

Nel mondo fenomenico ogni elemento ha la sua vibrazione complementare, presente nel tempo e nello spazio: bene e male, personalità e carattere, vita e morte, suono e silenzio. Dove cè suono cè vibrazione e dove cè vibrazione cè vita. Al contrario, dove cè silenzio cè inattività, e dove cè inattività cè morte, non esistenza.

Poiché la psiche è una parte materiale dellessere il canto mistico, con le pause e il respiro ritmato, armonizza le energie psichiche, stabilizza quelle fisiche, consentendo gradualmente allanima di manifestarsi. Il sufi, cantando, attraversa le nebbie e le pieghe della materia, giungendo di là dal contingente. Per questo, il tutto è una preghiera completa, espressione manifesta del misticismo, del trasporto verso il divino.

La preghiera è fatta di parole (suono), azione e intenzione, per ladorazione di Dio. Le parole sono vibrazioni esprimenti lintenzione che insieme allazione agiscono sulle forze consce e inconsce. I sufi dicono: «Dio con lazione crea lenergia e con il pensiero le leggi che governano lenergia nelle sue infinite varianti, sino alla creazione del piano fenomenico costituito da elementi opposti (un positivo e un negativo, due positivi e due negativi…ecc.)».

Âbû Maydan ha scritto: «Di: Dio, e abbandona lesistenza e ciò che ci attornia, se desideri il compimento della perfezione. Se ci pensi bene, tutto, eccetto Dio, è nulla sia nel particolare sia nel totale». Il sufi, nel dhikr rituale collettivo, invoca lunicità di Dio, «lâ ilaha illâ Âllâh»: «non vi è altra divinità che Dio». Il sufi invoca lunità in sé del sé, unità psichica e psicologica allo stesso tempo, che raccoglie dalla frammentazione, dalla devianza, da tutto ciò che è altro dal Sé. Infatti, il sufi persegue linterezza e lintegrità psichica, etica e spirituale.

Lemiro Abd âlKâder ha detto: «la realtà totale si divide tra la non-manifestazione precipua dellessenza divina, e la manifestazione specifica dei Nomi divini. Tocca dunque al fedele dessere sempre fra queste due contemplazioni: quella cui è nascosta lEssenza e quella in cui sono apparenti i Nomi. Così Dio ha dato al fedele due modi di vivere: uno esterno, laltro interiore. Con linteriore egli guarda il non-manifestato; con lesterno vede il manifestato. Si ha allora una sorta di istmo fra i due mondi, ed egli non deve sprofondare interamente nelluno ad esclusione dellaltro. Se lo fa è perduto».

Così il canto e la danza mistici sono la porta tra il mondo manifesto e quello non-manifesto, essendo il canto e la danza laspetto formale, simbolico e lestasi il contatto intimo con il non-manifesto. I Nomi di Dio, recitati e ripetuti continuamente, sono gli attributi della realtà esterna che evocano la manifestazione, tralasciata gradualmente nellabbandono durante la preghiera cantata, durante la discesa nel sé.

Nel dhikr, come scrive lo sheikh Mandel Khan, «lo stimolo ritmico è uno degli aspetti base del processo cognitivo e intellettivo, dilata il concetto dellessere nella sua trascendenza, sino alla dimensione spirituale. Viene sollecitata lattivazione dellarea associativa quella che ci dà la cognizione della nostra individualità collocandola nello spazio. Vengono intensificati il senso del ritmo, dellolfatto, si stabilisce un senso di calma, cui seguono sensazioni di rapimento congiunte a una dilatazione essenziale del concetto dellio». Nel dhikr, il ritmo è portato dal tamburo – suono e vibrazione – a cui si aggiunge la simmetria dei movimenti, delle parole, del canto e dei gesti del rituale. Il ritmo distingue lessenza dal caos. La simmetria è ciò che conduce al raggiungimento dellequilibrio delle forme psicofisiche e spirituali.

Ecco, allora, che la preghiera è parola-suono-azione governata da ritmo e simmetria. NellIslâm la preghiera riassume nel rituale, nelle parole e nei gesti tutti i valori della teologia musulmana, il cui culmine è lunicità di Dio, la sottomissione e lintimità con Dio stesso.

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