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Biologia delle credenze

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Biologia delle credenze

di Bruce Lipton

“Lipton dimostra come non sia il genoma a controllare noi, quasi fossimo dei robottini, ma viceversa
è la nostra percezione dell’ambiente ad influire sui geni. Ciò dà un significato nuovo al rapporto
tra cellule, credenze, stress e manifestazioni della realtà e spiega la regressione di certe
patologie considerate permanenti. L’intervista che segue è abbastanza illuminante”

Biologia delle Credenze ha vinto l’Award in Usa come miglior libro di
Scienza nel 2006.

Il genoma e la criptonite
A spasso per il Campo con Bruce Lipton
a cura di Meryl Ann Butler

In questa nuova intervista Lipton approfondice dei temi già noti al lettore di Scienza e
Conoscenza, approfondendo in maniera ancora più incisiva e comprensibile il legame tra cellule,
credenze, stress e manifestazione della realtà. Alla fine la risposta è: consapevolezza!
Leggetelo attentamente: abbiamo forse un’altra opportunità?
Conduciamo la nostra esistenza in base a quello che riteniamo sia il nostro mondo, le
nostre capacità e i nostri limiti. Che conseguenze avrebbe lo scoprire che quest e credenze sono
sbagliate? Che ogni cosa, dal DNA al futuro del nostro mondo, si basa su un semplice «Codice della
realtà» che è possibile cambiare e migliorare a volontà?
MAB: Bruce, l’incontro tra il lavoro tuo e quello di Gregg Braden è davvero emozionante!
Grazie per aver accettato di condividere alcuni tuoi pensieri con noi.
Dott. Bruce H. Lipton: Grazie, sono felice di partecipare!
MAB: Il punto di partenza del tuo libro, La biologia delle credenze, è che gli esseri
umani non sono, come pensavamo prima, vittime dei loro geni, ma che l’ambiente ha un effetto diretto
sul nostro DNA. Vorresti approfondire?
BL: Certamente. Fino a tempi recenti, si pensava che i geni fossero auto-attuativi, cioè
potessero accendersi e spegnersi da soli. Come risultato, oggi la maggior parte delle persone si
ritengono dei robot genetici, cioè che i geni controllano la loro vita.
Le mie ricerche, invece, segnano l’inizio di una concezione radicalmente nuova della
scienza cellulare. La nuova biologia rivela che noi “controlliamo” il nostro genoma, anziché esserne
controllati. Oggi è riconosciuto che l’ambiente, e più precisamente le nostre percezioni o
interpretazioni dell’ambiente, controllano direttamente l’attività dei nostri geni. Ciò spiega
perché la gente può guarire spontaneamente da pato logie ritenute permanenti.
MAB: Allora è davvero il caso di parlare di «primato della mente sulla materia»?
BL: Sì, questa nuova concezione della biologia umana non considera il corpo un mero
apparato meccanico, ma ingloba il ruolo della mente e dello spirito. Questa nuova prospettiva è
fondamentale in ogni processo di guarigione, perché riconosce che quando cambiamo la nostra
percezione o le nostre credenze, mandiamo messaggi totalmente diversi alle nostre cellule,
provocando la loro riprogrammazione.
Questa nuova scienza si chiama epigenetica. Esiste da sedici anni, ma solo ora il grande
pubblico sta imparando a conoscerla. Per esempio, l’American Cancer Society è un’organizzazione che
fa ricerca sui geni del cancro da circa cinquanta anni. Ebbene, questa società ha scoperto che solo
circa il 5% dei casi di cancro ha legami con la genetica; il 95% non ha nulla a che fare con la
genetica. Recentemente, l’American Cance r Society ha pubblicato una statistica dove si dice che il
60% dei casi di cancro si può evitare cambiando stile di vita e dieta. Quindi, oggi ci dicono:
«Dipende dal tuo stile di vita, non dai geni».
MAB: Per cui l’agognata «fonte della giovinezza» potrebbe in realtà trovarsi dentro di
noi?
BL: Dentro ognuno dei nostri corpi, in questo momento, ci sono miliardi di ceppi
cellulari, cellule embrionali concepite per riparare o sostituire tessuti e organi danneggiati.
Comunque, l’attività e il destino di queste cellule rigenerative sono epigeneticamente
controllati. Ciò vuol dire che esse sono profondamente influenzate dai nostri pensieri e percezioni
dell’ambiente. Quindi, ciò che pensiamo dell’invecchiamento può interferire o migliorare il
funzionamento dei ceppi cellulari, provocando la nostra rigenerazione o il nostro declino
fisiologici.
MAB: Che parte ha l’evoluzione in tutto ciò?
BL: Beh, come si è scoperto, Darwin aveva torto. La scienza di oggi ignora le teorie
darwiniane basate sulle nozioni di lotta e competizione, anche se potrebbero volerci anni prima che
questo fatto arrivi sui libri di testo. La cooperazione e la comunità sono in realtà i principi
fondamentali dell’evoluzione, oltre che della biologia cellulare. Il corpo umano rappresenta lo
sforzo cooperativo di una comunità di cinquantamila miliardi di cellule. Una comunità, per
definizione, è un’organizzazione di individui impegnati a sostenere una visione comune.
Jean-Baptiste Lamarck aveva visto giusto già cinquanta anni prima di Darwin. Nel 1809
egli scrisse che i problemi che avrebbero afflitto la società sarebbero venuti dal suo distacco
dalla natura, e che ciò avrebbe provocato la dissoluzione della società. La sua concezione
dell’evoluzione era che un organ ismo e il suo ambiente interagiscono in modo cooperativo. Se vuoi
capire il destino di un organismo, devi capirne le relazioni con l’ambiente. Egli capì che la
separazione dall’ambiente ci priva della nostra fonte. Aveva ragione.
E se pensi all’epigenetica, ti rendi conto che oggi la teoria di Lamarck ha trovato dei
fondamenti. Quando non si conoscevano processi che provassero le sue teorie, Lamarck sembrava uno
stupido, anche perché credevamo all’idea neo-darwiniana secondo cui il corpo è soggetto al controllo
genetico. Invece oggi la scienza più evoluta ci mostra che Lamarck aveva ragione, dopo tutto.
MAB: In che modo tutto ciò si ripercuote a livello cellulare?
BL: Le informazioni provenienti dall’ambiente vengono trasferite alla cellula attraverso
la membrana cellulare. Prima pensavamo che il nucleo della cellula fosse il suo cervello. Ma nel
1985 ho scoperto che in realtà il cervello della cellula è la membrana. Il nucleo, come si è
scoperto, è di fatto il centro riproduttivo.
La membrana cellulare controlla le condizioni dell’ambiente e quindi invia segnali ai
geni, per innescare processi che serviranno alla sua sopravvivenza. Nel corpo umano, il cervello
invia messaggi alla membrana cellulare per controllare il comportamento e l’attività genetica della
cellula. È così che la mente, tramite il cervello, controlla la nostra biologia.
Per esempio, una disciplina importante nelle scienze della salute è la
psiconeuroimmunolog ia. Letteralmente, questo termine significa: la mente (psico) c ontrolla il
cervello (neuro) che a sua volta sovrintende al sistema immunitario (immunologia) . È così che
funziona l’effetto placebo!
Quando la mente percepisce l’ambiente come sicuro e amichevole, le cellule si
focalizzano sulla crescita. Le cellule devono svilupparsi affinché il corpo continui a funzionare in
modo sano.
Al contrario, in situazioni di stress, le cellule assumono un atteggiamento di difesa
protettiva. Quando ciò accade, le risorse energetiche del corpo, normalmente impiegate per sostenere
la crescita, vengono dirottate a questi sistemi che forniscono protezione. Il risultato è che in un
sistema stressato i processi di crescita sono limitati o sospesi.
Nei casi di stress acuto (breve) l’organismo è in grado di adattarsi, mentre uno stress
cronico o prolungato è debilitante, perché le richieste energetiche del corpo interferiscono con la
manutenzione richiesta, e ciò porta a patologie e disfunzioni.
Per esempio, la paura che si è diffusa negli Stat i Uniti dopo l’undici settembre ha
avuto un effetto devastan! te sulla salute dei nostri cittadini. Ogni volta che il governo lancia
l’allarme per un nuovo possibile attacco terroristico, la paura da sola fa sì che gli ormoni dello
stress frenino la nostra biologia e si preparino a una risposta di difesa.
In seguito all’attacco al World Trade Center, la salute del Paese è caduta a picco e i
profitti delle aziende farmaceutiche sono saliti alle stelle (registrando un aumento del 100% in
meno di cinque anni!).
Quel sistema di allarme basato sul codice colorato, poi, è causa di un’altra grave
conseguenza. In stato di paura, gli ormoni dello stress modificano il flusso del sangue nel
cervello. In situazioni normali, il sangue fluisce al cervello concentrandosi soprattutto nel
proencefalo, la sede del controllo conscio. In condizioni di stress, le vene del proencefalo si
restringono, costringendo il sangue a dirigersi verso il romboencefalo, il centro dei riflessi
inconsci. In poche parole: quando abbiamo paura, diventiamo più reattivi e meno intelligenti.
MAB: Nel tuo seminario hai parlato di come riceviamo l’informazione dello stress.
Potresti approfondire l’argomento?
BL: Certamente. La principale fonte del segnale di stress è la voce centrale del
sistema, la mente. La mente è come il conducente di un veicolo.
Se siamo bravi a gestire il nostro comportamento e le nostre emozioni, possiamo
aspettarci una vita lunga e produttiva. Al contrario, i comportamenti improduttivi e una gestione
inadeguata delle emozioni sono come un conducente maldestro che stressa il veicolo cellulare,
interferendo con il suo funzionamento e provocando un collasso.
L’informazione dello stress può arrivare alla cellula dalle due menti separate che
formano la voce centrale che controlla il corpo.
La mente conscia (auto-consapevole) è l’io pensante, la mente creativa che esprime il
libero arbitrio. È l’equivalente di un processore a 40 bit, perché può gestire le in formazioni
provenienti da circa 40 nervi al secondo. Per contro, la mente inconscia è un supercomputer
provvisto di un database di comportamenti pre-programmati. È un potente processore a 40 milioni di
bit, che interpreta e risponde a più di 40 milioni di impulsi nervosi al secondo. Alcuni programmi
derivano dalla genetica: sono i nostri istinti. Tuttavia, la grande maggioranza dei programmi
inconsci vengono acquisiti attraverso le nostre esperienze di apprendimento.
La mente inconscia non è la sede del ragionamento o della consapevolezza creativa; è un
meccanismo rigido di reazione agli stimoli che funziona «in playback». Quando dall’ambiente viene
percepito un dato segnale, la mente inconscia attiva per riflesso una reazione prestabilita. Non è
affatto necessario pensare!
Il risvolto pericoloso del pilota automatico è che i comportamenti inconsci sono
programmati per avvenire senza il controllo, o l’osservazione, dell’io conscio. I neuroscienziati
hanno scoperto che il 95% – 99% del nostro comportamento è sotto il controllo d! ella men te
inconscia. Di conseguenza, è raro che noi osserviamo questi comportamenti, e ancora di più che ne
siamo consapevoli.
La tua mente conscia percepisce che sei un bravo conducente, ma è l’inconscio che per la
maggior parte del tempo tiene le mani sul volante. E l’inconscio può condurti alla rovina.
Siamo stati educati a credere che usando la forza della volontà possiamo annullare i
programmi negativi del nostro inconscio. Sfortunatamente, per fare questo, è necessario mantenere
una vigilanza costante sul proprio comportamento.
Non esiste nell’inconscio un ente osservante che analizzi i comportamenti
“pre-registrati” . L’inconscio è un meccanismo che agisce esclusivamente «in playback». Di
conseguenza, non viene fatta alcuna distinzione tra comportamento inconscio buono e cattivo: sono
tutte “registrazioni” . Non appena la tua consapevolezza viene meno, la mente inconscia mette
automaticamente in atto i suoi programmi preregistrati, basati sull’esperienza.
MAB: Come abbiamo acquisito i nostri programmi inconsci, in primo luogo?
BL: Il cervello prenatale e neonatale opera prevalentemente alle frequenze EEG delta e
theta, nei primi sei anni della nostra vita. Questo modesto livello di attività cerebrale è definito
come lo stato ipnagogico.
Quando si trova in questa trance ipnotica, al bambino non vanno insegnati direttamente
comportamenti specifici. Egli acquisisce il suo programma comportamentale semplicemente osservando i
genitori, i fratelli, i coetanei e gli insegnanti.
Inoltre, l’inconscio di un bambino “scarica” dall’esterno anche credenze relative a se
stesso. Quando un genitore o un insegnante dice a un bambino piccolo che sta male, è stupido,
cattivo o buono a nulla, queste informazioni vengono “scaricate” come un dato di fatto
nell’inconscio del bambino. Tali credenze acquisite costituiscono la voce centrale che controlla il
destino d ella comunità cellulare del corpo.
MAB: Certo, è piuttosto deprimente! Mi sembra che la nostra mente inconscia sia come un
pezzo di criptonite verde del pianeta natale di Superman, ovvero l’unica cosa che può privarlo dei
suoi superpoteri. La criptonite è simile alle fondamenta rocciose dell’infanzia. Come hai detto in
precedenza, l’inconscio non è cattivo per natura. E nemmeno la criptonite lo è. Tuttavia, è
attraverso questi canali che la programmazione ricevuta nell’infanzia ci limita nell’età adulta,
derubandoci – giudicando da ciò che dici – dei nostri superpoteri! Molte persone si sentono vittime
bloccate e impotenti, nonostante il fatto che le loro intenzioni consce siano focalizzate sul
successo. Così arriviamo alla domanda decisiva: in che modo è possibile riprogrammare l’inconscio?
BL: Per modificare la “registrazione” di un comportamento, devi spingere il pulsante
record e ri-registrare il programma che contiene i mutam enti desiderati. Ci sono molti modi per
fare ciò sulla mente inconscia.
Innanzitutto, possiamo diventare più consapevoli di noi stessi e fare meno assegnamento
sui programmi inconsci automatici. Quando siamo più consapevoli, diventiamo padroni del nostro
destino, anziché vittime della nostra programmazione. Questo cammino è simile allo stato di presenza
dei buddhisti.
Secondo: l’ipnoterapia clinica affronta direttamente i problemi nello stato ipnagogico.
Inoltre, possiamo usare molte nuove tecniche psico-energetiche che provocano una rapida
e profonda riprogrammazione delle credenze inconsce limitanti. Queste sono forme di
Superapprendimento che aprono e integrano entrambi gli emisferi del cervello allo stesso tempo,
permettendoci di riscrivere i nostri programmi inconsci. Usando questi processi, che dal punto di
vista meccanico sono simili allo spingere il pulsante record nel registratore dell’inconscio, siamo
in grado di liberarci dalle percezioni limitanti, le cr edenze e i comportamenti auto-sabotanti.
Tra le tecniche! di lavo ro sull’energia psichica, vi sono Psych-K, Holographic
Repatterning, EFT (Emotional Freedom Techniques, Tecniche di rilascio emozionale), EMDR (Eye
Movement Desensitization and Reprocessing, Desensibilizzazione e Rielaborazione attraverso i
Movimenti Oculari) e Body Talk (Parlare al corpo).
MAB: Poiché costruisco labirinti, so che molte persone sperimentano pace e benessere
profondi semplicemente camminando in un labirinto, oltre a un senso di atemporalità, come in uno
stato alterato o ipnagogico. Molte guarigioni spontanee sembrano un risultato diretto della
camminata nel labirinto, e io stessa ho avuto esperienze di guarigione e di eccezionale benessere.
Secondo te, anche questa potrebbe essere una tecnica per riprogrammare l’inconscio?
BL: Credo che qualsiasi processo che espanda la consapevolezza di sé e ci permetta di
osservare e interagire con il nostro inconscio apra la porta alla trasformazione. Grazie alla
consapevolezza, possiamo attivamente trasformare la nostra vita per colmarla di amore, salute e
prosperità. L’uso di queste nuove tecniche di “soprascrittura” fornisce un modo per comunicare con
le cellule del tuo corpo ed è un ponte verso la biologia trasformativa e la p sicologia.
MAB: È stato meraviglioso. Grazie, Bruce, per aver condiviso le tue intuizioni!
BL: Grazie, mi sono divertito!
Gregg Braden e Bruce Lipton stanno aprendo la via alla consapevolezza della nostra
interconnessione con il Campo Quantistico, guidandoci verso un sapere nuovo ed emozionante. Anche il
modo di presentarsi di questa dinamica coppia è significativo: Gregg e Bruce sono l’esempio vivente
della cooperazione da loro stessi predicata! Essi presentano il loro lavoro in una danza sinergica
perfettamente armonizzata, mentre le due distinte braccia delle loro scienze convergono, è il caso
di dirlo, al cuore.

www.scienzaeconoscenza.it

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