Ascoltare la voce del corpo: la consapevolezza interocettiva

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Ascoltare la voce del corpo: la consapevolezza interocettiva

Psicologia Quantistica

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La cosiddetta “consapevolezza interocettiva” è la sensibilità nei confronti delle informazioni e
degli stimoli interni, quali il respiro, la peristalsi gastrointestinale, il senso di fame e
sazietà, ma anche la cognizione del dolore e delle altre emozioni

Carmen Di Muro – 07/07/2023

Il nostro corpo è un sistema di intelligenza mutevole, pulsante, in continuo cambiamento. È un fiume
di energia ed informazioni che costantemente ricrea se stesso, la sede da cui tutto parte e da cui
tutto si genera nella costante interazione tra interno ed esterno. Esso è un fenomeno assai
complesso e va compreso sempre a partire da quelli che sono i “vissuti” della coscienza, sulla base
di quel profondo e insolvibile legame che tiene assieme la sfera somatica e quella psichica, non
come due dimensioni differenti, ma nella loro reciproca relazione originaria al di fuori della quale
noi non saremmo quello che siamo. Il corpo è, infatti, la terra dove prendono forma visibile le
dinamiche sottili che si svolgono dentro di noi, ciò che permette di situarsi emotivamente,
rinnovando, di volta in volta, il nostro equilibrio personale e il nostro senso di stabilità nel
mondo.

Che cos’è la consapevolezza interocettiva

Ciò significa che nella maggiorparte delle situazioni, senza accorgercene, tendiamo a regolare la
stabilità emozionale attraverso il mantenimento dell’equilibrio corporeo. Questa è la cosiddetta
“consapevolezza interocettiva”, ovvero la sensibilità nei confronti delle informazioni e degli
stimoli interni, quali il respiro, la peristalsi gastrointestinale, il senso di fame e sazietà, ma
anche la cognizione del dolore e delle altre emozioni. Mediante l’interocezione il corpo comunica il
proprio stato di salute ed efficienza fisica permettendoci di costituire il “senso di essere sè”, la
nostra identità biologica. Essa diviene una delle modalità fondamentali di percepire il reale
partendo dalla voce silente dei segnali somatici.

Molti degli avvenimenti che esperiamo giornalmente, che siano positivi o negativi, non di rado
vengono colti a partire da quello che genera il corpo sottoforma di input sensoriali. Infatti, le
modificazioni somatiche diventano le coordinate di definizione, referenza ed informazione del
vissuto della persona e non sempre sintomi attribuibili esclusivamente ad una malattia o un disturbo
organico. L’esterno, ovvero ciò che accade, diventa muto, e non si riesce a cogliere e a vedere il
contesto o l’evento che ha generato l’emozione di cui il soma si fa interlocutore. Ciò che perturba
l’esperienza di vita della persona viene, quindi, letto a partire dalla corporeità e non più dalla
situazione intercorrente. È chiaro che da questa prospettiva possiamo meglio comprendere come un
qualcosa che è un’emozione centrale del tema di vita dell’individuo che non viene avvertita o
riferita a sé, può divenire qualcosa che acquista caratteristiche perturbanti e sintomatiche di
estraneità, un elemento che sembra colpirci dall’esterno, non facente parte del proprio sentire
personale.

La consapevolezza interocettiva: quando i sintomi nascono dalle emozioni

Il risultato? Un senso di grande instabilità che porta la nostra attenzione a polarizzarsi sempre
più sui segnali corporei generando paura circa l’esistenza di una reale patologia ed innescando il
circolo degli automatismi di pensiero, delle credenze stabili ed autosabotanti, che ci tolgono la
storia, chi siamo realmente. Da qui comprendiamo come determinate sintomatologie si formino a
partire dal mancato accordo tra agire e sentire, e dallo spostamento e dalla repressione di emozioni
che rimangono inconsapevoli, vissuti che non riusciamo a cogliere per quello che vogliono realmente
segnalarci, la cui informazione disarmonica, non di rado, rimane bloccata nei vari comparti
somatici.

E nel momento in cui la nostra sfera profonda viene perturbata durevolmente da questo sentire
disturbante, l’intera fisiologia del corpo non potrà che risentirne divenendo maggiormente
vulnerabile ad una serie di agenti nocivi esterni e, di conseguenza, al reale insorgere della
patologia. Afferrare, sentire e riconfigurare la condizione emotiva per ciò che è, mettendola in
relazione al continuo accadere della vita, diventa il passo fondamentale per dare inizio alla
riorganizzazione del significato personale, un processo di scoperta e di creazione che apre
all’esistenza e alla sua più vera comprensione.

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