Abbracciare la rabbia

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Abbracciare la rabbia

di Thich Nhat Hanh

Cari amici, vorrei dirvi come pratico quando mi arrabbio. Durante la guerra in Vietnam, c’erano molte ingiustizie, e furono uccise molte migliaia di persone, fra le quali molti miei amici e discepoli. Ero molto arrabbiato. Una volta venni a sapere che la città di Ben Tre, una città di trecentomila abitanti, era stata bombardata dall’aviazione americana solo perché alcuni guerriglieri erano scesi in città e avevano cercato di abbattere gli aeroplani americani. I guerriglieri non ebbero successo, e dopo quel tentativo se ne andarono. E la città fu distrutta. In seguito il militare che si era reso responsabile di ciò dichiarò che aveva dovuto distruggere la città per salvarla. Ero molto arrabbiato.

Ma a quel tempo ero già un praticante, un solido praticante. Non dissi nulla, non feci nulla, perché sapevo che agire o dire cose mentre si è arrabbiati non è saggio. Può creare molta distruzione. Tornai a me stesso, riconoscendo la mia rabbia, abbracciandola, e guardai profondamente nella natura della mia sofferenza.
Nella tradizione buddista abbiamo la pratica del respirare in presenza mentale, del camminare in presenza mentale, allo scopo di generare l’energia della presenza mentale. È esattamente con questa energia che possiamo riconoscere, abbracciare e trasformare la nostra rabbia.

La presenza mentale è il tipo di energia che ci aiuta a essere consapevoli di ciò che sta avvenendo dentro di noi e intorno a noi, e tutti possono essere in presenza mentale. Se bevete una tazza di tè e sapete che state bevendo una tazza di tè, questo è bere in presenza mentale. Quando inspirate e sapete che state inspirando, e concentrate la vostra attenzione sull’inspirazione, questa è consapevolezza della respirazione. Quando fate un passo e siete consapevoli che state facendo un passo, questo si chiama consapevolezza del camminare. La pratica basilare nei centri Zen, nei centri di meditazione, è quella di generare la presenza mentale in ogni momento della vita quotidiana. Quando siete arrabbiati, siete consapevoli di essere arrabbiati. E’ perché avete già in voi l’energia della presenza mentale creata dalla pratica che potete averne a sufficienza per riconoscere, abbracciare, guardare in profondità e capire la natura della vostra sofferenza.

Io riuscii a capire la natura della sofferenza in Vietnam. Vidi che non solo i vietnamiti soffrivano, ma anche gli americani soffrivano durante quella guerra. Il giovane americano mandato in Vietnam per uccidere ed essere ucciso era sottoposto a molta sofferenza, e la sofferenza continua ancora oggi. La famiglia soffre, e anche la nazione. Io potei vedere che la causa della nostra sofferenza in Vietnam non erano i soldati americani. Era una politica non saggia. Era un equivoco. Era la paura che stava al fondamento della politica.

Molti in Vietnam si sono dati fuoco per chiedere che la distruzione cessasse. Essi non volevano provocare dolore ad altri, ma prendere il dolore su di sé affinché passasse il loro messaggio. Ma il rumore degli aerei e delle bombe era troppo forte. Poche persone al mondo furono in grado di sentirci. Così decisi di recarmi in America e invocare una cessazione della violenza. Questo avvenne nel 1966, e a causa di ciò mi fu impedito di fare ritorno a casa. E da allora, dal 1966, ho vissuto in esilio.

Ho potuto vedere che non è l’uomo il vero nemico dell’uomo. Il vero nemico è l’ignoranza, la discriminazione, la paura, l’avidità, e la violenza. Non odiavo il popolo americano, la nazione americana. Venni in America a invocare quel guardare in profondità che avrebbe consentito al vostro governo di rivedere quel tipo di politica. Ricordo che incontrai il Segretario della Difesa Robert Mac Namara. Gli dissi la verità circa la sofferenza. Egli si trattenne con me a lungo e mi ascoltò profondamente, e io fui molto grato per la qualità del suo ascolto. Tre mesi dopo, quando la guerra si fece più intensa, venni a sapere che si era dimesso dal suo incarico.

Odio e rabbia non erano nel mio cuore. Fu per questo che molti giovani del mio paese mi ascoltarono, quando li invitai a seguire il cammino della riconciliazione, e insieme collaborammo nel dare vita alle nuove organizzazioni per la pace a Parigi. Spero che i miei amici qui a New York siano capaci di praticare allo stesso modo. Io ho compreso, e comprendo, la sofferenza e l’ingiustizia, e sento di capire profondamente la sofferenza di New York, dell’America. Io sento di essere un newyorkese. Sento di essere un americano.

Quando non siete calmi evitate di agire, non dite nulla: restate disponibili per voi stessi, centrati in voi stessi. Ci sono sistemi grazie ai quali possiamo tornare a noi stessi e praticare così da riscoprire la nostra calma, la nostra tranquillità, la nostra lucidità. Ci sono sistemi che possiamo mettere in pratica così da capire le reali cause della sofferenza. E questa comprensione ci aiuterà a fare ciò che va fatto, e a non fare ciò che potrebbe essere dannoso per noi e per gli altri.
Prima di continuare, pratichiamo la respirazione in presenza mentale per mezzo minuto.

Nella psicologia buddista, siamo soliti parlare della coscienza in termini di semi. Abbiamo il seme della rabbia, nella nostra coscienza. Abbiamo il seme della disperazione, della paura. Ma abbiamo anche il seme della comprensione, della saggezza, della compassione, e del perdono. Se sappiamo come innaffiare il seme della saggezza e compassione in noi, quel seme, questi semi si manifesteranno come energie potenti che ci aiuteranno a compiere un gesto di perdono e compassione. Ciò basterà a recare un immediato sollievo alla nostra nazione, al mondo. Questa è la mia convinzione.

Io credo molto fortemente che gli americani abbiano molta saggezza e compassione in loro stessi. Voglio che siate al meglio di voi quando comincerete ad agire, nell’interesse dell’America e nell’interesse del mondo. Con lucidità, con comprensione e compassione vi rivolgerete alle persone che vi hanno provocato così tanto danno e sofferenza e porrete loro molte domande.

“Noi non comprendiamo abbastanza la vostra sofferenza, potreste parlarcene? Non vi abbiamo fatto nulla, non abbiamo cercato di distruggervi, non abbiamo cercato di discriminarvi, e non comprendiamo perché ci abbiate fatto questo. Deve esserci molta sofferenza in voi. Vogliamo ascoltarvi. Può darsi che possiamo aiutarvi. E insieme possiamo collaborare a costruire la pace nel mondo.” Se sarete solidi, se sarete compassionevoli nell’affermare ciò, essi vi parleranno della loro sofferenza.

Nel buddismo parliamo della pratica dell’ascolto profondo, dell’ascolto compassionevole, un metodo magnifico grazie al quale possiamo ripristinare la comunicazione – la comunicazione tra marito e moglie, la comunicazione tra padre e figlio, la comunicazione tra madre e figlia, la comunicazione tra nazioni. La pratica dell’ascolto profondo dovrebbe essere assimilata dai genitori, dalle coppie, così che possano capire la sofferenza dell’altra persona. Quella persona potrebbe essere nostra moglie, nostro marito, nostro figlio o nostra figlia.

Ma anche se possiamo avere l’intenzione di ascoltare, molti di noi hanno perso la capacità di farlo perché c’è molta rabbia e violenza in noi. Altri non sanno come usare la parola gentile; rimproverano e giudicano in continuazione. E il loro parlare è molto spesso aspro, amaro. Questo genere di linguaggio farà sempre esplodere in noi l’irritazione e la rabbia e ci impedirà di ascoltare profondamente e con compassione. Per questo la semplice intenzione di ascoltare non è sufficiente. Abbiamo bisogno di un qualche allenamento per poter ascoltare profondamente e con compassione. Io penso, credo, ho la convinzione che se un padre sa come ascoltare profondamente e con compassione suo figlio, sarà in grado di aprire la porta del suo cuore e di ripristinare la comunicazione.

Anche al Congresso e al Senato le persone dovrebbero allenarsi nell’arte dell’ascolto profondo, dell’ascolto compassionevole. C’è molta sofferenza nel paese, e molte persone sentono che la loro sofferenza non è capita. Per questo i politici, i membri del Parlamento, i membri del Congresso devono allenarsi nell’arte dell’ascolto profondo – l’ascolto del loro stesso popolo, l’ascolto della sofferenza nel paese, perché nel paese c’è ingiustizia, c’è discriminazione. C’è molta rabbia nel paese. Se possiamo ascoltarci gli uni gli altri, possiamo anche ascoltare coloro che sono al di fuori del paese. Molti di essi vivono nella disperazione, molti soffrono a causa di ingiustizia e discriminazione. La quantità di violenza e disperazione in loro è enorme. Ma se come nazione sappiamo come ascoltare la loro sofferenza, già possiamo recare molto sollievo. Essi sentiranno di essere capiti. Già questo è sufficiente a disinnescare la bomba.

Alle coppie raccomando sempre, quando sono arrabbiati l’uno con l’altra, di tornare al proprio respiro e al camminare in presenza mentale, di abbracciare la rabbia e guardare profondamente nella natura della rabbia. Così possono essere in grado di trasformare quella rabbia, anche in soli quindici minuti o in poche ore. Se non possono farlo, allora dovranno dire all’altra persona che soffrono, che sono arrabbiati, e che vogliono che l’altro lo sappia. Proveranno a dirlo in un modo calmo. “Caro (o cara), soffro, e voglio che tu lo sappia”. A Plum Village, dove vivo e pratico, raccomandiamo ai nostri amici di non tenersi la loro rabbia per più di ventiquattr’ore senza dirlo all’altra persona. “Caro/a, soffro, e voglio che tu lo sappia. Non so perché tu mi abbia fatto una cosa simile. Non so perché tu mi abbia detto una cosa simile.” Questa è la prima cosa che dovrebbero dire all’altra persona.

E se non sono abbastanza calmi per dirlo, possono scriverlo su un foglio.
La seconda cosa che possono dire o scrivere è: “Sto facendo del mio meglio.” Significa: Sto praticando per non dire nulla, non fare nulla con rabbia, perché so che in questo modo creerei maggiore sofferenza. Così sto abbracciando la mia rabbia, sto guardando profondamente dentro la natura della mia rabbia.” Dite all’altra persona che state praticando il trattenere la rabbia, il comprendere la rabbia, allo scopo di scoprire se per caso quella rabbia proviene da una vostra cattiva comprensione, da una vostra percezione errata, da una vostra scarsa presenza mentale o da una mancanza di abilità.

E la terza cosa che potreste volergli o volerle dire è: “Ho bisogno del tuo aiuto.” Generalmente quando ci arrabbiamo con qualcuno vogliamo fare esattamente l’opposto. Vogliamo dire: “Non ho bisogno di te. Posso sopravvivere anche per conto mio.” “Ho bisogno del tuo aiuto” significa “Ho bisogno della tua pratica, ho bisogno del tuo guardare in profondità, ho bisogno che mi aiuti a vincere questa rabbia perché soffro.” E se io soffro, non è possibile che tu possa essere felice, perché la felicità non è una faccenda individuale. Se l’altro soffre, non c’è modo che tu possa essere felice da solo. Così aiutare l’altro a soffrire meno, a sorridere, farà felice anche te.

Il Buddha ha detto: “Questo è così perché quello è così. Questo è perché
quello è.” Le tre frasi che propongo sono il linguaggio del vero amore. Esso
ispirerà l’altra persona a praticare, a guardare in profondità, e insieme
realizzerete la comprensione e la riconciliazione. Ai miei amici propongo di
scrivere queste frasi su un foglietto e di infilarlo nel portafoglio.

Ogni volta che si arrabbiano con il partner, o con il figlio o la figlia,
possono
praticare la respirazione in presenza mentale, tirare fuori il foglietto e
leggerlo. Sarà una campana di consapevolezza che dirà loro che cosa fare e
che cosa non fare. Le tre frasi sono: “Soffro e voglio che tu lo sappia.”
“Sto facendo del mio meglio.” “Per favore aiutami.”

Credo che anche in un conflitto internazionale sia possibile lo stesso
genere di pratica. Perciò propongo all’America di fare lo stesso. Dite a
coloro che ritenete essere la causa della vostra sofferenza che voi
soffrite, che volete che loro lo sappiano, che volete sapere perché vi hanno
fatto una cosa simile, e praticate l’ascolto profondamente e con
compassione.

La qualità del nostro essere è molto importante, perché quella domanda,
quell’affermazione non è una condanna, ma un desiderio di creare la vera
comunicazione. “Siamo pronti ad ascoltarvi. Sappiamo che dovete aver
sofferto molto per averci fatto una cosa simile. Forse avete pensato che
siamo noi la causa della vostra sofferenza. Quindi per favore diteci se
abbiamo cercato di distruggervi, se abbiamo cercato di farvi oggetto di
discriminazione, affinché possiamo capire.

Sappiamo che quando avremo
compreso la vostra sofferenza, potremo essere capaci di aiutarvi.” Questo è
quello che nel buddismo chiamiamo “parola amorevole” o “linguaggio gentile”;
esso ha lo scopo di creare la comunicazione, di ristabilire la
comunicazione. Una volta che sarà ristabilita la comunicazione, la pace sarà
possibile.

Quest’estate, un gruppo di palestinesi è venuto a Plum Village e ha
praticato con un gruppo nutrito di israeliani. Abbiamo favorito la loro
venuta offrendo loro facilitazioni per il soggiorno e abbiamo praticato
insieme. In due settimane hanno imparato a sedersi insieme, a camminare
insieme in presenza mentale, ad apprezzare i pasti in silenzio in comune e a
sedere tranquillamente per ascoltarsi l’un l’altro. La pratica così
assimilata ha avuto molto successo.

Alla fine delle due settimane di pratica
ci hanno dato una notizia davvero meravigliosa. Una signora ha detto: “Thây,
per la prima volta nella mia vita vedo che la pace in Medio Oriente è
possibile.” Un altro giovane ha detto: “Thây, appena arrivato a Plum Village
non credevo che Plum Village fosse qualcosa di reale, perché nella
situazione del mio paese si vive costantemente nella paura e nella rabbia.

Quando i nostri bambini salgono sull’autobus non siamo sicuri che torneranno
a casa. Quando andiamo al supermercato non siamo sicuri di sopravvivere e di
tornare alla nostra famiglia. A Plum Village vedi le persone guardarsi con
amore, parlare gentilmente con gli altri, camminare in pace e fare ogni cosa
in presenza mentale. Noi non credevamo che ciò fosse possibile. Non mi
sembra vero.”

Ma nelle condizioni di pace di Plum Village, essi erano capaci di stare
insieme, di vivere insieme, e di ascoltarsi l’un l’altro, e alla fine la
comprensione è arrivata. Essi promisero che tornati in Medio Oriente
avrebbero continuato la pratica. Organizzeranno incontri di pratica una
volta alla settimana a livello locale e una giornata di presenza mentale a
livello nazionale. E contano di tornare a Plum Village in un gruppo più
numeroso per continuare la pratica.

Penso che se nazioni come l’America organizzassero ambienti di questo
genere, dove le persone possono incontrarsi e trascorrere il tempo
praticando la pace, sarebbero in grado di calmare le loro emozioni, la loro
paura, e i negoziati di pace sarebbero molto più facili.

Tutte le cose hanno bisogno di cibo per vivere e per crescere, inclusi il
nostro amore e il nostro odio. L’amore è una cosa vivente, l’odio è una cosa
vivente. Se non nutri il tuo amore, esso morirà. Se tagli la fonte di
nutrimento alla tua violenza, anche la tua violenza morirà. Per questo il
sentiero indicato dal Buddha è il sentiero del consumo consapevole.
Il Buddha raccontò la seguente storia.

C’era una coppia che voleva
attraversare il deserto per recarsi in un altro paese in cerca di libertà.
Essi portarono con sé il loro figlioletto e una quantità di cibo e di acqua,
ma non fecero bene i conti, sicché a metà strada in pieno deserto
terminarono il cibo. I due sapevano che sarebbero morti. Così, dopo molta
angoscia, decisero di mangiare il bambino in modo da poter sopravvivere e
raggiungere l’altro paese; ed è proprio ciò che fecero. E ogni volta che
mangiavano un pezzetto della carne del loro bambino, i due piangevano.

Il Buddha domandò ai suoi monaci: “Cari amici, pensate che quella coppia
gioisse nel mangiare la carne del loro proprio figlio?” Il Buddha disse: “E’
impossibile gioire nel mangiare la carne del proprio figlio. Non mangiare in
presenza mentale è come mangiare la carne di nostro figlio e di nostra
figlia, è come mangiare la carne dei nostri genitori.”

Se guardiamo profondamente, vedremo che mangiare può essere un atto
estremamente violento. L’Unesco ci dice che ogni giorno quarantamila bambini
nel mondo muoiono per mancanza di cibo. Ogni giorno, quarantamila bambini! E
la quantità totale dei cereali che coltiviamo in Occidente è usata
principalmente per nutrire il bestiame. L’ottanta per cento del granoturco
coltivato in questo paese serve a nutrire il bestiame da carne.

Il novantacinque per cento dell’avena prodotta in questo paese non è per
noi,
per la nostra alimentazione, ma per gli animali allevati per farne cibo.
Secondo questo recente rapporto, l’ottantasette per cento dell’intero
territorio agricolo degli Stati Uniti viene usato per l’allevamento. Si
tratta del quarantacinque per cento di tutto il territorio degli Stati
Uniti.

– Acqua –

Più della metà di tutta l’acqua consumata negli USA serve per l’allevamento
di animali. Occorrono quasi 9.500 litri d’acqua per produrre una libbra di
carne, ma solo 95 litri per produrre una libbra di frumento. Una dieta
totalmente vegetariana richiede 1.135 litri di acqua al giorno, mentre una
dieta che comprende la carne richiede più di 15.000 litri di acqua al
giorno.

– Inquinamento –

Allevare animali a scopo alimentare provoca maggior inquinamento nell’acqua
di qualsiasi altra industria negli Stati Uniti, perché gli animali allevati
producono centotrenta volte gli escrementi dell’intera popolazione umana.
Significa quaranta tonnellate al secondo. Molti dei liquami provenienti
dalle fattorie e dai macelli finiscono nei ruscelli e nei fiumi,
contaminando le sorgenti.

– Deforestazione –

Ogni vegetariano può salvare un acro di alberi all’anno. Più di 260 milioni
di acri di foreste degli Stati Uniti sono stati disboscati per fare spazio
alle coltivazioni destinate a nutrire gli animali da carne. E un altro acro
di alberi scompare ogni otto secondi. Anche le foreste pluviali tropicali
stanno per essere distrutte per creare pascoli per il bestiame.

– Risorse –

Negli Stati Uniti, gli animali allevati a scopo alimentare sono nutriti con
oltre l’ottanta per cento del granoturco coltivato, e con più del
novantacinque per cento dell’avena. Stiamo mangiando il nostro paese, stiamo
mangiando il nostro cuore, stiamo mangiando i nostri bambini. E ho saputo
che oltre la metà delle persone in questo paese mangia in eccesso.

Mangiare in presenza mentale può aiutarci a mantenere la compassione dentro
il nostro cuore. Una persona priva di compassione non può essere felice, non
può entrare in relazione con gli altri esseri umani e con gli altri esseri
viventi. E il mangiare la carne dei nostri propri figli è proprio quello che
sta succedendo nel mondo, perché non pratichiamo il mangiare in presenza
mentale.

Il Buddha ha parlato del secondo genere di nutrimento che consumiamo ogni
giorno: le impressioni sensoriali; quel genere di cibo che assumiamo
attraverso gli occhi, le orecchie, la lingua, il corpo e la mente. Quando
leggete una rivista, consumate. Quando guardate la televisione, consumate.

Quando ascoltate una conversazione, consumate. E queste cose possono essere
altamente tossiche. Possono esserci molti veleni, come l’ avidità, la
violenza, la rabbia, la disperazione. Permettiamo così a noi stessi di farci
intossicare da ciò che consumiamo in termini di impressioni sensoriali.

Permettiamo ai nostri bambini di farsi intossicare da questi prodotti. Per
questo è molto importante guardare profondamente dentro il nostro malessere,
dentro la natura del nostro malessere, allo scopo di riconoscere la fonte di
nutrimento che abbiamo usato per portarlo dentro di noi e nella nostra
società.

Quello che il Buddha ha detto è: “Ciò che è venuto in essere – se sai come
guardare profondamente nella sua natura e identificare la sua fonte di
nutrimento, allora sei già sulla strada della liberazione.” Ciò che è venuto
in essere è la nostra malattia, il nostro malessere, la nostra sofferenza,
la nostra violenza, la nostra disperazione. E se pratichiamo il guardare in
profondità, la meditazione, saremo in grado di identificare la fonte di
nutrimento, di cibo, che ha portato tutto questo in noi.

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