WINGMAKERS: FANTASIA O REALTÀ?

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WINGMAKERS: FANTASIA O REALTÀ?

di Mauro Paoletti
per Edicolaweb

Se ne raccontano di storie; di tutte le specie, per tutti i gusti. Storie che si leggono, si
ascoltano, si vedono. Già, perché oggi, fra televisione e cinema, abbiamo l’occasione di osservare
le immagini di vari scenari.
Decenni fa un buon libro, davanti un caminetto o sotto la frescura di un albero, a seconda della
stagione, era il migliore momento di relax che permetteva alla nostra mente di potersi tuffare,
libera da vincoli, in un’avventura, un dramma, una travolgente storia d’amore, oppure affrontare
temi sociali e scientifici.

Oggi sono le immagini del piccolo e grande schermo a rapire la nostra mente e la nostra fantasia, a
condurla in mondi paralleli, o inesistenti; inquietanti o fantastici, a problematiche che affliggono
l’umanità, a terribili scenari di violenza e di guerra.
La storia sembra provenire dal mondo della fantasia, quella più fervida, senza confini; ci porta la
visione della possibile fine ingloriosa di questa umanità che, con la sua ipocrita superbia, si
considera unica creazione universale di un Dio dal nome Alieno.
Quanto immaginato prima da Gene Rodenberry e poi da Rick Barman, Brandon Braga, Ronald Moore e
Michael Piller, per ambientare la saga stellare di Star Trek, trova molte attinenze con la vicenda
presa in esame.

La Terra, in questa storia, è un semplice pianeta osservato da “una Federazione Galattica a maglie
larghe comprendente tutte le forme di vita esistenti su ogni pianeta della stessa galassia”, ma non
invitata a partecipare ai suoi sistemi politici ed economici.
Appaiono in tal modo galassie con proprie federazioni riunite in una globalizzazione cosmica che va
oltre la nostra immaginazione.
Molti i fatti trattati da tempo, descritti anche dal Colonnello Corso, riguardanti lo scambio di
tecnologie, come circuiti integrati e laser, con razze aliene contattate dagli USA e altri paesi.
Razze che si indicano nei Corteum e negli Zeta Reticuli, ravvivando l’avventura occorsa ai coniugi
Hill nel 1961.

“Corteum”, nome nuovo sull’orizzonte extraterrestre; entità provenienti da un pianeta che si trova
ad una distanza di 15.000 anni luce, ma che attraversa lo spazio con facilità. Di fronte alla nostra
plausibile incredulità la spiegazione: “Il tempo non è lineare, come non lo è lo spazio. Lo spazio è
curvo, ma si può piegare artificialmente tramite l’impiego di campi energetici che collassano lo
spazio e l’illusione della distanza; le particelle di luce percorrono una linea diritta attraverso
di esso; ma vi sono forme di energia elettromagnetica che possono modificarlo o collassarlo. E
questa tecnologia rende il viaggio spaziale possibile e relativamente semplice”.

Quindi razze aliene, come i Grigi, con le quali sarebbe stato predisposto un programma di
trasferimento tecnologico, in conseguenza del quale i cosiddetti grigi rapiscono umani ed animali da
48 anni per esperimenti biologici, in modo da adattare la loro genetica a quella umana ed animale e
perpetuare la loro specie prossima all’estinzione.

Lo stesso programma sarebbe stato predisposto precedentemente con i Corteum, in possesso di una
tecnologia sotto molti aspetti superiore a quella dei Grigi, ad eccezione dei loro impianti di
memoria. Scopo principale creare una B.S.T., “Blank Slate Tecnology” “Tecnologia Lavagna Vuota”,
ossia una elaborata tecnologia per alterare il tempo e gli eventi. Un’arma difensiva, chiamata
“Freedeom Key”, “Chiave della Libertà”, contro le profetizzate future invasioni extraterrestri,
taciute all’umanità, o celate sotto forma di profezie religiose.

Nella storia si fa riferimento a un’organizzazione segreta con sede in Virginia, con basi in Belgio,
India, Indonesia, che si prefigge di assimilare e riprodurre le tecnologie di origine
extraterrestre, la ACIO, “Advanced Contact Intelligence Organization”. Mascherata dietro al Centro
Sperimentale Meteorologico del Governo degli Stati Uniti, un palazzo con 12 piani che occupa un area
di 45 metri e conta 226 scienziati, svilupperebbe strumenti per aiutare il mondo militare e i
servizi segreti nel predire e controllare le condizioni meteorologiche del globo.
Sotto la supervisione di una specie di “amministratore delegato del nostro pianeta”, chiamato
“Quindici”, per il suo livello di segretezza; leader dell’ACIO da 30 anni, capo del “Gruppo
Labyrinth” nato all’interno dell’ACIO. Il “Gruppo Labyrinth” sarebbe formato da 66 persone ed
avrebbe lo scopo di sfruttare le tecnologie fornite dagli Zeta e dai Corteum e applicarle allo
sviluppo della BST. “Quindici” è considerato un genio di intelligenza e conoscenza senza precedenti,
al top della catena di informazione, la più brillante mente del pianeta. Entrato a far parte
dell’ACIO nel 1956, all’età di 22 anni. All’epoca un genio ribelle che voleva costruire computer
abbastanza potenti da consentire i viaggi nel tempo.

Seguendo il racconto, veniamo a conoscenza che gli Ufo Crash non si sarebbero verificati solo in
USA, ma anche in Russia e in Sud America fin dal 1940. Proprio a quell’anno sembra risalire il primo
ritrovamento di una astronave in perfette condizioni, abbandonata dal suo equipaggio in fondo
all’oceano davanti alla Florida. Negli stessi anni prese vita lo SPL, “Special Projects Laboratory”,
diventato NSA nel 1952, due anni dopo che alla Bell fu fornito il primo transistor.
Quindi Roswell non segnerebbe l’inizio della caccia all’UFO.
Un crash si verificò anche in Bolivia. Nel 1956 una nave spaziale di forma triangolare, un perfetto
triangolo equilatero di 70 metri per lato, proveniente da Zeta Reticuli con 26 individui a bordo
tutti deceduti, cadde nella giungla Boliviana. In tale occasione si mise in luce tale Paulo Neruda,
esperto elettronico, che in breve coprì un ruolo importante nella ACIO. Divenne cittadino americano
e suo figlio Jamisson, esperto in linguistica, iscrizioni, decodificazioni tecnologiche e di
computer, ebbe un posto nell’organizzazione alla morte del padre, avvenuta nel 1977.

Il nucleo della vicenda riguarda la scoperta, nel 1972, in una zona tuttora sconosciuta del Nuovo
Messico settentrionale, di un antico sito di indiani americani. Molto vasellame e un congegno
extraterrestre, una Radio Bussola, la cui superficie metallica, coperta di geroglifici diversi da
qualsiasi altra forma di iscrizioni, esaminata al microscopio presenterebbe migliaia di anelli,
minuscole corde spinali riunite come gangli dei nervi, ognuna di 8 o 10 cm. Un manufatto che, sul
luogo del ritrovamento, pulsa in un lugubre misterioso suono. Il manufatto non è ritenuto
assimilabile alle culture Zeta o Corteum, non presenta giunzioni e può rappresentare il modello
tridimensionale di una carta topografica.
La scoperta ipotizza una presenza extraterrestre preistorica sul pianeta e tutto finisce in archivio
sotto il nome “Ancient Arrow”.

Il caso è beffardo: nel 1994 uno smottamento rivelò una serie di caverne e tunnel con dipinti; in
esse quelle che vennero definite “tecnologie aliene inattive” e un “disco ottico” illeggibile, in
quanto non esisteva la tecnologia idonea per accedere alle informazioni in esso contenute.
La competenza passò all’ACIO.

A metà del 1997, Jamisson Neruda aveva decodificato le pitture e aperto il disco, ricavando 8.000
pagine di informazioni riguardanti una razza aliena che si definiva portatrice di cultura, viaggiava
nel tempo e viveva nel futuro, 750 anni più avanti: i WingMakers.
Questi potrebbero benissimo essere la versione futura del Gruppo Labyrinth, o di qualche altra
potente organizzazione. Il loro linguaggio è chiaramente una combinazione di molte lingue morte che
potrebbero conoscere soltanto se avessero accesso ai sistemi di informazione dell’ACIO o se fossero
realmente dei viaggiatori temporali.

I WingMakers avrebbero creato sette capsule temporali collocandole in varie parti del mondo, “parte
di un piano o strategia superiore per attivare i nostri intelletti e i nostri spiriti, cercherebbero
di aiutarci a sviluppare la nostra coscienza, le nostre capacità umane, così che si possa utilizzare
con successo una BST come arma di difesa” ed avrebbero interagito con popolazioni di molti periodi
diversi.
Lo scienziato, comprendendo che, al contrario di quanto vorrebbero i WingMakers, nessuno aveva
l’intenzione di rendere noto l’evento all’intera umanità; ha deciso di disertare dal gruppo e
sparire.

Lo scenario che si delinea è più consono ad una spy-story di fantascienza, ottimo soggetto di film
con effetti speciali. Si menzionano impianti dalla forma di un grano di riso inseriti sotto il
collo, alla destra della colonna vertebrale, come deterrente alle eventuali defezioni dall’ACIO,
considerate un rischio per il futuro della organizzazione.
Una delle tante tecnologie a disposizione l’impianto di memoria, a mezzo del quale si può
efficacemente eliminare con precisione chirurgica alcuni ricordi selezionati.
Come dichiara l’intervistato alla giornalista: “…questa tecnologia potrebbe eliminare il ricordo di
questa intervista senza toccare quelli precedenti o successivi, lei al massimo potrebbe
semplicemente avere una sensazione di tempo mancante, ma non ricorderebbe nient’altro…”.
Sarebbero anche in grado di isolare la frequenza della vibrazione emessa da ogni corpo, denominata
“bodyprint”, scoperta nel 1959. Si tratta di un’impronta corporea personale, che può essere
monitorata attraverso il satellite, sia dalla NSA che dall’ACIO.

Altri particolari che emergono fra le righe di questa strana possono essere trovati nel sito:
www.wingmakers.com.
Quanto è veritiera l’intera vicenda?
Le stranezze sono molte:
Perché nella traduzione italiana i personaggi dell’intervista diventano Anderson e Anna, al posto di
Neruda e Sarah?
Perché quando “Neruda” racconta si ha l’impressione che non sia di questo pianeta?
Perché Quindici ha sempre avuto il “pallino” dei viaggi del Tempo? È un WM che vuole tornare a casa?
Perché non si mostrano gli oggetti ritrovati nelle stanze, pur dichiarando di avere le foto,
documenti, ecc.?
Si parla di un disco ottico, ma la storia, in realtà, quando è emersa? Quando i DVD erano già in
commercio?
Dove sono le foto di quello che si indica rinvenuto in Messico?

Si fanno profezie, si paventa una futura invasione aliena, si cita una mutazione del 23° cromosoma
che avverrà nel genoma umano, con lo scopo di crearne un 24° che permetterà all’umanità di
evolversi. Tutto senza prove a carico.
È troppo per prendere sul serio la faccenda.
D’altra parte, ammettendo per assurdo, che corrisponda alla verità, non rimane che “tifare” per il
fantomatico signor Quindici e il suo gruppo, affinché realizzino al più presto la BST…

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