Semplicità e consapevolezza (Chi è Thich Nhat Hanh)

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Semplicità e consapevolezza (Chi è Thich Nhat Hanh)

di Sergio Ragaini

< Semplicità e consapevolezza >

(di Sergio Ragaini)

“Le pratiche di Thich Nhat Hahn sono leggere come soffi di vento che ti
accarezzano, e cambiano le tue percezioni. E’ speciale nella sua semplicità,
nella sua capacità di coinvolgere con dolcezza”. Resoconto di un’esperienza.

Il respiro non l’ha di certo inventato lui. Le sue tecniche sono semplici,
immediate, per qualcuno anche sin troppo poco elaborate.

La sua proposta non ha un’intensità “devastante” oppure un’elevata ascesi,
come in altre pratiche si trova.

Eppure Thich Nhat Hanh colpisce, coinvolge, cattura. Nei suoi discorsi,
spesso, ripete gli esempi, cita qualcosa che ha già altrove citato. Eppure
tutto appare, ogni volta, nuovo, come se fosse sempre la prima volta che lo
si ascolta. L’interesse non viene per nulla sminuito dal fatto che sia un
qualcosa di già ripetuto.

E questo è notevole: porgere cose anche già dette, già pronunciate, come se
fossero sempre fresche di novità. In questo modo, ogni suo video, ogni suo
discorso in cassetta, o dal vivo, è sempre una scoperta, è come innaffiare
ogni volta un seme, già piantato nel terreno, per dare splendidi fiori, o
frutti.

Cattura anche per la sua semplicità, quasi disarmante. Un uomo dalla statura
piccola, dal viso rotondo, ben lontano dal modello di Maestro che noi ci
poniamo (alto, austero e simili). Questo uomo, dalla struttura minuta,
diviene “grande” quando appena lo si vede. E colpisce il suo portamento
gentile, il suo modo dolce e deciso ad un tempo di porsi di fronte alle
persone.

Colpisce anche per la sua proposta. Salta subito all’occhio, e non potrebbe
essere altrimenti, la centralità del Gruppo nella sua pratica. Non più,
quindi, l’asceta solitario (tipico di parte della tradizione Induista), non
più il Gruppo solo monastico (come nel Buddismo antico), ma la comunità dei
praticanti. Il Sangha (appunto la comunità di chi pratica) assume qui un
ruolo centrale. Attraverso il Sangha si cambia, attraverso il Sangha ci si
trasforma. Il Sangha, insomma, è la vera forza di crescita. A tal punto da
divenire “occhi ed orecchie” del praticante che, per dirla con le parole del
Maestro, vede e sente quello che non vede e sente il praticante,
costituendone, quindi, la possibilità di reale visione allargata.

Un Sangha che, però, non è esclusione della volontà e dell’identità del
singolo. Anzi, al contrario! Ne costituisce la forza, la possibilità di
guardare oltre i propri limiti, di vedere con più chiarezza sé stesso. Una
possibilità di visione profonda, di miglioramento attraverso il Gruppo.

Un Sangha che è profondo al punto tale da rendere marginale la figura del
Maestro. Infatti, nei ritiri, nei gruppi, è il Gruppo stesso che organizza
(Il Maestro rimane importante negli insegnamenti, ma la sua presenza non è
necessaria). Nei ritiri, ogni Sangha, a turno, organizza e guida le
giornate. Nei singoli Sangha, chi porta la lettura su cui si fa condivisione
(un altro fondamentale momento nella Pratica: lo scambio profondo di
esperienze), conduce lui la serata.

Non si demanda, quindi, a un’autorità esterna, ma si rimane profondamente
radicati in sé, e nel Sanghakaya (il Corpo del Sangha) che aiuta a vedere le
cose con occhi nuovi.

Ma Thich Nhat Hanh è anche guardare il vecchio con occhi nuovi e più
luminosi. Sua la grande capacità di modificare pratiche del passato, di
rivederle per renderle più adatte all’oggi. Per lui, infatti, il Dharma
(l’insegnamento) non è qualcosa di statico, ma di dinamico, che si muove,
che cresce. Il Dharma (per dirla ancora come lui) è un albero che muta e si
trasforma. Questo permette di non rimanere ancorati a regole e precetti oggi
non più efficaci e validi. Conservando, comunque, il profondo Spirito e il
valore della proposta: cambiano solo le modalità.

Le sue pratiche sono semplici: meditazione seduta, camminata, toccare la
terra (per mettersi in contatto con l’elemento generatore) e altro ancora.
Tutto in consapevolezza profonda.

Thich Nhat Hanh, infatti, vede nella Presenza Mentale la chiave di tutto.
Essere consapevoli di ogni istante al 100% come modo per vivere appieno. Per
non fare in modo che la Vita accada mentre siamo impegnati a fare progetti.

Questo è il suo profondo messaggio, probabilmente. Ed è tracciato il
percorso per ottenerlo. Un percorso fatto di semplicità, di simpatia, di
sorriso del Cuore, di Amore. Senza pretese eccessive, ma con grande bellezza
e leggerezza. Per riscoprirsi davvero in profondità. Ringraziando chi ci ha
offerto questa possibilità di trasformazione.

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