Pratica del Mantra

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Tratto da:

Swami Sivananda Radha
MANTRA
Armenia

PRATICA DEL MANTRA

Quando si comincia a praticare il Mantra è necessario chiarire con se stessi
cosa si vuole ottenere.

Quali sono i vostri ideali?

È possibile puntare le vostre speranze sul Mantra perché consenta a questi
ideali di manifestarsi nella vostra vita nella forma più pura possibile, ma
in che misura e quando ciò si potrà verificare dipenderà da voi. Ovviamente,
quanto più vi dedicherete al Mantra tanto più otterrete, perché ogni perla
ha il suo prezzo.

Mentre cantate, osservate la vostra mente. Resterete sconvolti dalla
facilità con cui la mente può essere indotta a divagare e dalla rapidità con
cui vi sentirete annoiati, al punto da cominciare a dubitare della vostra
sincerità nel desiderare Dio o nel desiderare di raggiungere una
concentrazione univoca, a mano a mano che la vostra mente troverà decine di
scuse per smettere di cantare.

Forse vi convincerete che compiere un atto di carità sarebbe un modo più
degno di impegnare il vostro tempo, ma quando cominciate a pensare in questo
modo vuol dire che vi sta sfuggendo l’obiettivo. Infatti sarete di aiuto
molto maggiore per gli altri quando avrete raggiunto un certo potere
spirituale.

La scelta del Mantra è estremamente importante perché il maggiore successo
risiede nel Mantra a cui meglio siete in grado di arrendervi. Esiste un
Mantra specifico per ogni persona, l’Ishta Mantra, ma questo non significa
che due persone non possano avere lo stesso Mantra.

Secondo i principi del Nada Yoga, lo yoga del suono, tuttavia, esiste un
suono particolare, una particolare vibrazione a cui il vostro corpo è meglio
capace di rispondere. Il Mantra strutturato per voi deve corrispondere alla
vostra natura spirituale.

Ci sono molti modi per scegliere un Mantra. Potete cantare un Mantra verso
cui vi sentite semplicemente attratti per natura; oppure, se sarete
abbastanza fortunati da trovare un vero Guru, sarà il vostro Guru a
scegliere il Mantra a cui siete più adatti. Potete chiedere al vostro Guru
un Mantra specifico, oppure potete aspettare che sia lui a darvene uno in un
momento di ispirazione. Oppure potete scoprire il vostro Mantra in sogno.

Dopo aver scelto, o ricevuto il Mantra, attenetevi ad esso fino a quando non
avrete una certa esperienza di potere. Resistete alla tentazione di passare
a un altro, pensando magari di aver effettuato la scelta sbagliata, o perché
vi sentite annoiati o ancora perché le note acute sono così difficili che
non riuscite a raggiungerle. Cominciate con un Mantra e create valide
fondamenta; soltanto a uno stadio molto più avanzato del vostro sviluppo
potrete usare due o tre Mantra.

Nella pratica dello Japa Yoga si usa un mala per aiutarsi nel conto delle
ripetizioni del nome di un aspetto divino, come Siva o la Madre Divina. Un
mala è una collana di 108 perle, di solito fatta di legno di sandalo, di
tulsi o di semi di rudraksha. Il numero 108 è sacro, in quanto rappresenta
una linea e simboleggia Dio, la Suprema Energia, il potere da cui derivano
tutte le altre linee, cerchi e movimenti; “O” è la completezza, un cerchio
che rappresenta la creazione di Dio come completa e perfetta; 8, in quanto
simbolo dell’eternità, contiene l’elemento del tempo, perché la creazione si
protrae in eterno. Il tempo può essere esteso o compresso, un concetto che
si afferra soltanto attraverso la pratica.

La pratica del mala ha un valore terapeutico, soprattutto per la persona
occidentale impegnata, perché favorisce la concentrazione della mente, il
controllo delle emozioni e la consapevolezza del corpo, conquiste che
avvicinano al regno dello spirito.

La mente è in movimento costante, usa l’energia in maniera improduttiva
creando rumori mentali di fondo che riguardano prevalentemente gli eventi
passati, o futuri. La vita è una catena infinita di cause e di effetti, e
nello stesso modo le perle del mala sono una catena infinita in cui con
ciascuna perla i pensieri infiniti ricevono un significato specifico e
importante connesso a quel particolare Mantra.

Esiste una perla speciale chiamata Monte Meru, che segna il punto in cui gli
estremi del mala sono stati congiunti. Quando le dita raggiungono il Monte
Meru, il mala dovrebbe essere girato in modo da proseguire il movimento nel
senso opposto. Quella perla simboleggia il Dio-Realizzazione e, ogni volta
che la raggiungete, vi sarà rammentato che non siete obbligati a portare
avanti la catena di causa e di effetto. Un altro modo per ricordarlo
consiste nel tenere il mala al livello del cuore, a indicare l’aspetto di
devozione della pratica, il tentativo di trascendere i livelli inferiori
dell’essere.

L’uso del mala fornisce al corpo una certa attività e in questo modo libera
l’energia nervosa e l’inquietudine. A mano a mano che si ripete il Mantra a
ogni perla, si lascia scorrere il mala fra il terzo dito (l’anulare) e il
pollice, mai fra il primo dito (l’indice) e il pollice.

Attraverso l’uso le perle assorbono parte dell’energia di chi le utilizza e
vengono spiritualizzate. Se il mala è fatto di legno di tulsi, all’inizio
risulterà un po’ rozzo al tatto, ma le perle verranno levigate dal loro
impiego. Il mala dovrebbe essere portato al collo con il Monte Meru sul
davanti, in quanto indossare il mala serve a ricordare lo scopo che una
persona ha nella vita, quello di realizzare Dio e se stessa, e portarlo
intorno al collo permette di avvertirne i movimenti nel corso di tutte le
attività quotidiane. La notte deve essere deposto sotto il cuscino, oppure
sul vostro altare.

Per ottenere il massimo beneficio dalla pratica del Mantra, riservate ad
essa ogni giorno un preciso lasso di tempo e stilate con voi stessi
l’impegno scritto di portare avanti la pratica per un periodo abbastanza
lungo da permettervi di percepirne gli effetti: tre mesi è un buon periodo
iniziale. Cominciate con poco e aumentate gradualmente per sviluppare
l’entusiasmo e la perseveranza, inducendovi a desiderare di gestire cose più
grandi.

Non siate troppo ambiziosi, non permettete al vostro ego di convincervi che
siete in grado di sostenere subito un lungo periodo di canto. Gestite la
vostra crescita spirituale nello stesso modo in cui curereste un piccolo
seme che ha bisogno delle massime cure e della più grande attenzione.

Il momento consigliato per la pratica del Mantra sono le quattro del mattino
perché è l’ora in cui ci sono poche vibrazioni che disturbano l’aria, ma
osservare quest’orario potrebbe riuscire difficile, a meno di trovarsi in un
Ashram o di vivere da soli.

Quando scegliete il vostro momento per la pratica del Mantra, ricordate che
il canto deve distare almeno un’ora e mezzo dai pasti e, una volta che vi
sarete abituati all’idea di praticare il Mantra, allungate i tempi. Ben
presto diventerete molto consapevoli del tempo, del modo in cui lo impiegate
e, forse, lo sprecate.

Prendete l’abitudine di scrivere tutto quello che fate nel corso della
giornata, determinate in che cosa sprecate tempo e cercate di essere
efficienti in modo da poter trovare uno spazio per i vostri esercizi
spirituali.

Prima di cominciare il canto fate un bagno, o almeno lavatevi le mani, la
faccia e i piedi.

Mentre vi lavate, pensate che le impurità della vostra mente vengono così
eliminate e nell’indossare abiti puliti pensate che la vostra anima viene
avvolta in nuovi abiti di natura divina.

Queste riflessioni vi consentiranno di raggiungere l’elevazione. Imponete
alla vostra mente che la vostra completa attenzione si concentri sul
protrarre il canto per uno specifico periodo di tempo, poi liberate la mente
da ogni altro pensiero, passando in esame preoccupazioni e doveri,
promettendo con fermezza a voi stessi che ve ne occuperete dopo aver
concluso il periodo di canto e sottolineando che essi non dovranno invadere
questo momento che avete riservato per essere santi.

Scegliete un posto quieto, dove non sarete disturbati e recatevi in questo
luogo tutte le volte che praticate il Mantra, guardando verso nord o verso
est. Sistematevi su una sedia comoda o per terra, su un cuscino; nel caso il
cuscino venga usato per sostenere la schiena accertatevi di metterlo al di
sotto della cintura in modo da raddrizzare la spina dorsale e da non
accentuare la curva lombare. Nel pensiero di raddrizzare la schiena è insito
un sottile suggerimento a formulare pensieri diretti e lineari che conducono
alla rettitudine e alla forza.

Stendete una coperta di pura lana o un panno di seta pura sul posto che
avete scelto come luogo di pratica. Tradizionalmente, per questo scopo si
usa una pelle di daino o di tigre che serve a conservare l’energia e a
tenere lontane le vibrazioni della terra. Ciò che vogliamo è creare un
magnetismo molto diverso che ci liberi dal magnetismo della terra, dai
nostri bisogni e istinti, che ci conduca a vette più elevate di coscienza e
di consapevolezza. È utile anche uno scialle di fibre naturali che copra il
corpo, in quanto servirà alla stessa funzione e consentirà di trattenere le
vibrazioni spirituali da voi generate.

Sedete a gambe incrociate sul pavimento con la gamba sinistra sulla destra,
oppure in una delle tradizionali Asana dello yoga, come per esempio il
siddhasana (la posizione perfetta), il padmasana (la posizione del loto), il
virasana (la posizione inginocchiata), oppure il suksana (la posizione
sciolta); in alternativa, sedete su una sedia con la schiena eretta.

La spina dorsale deve essere diritta in modo che la corrente pranica che
viene creata o stimolata attraverso il canto possa scorrere liberamente. Una
schiena curva è come un filo elettrico spezzato, che a volte mantiene il
contatto e a volte no. Dal punto di vista yogico il circuito pranico del
corpo dovrebbe essere chiuso incrociando le caviglie per mantenere gli
effetti benefici del Mantra, mentre occorrerebbe inoltre abbandonare le mani
in grembo con il palmo rivolto verso l’alto, suggerendo così resa e
ricettività all’introspezione divina.
Prima di cominciare il canto accertatevi che i muscoli principali del vostro
corpo siano rilassati, poi rilassate anche il collo e le spalle, i muscoli
della lingua, della mascella, della fronte e degli occhi. Mettete a poco a
poco a fuoco lo sguardo sullo spazio fra le vostre sopracciglia.

Mentre cantate contraete i muscoli addominali, costringendo cosi l’aria a
uscire dai polmoni. Quando inspirate lasciate che il petto si dilati da
solo, senza sollevare le spalle, e usate tutto il vostro fiato, tutta la
vostra energia. Entrate completamente nel canto e ricordate che è importante
respirare con il naso. Il giusto tipo di respirazione profonda comincerà a
svilupparsi naturalmente mentre cantate, e in essa non c’è nessuno dei
pericoli che si possono invece riscontrare in alcuni esercizi di
respirazione. Controllate la respirazione ed esalate il fiato con
regolarità.

Imparate a sedere immobili per periodi sempre più lunghi di tempo e alla
fine di quei periodi controllate il vostro corpo per essere certi che la
testa, la schiena e le spalle siano diritti ma rilassati.

All’inizio e alla fine della pratica rivolgete una preghiera dl
ringraziamento a coloro ai quali avete cantato il Mantra, perché in questo
modo attrarrete quanti hanno trovato il Dio Rivelazione attraverso l’uso del
Mantra.

Se reciterete: «Aiutatemi, per favore, venite e aiutatemi», essi verranno a
darvi sostegno. Accettando tale possibilità consentirete a voi stessi di
avere quest’esperienza. Non lasciate che sia il vostro intelletto a decidere
ciò che può o non può essere, aspettate a giudicare dopo aver visto quello
che succede.

La melodia del Mantra non deve mai essere cambiata. La combinazione di suoni
è basata sulla percezione dei rishi che hanno così tradotto le vibrazioni
eteriche allo scopo di creare un effetto magnetico nell’essere umano.

Se incontrate difficoltà a raggiungere le note più acute, non dovete
comunque cambiare la chiave, perché la vostra voce si adeguerà. La
difficoltà di cantare le note acute dovrebbe essere interpretata in
accezione simbolica: non lasciate che il vostro ego s’interponga e vi
scoraggi dal continuare.

La voce ha bisogno di essere educata e con tempo, pazienza e pratica riuscir
à ad arrivare alle note più acute. A poco a poco scoprirete che la vostra
voce diventerà più limpida, più fluida, più acuta e raggiungerete note che
non avreste mai creduto di poter cantare. Questo è uno dei piccoli miracoli
disseminati lungo la strada. Come la voce ha bisogno di esercizio, anche la
mente e la coscienza devono essere addestrate con la stessa diligenza per
arrivare a vette che non avete mai sognato di conseguire.

Riversate effettivamente voi stessi nel canto. Se permetterete che diventi
un atto meccanico, o se lascerete cadere il vostro interesse, o se
concederete a voi stessi di giudicarlo monotono, esso impiegherà un tempo
più lungo per diventare efficace. Come con l’apprendimento di una lingua,
quanto più vi dedicherete al canto tanto più vi impratichirete. Nello
studiare e praticare il Mantra apprenderete la lingua del Divino.

Dopo la pratica del Mantra restate silenziosi e ricettivi, fate sì che la
vostra volontà si arrenda al Divino, permettete a quella lieve voce quieta
di parlare. Emergete dalla pratica con gentilezza, lentamente, non alzatevi
di scatto per precipitarvi incontro a qualcosa di nuovo, ma tentate di
conservare invece sensibilità, pace e quiete per il tempo più lungo
possibile. Dopo la pratica spirituale, è necessario del tempo perché se ne
possano assorbire gli effetti.

Per riassumere:

– in primo luogo stabilite il tempo che volete dedicare al canto. Poi
avvolgetevi le spalle in uno scialle, sedete eretti e rilassati in un posto
tranquillo, su un tessuto di fibra naturale, a gambe incrociate con la
sinistra sulla destra, le mani in grembo con il palmo rivolto verso l’alto.

Affrontate ostacoli e obiezioni prima di cominciare il canto, porgete una
preghiera di ringraziamento e infine impartitevi col pensiero un chiaro
comando in merito a ciò che state per fare e focalizzate la vostra
attenzione sullo spazio fra le sopracciglia. Cominciate a cantare contraendo
i muscoli addominali per espellere l’aria dai polmoni e nell’inspirare
avvertite il petto dilatarsi. Riversate voi stessi nel canto, lavorate per
mantenere la mente interessata e concentrata, e attenetevi al periodo di
tempo che avete deciso di dedicare a questa pratica. Offrite di nuovo una
preghiera di ringraziamento quando avete finito, poi restate tranquilli e
ricettivi per un po’ di tempo e mettete in forma scritta le osservazioni che
vi affiorano nella mente. Con il passare del tempo nel rileggerle avrete
sorprendenti rivelazioni.

A volte nel praticare il Mantra potrete entrare in contatto con emozioni che
non sapevate di possedere e potreste trovarvi a versare lacrime trattenute
fin dall’infanzia. Quelle lacrime non sono nulla di cui ci si debba
vergognare: possono essere lacrime di auto compassione, oppure di rimpianto
per aver sprecato tanti anni.

A volte si rivelano una forza ringiovanente che può rivitalizzare
l’individuo, lavando via un accumulo di tristezza.

Swami Sivananda suggeriva alle persone di raccogliere simbolicamente le loro
lacrime e di lavare con esse i piedi della Madre Divina, però è meglio non
indulgere nelle proprie lacrime. Esse rappresentano un progresso piccolo,
non uno grande.

A volte la gente sviene durante il canto. Questo può accadere dopo lunghi
periodi di canto a persone che hanno una cattiva circolazione sanguigna, ma
è un fenomeno privo di effetti.

Durante un prolungato canto di gruppo, lo svenimento può anche essere
provocato dal fatto che la struttura atomica del cervello ha subito un
cambiamento per adattarsi alla nuova vibrazione a cui è stata esposta.
Svenire è una genuina risposta al potere del Mantra e manifesta un notevole
mutamento nella personalità dell’individuo. In seguito ci sarà una tendenza
a rivedere molti concetti e nasceranno nuove idee, insieme a un crescente
desiderio di liberarsi dai limiti e a uno sforzo cosciente di avviarsi sul
sentiero spirituale.

Lo studente deve imparare a controllare quest’energia quando essa comincia a
sorgere. Il metodo per farlo è molto semplice. È necessario soltanto sentire
che i piedi sono saldamente premuti contro il pavimento e ricordare a noi
stessi che siamo lì, in quel momento, nel mondo fisico. Gli esseri umani
sono un ponte fra due mondi, quello del corpo fisico e materiale e il mondo
invisibile creato dalla mente, che può manifestare qualcosa attraverso la
nostra fede in esso.

Un’altra tecnica che consente di controllare l’improvviso fluire
dell’energia appena sperimentata è quella di visualizzare uno splendido loto
dorato alla base della colonna vertebrale.

Poi bisogna indurre con gentile fermezza la Luce nella colonna vertebrale a
tornare nel loto a cui appartiene, e chiuderne saldamente i petali intorno
ad essa. Ricordate di nuovo a voi stessi di essere lì, in quel momento, per
un atto di volontà.

È molto importante non indulgere in emozioni, non cercare nuove esperienze a
tutti i costi, cantando molto in fretta o facendo esperimenti con la tecnica
di respirazione. Se cederete alla tentazione, molto presto sarete rosi dal
dubbio e comincerete a chiedervi se ciò che avete sperimentato sia davvero
una manifestazione del Divino o soltanto un prodotto artificiale della
vostra immaginazione; inoltre, Vi troverete intrappolati nel desiderio di
provare nuove esperienze e sensazioni, e non guarderete oltre, alla ricerca
della vera Luce.

Più avanti nella vostra pratica spirituale potrete trovarvi di fronte alla
tentazione dei siddhis, i poteri della percezione extrasensoriale. Questi
poteri possono essere usati per scopi validi, ma troppo spesso sono soltanto
una tentazione dell’ego. Se doveste cedervi potreste allontanarvi dalla
vostra meta spirituale ancora più di quanto non ne foste distanti quando
avete cominciato la pratica di cantare il Mantra.

tratto da lista Sadhana

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