Come usare il potere magico della Parola e dei Mantra?

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Come usare il potere magico della Parola?

di Swami Sivananda Radha

MANTRA – Armenia

COME USARE IL MANTRA

Cantare e’ un’esperienza individuale e ciascuna persona ha il diritto di arrivare a un suo modo di
comprenderla. Non ci possono essere regole rigide e valide per tutti: se cercate Dio, il canto
realizza una sorta di storia d’amore fra lui e voi e, a mano a mano che vi avvicinate all’Altissimo,
la vostra comprensione cresce e vi accostate alla verita’ in maniera diversa, acquisendo nuove
prospettive e capacita’ di introspezione.

Il potere del Mantra diviene estremamente efficace quando esso e’ praticato con regolarita’ e per un
sufficiente periodo di tempo, cioe’ fino a quando non si ottengono dei risultati. Spetta a voi
decidere quanto a lungo potete cantare in un determinato momento o con quanta frequenza potete
farlo, ma dal momento che state lavorando nel laboratorio della vostra mente dovete concedere ad
essa un ragionevole lasso di tempo perche’ sia messa equamente alla prova.

Non si puo’ diventare un santo in un fine settimana. Un bambino impiega nove mesi a nascere e molti
anni a crescere fino a diventare adulto, e il principiante sul sentiero dello spirito e’ come un
bambino appena nato. Quando comincerete a cantare, all’inizio sarete pervasi da un’ondata di
entusiasmo, destinato sfortunatamente a spegnersi presto, a mano a mano che la mente desidera
cambiamenti e novita’.

La pratica del Mantra sconvolge la mente, la costringe ad abbandonare le sue normali abitudini per
imboccare uno stretto sentiero, rendendola capace di concentrarsi attraverso la disciplina e
tagliando gli ancoraggi a cui si e’ sempre aggrappata. Come un fanciullo che riceva giocattoli
nuovi, la mente ha la tendenza a focalizzarsi su una cosa prima, e poi su un’altra, senza
discernimento; il vero obiettivo invece si raggiunge soltanto con la perseveranza e la pratica, che
permettono di scoprire il segreto del Mantra e il mistero del suo potere.

La consapevolezza e’ essenziale, in quanto fantasticare durante il canto non “accende il fuoco che
consuma”; neppure molte ore di canto o molte migliaia di ripetizioni effettuate con la pura forza di
volonta’ potranno accendere quei fuochi

La pratica deve essere eseguita con intensita’: l’applicazione; la purificazione delle emozioni e la
concentrazione della mente garantiranno la pace, rendendo sensibili alla continua Presenza

Combinate la pratica formale del Mantra con riflessioni quotidiane e la stesura di un diario
spirituale, per coltivare la consapevolezza ed effettuare i cambiamenti necessari nella vita
quotidiana per rimuovere tutte le manifestazioni dell’egoismo. Registrate le reazioni della vostra
mente alla pratica e agli ostacoli incontrati, come anche i cambiamenti che osservate dentro di voi
e le esperienze che vi capita di provare. Mantenendo un controllo costante durante tutta la
recitazione otterrete una piena comprensione non soltanto del Mantra, ma anche del funzionamento
della mente e potrete conoscere non solo gli ostacoli che essa incontra, ma anche come e’ possibile
superarli, con un risultato utile in tutte le situazioni della vita.

Dopo il primo entusiasmo per la pratica del Mantra, giungono i primi segni di ribellione e di
resistenza. Il primo momento critico si presenta alla fine di due settimane, poi di tre mesi, poi di
due anni. Se conoscete il fenomeno anzitempo potete prendere le precauzioni piu’ opportune.
Ricordate che la mente e’ come un elefante e che non potete costringere un pachiderma a muoversi
rigidamente lungo una linea retta; permettetegli piuttosto di spostarsi lungo un sentiero sinuoso,
ma non lasciate che se ne vada in cerca di bei panorami e si dimentichi la sua destinazione.

Nello stesso modo, potete concedere alla mente un po’ di liberta’, senza lasciare che divaghi
completamente. Uno dei piu’ grandi problemi che ostacolano la concentrazione della mente deriva
dallo sfondo di rumori mentali, un accumulo di condizionamenti del mondo intorno a noi, di ricordi e
di impressioni che vengono risvegliati dalla legge delle associazioni di pensiero: e’ difficile
ottenerne il silenzio completo.

Quando si cerca per la prima volta di concentrarsi si diventa consapevoli dell’incapacita’ di
mantenere silenziosa la mente e per ingannarla e indurla a concentrarsi si possono utilizzare
tecniche che variano nell’applicazione, senza variare essenzialmente il punto focale: tecniche che
permettono alla mente di essere attiva all’interno del Mantra.

Potete per esempio pensare a tutti i dettagli del canto, a come viene prodotto il suono, alla
respirazione, all’effetto del suono sul corpo, perche’ un tale esercizio, sebbene impiegato per
mantenere la concentrazione, puo’ portare a molte intuizioni; potete anche allargare il tempo del
vostro canto, includendo un gran numero di ripetizioni nell’ambito di un solo respiro, per poi
rallentare, estendendo un nome o una sillaba, accentando la prima o l’ultima sillaba .

Bisogna variare il volume della voce, dapprima aumentando l’intensita’ del suono e poi
affievolendolo; un sistema che mantiene la mente interessata evitando che le ripetizioni diventino
meccaniche. Forse vi accorgerete che la vostra voce diventa piu’ fluida mentre cantate e che state
cantando come non avete mai fatto prima: la soddisfazione per questi miglioramenti vi instillera’ il
desiderio di voler raggiungere Dio mediante la vostra voce, di essere uno strumento dell’amore di
Dio e di essere con il canto del Mantra d’aiuto ai bisognosi.

In questo modo diventerete padroni della situazione, anziche’ schiavi di dubbi intellettuali e di un
falso orgoglio. Durante il canto potrebbero insorgere emozioni che siete inconsapevoli di possedere
e lacrime che state trattenendo da molti anni. Dovrete usare discernimento per distinguere le
lacrime di auto compassione e negarvi di indulgervi; ma, a volte le lacrime saranno in parte di
rimpianto e in parte di gioia: gioia per il fatto che l’anima sia infine sulla via di casa,
rimpianto che siano state sprecate tante vite.

Quale che ne sia l’origine, raccogliete simbolicamente le vostre lacrime e offritele al Divino.
Osservate il fluire del vostro respiro e il suo rapporto con le emozioni per capire la differenza
fra esprimere emozioni e indulgere in esse, in quanto un eccessivo abbandono indica che siete
diventati vittime di emozioni indisciplinate. Rendetevi anche conto di non poter controllare le
emozioni attraverso la pura e semplice forza di volonta’ e che, quando esse raggiungono la loro
massima intensita’, dovete restituirle a Dio, chiedendo aiuto come un bambino lo chiede alla madre.

In quel momento, mentre piangete dal profondo del vostro essere, toccherete il vertice della
sincerita’, cosi’ come al culmine dell’ira, della delusione o dell’angoscia sarete quanto mai
concentrati. Sperimenterete allora la vera umilta’, forse per la prima volta. Per esprimere umilta’
vedete voi stessi come figli di Dio o come suoi servi: se siete il tipo di persona per la quale e’
importante compiacere gli altri, immaginatevi come il servitore di Dio, e in questo caso il Divino
diverra’ il vostro padrone e voi vorrete assecondarlo.

Offrite voi stessi come strumento attraverso cui l’amore divino puo’ trovare espressione e a mano a
mano che cercherete sempre piu’ di compiacere Dio scoprirete che l’amore divino viene a voi
attraverso le persone, che sono una sua creazione. Se Dio vi puo’ amare, tutti possono farlo.

Il Mantra dovrebbe essere cantato o recitato in un posto tranquillo e a un’ora stabilita ogni
giorno, ma puo’ anche essere intonato quando vi state dedicando ad altre attivita’, come lavare i
piatti, spalare neve o qualsiasi altra faccenda domestica. Questi lavori sono validi strumenti di
autopurificazione. Mentre li state svolgendo, non e’ necessario tuttavia che siate concentrati sullo
spazio fra le sopracciglia, perche’ se, per esempio, state lavando i piatti non potete mantenere la
concentrazione su questo punto; bastera’ tuttavia visualizzare un’immagine del potere del Mantra
personificato in una divinita’ e cosi’ spiritualizzare il vostro lavoro.

Potete ascoltare il suono della vostra voce e osservare la vostra respirazione, potete stimolare il
desiderio di recitare il Mantra pensando a cio’ che il Mantra e’, a cosa siano il mistero e il
potere del Mantra, a come creare suoni, a cosa succede ad essi, e domandarvi se l’energia che il
suono produce scompare quando non la si puo’ piu’ avvertire.

A un certo punto potreste desiderare di compiere alcuni esperimenti cantando il vostro Mantra e
guardandovi sognare: osservatevi per un determinato periodo di tempo e aspettate per un altro lasso
di tempo, anch’esso ragionevole per veder emergere i risultati. Se ripetete il Mantra mentre state
facendo l’Hatha Yoga, sarete capaci di penetrare i livelli piu’ profondi delle asana.

Tentate di assumere un’asana mentre state cantando mentalmente e lasciatevi assorbire in quello che
state facendo: gradualmente diventerete consapevoli del flusso pranico nel corpo e dei piu’ profondi
aspetti dell’asana, e infine sperimenterete il suo significato mistico. Cominciate con un’asana con
cui vi sentite ragionevolmente a vostro agio, per esempio sedendo con la schiena piegata e ripetendo
“Om Namath Sivaya” dieci volte, prima da un lato e poi dall’altro.

Fatto questo potrete passare al vaglio il vostro corpo e chiedervi: “Quante curve ci sono nel mio
corpo? Che altro sta facendo in questo momento, a parte piegarsi?” Partendo da questo interrogativo,
potrete effettuare un’indagine completa, cercando di capire il significato psicologico e simbolico,
o spirituale, di ogni asana.

Come altro esempio, provate la posa del pavone (mayurasana). Il pavone e’ associato alla vanita’ e
all’esibizionismo e si dice che questa asana sia utile per rimuovere le tossine dal corpo: proprio
come il pavone uccide i serpenti, l’asana “uccide” le tossine. Il pavone e’ anche il veicolo del
Signore Subramanya ed e’ impiegato nell’iconografia cristiana per rappresentare la gloria dei cieli.
Pensate anche alla posizione dell’asana, al modo in cui i gomiti sono premuti contro l’addome
nell’area dell’ombelico, e poi riflettete sui significati di tale simbologia.

Cantilenare il Mantra in una posa Hatha e’ pero’ una pratica distinta da quella quotidiana del
Mantra che si svolge ogni giorno in un luogo destinato appositamente per questo scopo. Se avete
trovato il vostro insegnante spirituale, o Guru, cantate il suo nome nell’offrire un atto d’amore,
cantate le vostre emozioni nell’esprimere ammirazione e gratitudine per l’ispirazione che avete
ricevuto.

Quest’offerta e il riconoscimento dello spirito divino insito nel Guru vi aiuteranno a sviluppare
l’umilta’ e a sopraffare l’ego. Per ottenere il medesimo risultato potete usare il raga di un
Mantra. Sara’ sempre utile ascoltare il Mantra. Se state lavorando a qualcosa e non potete recitare
il Mantra in silenzio o se siete molto stanchi e sentite di non avere la forza di volonta’ per
sedervi e cantare, fate suonare la musica del Mantra in sottofondo, ma quando scegliete questa
soluzione servitevi sempre dello stesso Mantra e non di un assortimento di nastri.

Ascoltare il nastro di un Mantra puo’ anche essere di grande aiuto quando si deve dormire. Se
guardate l’ultimo notiziario della televisione porterete con voi nel sonno tutto quello che vedete e
che sentite e potreste avere degli incubi, cosi’ come l’eventuale negativita’ contenuta in cio’ che
state leggendo si riflettera’ nel vostro sonno.

Guardare la televisione e leggere sono attivita’ che soddisfano l’aspetto carnale della mente, alle
quali e’ opportuno non dedicarsi. Se avete avuto una discussione prima di andare a letto, la vostra
ira si manifestera’ nel sonno. Il subconscio cerchera’ di liberarsi delle emozioni che lo stanno
tormentando nel sogno e suonare il nastro di un Mantra mentre state per addormentarvi servira’ a
sedare la tensione che vi disturba. Ascoltare continuamente il nastro e cantare dovunque vi
troviate, ogni volta che avete qualche minuto per voi, e’ un buon modo di avvicinare il Mantra agli
eventi quotidiani della vostra vita, un’abitudine che diventera’, a poco a poco, sempre piu’ forte e
vi aiutera’ a sopraffare la negativita’ delle esperienze di ogni giorno.

La durata della pratica e’ una questione individuale e puo’ cambiare da una volta all’altra, in
quanto non esiste nessun limite al numero di ripetizioni che potete intonare.

Per due anni ho cantato per cinque ore al giorno, ma in seguito ho continuato a cantare soltanto per
due ore al giorno, perche’ avevo ormai accumulato quello che e’ definito “Potere Mantrico”, il quale
e’ necessario a chi voglia iniziare un’altra persona al Mantra. Ho cantato per cinque ore ogni
giorno perche’ mi ci e’ voluto tutto questo tempo per rendere la mia mente concentrata: ma, in India
alcuni maestri spirituali hanno cantato per dieci ore al giorno per molti anni.

Ovviamente, quanto piu’ grande e’ lo sforzo tanto piu’ otterrete, ma alcuni minuti di estraniamento
assoluto all’interno del Mantra sono migliori di molte ore di canto effettuato senza focalizzare la
mente.

Per esempio, e’ meglio cantare per dieci minuti con la mente concentrata che per cinque ore con la
mente che vaga. Se desiderate cantare il Mantra non vi preoccupate di non conoscere la pronuncia
esatta delle parole sanscrite, perche’ quando ho chiesto a Swami Sivananda quanto fosse importante
la corretta pronuncia lui ha risposto: “La tua sincerita’ e cio’ che c’e’ nel tuo cuore e nella tua
mente sono piu’ importanti della tua pronuncia. Ci sono migliaia di persone che pronunciano le
parole correttamente, ma non sono ancora diventate sante.”

Sono l’amore per Dio, la costanza, la devozione e le intenzioni a determinare i risultati, non la
pronuncia corretta. E’ pero’ molto importante usare la giusta melodia: anche se trovate difficili le
note piu’ alte, non le dovete cantare piu’ basse di un’ottava o cambiare la chiave, perche’ e’
fondamentale cantare la nota giusta con la giusta intonazione, come dimostra il fatto che il mio
Guru di musica all’Ashram di Rishikesh, Swami Nada Brahmananda, si e’ preso notevole disturbo per
insegnarmi ad aumentare l’estensione della mia voce.

Se desiderate richiedere una benedizione per amici e parenti potete inserire i loro nomi ad alta
voce fra una ripetizione e l’altra del Mantra, ma non dovete concentrare la mente sui singoli
individui in quanto la vostra concentrazione dovrebbe rimanere sul Mantra stesso, sui diversi toni o
sull’immagine della divinita’ connessa ad essi.

Non pensate all’immagine della persona per cui state cantando, perche’ cosi’ potreste interferire
con la vita di quella persona, cosa dalla quale dovete astenervi. Se, dopo la pratica, vi rendete
conto che la vostra mente e il vostro cuore non erano effettivamente concentrati sul Mantra, offrite
la vostra recitazione alla Divinita’, dicendo: “Tu sei il Dio amorevole da cui sono stato creato. E
questo tutto quello che posso fare oggi?” Nella pratica non potete ottenere sempre la perfezione, ma
e’ vostro compito tentare, avendo poi l’onesta’ e l’umilta’ di ammettere con voi stessi e con
l’Altissimo quando non siete all’altezza delle aspettative. Quando cantate registrate di tanto in
tanto la vostra voce annotando la data sul nastro, perche’ in questo modo potrete seguire i vostri
progressi ascoltando il suono della vostra voce alcuni mesi piu’ tardi, oppure un anno o anche dieci
anni piu’ tardi.

Prendete nota delle emozioni che sperimentate e cercatele nell’ascoltare la voce registrata. Quando
la pratica del Mantra si protrae per parecchie ore di fila, il canto mentale (Manasika) e le diverse
altre forme di Japa dovranno essere alternate al fine di mantenere la concentrazione. La ripetizione
mentale e’ considerata da alcuni yogi la forma piu’ potente, mentre per molte persone il canto
vocale ha piu’ successo quando la mente e’ ancora molto attiva, perche’ favorisce l’espressione
delle emozioni. A uno stadio piu’ avanzato la ripetizione mentale risultera’ decisamente piu’
potente. A volte e’ una buona idea recitare mentalmente il Mantra quando si e’ alla presenza di
altri, per soffocare l’impulso all’esibizionismo.

Non appena affiora in voi la consapevolezza di questo desiderio dite “grazie”, perche’ tale
consapevolezza aumentera’ in proporzione alla gratitudine che si prova. Un’altra variazione che
potete usare e’ il Likita Japa, in cui il Mantra viene tradotto in linee scritte che assumono la
forma di frasi, oppure con altre forme, come la figura di un loto, o una croce, o qualsiasi altro
disegno che aiuti a rinforzare la vostra devozione. Un sistema uniforme di scrittura aiutera’ a
mantenere la concentrazione. Se lavorate in un ufficio potete impiegare in modo eccellente il tempo
libero dedicandolo alla pratica spirituale, anziche’ sprecarlo con la socializzazione.

La scrittura del Mantra puo’ anche essere alternata con altre forme di Japa al fine di conservare la
focalizzazione sul Mantra, mentre si provvede alla sua variazione per mantenere la mente
interessata. Conservate tutti i fogli di carta, o i blocchi per annotazioni sui cui avete scritto il
Mantra, vicino al vostro letto, o sul vostro altare, perche’ la loro presenza esercita un effetto
estremamente sottile sul subconscio. Il Mantra puo’ essere recitato, anziche’ cantato, ma la voce
deve essere limpida e abbastanza intensa da far si’ che gli orecchi possano cogliere cio’ che viene
detto. Sottoponete alla mente le seguenti domande: “Cosa significa oggi per me questo Mantra?
Quest’antica pratica ha ancora validita’ nel mondo di oggi?”

Cio’ vi aiutera’ a mantenere la mente del tutto concentrata sul Mantra. Potrete scoprire che le
differenti forme di Japa sono efficaci in momenti diversi. Quale che sia la forma che state usando,
dedicate i primi minuti della vostra pratica a riordinare la mente e a focalizzare i sentimenti e le
emozioni connessi a quanto state facendo, poi indirizzate tutti i vostri sforzi alla glorificazione
di Dio, esprimendo i vostri sentimenti di gratitudine per aver appreso questa pratica ed essere
cosi’ stati in grado di aiutare voi stessi. Forse quest’atteggiamento vi risultera’ impossibile, ma
se non lo e’ riconoscete la vostra negativita’ e offritela al Divino: ricordate che essere in
relazione con Dio, anche in un rapporto in cui esprimete soltanto la vostra collera, e’ sempre
meglio che essere tiepidi o indifferenti nei suoi confronti. Piu’ tardi, quando la pratica sara’
ormai radicata, scoprirete che l’ispirazione e la risposta alle vostre preghiere verranno quando vi
sarete infine arresi e avrete cantato o ripetuto il Mantra al punto da sfinire la mente: lo stesso
accade a uno scienziato in laboratorio, che tenta e ritenta il suo esperimento, a cui si accende una
lampadina soltanto quando la mente non e’ piu’ in grado di ragionare.

Se, dopo uno o due anni di pratica, dovesse emergere spontaneamente un modo del tutto diverso di
praticare il Mantra Yoga, esso non dovrebbe essere represso, perche’ potrebbe provenire da una guida
giunta da un livello piu’ elevato; occorre tuttavia sempre accertarsi che non sia opera dell’ego che
vuole ancora emergere. In primo luogo svolgete la pratica nel modo in cui l’avete sempre eseguita e
vedete quali sono i risultati, poi permettetevi di tentare la nuova via e di verificare se con essa
si puo’ arrivare agli stessi obiettivi.

Se la variazione nella pratica viene adottata prematuramente, basandosi sulla supposizione piuttosto
che sull’esperienza, lo scopo non potrebbe essere raggiunto. Scavate un solo pozzo molto profondo,
anziche’ molti di scarsa profondita’, e soltanto quando nell’espandere la consapevolezza vi rendete
conto di aver completato una lezione permettetevi di passare a un’altra. Se siete assolutamente seri
nei vostri sforzi potrete arrivare al momento in cui vorrete dedicarvi alla pratica di un altro
Mantra, attivita’ che determinera’ un costante approfondirsi della comunione con Dio e della
liberazione dallo squilibrio emotivo, portando l’Io a una nuova armonia con se stesso.

Approfondimento sul sito www.sublimen.com

www.amadeux.it/subliminale/mantra.htm

www.amadeux.it/subliminale/mantrasuono.htm

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