Miliardi di esseri umani immersi in un campo geomagnetico condiviso

pubblicato in: AltroBlog 0
Miliardi di esseri umani immersi in un campo geomagnetico condiviso

12 ottobre 2015

Soluzioni quantitative e implicazioni per gli adattamenti futuri

Michael A. Persinger * Department of Biology and Behavioural Neuroscience and Biomolecular Sciences
Programs, Laurentian University, Sudbury, Ontario, Canada P3E 2C6

Abstract:
Le implicazioni per l’adattamento quando miliardi di cervelli sono considerati come deboli
conduttori immersi nello stesso mezzo, il campo geomagnetico, vengono qui esaminate. Le soluzioni
quantitative hanno indicato che l’intensità del campo “transcerebrale” prodotto da tutti i cervelli
umani nel campo geomagnetico, è dello stesso ordine di magnitudine dei valori associati con i
processi cognitivi e le espressioni alterate delle proteine nel cervello individuale. Questa
convergenza potrebbe combaciare ad uno dei criteri di un fenomeno simil-olografico. La transizione
da 6 a 8 miliardi di cervelli sarebbe associata con le energie condivise in uno spazio cerebrale
individuale le cui frequenze incrementano lungo la lunghezza d’onda elettromagnetica visibile,
dall’infrarosso all’ultravioletto. La diffusività magnetica indica che tutti i cervelli sarebbero
influenzati in circa 10 minuti. Le implicazioni per modifiche genetiche onnipresenti indotte,
modifiche condivise in sequenze di proteine associate con la memoria durante il sonno rem e
limitazioni sulla proliferazione delle specie vengono qui discusse.

La specie umana è stata e continua ad essere immersa nel campo magnetico statico della Terra. La sua
intensità generale ha una media attorno i 50.000 nT (0.5 gauss) con una discrepanza di circa un
fattore 2 o 3 tra le regioni equatoriali e polari (1). Le aree abitate sopra grandi aggregati di
minerali magnetizzati vicini alla superficie, come nell’anomalia di Kursk in Ucraina, sono di
intensità 4 volte superiore alla media. Le fluttuazioni geomagnetiche, dovute principalmente ad
alterazioni dell’attività solare mediate da modifiche nella velocità e densità delle particelle nel
campo magnetico interplanetario (“vento solare”), vanno da un millesimo ad un centesimo di questa
intensità stazionaria. Le durate di queste fluttuazioni sono dell’ordine di minuti con gamme medie
di intensità nell’ordine dei 50-1000 nT. Questo rapporto è paragonabile alle differenze in
magnitudine tra le differenze di potenziale stazionario (da circa 10 a 20 mV) tra le distanze
rostrale e caudale del cervello umano e le frequenze estremamente basse delle fluttuazioni misurate
sopra le cortecce cerebrali. La maggioranza dell’energia entro questa frequenza estremamente bassa
si trova tra 1 e 40 Hz con magnitudini picco-picco tra 10 e 200 µV. Le misurazioni convenzionali
tramite tecnologia elettroencefalografica moderna (QEEG) indicano solitamente una gamma tra 1 e 10
µV·Hz -1 [2].

Incrementi negli indici dell’attività geomagnetica globale, particolarmente quando i disturbi
eccedono circa 25 nT, sono stati associati con incidenza incrementata di crisi epilettiche, di
esperienze notturne insolite e alterazioni seguenti nel comportamento della popolazione vulnerabile
(3). Le simulazioni sperimentali dell’intensità e delle forme temporali dell’attività geomagnetica
in laboratorio, producono alterazioni paragonabili (4). Recentemente Mulligan et. al.(5) in Canada
hanno replicato i risultati di Babayev e Allahveriyeva (6) in Azerbaijan per cui cambiamenti
nell’energia cerebrale misurata tramite QEEG sono avvenuti durante incrementi dell’attività
geomagnetica sopra i 25 e 30 nT. Le correlazioni più consistenti, di forza moderata, sono evidenti
nelle bande di frequenza tetha (4-7 Hz) e gamma (35-45 Hz) sopra il lobo frontale destro che mostra
un ruolo fondamentale nella ricostruzione della memoria autobiografica (7). Mulligan et. al. (5)
hanno calcolato che le densità d’energia nel volume cerebrale dovuta ad incremento dell’attività
geomagnetica sono dello stesso ordine di magnitudine di quelle associate col numero di neuroni
corticali necessari a produrre i cambiamenti nelle misurazioni con QEEG.

Tuttavia le alterazioni cerebrali associate con l’attività geomagnetica sono transitorie. Per la
maggior parte del tempo biologico, la specie umana è continuamente esposta ad un componente più o
meno “statico” del campo magnetico superficiale terrestre. Questa immersione simultanea di circa 6-7
miliardi di cervelli umani, che sono effettivamente microstrutture semiconduttrici in tale campo
magnetico, può essere sufficiente a produrre un campo secondario che può avere implicazioni
biologiche per la sopravvivenza e l’adattamento. Questo campo secondario potrebbe mostrare proprietà
emergenti con caratteristiche qualitativamente differenti. In approcci precedenti (8) i riferimenti
metaforici ad un campo secondario generato dall’esposizione di un grande numero di conduttori (come
fili di rame funzionalmente adiacenti) ad un campo magnetico applicato, sono stati impiegati per
descrivere questa condizione. In questo documento vengono offerte soluzioni quantitative che possono
essere rilevanti per verificare la validità di questo approccio. Se le soluzioni sono persino
parzialmente applicabili, le implicazioni per i meccanismi con i quali la nostra specie potrebbe
adattarsi, richiederebbero una rivalutazione dei nostri presupposti fondamentali dei principi
evolutivi ed ecologici.

In conclusione

L’immersione di miliardi di cervelli umani all’interno di un mezzo condiviso, il campo geomagnetico,
ha il potenziale per influenzare i sottili cambiamenti fisico-chimici all’interno dell’ intera
specie.
Lo spostamento putativo in energie secondariamente indotte da questa immersione condivisa, è
associato a lunghezze d’onda elettromagnetiche che potrebbero presto raggiungere una soglia tale da
influenzare l’espressione genetica. La soglia sarebbe influenzata principalmente dal numero totale
di cervelli e può essere raggiunta durante l’intervallo biologico presente coinvolgendo la
transizione tra 6 e 8 miliardi di cervelli.

Estratto da Billions of Human Brains Immersed Within a Shared Geomagnetic Field: Quantitative
Solutions and Implications for Future Adaptations Michael A. Persinger.

Documento completo benthamopen.com
benthamopen.com/contents/pdf/TOBIOJ/TOBIOJ-6-8.pdf

https://www.youtube.com/watch?v=p2akjVSLZkQ

Condividi:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *