L’ENIGMATICO CONTE DI SAINT GERMAIN

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L’ENIGMATICO CONTE DI SAINT GERMAIN

di Antonio Bruno
per Edicolaweb

Chi era, veramente, il Conte di Saint Germain? Che cosa fece, nella sua vita, che oggi possiamo
ritenere come dato certo che ci permetta di farcene un’idea, per quanto imprecisa? Quando nacque?
Quando morì? E si chiamava, poi, davvero “Conte di Saint Germain”?
A nessuna di queste domande è possibile dare una risposta sicura. Per questo, possiamo affermare con
piena ragione che il fantomatico Conte di Saint Germain è, a pieno titolo, “l’uomo del mistero”.

Siamo nella Francia del XVIII secolo, la Francia dell’Illuminismo di Rousseau, di Voltaire, di Kant;
ma siamo anche nell’Europa di Cagliostro, di Mesmer, del Principe di San Severo e nel secolo delle
Confraternite, degli Incappucciati e di Swedemborg…
Un’epoca di grande fervore intellettuale, posta quasi a cerniera fra un passato ricco di
superstizioni ed un futuro tutto da costruire partendo dalla base positivistico-illuminista che
avrebbe poi costituito, nel bene e nel male, il terreno su cui la scienza dell’800 e del ‘900 si
sarebbero attestate sui propri schemi epistemologici.

In quest’epoca fervida ed in questa Francia culla d’ingegni, appare all’improvviso il fantomatico
Conte di Saint Germain e il suo nome, a partire dal 1750, farà ben presto il giro d’Europa dove,
nonostante la mancanza dei mass media, ben pochi ne ignoreranno l’esistenza.
Secondo la tesi più accreditata, il Conte di Saint Germain era nato nel 1698 da una relazione fra la
regina di Spagna, Marie Annie di Neuburg (rimasta vedova) e l’Amirante di Castilla. Questa nascita
spuria, ma regale, avrebbe permesso al Conte di disporre di ingenti ricchezze, di formarsi una
cultura vastissima e di essere ricevuto in tutte le corti d’Europa senza fare anticamera.(fonte:
F.I. www.esoteria.org)

Si hanno segnalazioni del Conte di Saint Germain in Italia, in Olanda, in Gran Bretagna ma le sue
tracce si faranno in breve tempo confuse anche perché Saint Germain si fa chiamare spesso con altri
nomi, come “Conte di Bellamye” o “Conte del Monferrato”.
Non dimentichiamo, però, che il XVIII secolo è stato anche il secolo degli avventurieri e, per molti
versi, la figura del Conte di Saint Germain pare adattarsi benissimo al cliché dell’avventuriero
settecentesco.

Quest’uomo, dunque, a pieno titolo uomo del suo tempo, pare sia anche andato in India. Ce ne parla
lo scrittore ottocentesco Lascalles Wraxall in “Adventures remarquadles” (1865) lasciando
sottintendere una sorta di viaggio iniziatico, volto all’apprendimento di misteriosi poteri e,
forse, di oscure iniziazioni. Ma, a proposito dell’origine di questo misterioso personaggio, ci dà
una consistente mano Horace Walpole, il quale, in una lettera datata 9 dicembre 1745, accenna ad una
possibile origine… italiana del “Conte di Saint Germain”. Secondo una testimonianza inglese, era
nato vicino ad Asti all’inizio del 1700 e parlava sia l’italiano, sia il francese con un leggero
accento piemontese. Una sorta di “contro-cagliostro”, insomma. Anzi, una tradizione, peraltro non
molto accreditabile, vorrebbe che l’avventuriero siciliano fosse stato allievo del Conte di Saint
Germain.

Quanto al suo aspetto fisico, Charles Henri, barone di Gleichen, lo descrive così: “…un uomo di
taglia media, assai robusto, vestito con semplicità magnifica e ricercata…”.
Se ne avrebbero notizie, a Parigi, a partire dal 1857, quando, secondo il Wraxall, iniziò a stupire
il pubblico della città in riva alla Senna.
Nel suo scanzonato e fascinoso eloquio, Saint Germain assicura il suo pubblico, e lo convince, che
egli avrebbe parlato con personaggi del passato, da lui ben conosciuti e si ammanta di un alone
volutamente imprecisabile di “uomo misterioso” perfettamente padrone delle tecniche di ammaliamento
del pubblico, fino ai più alti livelli della società del tempo. La cortigiana Pompadour ne è
magnetizzata al pari delle altre dame di corte e nemmeno re Luigi XV ed un numero imprecisabile di
suoi cortigiani è esente dall’esserne attratto.

Saint Germain aveva una cultura sbalorditiva, che spaziava in svariati campi del sapere: non
esisteva, pare, lingua, antica o moderna, al di fuori della sua conoscenza; la storia sembrava non
avesse segreti per lui e, in effetti, uno dei punti di forza del suo personaggio era l’affermazione
di sapersi muovere a piacimento nel tempo essendo testimone “interattivo”, diremmo oggi, degli
eventi e degli uomini che vissero in secoli diversi. Ma un aspetto, in particolare, dei presunti
poteri del Conte di Saint Germain colpì i suoi contemporanei: la capacità di non invecchiare. Aveva
forse scoperto il segreto dell’eterna giovinezza? Era per quello che si era recato in estremo
Oriente?

Fatto sta che Saint Germain pareva non invecchiare mai: si presentava al pubblico a distanza di anni
ed aveva sempre lo stesso aspetto di uomo sulla quarantina. Di questa, chiamiamola “virtù”, Saint
Germain ne approfitterà per distribuire senza lucro unguenti ed impiastri vari alle vecchie dame
rattrappite della corte di Luigi XV. Presto si aggiunse al suo nome l’appellativo di “Immortale”.

Ma le avventure del cosiddetto “Conte di Saint Germain” non furono sempre costellate di allori.
L’avventuriero ebbe alcune grane in Olanda, dove un certo duca di Choiseul sembra che avesse
scoperto un’attività insospettata del conte: la spia. Ma, forse, non si trattava di spionaggio.
Quello che è certo è che Choiseul scoprì che il conte aveva una missione politica da compiere, in
Olanda, per conto di Luigi XV, cosa che lo mandò su tutte le furie al punto da costringere
l’avventuriero a scappare a Londra. Dunque, da questi dati sembrerebbe che il cosiddetto Conte di
Saint Germain avesse tentato la strada diplomatica, ma, ci domandiamo: quale ragione poteva avere di
intraprendere un’attività faticosa e, probabilmente, pericolosa, visto il successo che riusciva ad
ottenere per altre vie più gratificanti?

Probabilmente furono ragioni di prestigio, di scalata sociale, a spingere Saint Germain a tentare la
carriera diplomatica; sembra proprio che, in questa attività, fosse molto più goffo che non
nell’arte di ammaliare il pubblico.

Di Saint Germain, comunque, non è possibile tracciare un ritratto completo ed esaustivo.
Il personaggio è sfuggente e si presta alle interpretazioni più svariate. Indubbiamente, questo
problema nasce dalla sua natura complessa, molto probabilmente genialoide e non è affatto
improbabile che, in questo miscuglio di mondanità e misticismo, di magia e ciarlatanesimo, si
potesse rintracciare un vero potere medianico o qualche tipo di connotazione extrasensoriale. È
proprio a queste personalità, diciamo così, “disordinate” che, per uno strano gioco del destino,
spesso le qualità più “sottili”, più indefinibili, sembrano riservare i propri favori. Con indubbio
discapito, purtroppo, di una comprensione scientifica, razionale, degli individui che ne sono
dotati.

Saint Germain fu conosciuto da un altro avventuriero famoso del suo secolo, un altro italiano:
Giacomo Casanova, il veneziano famoso soprattutto per le sue peripezie sentimentali, fu affascinato
dal Conte di Saint Germain e, massone egli stesso, si disse convinto che il conte possedeva vaste
conoscenze in campo occultistico.
Facciamo attenzione, a questo punto, ad un particolare importante: si dice che il Conte di Saint
Germain fosse affiliato all’ordine segreto dei Rosacroce, un movimento iniziatico nato in Germania
nel 1614; ora, se poniamo attenzione al suo pseudonimo, Conte di Saint Germain, appunto, vediamo che
il significato occulto di esso sta in questa frase: “Vomes Sanctae Fraternitatis”, ovvero “Socio
della Santa Fratellanza”.

Ci troviamo, dunque, di fronte ad un doppio risultato: in primo luogo la conferma dell’inesistenza
di sicuri dati anagrafici del nostro conte, poiché si vede qui bene che si affibbiava uno
pseudonimo, quello che, in gergo internettiano, si direbbe un “nickname”; in secondo luogo, abbiamo
la conferma di una qualche forma di appartenenza iniziatica del conte e, di conseguenza, ne risulta
accresciuto il sospetto di sue effettive, ampie conoscenze esoteriche.
Ma Saint Germain era anche, a quanto pare, un eccellente artista producendo apprezzabili opere in
campo musicale e pittorico. Del primo, segnalo le sue sonate, stampate a Londra dall’editore Waish
tra il 1748 e il 1760 ed apprezzate sia da Mozart che da Gluck; del secondo non si hanno precise
notizie ma si dice che il pennello danzasse nelle sue mani.

Nel 1760, il Conte di Saint Germain concesse un’intervista ad un giornale londinese ma poi, poco a
poco, perdiamo le sue tracce. Della sua morte si sa poco o nulla e le congetture, le tradizioni, le
leggende, trovano ampio spazio. Di certo, si sa che Saint Germain scompare così come apparve,
dileguandosi nelle nebbie di un mistero che sembra fatto apposta per generare leggende e storie da
raccontare la sera, quando ci si riuniva davanti al focolare, o nei salotti dei secoli successivi,
sicuramente attratti dalle suggestioni occultistiche generate da simili personaggi.

Fra le tante dicerie, più o meno plausibili, che si sono espresse sul Conte di Saint Germain, vi è
anche quella della sua abilità di alchimista. Si pensò che egli fosse in grado di fabbricare l’oro e
che avesse trovato la Pietra Filosofale (pare avesse la capacità di purificare le perle e si dice
che avesse sbalordito la corte di Francia per aver tolto una macchia ad una gemma). A questo
proposito, riporto, in conclusione, un sonetto intitolato “La Creazione” e pubblicato da un certo
Mercièr in una raccolta poetica. Questo sonetto, si dice provenire dalla mano dell’enigmatico Conte
di Saint Germain di cui sembra una specie di autoepitaffio. Le parole che lo compongono, in effetti,
si rivolgono a noi nell’inquietante e simbolico linguaggio della Scienza Suprema, quell’Ermetismo
iniziatico che attrae da sempre le menti più illuminate:

“Curioso scrutatore della natura intera,
ho conosciuto dell’universo il principio e la fine,
ho visto l’oro in potenza in fondo alla sua miniera,
ho carpito la sua natura e sorpreso il suo fermento.

…Spiegai per quale processo l’anima nel grembo di una madre,
fa la sua casa, la trascina, e come un seme di vite
messo vicino a un chicco di grano, sotto l’umida polvere;
l’uno pianta e l’altro ceppo, sono il pane e il vino.

Niente c’era, Dio volle, niente diviene qualche cosa,
ne dubitavo, cercai su cosa l’universo posasse,
nulla conservò l’equilibrio e servì da sostegno.
Infine, con il peso dell’elogio e del biasimo,
Io pesai l’Eterno, Egli chiamò la mia anima
Io morii, L’adorai, non seppi più nulla.”

assgraal@katamail.com

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