Le sonorità “terrificanti” dell’urlo umano

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Le sonorità “terrificanti” dell’urlo umano

17 luglio 2015

La percezione di un urlo umano, a differenza degli altri suoni, non attiva solo la corteccia uditiva ma anche l’amigdala, l’area cerebrale responsabile dell’elaborazione della paura. Secondo un nuovo studio, a caratterizzare l’urlo, così come le sirene di allarme, è l’asprezza, cioè la rapidità con cui cambia il tono del suono(red)

lescienze.it

L’urlo umano ha una caratteristica peculiare, che condivide solo con le sirene degli allarmi: è in grado di attivare non solo la corteccia uditiva del cervello ma anche l’amigdala, l’area cerebrale deputata all’elaborazione della paura. E’ quanto afferma un nuovo studio condotto da Luc Arnal dell’Università di Ginevra, e colleghi di una collaborazione internazionale, descritto in un articolo sulla rivista “Current Biology”.

Il nostro cervello ha una capacità di elaborazione dei suoni estremamente raffinata: per esempio può selezionare la voce di una persona con cui stiamo parlando anche se è sommersa nel rumore di fondo, distinguere se la persona che ha emesso un suono è un uomo, una donna o un bambino, e infine può cogliere il significato delle frasi pronunciate. Si sa invece molto poco di come viene elaborata dal cervello una comunicazione più emotiva e arcaica come quella dell’urlo.

“Se chiedessimo a una persona comune che cos’ha di peculiare un urlo, ci sentiremmo rispondere che ha un volume molto alto, oppure che ha un tono molto acuto”, ha spiegato David Poeppel, autore senior dello studio. “Ma ci sono molti altri suoni che sono forti e acuti, ma non hanno la capacità comunicativa delle urla”.

Le loro peculiarità fanno ipotizzare che le urla siano elaborate in aree diverse da quelle degli altri suoni. Arnal e colleghi hanno raccolto un campione di urla tratte da film e video oppure prodotti in laboratorio da alcuni soggetti. Hanno poi analizzato le caratteristiche fisiche delle urla e le reazioni soggettive e neuronali di un gruppo di volontari.

I ricercatori hanno scoperto che la caratteristica che distingue le urla dagli altri suoni – e che è condivisa dalle sirene di allarme degli antifurti – è una qualità denominata asprezza (“roughness”) che indica quanto rapidamente cambia il tono di un suono: gli schemi normali di una conversazione hanno solo piccole differenze di tono, dell’ordine di 4-5 Hz, mentre le urla possono essere modulate molto rapidamente, con variazioni di 30-150 Hz.

Questi dati strumentali sono risultati in accordo con le percezioni soggettive dei soggetti coinvolti nell’esperimento: secondo il loro giudizio, le urla più spaventose era quelle con i massimi valori di asprezza. L’importanza di questo parametro è stata confermata quando gli autori hanno modificato artificialmente un suono normale in modo che acquisisse molta più asprezza: anche in questo caso, il suono è stato giudicato spaventoso. Dalle scansioni cerebrali dei volontari è emerso inoltre che l’aumento dell’asprezza corrisponde a una maggiore attivazione dell’amigdala.

“I risultati dimostrano che la progettazione dei segnali di allarme può essere ulteriormente migliorata”, ha concluso Arnal. “Così come al gas naturale viene aggiunto un odore per renderlo meglio identificabile, allo stesso modo si potrebbe aggiungere asprezza ai suoni di allarme per accelerare e migliorare la loro elaborazione”.

http://dx.doi.org/10.1016/j.cub.2015.06.043

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