Cosa succede dopo mezz’ora di totale silenzio e solitudine?

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Cosa succede dopo mezz’ora di totale silenzio e solitudine?

Non è affatto una contraddizione: i momenti di solitudine e silenzio in cui staccare la spina sono
necessari per caricare con maggiore autenticità il nostro impulso vitale. È come premere il tasto di
riavvio, lì dove ogni pezzo si incastra con maggior senso, lì dove troviamo la chiarezza mentale con
cui comprendere meglio le persone, mettere filtri, definire priorità e obiettivi personali.

Miles Davis è stato uno dei trombettisti e compositori jazz più famosi della storia. Una volta,
quando alcuni giovani musicisti gli chiesero consiglio su come raggiungere il suo livello di
maestria e originalità, Davis diede loro una risposta che non avrebbero mai dimenticato: se non esistessero i silenzi, la musica non sarebbe quello che è.

Il valore di un uomo si misura dalla quantità di solitudine che gli è possibile sopportare -Friedrich Nietzsche-

Disse anche che la vita è come una partitura, lì dove si riesce a trovare il ritmo unendo momenti di
attività con momenti di solitudine, silenzio e riflessione. Solo in questo modo possiamo trovare
lispirazione e la melodia nascosta dentro di noi, che altrimenti non potremmo udire.

È senzaltro un consiglio veritiero ed evidente. Tuttavia, per quanto ci possa sembrare logico, non
sempre riusciamo a metterlo in pratica in modo efficace. Nel mondo attuale, anche se sembra strano,
abbonda in maggior grado una solitudine camuffata, talvolta patologica, della quale non sempre si parla.

Ci immergiamo nella iper-attività (cercando una falsa iper-produttività) e nella iper-stimolazione.
Trascorriamo la giornata lavorando, connessi alle tecnologie, sbrigando faccende, compiendo
obiettivi, accontentando gli altri, avvolti dal rumore delle nostre città. E, tuttavia, questo
rumore incessante e questa attività inarrestabile non sempre meritano le preoccupazioni che ci causano o il tempo che ci rubano.

Se a ciò aggiungiamo che a volte le nostre relazioni ci apportano più solitudine che felicità,
comprenderemo perché ogni anno aumenta il tasso di depressione e altri disturbi della salute che non possiamo trascurare.

I momenti di solitudine fanno bene al cervello

Prima di tutto, dobbiamo ricordare un fatto importante. La solitudine che ci fa stare bene e che
accresce la nostra salute fisica e psicologica è quella nella quale uniamo i momenti in solitaria e
isolamento con la successiva connessione con il mondo, con il suo suono, la sua forma, i suoi colori
e la sua ricchezza sensoriale e, soprattutto, con relazioni sociali significative, con amici, partner, famiglia, colleghi.

Lessere umano non è fatto per vivere sempre e solo isolato. Ne troviamo un esempio nella camera
anecoica dei laboratori Orfield, in Minneapolis. Si tratta di uno spazio nel quale diverse aziende
studiano il suono dei loro prodotti: telefoni, moto, lavatrici, etc. È una stanza estremamente
silenziosa nella quale il 99,99% del rumore viene assorbito dalle pareti in alluminio e fibre di vetro. In essa vengono realizzati anche diversi esperimenti psicologici.

Si è visto che, in media, nessuno riesce a stare nella camera anecoica per più di mezzora. Le
persone di solito escono disperate e in preda al panico, poiché non resistono a un silenzio così intenso, asfissiante e vuoto.

In questo spazio, la quiete è talmente estrema che è comune sentire i suoni del proprio cuore o
della propria circolazione sanguigna. Una cosa per la quale il cervello non è preparato, che va
contro la nostra natura, la nostra programmazione genetica; in fin dei conti, siamo esseri sociali
che hanno bisogno di fondersi con lambiente circostante e quando esso è privo di qualsiasi stimolo, entriamo nel panico.

Daltro canto, mentre lisolamento totale nuoce al nostro equilibrio psicologico, quello occasionale
e delimitato nel tempo gli apporta diversi benefici. Gli studiosi ci dicono che i momenti di
solitudine ben distribuiti durante la giornata sono come scariche elettrice capaci di riavviarci, ci permettono di recuperare le energie, il senso e lispirazione.

Programmare i propri momenti di solitudine per guadagnarci in salute

Viviamo in una società che adora lindipendenza, ma che è sempre più allineata, sovraccarica e
accelerata. Lo sviluppo delle nuove tecnologie ci permette di essere più connessi che mai agli
altri. Le nostre città sono sempre più sovrappopolate. Ugualmente, siamo sempre più circondati da
luce artificiale, siamo meno attivi fisicamente perché abbiamo loccasione di fare uninfinità di cose senza chiedere maggiori pulsazioni al nostro cuore.

Medici, neurologi e psicologi ci dicono che il nostro cervello si sta cablando in modo molto
diverso a come lo faceva 100 anni fa. Riceviamo così tanti stimoli durante la giornata e da così
tanti fronti che è quasi vitale gestire un po meglio tutto questo caos sensoriale. Abbiamo bisogno
di calma, silenzio e solitudine ogni tanto per integrare tutto questo flusso informativo. Lobiettivo è dargli senso.

Tuttavia, cè chi non sa, anzi che ha una paura quasi atavica di restare un giorno da solo con se
stesso per conversare e riflettere con sé. Tale incontro può essere terrificante come restare per mezzora nella camera anecoica dei laboratori Orfield.

Perché così come in questo spazio è possibile sentire il suono del proprio corpo, i momenti di
solitudine nei posti più confortevoli possono far affiorare i vuoti del proprio essere, i timori, le
angosce, il nodo delle questioni in sospeso e la nudità di una infelicità ripudiata.

anonimo

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