Annie Besant: Avatara 4f

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Avatara 4f

di Annie Besant

Quattro conferenze tenute al raduno del ventiquattresimo anniversario della Società Teosofica ad Adyar, Madras, dicembre 1899.

Contenuti:

Cos’è un Avatara
La Fonte e la necessità di Avatara
Alcuni Avatara Speciali
Shri Krishna

Titolo originale: ‘Avataras’
Traduzione italiana di Tancredi Marrone
(ISTITUTO CINTAMANI)

-Parte Quarta e fine

QUARTA CONFERENZA
Shri Krishna

Fratelli miei, vi sono temi così elevati che non sarebbe sufficiente nemmeno il linguaggio dei Deva per fare piena giustizia a ciò che essi racchiudono, e quando pensiamo al suono del flauto di Shri Krishna, tutta la musica umana sembra discordante nelle sue note. Tuttavia, poiché la bhakti si sviluppa con il pensiero e la parola, non è inopportuno avvicinarci ad un soggetto così sacro, ma nel trattarlo dobbiamo renderci conto della nostra incompetenza, rammaricarci dei nostri limiti, e dobbiamo sentire il desiderio di un potere
d’espressione maggiore di quello che abbiamo avuto fin qui. Poiché, forse, in mezzo a tutte le manifestazioni divine che hanno glorificato il mondo, non ve n’è stata nessuna che abbia suscitato un sentimento più grande e affettuoso dell’Avatara che questa mattina stiamo per studiare.

Le glorie più austere di Mahadeva, il Signore della terra ardente, attirano di più i cuori di coloro che sono stanchi del mondo e vedono la futilità delle attrattive terrene; ma Shri Krishna è il Dio del focolare domestico, il Dio della vita familiare, il Dio le cui manifestazioni attraggono in ogni fase della Sua Auto-Rivelazione; Egli è umano proprio fino in fondo; nato nell’umanità, come Egli ha detto, agisce come un uomo. Come bambino, Egli è un vero bambino, pieno di giocosità, di allegria, di grazia vincente. Crescendo, come ragazzo e poi come uomo, Egli esercita lo stesso fascino umano sui cuori di uomini, donne e bambini; il Dio alla cui presenza vi sono sempre gioia e continue risate e musica. Quando pensiamo a Shri Krishna, ci sembra di ascoltare il mormorio del fiume, il fruscio delle foglie nella foresta, il muggito delle mucche al pascolo, la risata di un bambino felice che gioca sulle ginocchia dei genitori. Egli è veramente il Dio che è umano in ogni cosa; che si china con benevolenza sulla culla del neonato, che partecipa con simpatia ai giochi della gioventù, che è l’amico di chi ama, che benedice lo sposo e la sposa, che sorride alla giovane madre con il suo primogenito tra le braccia Ð ovunque il Dio dell’amore e della felicità umana; quale meraviglia che la Sua grazia vincente abbia affascinato i cuori degli uomini!

Dobbiamo studiarLo, quindi, questa mattina. Ora, un Avatara Ð lo dico per chiarire alcune difficoltà preliminari Ð un Avatara ha due grandi aspetti nel mondo: Primo, Egli è un fatto storico che non deve essere dimenticato. Quando leggiamo la storia dei grandi Esseri, stiamo leggendo la storia e non una favola. Ma è più che una storia; un Avatara recita sul palcoscenico del mondo un dramma potente. Egli è, per dire, un attore nel mondo di Krishna, e le Sue manifestazioni nella complessa vita umana hanno coperto un vasto spazio; quindi, per rendere il vasto soggetto un po’ più comprensibile, ho pensato di suddividere questo dramma, per così dire, nei suoi atti separati. Sto usando adesso il linguaggio teatrale, perché penso che possa rendere più evidente quel che intendo dire. Nel trattare la Sua vita, ho preso le scene che sono delineate chiaramente, e in ciascuna di esse vedremo un solo grande tipo di insegnamento che il mondo dovrebbe imparare dallo svolgersi di questo dramma davanti agli occhi degli uomini. In un certo senso, queste scene corrispondono ai periodi che marcano la vita, e in un altro senso si sovrappongono l’un l’altra; ma
visualizzandole chiaramente nella mente saremo capaci, penso, di afferrare meglio lo scopo completo dell’Avatara Ð come se fossero compartimenti nella mente in cui collocare i diversi tipi di insegnamento.

Primo, Egli venne per mostrare al mondo il grande Oggetto di devozione della bhakti, e l’amore di Dio per il Suo bhakti, o devoto, che è la tessitura del primo Atto del grande Dramma Ð rappresentare l’Oggetto di devozione, e mostrare l’amore con cui Dio considera i
Suoi devoti. Abbiamo qui una fase precisa della vita di Shri Krishna.

Il secondo Atto del dramma può essere definito come il Suo carattere nelle vesti di distruttore delle forze opposte che ritardano l’evoluzione, e che attraversa tutta la Sua vita.

Il terzo Atto è quello di un uomo di Stato, l’attore saggio, politico ed intellettuale sulla scena della storia del mondo, la forza che guida la nazione con la Sua straordinaria politica ed intelligenza, mostrandosi non come un re ma piuttosto come uomo di Stato.

Allora abbiamo Lui come amico, l’amico dell’umanità, specialmente dei Pandava e di Arjuna.

L’Atto successivo è quello di Shri Krishna come Istruttore,
l’istruttore del mondo, non l’istruttore di una sola razza.

Quindi, Lo vediamo nell’aspetto particolare e mirabile del Ricercatore dei cuori degli uomini, colui che pone alla prova e saggia la natura umana.

Infine, possiamo guardare a Lui nella Sua manifestazione come il Supremo, la vita omnipervadente dell’universo, colui che non considera nulla come fuori da Se Stesso, che stringe tra le Sue braccia il male e il bene, le tenebre e la luce, nulla che Gli sia estraneo.

La storia della vita può essere suddivisa, per così dire, in questi sette atti, e ciascuno di esso può servire da studio per un
determinato periodo di vita, invece di comprimerli tutte nella conferenza di un mattino. Comunque, prendiamoli uno per volta, anche se inadeguatamente, perché gli accenni che farò possono essere elaborati da voi nei dettagli secondo la disposizione della vostra mente. Un aspetto può attrarre un uomo, un secondo aspetto può attrarne un altro; tutti gli aspetti sono meritevoli di essere studiati, tutti suscitano devozione. Ma più di tutti, riguardo la devozione, è il primo stadio della Sua vita che ispira e riempie di benedizione, quei primi anni del Signore quand’era bambino, poi ragazzo, quando Egli dimorava a Vraja, nella foresta di Brindaban, quando Egli viveva con i mandriani e le loro mogli e i loro figli, il meraviglioso bambino che attirava i cuori degli uomini. é evidente – e non si sarebbero pronunciate così tante bestemmie se si fosse ricordato che Shri Krishna scelse di mostrare Se Stesso come il grande oggetto di devozione, come l’amante del devoto, nella forma di un bambino, non in quella di un uomo.

Addentriamoci allora nel tempo della Sua nascita, ricordando che prima che avvenisse la Sua nascita sulla terra, le deità erano andate da Vishnu nelle regioni elevate, e Gli avevano chiesto di intervenire affinché la terra fosse alleggerita del suo carico, che il predominio dei Daitya incarnati fosse soppresso; e allora Vishnu disse agli Dei: Andate ed incarnatevi parzialmente tra gli uomini, andate e nascete in mezzo all’umanità. Anche i Grandi Rishi nacquero nel luogo dove lo Stesso Vishnu doveva nascere, cosicché, prima che Egli venisse, lo scenario del dramma era stato allestito, per così dire, nel luogo della Sua venuta, e quelli di cui abbiamo parlato come i mandriani di Vraja, Nanda, e quelli intorno a Lui, le Gopi e tutti gli abitanti di quella meravigliosa terra benedetta, erano, ci vien detto, “Persone simili a Dio;” anzi, essi erano “i Protettori dei mondi,” nati come uomini per il progresso del mondo. Ma ciò significa che gli Dei stessi dovevano discendere e nascere come uomini; e quando voi pensate a tutto ciò che avvenne durante la meravigliosa infanzia del Lila [Gioco] di Shri Krishna, dovete ricordare che coloro che recitarono quell’Atto del Dramma non erano donne o uomini ordinari; erano i Protettori dei mondi, incarnati come mandriani intorno a Lui. E le Gopi, le graziose mogli dei mandriani, erano i Rishi dell’antichità, i quali, per devozione a Vishnu, avevano ottenuto la benedizione di incarnarsi come Gopi, allo scopo di poterGli essere vicini nella Sua infanzia, e deporre il loro amore ai piccoli piedi del ragazzo che essi vedevano come tale, del Dio che essi adoravano come il Supremo.

Quando tutti questi preparativi furono pronti per la venuta del bambino, Egli nacque. Non voglio dilungarmi su tutti i noti
avvenimenti che circondarono la Sua nascita, la profezia che doveva nascere il distruttore di Kansa, l’inutile detenzione in prigione, legato da catene di ferro, e tutte le altre follie con cui il tiranno terreno cercò di rendere impossibile il compimento del decreto del Supremo. Tutti voi sapete come i suoi piani fallirono, poiché i mucchi di sabbia costruiti dalle mani dei bambini vengono sgretolati quando un’onda del mare si abbatte dove essi stanno giocando. Egli nacque, nacque nella Sua forma dotata di quattro braccia, risplendendo momentaneamente nella prigione che – prima della Sua nascita – era stata illuminata attraverso il corpo di Sua madre, che si diceva fosse simile a un vaso d’alabastro – tanto era pura lei – con una fiamma al suo interno. Poiché il Signore Shri Krishna era nel suo ventre, ella stessa era il vaso d’alabastro, come una lampada che conteneva Lui, la luce del mondo, affinché la gloria illuminasse l’oscurità della prigione dove lei era detenuta. Alla Sua nascita Egli venne come Vishnu, mostrando Se Stesso con tutti i segni della divinità: con il disco, la conchiglia, lo shrivatsa sul Suo petto, con tutti gli emblemi riconosciuti del Signore. Ma quella forma svanì rapidamente, e agli occhi dei genitori rimase solo il bambino umano. E il padre, ricorderete, portandolo in braccio, passò attraverso le grandi porte chiuse, e tutto il resto, e Lo portò al sicuro a casa di suo fratello, il luogo dove Egli doveva vivere, preparato per la Sua venuta.

Da bambino Egli mostrò il potere che era in Lui, come vedremo quando passeremo al secondo stadio, il distruttore delle forze del male. Ma per il momento guardiamoLo solo come Egli gioca nella casa della madre adottiva, mentre fa capriole con i bambini della sua età. E man mano che cresce come ragazzo, capace di andare da solo, Egli comincia a vagabondare attrraverso i campi e la foresta, e in tutti i boschi e le pianure si odono le note del suo meraviglioso flauto. Il bambino, un bambino di cinque anni – solo cinque anni aveva quando vagabondava con il suo magico flauto tra le mani, incantando i cuori di tutti quelli che udivano, cosicché i ragazzi lasciavano il lavoro di accudire il bestiame e seguivano la musica del flauto; le donne lasciavano le faccende domestiche e andavano nella direzione da cui proveniva la musica; gli uomini interrompevano i loro lavori per deliziare l’orecchio alla musica del flauto. Anzi, non solo uomini, donne e bambini, ma le mucche – si dice – smettevano di brucare l’erba per ascoltare le note che cadevano nelle loro orecchie, e i vitelli cessavano di succhiare latte quando il vento trasportava fino a essi la musica, e il fiume gorgogliava per sentire meglio, e gli alberi chinavano i rami per non perdere una nota, e gli uccelli smettevano di cantare perché il loro canto non stonasse di fronte a quella melodia, mentre il meraviglioso bambino vagava per il paese, e una musica paradisiaca si diffondeva dal Suo magico flauto.

E così Egli viveva, giocando e divertendosi, e i cuori di tutti i mandriani e delle loro mogli e figlie erano rivolti verso quel meraviglioso bambino. Ed Egli giocava con loro e li amava, ed essi lo prendevano in braccio appoggiando i Suoi piccoli piedi ai loro petti, e Gli cantavano come al Signore di tutto, il Supremo, il Maestoso. Riconoscevano la Divinità in quel bambino che si aggirava intorno alle loro case, ed Egli, questo bambino, tra i Suoi saltelli e le Sue monellerie, insegnò loro molte lezioni, lezioni ancora oggi utili al mondo, e coloro che le conoscono possono apprezzarle al meglio.

Voglio fare un esempio che labbra ignoranti hanno usato per lo più per insultare, per cercare di diffamare la maestà che non comprendono. Lasciatemelo dire, io credo che nella maggior parte dei casi, questi amari insulti provengono da gente che non ha mai realmente letto la storia, e che ne ha udito solo dei brani, ed ha supplito al resto con la sua immaginazione. Quindi voglio riportarvi un particolare avvenimento che ho sentito raccontare con amarezza, come prova della spaventosa immoralità di Shri Krishna.

Quando il bambino aveva sei anni, un giorno che stava camminando da solo, com’era solito fare, un gruppo di Gopi stavano facendo il bagno nude nel fiume, essendosi tolte le vesti, come non avrebbero dovuto fare in ossequio alla legge, e mostrando una certa incuria nella modestia femminile. Lasciando le loro vesti sulla riva si erano immerse nel fiume. Il bambino di sei anni vide la scena con l’occhio dell’intuizione, raccolse le loro vesti e salì su un albero vicino portandole con sé, le mise sulle Sue spalle in attesa di vedere cosa sarebbe accaduto. L’acqua era terribilmente fredda e le Gopi tremavano, ma non volevano venir fuori davanti ai chiari e fermi occhi del bambino. Ed Egli le invitò ad uscire e di venirsi a prendere le loro vesti; e poiché esitavano, il bambino dissero loro che avevano peccato contro Dio per immodestia togliendosi le vesti che avrebbero dovuto indossare, e quindi dovevano espiare il loro peccato uscendo dall’acqua e venendosele a prendere dalle Sue mani. Esse andarono e lo venerarono, ed Egli ridiede loro le vesti. Una storia immorale, con un bambino di sei anni al centro del racconto. Se ne parla come se fosse un uomo adulto che insulta l’immodestia delle donne. Le Gopi erano Rishi, e il Signore, il Supremo, come bambino, stava dando loro una lezione. Ma c’è molto di più, vi è un profondo insegnamento dietro la storia – una storia ripetuta ancora tante volte sotto forme diverse – ed è questo: quando l’anima si sta avvicinando al Signore supremo durante un importante stadio dell’iniziazione, deve passare attraverso una terribile prova; spogliata di qualsiasi cosa sulla quale poteva fare affidamento fino a quel momento, spogliata di qualsiasi cosa che non sia del suo Sé interiore, privata di qualsiasi aiuto dal di fuori, di ogni protezione e di ogni copertura esterna, l’anima stessa, nella sua vita intima, deve stare nuda e sola senza aver rapporto con niente, tranne che con la vita del Sé interiore. Se l’anima è dubbiosa prima della terribile prova, se si aggrappa a qualsiasi cosa che fino a quel momento ha considerato un aiuto, se nell’ora suprema invoca un amico o un soccorritore, o addirittura lo stesso Guru, essa fallisce in quella prova. Nuda e sola, l’anima deve andare avanti,
assolutamente priva di qualche aiuto se non della divinità entro se stessa. Ed è di questa nudità dell’anima, quando essa si avvicina alla meta suprema, che si parla in questa storia di Shri Krishna, il bambino, e le Gopi; la nudità della vita davanti a Colui che l’ha data. Potete trovare anche altre allegorie simili. Quando il Signore verrà quale Kalki, o decimo Avatara, Egli lotterà sul campo di battaglia e sarà sconfitto. Usa tutte le Sue armi; ogni arma lo tradisce; ed è solo quando Egli getta via ogni arma e combatte con le Sue mani nude, che vince. Esattamente la stessa idea. L’intelletto, ogni cosa, abbandonano l’anima nuda davanti a Dio. [Ecco perché, nell’ “Imitazione di Cristo,” il libro di un occultista, è scritto che noi dobbiamo “seguire nudi Gesù nudo.”]

Se ho scelto particolarmente questa storia tra centinaia,
concentrandomi su di essa, è perché è uno dei punti d’attacco, e poiché voi siete induisti di nascita dovreste conoscere abbastanza le verità interne alla vostra religione e non starvene in vergognoso silenzio quando vengono fatti degli attacchi, ma dovreste parlare con conoscenza per prevenire così queste bestemmie.

Poi apprendiamo più dettagli dei Suoi giochi con le Gopi quand’era un bambino di sette anni: come Egli vagasse per la foresta e sparisse, e tutti lo seguivano cercandoLo; come esse tentassero di imitare i Suoi giochi per riempire il vuoto lasciato dalla Sua assenza: Il bambino di sette anni spariva per un periodo, ma ritornava da coloro che Lo amavano, come fa sempre Dio con i Suoi bhakta. E allora ha luogo la meravigliosa danza, la Rasa, la Danza di Shri Krishna, parte del Suo Lila, quando Egli moltiplicò Se Stesso in modo che ogni coppia di Gopi lo trovasse tra di loro; in mezzo al cerchio di donne il bambino era lì, dando la mano ad ognuna; e così la mistica danza era eseguita. Questo è un altro di quei punti d’attacco fatti da menti ignoranti. Solo una mente sporca, può vedere qualcosa di assolutamente impuro in un bambino che danza come amante e amato! È come se Egli gettasse uno sguardo nelle Ere a venire e vedesse quello che poi sarebbe stato detto, ed è come se Egli avesse mantenuto la forma di bambino nel Lila in modo da poter alitare innocuamente nei cuori ciechi ed impuri degli uomini la lezione che avrebbe dato volentieri. E qual’era quella lezione? Voglio ricordarvi un altro episodio, prima di trarne una lezione dall’insieme di questa fase della Sua vita. Egli chiese del cibo. È Lui che alimenta i mondi, e alcuni dei Suoi brahmana rifiutarono di darglielo e mandarono via i ragazzi venuti a chiedere cibo per Lui; e quando gli uomini rifiutarono, Egli mandò i ragazzi dalle donne, per vedere se anch’esse avrebbero rifiutato di dargli del cibo come avevano fatto i loro mariti. E le donne – che avevano sempre amato il Signore – presero il cibo dalle loro case, da ogni parte dove potessero trovarlo, ed uscirono in massa a portarglielo, lasciando le case, i mariti e i doveri familiari. E tutti cercavano di fermarle, ma esse non vollero; e i fratelli, i mariti e gli amici tentarono di persuaderle a tornare indietro, ma no, esse rifiutarono, dovevano andare da Lui, dal loro Amante, Shri Krishna. Egli, il bambino del loro amore, non doveva rimanere senza cibo. E così andarono e Gli diedero il cibo ed Egli mangiò. Ma gli uomini dicono: Le Gopi hanno lasciato i loro mariti, le loro case! Com’è sbagliato lasciare il marito e la casa per seguire Shri Krishna! L’accusa è sempre che il loro amore era soltanto amore fisico, come se fosse possibile con un bambino di sette anni! So che vennero usate parole di amore fisico, e so che, in una discutibile traduzione è detto che “Esse vennero sotto l’incantesimo di Cupido.” Non importano le parole, atteniamoci ai fatti. Non c’è religione al mondo che non insegni che quando il Supremo chiama, tutto il resto dev’essere abbandonato. Ho visto che il confronto di Shri Krishna con Gesù di Nazareth è a discapito di Shri Krishna, e il confronto è fatto tra la purezza dell’uno e l’impurità dell’altro; la prova portata era che i mariti erano stati abbandonati mentre le mogli vennero a deliziarsi e a stare con il Signore. Ma io ho letto parole uscite dalle labbra di Gesù di Nazareth: “Chi ama il padre o la madre più di me, non è degno di me; e chi ama il figlio o la figlia più di me non è degno di me!” “E chiunque lasci la casa, i fratelli o le sorelle, o il padre, la madre, o la moglie, i figli, o il suo paese, per amor mio, riceverà cento volte di più ed erediterà la vita eterna!” (Matteo, x. 37, e xix. 29) E ancora, ma con più veemenza: “Se un uomo viene da me e non odia suo fratello, sua madre, la moglie, i bambini, i fratelli e sorelle, sì, e anche la sua vita, non può essere mio discepolo:” (Luca, xiv. 26) Questa è esattamente la stessa idea. Quando Gesù chiama, marito e moglie, padre e madre, devono essere dimenticati, e la ricompensa sarà la vita eterna. Perché è giusto se riguarda Gesù, e sbagliato quando riguarda Shri Krishna?

Non solo trovate lo stesso insegnamento in entrambe le religioni, ma in qualsiasi altra religione del mondo i termini di amore fisico sono usati per descrivere la relazione tra l’anima e Dio. Prendiamo “Il Cantico dei Cantici” Se leggiamo al margine della Bibbia cristiana vediamo “L’Amore di Cristo per la Sua Chiesa” e se dal margine scorriamo lungo la colonna, troveremo il più appassionato canto d’amore, una descrizione dello squisito aspetto femminile in tutti i dettagli della sua bellezza affascinante; il lamento dell’amante all’amata di raggiungerlo affinché possano saziarsi del loro amore. Si suppone che “Cristo e la Sua Chiesa” facciano tutto in maniera giusta, e sono contenta che possa essere così. Non ho parole da dire contro “Il Cantico dei Cantici,” né qualsiasi critica contro le sue rigogliose e lussureggianti immagini; ma rifiuto di prendere dagli ebrei come puro ciò che devo rifiutare dagli indù come impuro. Chiedo che tutto sia giudicato alla stessa stregua, e se uno è condannato, la stessa condanna dev’essere imposta anche all’altro. Così, anche nei canti dei Sufi, i mistici della fede Islamica, l’amore della donna è sempre usato come il miglior simbolo

dell’amore fra l’anima e Dio. In ogni epoca l’amore tra marito e moglie è stato il simbolo dell’unione tra il Supremo e i Suoi devoti; il più vicino ai legami terreni, il più intimo di tutte le unioni terrene, la fusione del cuore e del corpo di due in uno Ð dove potete trovare un’immagine più bella del fondersi dell’anima nel suo Dio? L’oggetto di devozione è sempre stato simbolizzato come l’amante o marito, e il devoto come l’amata o la moglie. Questa simbologia è universale perché fondamentalmente vera. L’assoluta dedizione della moglie al marito rappresenta, sulla terra, la dedizione assoluta dell’anima a Dio. E questa è la giustificazione della Rasa di Shri Krishna, e la spiegazione della storia della Sua vita a Vraja.

Mi sono soffermata particolarmente su questo episodio, fratelli, e voi sapete perché. Andiamo oltre ricordando che fino al diciannovesimo secolo questa storia suscitava solo devozione, non volgarità, ed è solo con l’avvento del tipo più grossolano del pensiero occidentale che queste idee sono state attribuite al Bhagavad-Purana. Bisognerebbe ringraziare Dio che i Rishi abbiano portato via il Shrimad Bhagavata da una razza indegna di possederlo; come hanno già sottratto gran parte dei Veda e degli antichi libri, essi dovrebbero sottrarre anche questa storia dell’amore di Shri Krishna, finché gli uomini siano puri abbastanza da leggerli senza bestemmiare e senza nutrire idee di sessualità.

Passiamo molto brevemente da questo alla prossima grande fase, quella del Distruttore del male. Da quando Egli, un neonato di poche settimane, succhiò il latte avvelenato di Putana, la demonessa Raksasha; da quando Egli entrò nella grande caverna costruita dal demone, ed espandendoSi fece crollare tutto in macerie; da quando Egli calpestò la testa del serpente Kaliya affinché non potesse avvelenare l’acqua di cui la gente aveva bisogno per bere; finquando Egli lasciò Vraja per incontrare Kansa, noi Lo troviamo sempre scacciare ogni forma di male che si trovava nei confini del Suo territorio. Ci dicono che quando Egli aveva lasciato Vraja e s’era ritrovato nell’arena di Kansa con Suo fratello, erano entrambi soltanto dei ragazzi in fragili corpi di giovani. Dopo che tutto il Lila era terminato, Essi erano ancora dei bambini quando andarono a combattere. Da allora Egli incontrò una dopo l’altra le grandi incarnazioni del male e le schiacciò con la Sua forza irresistibile: non abbiamo bisogno di indugiare su queste storie, poiché la Sua vita ne è piena.

Veniamo alla terza fase in qualità di uomo di Stato, una fase incredibilmente interessante della Sua vita Ð il tatto, la
delicatezza, l’intuizione, l’abilità nel mettere sempre dalla parte del torto l’uomo che Gli si opponeva, e così conquistava il Suo percorso e attirava gli altri verso di Lui. Come sapete, questa parte della Sua vita è vissuta soprattutto in relazione ai Pandava. Egli è l’unico che in qualsiasi difficoltà si fa avanti come ambasciatore; ed è Lui che va con Arjuna e Bhima per abbattere il gigante Jarasandha, che stava per fare un sacrificio umano a Mahadeva, un sacrificio interrotto perché blasfemo; è Lui che andò con essi affinché il conflitto potesse aver luogo senza trasgredire le ferree regole della moralità kshattriya. SeguiamoLo insieme ad Arjuna e a suo fratello mentre entrano nella città del re. Essi non entrano dalla porta aperta come fanno gli amici, ma praticano una breccia nel muro come segno che vengono da nemici. Sono agghindati di ornamenti, e quando si chiede loro perché indossino sandali e fiori, la risposta è che essi sono venuti a celebrare un trionfo, a esaudire un voto. Quando gli è offerto cibo, la risposta del grande ambasciatore è che non avrebbero preso il cibo se prima non avessero incontrato il re per spiegargli le loro intenzioni. Quand’è il momento, Egli dice al re, con parole molto cortesi ma molto chiare, che tutti questi atti sono stati compiuti in modo che egli, il re, potesse sapere che essi non erano venuti come amici ma come nemici per spronarlo alla battaglia. Così, quando sorge di nuovo la questione, dopo tredici anni di esilio, di come può essere vinta quella terra senza combattere, senza lottare, noi Lo vediamo partecipare all’assemblea dei Pandava e dei loro amici con i consigli più saggi su come la guerra può forse evitarsi; lo vediamo che si offre di recarsi come ambasciatore in modo da poter usare tutta la magia della Sua preziosa eloquenza per conservare la pace; Lo vediamo recarsi come ambasciatore e, superando tutti i padiglioni eretti per ordine di Duryodhana, Egli non può ricevere da uno che è nemico una cortesia che potrebbe legarlo come amico. Così, quando risponde alla chiamata di Duryodhana, come richiede la cortesia, mai venendo meno al perfetto dovere dell’ambasciatore, soddisfacendo ogni richiesta di buone maniere, Egli non toccherà il cibo che avrebbe costituito un legame tra Se Stesso e uno contro il quale Egli era venuto a combattere. Vediamo come il solo cibo che Egli prenderà è il cibo del fratello del re, solo da quello. Egli dice: “è puro e degno di essere mangiato da me.” Vediamo come nell’assemblea dei re ostili Egli tenti di mettere pace e di compiacerli. Vediamo come Egli si scusa con umiltà e gentilezza; come al grande re, il re cieco, Egli parla in nome dei Pandava come supplice, non come un nemico oltraggiato e indignato. Vediamo come cerchi a sua volta, con linguaggio meditato, di allontanare parole colleriche, e usa ogni mezzo oratorio per vincere i loro cuori e convincere il loro giudizio. Vediamo come più tardi, quando la battaglia di Kurukshetra è terminata, quando tutti i figli del re cieco sono abbattuti, vediamo come Egli va ancora una volta in vesti di ambasciatore per incontrare il padre rimasto privo dei figli e, cosa ancora più amara, la madre senza più figli, prima che la rabbia possa scagliarsi contro di Lui, e le Sue parole possano far svanire la rabbia e calmare il dolore degli sconsolati. Vediamo come più tardi Egli guida ancora e consiglia finché tutto il lavoro è completato, finché il Suo compito è esaurito e la Sua fine si avvicina. Uno statista di meravigliosa abilità, un politico pieno di tatto fine ed intuizione, come se volesse dire agli uomini del mondo che quando essi agiscono come uomini del mondo devono prestare attenzione alla giustizia, ma anche fare attenzione alla discrezione e all’abilità, che non vi è niente di estraneo alla verità della religione nell’abilità del linguaggio e nell’uso della nitida intelligenza del cervello.

Parliamo ancora di Lui come Statista e del Suo carattere come Amico. Vorrei avere il tempo di soffermarmi e tratteggiarvi alcune delle belle immagini del Suo rapporto con la famiglia che Egli amava tanto, dal giorno in cui, trovandosi nella scelta fatta da Krishna, la bella futura moglie dei Pandava, Egli vide per la prima volta Arjuna, il suo amico di sempre, in quell’incarnazione umana. Pensate cosa dev’essere stato, quando gli occhi dei due giovani uomini s’incontrarono: in uno, le memorie dell’intima amicizia del passato, e nell’altro l’attrazione per il legame di quelle molte nascite con l’antico amico che egli non riconosceva. Dal momento in cui essi s’incontrarono per la prima volta in questa vita, come fu costante la Sua amicizia, infinita la Sua protezione, pieno di premure il Suo pensiero per proteggere il loro onore e le proprie vite; e tuttavia quanto saggio; in ogni momento in cui la Sua presenza avrebbe potuto vanificare lo scopo della Sua venuta, Egli scompare. Egli non è presente al grande gioco a dadi, perché ciò era necessario per la riuscita del proposito divino; Egli era lontano. Se fosse stato lì avrebbe dovuto intervenire; se fosse stato lì Egli non avrebbe potuto lasciare i Suoi amici senza aiuto. Rimaneva lontano, finché Draupadi, nella sua agonia, implorò di essere aiutata quando il suo pudore era minacciato; allora Egli venne con Dharma e la coprì con dei vestiti mentre i suoi le venivano strappati di dosso; ma allora il gioco terminò, il dado fu scagliato, e il destino aveva preso il suo corso.

Che strano guardare a simili avvenimenti! Un obiettivo perseguito senza mutamento, senza esitazione: ma ogni mezzo fu usato perché potesse dare alla gente un’opportunità di scampo se solo l’avesse voluto! Egli venne per combattere la battaglia a Kurukshetra. Egli venne, come vedremo fra poco, per realizzare quell’unico obiettivo in preparazione dei secoli a venire; ma nel portarlo a termine, Egli voleva dare ogni possibilità agli uomini intrappolati in quel male proveniente dal dire: “Perché non viene un Avatara ora, oppure, se non un

Avatara, i grandi Rishi, per diffondere la Loro preziosa saggezza nelle orecchie degli uomini? Perché Essi ci abbandonano? Perché ci lasciano soli? Perché il nostro mondo, in quest’epoca, non ha la saggezza che Essi hanno elargito in passato?” La risposta è che Essi stanno aspettando, aspettando, aspettando, con pazienza instancabile, di trovare qualcuno che voglia ricevere l’insegnamento, e quando un cuore umano si apre e dice: “O Signore, insegnami,” allora
l’insegnamento arriva in un flusso di energia divina e inonda il cuore. E se voi non ricevete l’insegnamento è perché i vostri cuori sono bloccati dalle ricchezze, dalla chiave della fama, dalla chiave del potere e dalla chiave del desiderio dei piaceri di questo mondo. Finché queste chiavi serrano i vostri cuori, gli istruttori di saggezza non possono entrarvi, ma aprite il cuore e buttate via la chiave, e finalmente troverete voi stessi inondati da una saggezza che è sempre pronta a entrarvi.

Quale Ricercatore di cuori – Ah! qui è ancora una volta così difficile comprendere questo Signore di Maya, questo Maestro dell’Illusione. Egli mette alla prova i cuori dei Suoi amati, non tanto il mondo intero. Per essi è l’insegnamento che li guiderà sulla giusta via. Per Arjuna, per Bhima, Yudishthira, per essi è il tocco più sottile, la prova più dura, per vedere se entro il cuore rimane ancora una stilla di male, che impedisce la loro unione con Lui Stesso. Cosa cerca Egli? Che essi diventino del tutto Suoi, che entrino nel Suo essere. Ma essi non possono entrarvi finché un solo seme di male rimane nei loro cuori. Essi non possono entrarvi finché un solo peccato rimane nella loro natura. E così, con tenerezza e non con collera, con l’amore più saggio e non con un desiderio di sviare, il Signore d’Amore mette alla prova i cuori dei Suoi amati, in modo che qualsiasi male in essi possa essere estratto dalla presa che Egli colloca su di loro. Voglio ricordarne due o tre occasioni. Posso forse menzionarne un paio per dimostrarvi il metodo della prova. La battaglia di Kurukshetra era già cominciata da molti giorni; migliaia e decine di migliaia di morti giacevano disseminati su quel terribile campo, ed ogni giorno, quando il sole sorgeva, Bhisma, generalissimo dell’esercito dei Kuru, veniva trascinando tutto ciò che era davanti a sé, tranne quando Arjuna gli sbarrò la strada; ma Arjuna non poteva essere dappertutto; egli fu richiamato, con i cavalli guidati dall’Auriga Shri Krishna, che correvano attraverso il campo come un turbine, portando la vittoria lungo il percorso; ma quando l’Auriga ed Arjuna non erano lì, Bhishma aveva via libera. I cuori dei Pandava sussultarono, e alla fine, una notte, riposando nelle tende in vista della battaglia del giorno successivo, l’amaro incoraggiamento del Re Yudhishthira si manifestò a parole, ed egli dichiarò che non si poteva fare nulla finché Bhishma non fosse stato ucciso.

Allora venne la prova dalle labbra del ricercatore di cuori. “Guardate, io andrò e lo ucciderò domani.” Yudhishthira avrebbe acconsentito? Una promessa glielo impediva. Ricorderete che quando Duryodhana ed Arjuna andarono da Shri Krishna che stava dormendo, sorse la questione su quale decisione avrebbe dovuto prendere ciascuno dei due. Solo, disarmato, Shri Krishna avrebbe voluto andare con un altro, Egli non avrebbe combattuto; avrebbe voluto dare ad un altro un potente battaglione di truppe. Arjuna scelse Krishna che non era armato; Duryodhana scelse il potente esercito pronto alla battaglia; così l’Avatara s’impegnò a non combattere, come aveva detto. Disarmato Egli andò in battaglia, vestito nel suo abito di seta gialla, e solo con la frusta dell’auriga nella mano; due volte, per stimolare Arjuna a combattere, Egli saltò giù dal carro e si fece largo con la Sua frusta come se volesse attaccare Bhisma che stava combattendo, e ucciderlo. Ogni volta Arjuna lo aveva fermato, ricordandoGli le Sue parole. Ora venne la sentenza per il Re senza macchia, com’è spesso chiamato; Avrebbe Shri Krishna infranto la Sua promessa per
concedergli la vittoria? Egli rimase fermo. “Hai promesso,” fu la sua risposta, “e non puoi infrangere quella promessa:” Egli superò la prova, superò l’esame, ma ancora una debolezza rimase in quel nobile cuore; una debolezza nascosta che minacciava di allontanarlo dal Suo Signore. L’incapacità di rimanere del tutto solo in quel momento di prova, senza aggrapparsi sempre a uno più forte di sé, affinché quella decisione potesse essere
presa. Quell’ultima debolezza doveva essere estinta dal fuoco. In un momento così critico della battaglia arrivò l’annuncio che il successo di Drona stava portando tutto ai suoi piedi, che Drona era
inarrestabile, e che l’unico modo per ucciderlo era diffondere la notizia che suo figlio era morto, e quindi egli non avrebbe più combattuto. Bhima uccise un elefante che aveva lo stesso nome del figlio di Drona, e fece sapere a Drona: “Ashvatthama è morto.” Ma Drona non gli avrebbe creduto senza la conferma di re Yudhishthira. Allora venne la prova. Avrebbe egli detto una bugia di convenienza ma una verità nominale, al fine di vincere la battaglia? Egli si rifiutò, né lo avrebbe fatto per le suppliche di suo fratello. Sarebbe rimasto fermo in nome della verità, da solo mentre tutto ciò che desiderava sarebbe rimasto dalla parte avversa? Il grande Essere disse: “Dì che Ashvatthama è stato ucciso.”

Avrebbe dovuto farlo perché Egli, Shri Krishna, gliel’aveva ordinato? Avrebbe dovuto mentire solo perché il Riverito gli aveva consigliato così? Ah no! Né per la parola di Dio né dell’uomo, l’anima umana deve fare una cosa che egli sa che va contro Dio e la Sua legge; ed è preferibile restare da solo nell’universo piuttosto che peccare contro la giustizia. E quando la bugia fu diffusa sotto la copertura di quella scusa, Yuddhishthira, facendo ciò che il cuore desiderava, sotto la copertura del comando ricevuto da uno che egli riveriva, allora cadde, il suo carro si abbattè sul terreno, e sofferenza e miseria lo seguirono da quel giorno fino al giorno della sua morte, finché restò solo di fronte al Re dei celesti, affermando il dovere di proteggere persino un cane, un dovere più elevato del comando divino e della gioia del paradiso. E allora dimostrò che la lezione lo aveva purificato, e che il suo cuore si era ripulito anche della più piccola parte di debolezza. Gli uomini dicono che Shri Krishna consigliò di dire una bugia! Cari fratelli, non riuscite a vedere al di là dell’illusione? Cosa c’è qui in questo mondo che il Supremo non faccia? Non vi è alcuna vita se non la Sua, nessun Sé se non il Suo, niente se non la Sua vita attraverso tutto il Suo universo; ed ogni azione è la Sua azione, quando arriviamo alla conclusione ultima. Egli li aveva avvertiti di quella verità. “Io sto barando” – Egli disse – come pure riguardo i canti dei Veda. Strana lezione, difficile da imparare e tuttavia vera. Poiché ad ogni stadio evolutivo vi è una lezione da apprendere, Egli insegna tutte le lezioni; ad ogni punto di crescita dev’essere intrapreso il passo successivo, e molto spesso quel passo è l’esperienza del male, in modo che la sofferenza possa estirpare dal cuore il desiderio del male. E proprio come il coltello del chirurgo è diverso dal coltello dell’assassino, sebbene entrambi possano tagliare la carne umana, l’uno taglia per curare, l’altro per uccidere; così è affilato il coltello del Supremo quando, tramite l’esperienza del male e il conseguente dolore, Egli purifica l’uomo, in maniera diversa, perché il motivo non è quello di fare il male per gratificare la passione né di allontanarsi dalla giustizia per compiacere la natura inferiore.

In ultima analisi Egli si manifesta come il Supremo; vi è la forma Vaishnava, la forma universale, la forma che contiene l’universo. Ma ancora di più il Supremo si palesa nella profonda saggezza
dell’insegnamento, nella risolutezza del Suo percorso attraverso la vita. Non sembra strano dire che Dio è visto più nell’ultima forma che nella prima, che la forma esterna che contiene l’universo è meno divina della natura perfetta e costante, che non devia né a destra né a sinistra? Rileggete quella vita con questo pensiero nella mente, un obiettivo da seguire sino alla fine – non importa quali forze possano esserci dall’altra parte – e la sua grandezza potrebbe manifestarsi.

Cosa venne a fare? Venne per dare l’ultima lezione alla casta kshattriya dell’India e per aprire l’India al mondo. Molte lezioni sono state date a quella grande casta. Sappiamo che ventun volte essi sono stati decimati, e tuttavia si ripresero. Sappiamo che Shri Rama aveva mostrato la perfetta vita dello kshattriya, un esempio che essi avrebbero dovuto seguire. Ma non vollero imparare la lezione, né con la forza né con l’amore. Non avrebbero seguito l’esempio né per paura né per ammirazione. Quindi sulla campana del Cielo risuonò il rintocco funebre per la casta kshattriya. Egli venne a spazzar via quella casta e a lasciare solo i suoi resti sparpagliati sul suolo indiano. Era stata la spada dell’India, il muro di ferro che la circondava. Egli venne a sgretolare quel muro ed a spezzare la spada affinché non colpisse ancora. Era stata usata per opprimere invece di proteggere, era stata usata per la tirannia invece che per la giustizia. Quindi Colui che aveva dato quella spada la spezzò, affinché gli uomini imparassero con la sofferenza ciò che non avrebbero imparato con i precetti. E sul campo di Kuru, la casta kshattriya combattè la sua ultima grande battaglia; di tutto quell’esercito potente nessuno fu risparmiato, tranne una manciata quando il combattimento stava per finire. E la casta non si è mai più ripresa dopo la battaglia di Kurukshetra. Non è però completamente sparita. In alcuni distretti troviamo famiglie che le appartengono; ma voi sapete abbastanza bene quanto sia difficile trovare una casta come quella nella maggior parte dell’India moderna. Perché nei grandi consigli per il benessere mondiale fu fatto questo? Non solo per insegnare una lezione perenne a tutti i re e governanti, ma anche per aprire l’India al mondo.

Non risuona strano “Io la lascio indifesa di fronte all’invasione?” Colui che l’amò la lasciava soggetta alla conquista? Egli che l’aveva consacrata, Egli che aveva santificato le sue pianure e le foreste tramite il Suo passo, e la cui scelta era risuonata attraverso la sua terra? Sì, perché Egli giudica non come giudica un uomo, e vede la fine dal principio. L’India com’era anticamente, tenuta isolata da tutto il mondo, era così chiusa che poteva avere il tesoro della conoscenza spirituale in se stessa, e creare un contenitore per conservarla. Ma quando riempite il contenitore, allora non lo mettete alto su uno scaffale, lasciando gli uomini assetati di quell’acqua che esso contiene. Il Possente riempì il suo contenitore con l’acqua della conoscenza spirituale, e alla fine arrivò il momento in cui
quell’acqua avrebbe dovuta essere versata per placare la sete del mondo, e non lasciata solo per dissetare una singola nazione, per l’uso di una singola persona. Poi venne l’Amante degli uomini, affinché l’acqua di vita potesse essere versata; Egli infranse quel muro, cosicché l’invasore potesse superare i suoi confini. Entrarono i greci, i musulmani, invasione dopo invasione, incessantemente, finché arrivarono per ultimi i conquistatori che ora governano l’India. Voi vedete in questi avvenimenti solo decadenza, miseria, solo una maledizione che sovrasta l’India? No, fratelli miei! Ciò che sembra una maledizione è una cura e una benedizione per il mondo; e l’India può certo soffrire per un dato periodo affinché il mondo sia redento.

Che significa tutto questo? Non sto parlando politicamente, ma dal punto di vista di uno studente spirituale che sta cercando di capire come procede l’evoluzione della razza. Il popolo che ha conquistato l’India per ultimo, che ora la sottomette con i suoi governatori, è il popolo la cui lingua è la più diffusa di tutte le lingue del mondo, e sta per diventare ugualmente la lingua del mondo; e appartiene non solo a quella piccola isola della Bretagna, essa appartiene anche al grande continente americano, all’Australia. Si è diffusa di paese in paese, fino a diventare la lingua più diffusa fra tutti i popoli del mondo. Altre nazioni stanno iniziando ad impararla, perché gli affari e gli scambi, e anche la diplomazia, stanno cominciando ad esprimersi nella lingua inglese. Non c’è allora da stupirsi che il Supremo abbia mandato all’India questa nazione la cui lingua sta diventando il linguaggio mondiale, e aprirla per renderla parte di quell’impero mondiale, affinché le sue Scritture, tradotte nel linguaggio più ampiamente parlato, possano aiutare l’intera famiglia umana a purificare e spiritualizzare i cuori di tutti i Suoi figli.

Questo è l’obiettivo più profondo della Sua venuta: preparare la spiritualizzazione del mondo. Non è sufficiente che una sola nazione debba diventare spirituale, non è sufficiente che una sola nazione debba avere la saggezza, non è sufficiente che un solo paese, comunque potente e comunque amato Ð e forse che io non amo l’India come pochi di voi l’amano? Ð debba avere la ricchezza della verità spirituale mentre il resto del mondo è sia un povero che elemosina una moneta! No, molto meglio che l’India affondi per un periodo nella scala delle nazioni, in modo che quello che essa non può fare per se stessa possa essere fatto dai rappresentanti divini che da sempre guidano l’evoluzione del mondo. Per cui, ciò che dall’esterno appare conquista e sottomissione, agli occhi dello spirito appare come l’apertura del tempio spirituale, cosicché tutte le nazioni possano venirvi e imparare.

Questo però vi lascia con un dovere, una responsabilità. Sento tante cose, ho parlato così spesso dei discendenti dei Rishi e del sangue dei Rishi che scorre nelle vostre vene. Vero, ma non abbastanza. Se dovete ridiventare ciò che Shri Krishna intende che voi siate nei Suoi eterni consigli, il brahmana delle nazioni, l’istruttore della verità divina, la bocca attraverso cui gli Dei parlano alle orecchie degli uomini, allora la nazione indiana deve purificarsi, allora la nazione indiana deve spiritualizzarsi. Le vostre Scritture spiritualizzano l’intero mondo mentre voi rimarrete non-spirituali? La saggezza dei Rishi andrà ai Mlechcha6 in ogni parte del mondo, ed essi impareranno e ne trarranno profitto, mentre voi, i discendenti fisici dei Rishi, non conoscete la vostra letteratura e l’amate meno di quanto crediate? é questa la grande lezione con cui chiuderò. Così vero che, per produrre degli insegnanti di Brahmavidya [conoscenza divina], che appartiene a questa terra per diritto di nascita, i grandi Rishi hanno dovuto inviare alcuni dei loro figli verso altri paesi affinché potessero ritornare a voi per insegnare la vostra religione fra la vostra gente. Non sarebbe meglio che una simile vergogna avesse termine? Non sarebbe bene che vi siano tra voi alcuni che potranno nuovamente diffondere l’antica vita spirituale, e seguire e amare il Signore? Non sarebbe meglio, non solo qui e là, ma che alla fine l’intera nazione mostri il potere di Shri Krishna nella Sua vita incarnata in mezzo a voi, che sarebbe più grande di qualsiasi speciale Avatara? Possiamo sperare e pregare che il Suo Avatara sia la nazione che incarna la Sua conoscenza, il Suo amore, la Sua fratellanza universale per ogni uomo che calpesta il suolo della terra? Basta con le mura della separatività, con la condanna, il disprezzo e l’odio che dividono l’indiano dall’indiano, e l’India dal resto del mondo. Che il nostro motto d’ora in avanti sia il motto di Shri Krishna, e che come Egli incontra gli uomini su qualsiasi strada, così anche noi possiamo camminare accanto a loro su qualsiasi strada, perché tutte le strade sono Sue. Non vi è strada che Egli non calpesti, e se seguiamo l’Amato che ci guida, dobbiamo camminare come Egli cammina.

PACE A TUTTI GLI ESSERI

6 Mlechcha (non-vedico, barbaro) indica le persone che non si conformavano alle norme religiose e morali della società vedica. Ð n.d.t.

fine

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