Riflessione sul nostro modo di vivere basato sul lavoro

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Riflessione sul nostro modo di vivere basato sul lavoro

Che vita e’?

Licenziatevi, se potete! Vendete il vendibile, riducete al minimo le spese, comprate un pezzo di
terra, mettete da parte una somma di denaro che vi consenta di vivere e lasciate al più presto il
mondo del lavoro.

E se proprio non potete fare a meno del reddito derivante dalla vostra quotidiana schiavitù,
chiedete un part-time.

Quando sarete vecchi o malati, e realizzerete di non avere più tempo o forze per vivere la vita,
rimpiangerete amaramente di aver sprecato la maggior parte del vostro tempo per il lavoro.

E purtroppo non ci sarà più niente da fare, se non consigliare agli altri di non ripetere il vostro
errore.

Solo allora, forse, comprenderete che sarebbe stato decisamente meglio vivere liberi e felici,
piuttosto di ridurvi ad essere degli insignificanti e sostituibili schiavi al servizio del
capitale…

Cerchiamo di essere onesti: nessuno intimamente vorrebbe perdere l’occasione della vita a causa del
lavoro.

Il tempo è la cosa più preziosa che abbiamo, e non c’è niente di più insano d’impiegarlo per
svolgere forzosamente delle attività che non ci rendono felici perché non rientrano nel dominio
della nostra reale volontà.

Eppure oggi una simile condizione riguarda la maggior parte dei lavoratori, ai quali si vuol far
credere di dover esser grati per l’opportunità di sacrificare la propria libertà.

Il sistema sociale in cui viviamo ci ha condizionato il pensiero, convincendoci che sia “normale”
lavorare secondo modalità incompatibili con il nostro benessere e che non esista alternativa al
dover subire la follia dell’odierna organizzazione del mondo del lavoro.

Ma obbligare le persone a ripetere giorno dopo giorno le medesime mansioni per 8 ore, bene che vada,
non è altro che una moderna forma di tortura.

Ottenere un posto di lavoro in un’azienda non rappresenta affatto un traguardo da festeggiare:
significa soltanto che si è più adatti degli altri a ricoprire il ruolo di schiavo docile, sgobbone
ed ubbidiente.

Vendersi al capitale non è così diverso dal prostituirsi, perché sia il dipendente che la prostituta
mettono se stessi e le proprie competenze a disposizione degli altri in cambio di denaro.

Il lavoratore non può scegliere cosa fare ma deve portare a termine in modo forzoso tutti i compiti
che gli vengono assegnati, se non vuole rischiare di essere licenziato.

Egli non è veramente libero, ma adattandosi alle richieste del sistema sociale in cui vive cerca di
auto-ingannarsi fino ad illudersi di esserlo, perché la verità è troppo dolorosa da ammettere e
ancor più intollerabile da sopportare.

Il lavoratore impiega gran parte del proprio tempo esistenziale conducendo una vita da schiavo; un
tempo dal valore inestimabile, che nessuno gli restituirà.

Il lavoro non è una breve e volontaria parentesi della vita, ma una costrizione costante che perdura
per oltre 40 anni.

Non avendo tempo a sufficienza da dedicare a passioni autentiche e sincere, il lavoratore finirà per
non esprimere il proprio vero potenziale.

E così, se le condizioni lavorative non sono più che ottimali, il disastro esistenziale è già
preannunciato.

Vivendo in una costante situazione di auto-costrizione, inevitabile causa di dolore e sofferenza,
chiunque finisce col perdere salute e gioia di vivere, perché quanto appena descritto conduce ad una
chiara deriva dalla felicità.

Si tratta di una normale reazione umana ad una innaturale costrizione alla quale miliardi di esseri
umani vengono costretti ogni giorno: il lavoro monotono, protratto e obbligato, tipico della società
capitalistica.

Originato e distorto dalle deleterie logiche del profitto, il lavoro, invece di svolgere una
funzione sociale, ha finito per trasformarsi in un’attività totalizzante, dannosa ed antisociale.

Non si lavora pensando al benessere collettivo ed alle reali necessità di tutti, si lavora per il
gran bene di un’élite di sfruttatori parassitari motivati dall’obiettivo dell’arricchimento
personale.

Non si produce ciò che serve con il massimo della qualità, si produce per vendere, e più si vende e
meglio è.

Non si lavora per vivere, si lavora per fare profitto, ovvero per il maggior tempo e con il minor
salario possibili.

Non si fanno lavorare i robot al posto degli umani, ma si sceglie in base al criterio del “minor
costo”.

E quando le macchine sostituiscono i lavoratori, si crea un problema, perché l’odierna economia non
prevede di diminuire progressivamente l’orario di lavoro ogni qual volta viene incrementata la
produttività, in modo da non creare disoccupazione;

l’odierna economia predica di creare più lavoro, in modo che le persone continuino ad essere
stanche, distratte ed occupate da un lavoro totalizzante, ed i profitti aumentino ancora, ancora e
ancora, così come l’inquinamento e l’insostenibilità ambientale.

Il sistema capitalistico ha incastrato gli esseri umani in una trappola mortale dove lo scopo della
vita consiste nel lavorare per guadagnare soldi da spendere in beni e servizi, perlopiù inutili e di
scarsa qualità, che devono essere “consumati” il più rapidamente possibile.

La logica (fallace) degli economisti sostiene che la crescita sia necessaria perché è ciò che fa
funzionare l’economia capitalistica, continuando a ignorare che a forza di crescere senza inseguire
una meta sana, vale a dire il benessere collettivo, abbiamo finito per avvelenare il pianeta e tutti
i suoi abitanti.

Il grande paradosso dell’odierna società è che disponiamo di risorse e tecnologia per eliminare
l’inquinamento, ma continuiamo ad inquinare; potremmo sfamare il doppio dell’odierna popolazione
mondiale, ma i poveri continuano a morire di fame; la Terra potrebbe diventare un magnifico giardino
fiorito, ma invece di fiori e piante continuiamo a seminare bombe e terrore.

Le dinamiche scaturite dalla ricerca del potere e del profitto hanno diminuito libertà e felicità…
ma queste cose le sapete già: ciò che i più ignorano, invece, è che la soluzione dipende dalle
nostre scelte di vita e non di certo da quelle di politici, economisti e sindacalisti, vili servi
del potere (salvo rare eccezioni).

Non c’è nessuno che ci obbliga a stare rinchiusi tutto il giorno all’interno di fabbriche e aziende,
siamo noi che accettiamo di farlo quando firmiamo il contratto di lavoro.

È vero, siamo spinti a farlo da pesanti condizionamenti mentali e da potenti ricatti economici, ma
non c’è nessuna catena reale a tenerci prigionieri dei capitalisti, ci sono solo catene virtuali.

Volendo potremmo trovare un altro modo per vivere: perché non lo facciamo? Siamo davvero disposti a
farlo? O forse, in fondo, ci sta bene di annullare il nostro essere in cambio della rassicurazione
di un misero stipendio, perché abbiamo una paura tremenda della libertà?

Non dico che sia semplice, affermo soltanto che è possibile. Io tempo fa ho fatto la mia scelta: mi
sono riappropriato del mio tempo e della mia libertà, ed ho giurato a me stesso che non sarei mai
più stato lo schiavo di nessuno.

Ricordate sempre che se non ci fossero persone disposte a farsi sfruttare, lo sfruttamento dell’uomo
sull’uomo non potrebbe aver luogo.

Il capitalismo non esiste perché una minoranza d’individui che detiene il potere sottomette il resto
dell’umanità alla propria volontà, ma perché l’umanità è disposta ad accettare in modo acritico le
dinamiche dell’economia capitalistica e a partecipare spontaneamente ad esse, senza ribellarsi.

La cattiva notizia è che siamo noi, con la nostra complicità, a mantenete in essere il sistema che
opprime la nostra esistenza; la buona notizia è che senza il nostro contributo quel sistema non può
continuare ad esistere.

Non riusciremo mai a mettere in atto una visione del mondo “a misura di essere umano”, se prima non
troveremo il coraggio di sottrarci alle odierne follie sociali.

Per questo il mio consiglio è il seguente: riappropriatevi ora del vostro tempo e date inizio ad una
grande rivoluzione!

Invece di lavorare per il capitale, sviluppate ed esprimete la vostra unicità. Tornate a giocare, ad
amare e a creare.

Dedicatevi alla vostra famiglia e ai vostri amici. Aiutate tutti gli esseri viventi in difficoltà.

Siate dei filosofi, giocate con la matematica, suonate uno strumento, scrivete, dipingete, recitate,
danzate.

Vivete in armonia con l’ambiente ed ammirate la bellezza della Natura. Cercate di carpirne i segreti
e le leggi.

Praticate sport e godete della bontà dei frutti offerti dalla terra per mantenervi giovani ed in
salute, senza alcun bisogno di causare sofferenza agli animali.

Cooperate per realizzare il necessario per tutti, nel modo più efficiente e con la massima qualità.

Impiegate la tecnologia con intelligenza, per risolvere i problemi ed automatizzare il lavoro, in
modo da restituire quanto più tempo possibile all’incredibile opportunità del “vivere la vita in
libertà”.

Autore: Mirco Mariucci / Fonte: ilsapereepotere2.blogspot.co.uk

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