La neurobiologia del trauma

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La neurobiologia del trauma

Quando si verifica un trauma, l’ippocampo (coinvolto nell’elaborazione della memoria) e l’amigdala (coinvolta nell’elaborazione delle emozioni) vengono inondati dagli ormoni dello stress.

L’abuso sui minori oggi è considerato un grave problema di salute pubblica. Negli ultimi decenni sono stati studiati gli effetti dell’esposizione a esperienze traumatiche sulla psicopatologia dei bambini. Come si sviluppa la neurobiologia del trauma?

Negli ultimi anni, la ricerca clinica si è concentrata sulla spiegazione dell’impatto degli eventi traumatici una tantum e dell’esposizione ad abuso cronico e abbandono. Diversi studi hanno dimostrato che i traumi isolati tendono a produrre risposte condizionate ai ricordi.

D’altra parte, l’abuso cronico o l’esposizione ricorrente a eventi traumatici, come ripetute procedure mediche o chirurgiche, sembrano avere effetti diffusi sullo sviluppo neurobiologico. Diversi elementi sembrano contribuire all’entità del danno psicologico causato dal trauma:

L’età in cui la persona subisce il trauma per la prima volta.

La frequenza delle esperienze traumatiche.

Il grado in cui i genitori o i tutori contribuiscono all’evento traumatico.

Sappiamo quindi che le esperienze traumatiche possono cambiare le strutture cerebrali e compromettere le funzioni emotive, cognitive e corporee, indebolendo così il soggetto. Ciononostante, la neurobiologia del trauma è ancora poco conosciuta tra gli specialisti e le risorse educative disponibili sono scarse.

Nel 2013, l’American Psychiatric Association ha rivisto i criteri diagnostici per il disturbo da stress post-traumatico (PTSD) nel Manuale diagnostico per i disturbi mentali. Il disturbo è stato pertanto incluso in una nuova categoria nel manuale, ovvero disturbi correlati a traumi e fattori di stress.

Disturbo da stress post -traumatico

Gli eventi traumatici possono compromettere le funzioni emotive, cognitive e corporee. Ciò provoca sintomi debilitanti per il soggetto e induce a una diagnosi di PTSD. Possono verificarsi traumi:

Durante un evento specifico. Per esempio, quando si è testimone di violenza di genere.

Per un periodo prolungato. Come nel caso degli abusi sui minori.

In presenza di intenso stress, l’ippocampo (coinvolto nell’elaborazione della memoria) e l’amigdala (coinvolta nell’elaborazione delle emozioni) vengono inondati di ormoni dello stress. L’individuo non riesce a elaborare l’esperienza traumatica come un evento compiuto (anche se la minaccia in quanto tale non esiste più) e il ricordo rimane attivo nel cervello.

Per questo motivo, i sintomi del disturbo da stress post-traumatico possono comparire molto tempo dopo che si è verificato il trauma. Nel 25% dei casi si osserva una comparsa tardiva dei sintomi.

La neurobiologia del trauma: aree interessate

Le anomalie neurobiologiche indotte dai traumi includono aree coinvolte nella regolazione dell’omeostasi. Queste sono:

Tronco cerebrale e locus coeruleus.

Sistemi di memoria (inclusi ippocampo, amigdala e corteccia frontale).

Aree cerebrali coinvolte nel funzionamento esecutivo, quindi corteccia orbitofrontale, corteccia cingolata, corteccia prefrontale dorsolaterale.

Sistema neuroendocrino, compreso l’asse ipotalamo-ipofisi-surrene (HPA), tutti i sistemi di neurotrasmettitor.

Tronco cerebrale e mesencefalo

I sistemi che si occupano di affrontare le minacce sono il sistema nervoso simpatico e parasimpatico, che hanno origine nel tronco cerebrale. L’esposizione precoce a minacce estreme e cure inadeguate a lungo termine influisce sulla capacità dell’organismo di modulare il sistema nervoso simpatico e parasimpatico in risposta allo stress.

Catecolamine

Alcuni studi riportano che i bambini con disturbo da stress post-traumatico presentano maggiori concentrazioni di dopamina e norepinefrina rispetto a quelli che non hanno subito abusi.

Variabilità del battito cardiaco

I bambini che hanno subito un trauma presentano una minore variabilità della frequenza cardiaca rispetto ai soggetti sani.

Cortisolo

In generale (e in contrasto con gli studi sul cortisolo negli adulti con PTSD), i bambini traumatizzati mostrano livelli di cortisolo significativamente più alti rispetto ai gruppi di controllo che non avevano subito traumi in precedenza.

Sistema limbico

La scienza riferisce che gli adulti che hanno subito un trauma e che soffrono di disturbo da stress post-traumatico mostrano una maggiore attivazione dell’amigdala destra quando ricordano il trauma. Questa attivazione è accompagnata da una minore attivazione del centro del linguaggio.

La neurobiologia del trauma: l’ippocampo

Le persone che hanno subito un trauma e sviluppato PTSD possono presentare un minore volume dell’ippocampo. Davidson e i suoi colleghi affermano che il coinvolgimento dell’ippocampo nella psicopatologia è più evidente nell’elaborazione delle informazioni emotive.

I bambini con danni a carico dell’ippocampo sarebbero inclini a mostrare comportamenti emotivi in ​​contesti inappropriati. Le altre aree colpite dal trauma sono:

Corteccia prefrontale.

Lateralizzazione emisferica.

Il cervelletto, il corpo calloso e l’integrazione delle esperienze.

Effetti a lungo termine sulla neurobiologia del trauma

Perdita di autoregolazione emotiva

La mancanza di autoregolazione emotiva è caratteristica dei bambini che hanno subito un trauma cronico. A sua volta, ostacola un adeguato sviluppo del concetto di sé. Ciò si riflette in:

La mancanza di un senso di sé continuo e prevedibile, con insofferenza alla separazione e un’immagine corporea alterata;

Scarso affetto modulato, così come scarso controllo degli impulsi, inclusa l’aggressività contro se stessi e gli altri;

Incertezza sull’affidabilità e la prevedibilità altrui, che può portare a sfiducia e problemi legati alla privacy.

Apprendimento e memoria

Alcune caratteristiche dei bambini traumatizzati sono:

Tendenza al controllo eccessivo. Si preoccupano del pericolo imminente e tendono a scagliarsi contro stimoli ambigui. Ciò influisce sulla loro percezione del mondo ed è spesso associato allo sviluppo di problemi generalizzati di apprendimento e nel rendimento scolastico

Attenzione limitata verso le fonti di minaccia. Mostrano disinteresse in risposta a stimoli che altri bambini potrebbero trovare interessanti. Potrebbe verificarsi anche la comparsa di idee paranoiche e percezioni errate.

La neurobiologia del trauma: problemi sociali

In genere i bambini che sono stati esposti alla violenza difficilmente riescono ad adattare la loro eccitazione alle richieste sociali appropriate.

Di conseguenza, spesso non si trovano in sintonia con gli altri. Ciò potrebbe far pensare a una disabilità cognitiva durante gli anni delle scuole elementari.

Malattia fisica

Altri studi hanno dimostrato che i bambini traumatizzati sono più vulnerabili a una varietà di malattie fisiche. Da adulti corrono il 10-15% di rischio in più di sviluppare cancro, malattie cardiache e diabete.

Durante l’adolescenza tendono a compiere atti distruttivi contro se stessi e contro gli altri. Inoltre, hanno circa il 300% di probabilità in più rispetto ai loro coetanei non traumatizzati di essere coinvolti in abuso di droghe, autolesionismo e comportamenti violenti e aggressivi contro gli altri.

Molti bambini colpiti da traumi tendono a comunicare quanto accaduto senza usare le parole, bensì considerando il mondo come un luogo irto di pericoli e attivando. Ciò li induce ad attivare sistemi neurobiologici orientati alla sopravvivenza, anche quando si trovano oggettivamente al sicuro.

Finché il bambino non è in grado di parlare delle esperienze traumatiche vissute, probabilmente il trauma verrà espresso come l’incarnazione di quanto accaduto.

Lo scopo della terapia è aiutare il paziente a sviluppare un senso di padronanza fisica, stimolando a sua volta la consapevolezza di chi è e di cosa gli è successo. In questo modo potrà capire cosa sta accadendo nel presente e smettere di ricreare il passato traumatico in modo emotivo, comportamentale e biologico.

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www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3968319/

da lista mente

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