La Bhagavad Gita di Yoganandaji – 14

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La Bhagavad Gita di Yoganandaji – 14

< LA BHAGAVAD-GITA >

(CON IL COMMENTO DI PARAMAHANSA YOGANANDA)

PREFAZIONE EDITORIALE

Ed. Vidyananda

(Parte quattordicesima)

CAPITOLO SECONDO

Verso 1°

Sanjaya disse: “Madhusudana rivolse queste parole a colui che era stato sopraffatto dalla pietà e
dal dolore e aveva gli occhi offuscati per le lacrime”.

Interpretazione Spirituale

Con la sua intuizione, il distruttore del demone dell’ignoranza (che è simile a Madhu) suggerì
queste parole di saggezza al devoto (Arjuna) che si trovava in stato di grande depressione per la
perdita degli oggetti materiali, e i cui occhi erano velati di lacrime per l’interiorizzazione della
vista fisica, durante un gioioso contatto con Dio nella meditazione profonda.

Interpretazione Spirituale Elaborata

Quando il devoto ricorda i piaceri dei sensi, perduti con l’intensa disciplina spirituale, egli
comincia a scoraggiarsi perché spiritualmente non è abbastanza avanzato da realizzare il piacere
infinitamente più grande della beatitudine estatica. Il primo capitolo della Bhagavad Gita si occupa
del ‘Bishad Yoga’, cioè dello sforzo dell’anima per ottenere l’unione scientifica con Dio (Yoga)
nella fase iniziale della battaglia spirituale, e degli stati psicologici pieni di tristezza che ne
conseguono.

Il primo capitolo contiene tutti i sentimenti e le percezioni di un novizio sul sentiero
spirituale che cerca, senza successo, di raggiungere i portali dello Spirito, e che solitamente è
pieno di paure pensando di non riuscire ad ottenere la meta spirituale.

In questo stato il devoto, non avendo ottenuto la felicità né dai sensi, né dalla meditazione,
è pieno di dolore e rimorso per la felicità dei sensi perduta. E pensa: “Ho abbandonato la tangibile
felicità dei sensi per l’intangibile felicità dell’anima, e adesso non no niente”. Se lo stato di
rinuncia non è ricompensato da una felicità più grande, il devoto si scoraggia. La rinuncia non è
fine a se stessa, ma è solo un mezzo per un fine. Essa vuol dire abbandonare la piccola felicità dei
sensi, che crea problemi, per l’eterna felicità dell’anima. Perciò il primo capitolo è stato
chiamato ‘Bishad Yoga’, ovvero il dolore compreso nello sforzo iniziale per ottenere l’unione
scientifica con Dio.

Il secondo capitolo inizia con una svolta favorevole per il devoto. Dopo il triste stato d’essere
gettato nel dubbio e l’incapacità d’ottenere felicità, o nei sensi abbandonati o nella meditazione,
improvvisamente il devoto percepisce una grande risposta amichevole da parte della sua intuizione
onnisciente. Questo sentimento intuitivo si desta con un duro e costante lavoro nella meditazione
regolare. Anche se il devoto sente che il suo tentativo di controllare la mente è infruttuoso, se
malgrado ciò egli continuerà a meditare con zelo, credendo nelle parole del suo precettore,
improvvisamente la compassione della sua intuizione a lungo silenziosa si risveglierà, e questo
causerà un fremito in tutto il suo essere, per l’improvviso contatto estatico con la Beatitudine
Divina (Dio).

Come la mente e l’intelligenza percepiscono e godono i diversi gradi dei piaceri materiali dei
sensi, così quando si risveglia improvvisamente il sesto senso, l’intuizione, come risultato
dell’abitudine spirituale di meditare, allora il devoto avverte un fremito divino in tutto il suo
sistema nervoso ed è pieno di lacrime di gioia. Queste lacrime di gioia nascondono la visione
esterna e concentrano la mente sull’indescrivibile felicità interiore.

Lo Spirito, Madhusudana, o il Distruttore del demone dell’ignoranza, non deve necessariamente
parlare con la bocca di un essere umano materiale, ma può suggerire le sue parole di saggezza
consigliante mediante l’intuizione risvegliata del devoto.

Dio può parlare ad un devoto assumendo la forma di un santo, ma di solito parla attraverso
l’intuizione illuminata dello stesso devoto.

Verso 2°

Il Signore disse: “In un tale momento, da dove ti viene – o Arjuna – questo scoramento indegno di un
ariano, ignobile e contrario all’ottenimento del Cielo?”.

Interpretazione Spirituale

In questo stato di coscienza la mente s’innalza verso Cristo (o la Coscienza Universale). Lo
Spirito Universale parla al devoto mediante la sua intuizione: “O devoto Arjuna, principe
dell’autocontrollo, perché ti fai travolgere dallo scoraggiamento che senti perché devi uccidere i
tuoi cosiddetti parenti delle tendenze dei sensi? Questi presunti parenti sono tuoi feroci nemici
che hanno solo uno scopo: distruggere la pace della tua anima. Perciò provare pietà per loro è
indegno di un ariano, non s’addice ad un nobile santo, e disonora lo scopo supremo dell’anima
d’acquisire l’onnipresente regno dei cieli”.

Interpretazione Spirituale Elaborata

E’ evidente che il devoto dev’essere molto avanzato nel sentiero della meditazione prima
ch’egli possa far sì che l’Infinito vibri la Sua intelligenza in una voce intellegibile che può
comprendere. In questa stanza troviamo che il devoto aveva già combattuto moltissime battaglie coi
sensi e aveva già raggiunto un alto stato spirituale, prima d’essere benedetto dall’ascolto della
voce di Dio che s’esprime attraverso l’etere. Naturalmente, in quell’alto stato di coscienza si
suppone che il devoto non senta attaccamento per i sensi o i loro desideri materiali; ma per la
forza dell’abitudine d’aver conosciuto il corpo per molte incarnazioni, il devoto dimentica
l’acquisito stato divino della Coscienza Cosmica e sente un’angosciante paura perché ha rinunciato
all’appagamento delle dolci tendenze dei sensi.

A questo punto lo Spirito eternamente consapevole di Dio viene in aiuto al devoto, che ascolta
la voce di Dio che gli parla dal didentro. Perciò questa stanza descrive il Signore Krishna, lo
Spirito. Che parla a Arjuna, il vero devoto che ha raggiunto l’autocontrollo.

La natura divina del devoto, che era in sintonia con Dio, parlò col potere dell’intuizione e
rimproverò lo stato invadente dello scoraggiamento nell’aspirante spirituale. Per prima cosa lo
Spirito disse al devoto che i sensi, dimorando vicino a lui, s’erano fatti considerare suoi parenti.
Ma come dei nemici possono vivere con l’inganno in casa di amici, allo stesso modo questi desideri
materiali, grandi nemici dell’uomo, possono risiedere nella sua coscienza dando l’impressione di non
nuocere e vivendo insieme alle altre facoltà spirituali. I sensi appaiono amichevoli perché
promettono di dare un temporaneo piacere inebriante nel corpo, ma alla fine producono
invariabilmente sofferenza e l’oblio dei piaceri permanenti che si trovano contattando lo Spirito.

Inoltre l’anima, fatta a immagine dello Spirito, ha celato in sé il seme dell’espansione
onnipresente. Quando l’anima s’attacca al terreno roccioso dei desideri materiali, allora le sue
facoltà rimangono dormienti, senza germogliare o crescere. Invece d’amare la coscienza onnipresente
della meditazione, l’anima s’attacca ai piaceri che può ricevere nella piccola area del corpo,
mentre lo Spirito rimane nello spazio illimitato.

Quando l’anima s’identifica con lo Spirito impara a percepirsi in tutto lo spazio, ma quando si
limita ai piaceri materiali essa si restringe al corpo. L’anima che s’identifica col corpo perde la
coscienza della sua onnipresenza e diviene limitata alle sofferenze e alle disgrazie del piccolo
corpo. Ogni anima che risiede in un corpo è un bimbo onnipresente che sconta una condanna nella
prigione dell’esistenza corporea. Gli esseri umani si trovano ai piedi della scala della coscienza,
mentre die è in cima a questa scala.

Lo Spirito ammonisce il devoto di non addolorarsi perché non contatta i piaceri dei sensi. I
piaceri dei sensi promettono molto, ma danno solo un piacere temporaneo seguito dalla sofferenza
finale. Essi sono degli impostori nel corpo umano; sono soltanto dei nemici psicologici e psichici
mascherati. La pietà è il canale di scambio tra le due parti. Perciò abbassare il ponte levatoio
della pietà sul fosso che separa l’anima fortificata dalla saggezza e i nemici segregati dei sensi
vuol dire permettere ai nemici psichici dell’anima d’infrangere le difese dell’autocontrollo e
distruggere la sua pace. Invece della pietà, il devoto deve sentire l’ardore della battaglia
psicologica, finchè i desideri disordinati dei sensi non siano stati completamente annientati.
Simpatizzare con il male vuol dire dargli un trono dentro di voi.

‘Indegno di un ariano ‘ significa un’attitudine che non s’addice alla nobilità spirituale. Una
persona spirituale ha pietà delle buone qualità bandite, ma non delle cattive qualità ostracizzate.
Non fate il male; non lasciate che il male sia fatto da altri su comando vostro, e non tollerate il
male col silenzio. La non-cooperazione col male, senza clamore o presunzione circa la vostra bontà,
è la cosa migliore. Non è in armonia con la natura di un vero devoto cercare d’attirare a sé stati
negativi con la simpatia. Il devoto che si dispiace per la perduta felicità dei sensi, e che si
permette perfino di simpatizzare con essa, dà il secondo posto alla felicità superiore e permanente
che si riceve dal contatto con lo Spirito. Quest’ignorante atto-pensiero da parte del devoto è
estremamente disonorevole.

Quando il devoto s’addolora per la felicità perduta dai sensi fisici, la sua coscienza viene
circoscritta entro le mura del corpo e non riesce a visualizzare il raggiungimento del Cielo che
risiede in tutto lo spazio. Se l’anima ama vivere nella prigione corporea, come può godere
l’esperienza di vivere nell’onnipresenza del Cielo?

Come la coscienza si trova nel cervello e nel cuore, similmente la Coscienza di Dio si trova
nella parte centrale dell’universo (il cuore di Dio), mentre la Sua Intelligenza si trova in ogni
singola cellula dello spazio, così come la nostra coscienza si trova e può essere percepita in ogni
cellula del nostro corpo. Il devoto che mantiene la sua coscienza costantemente sensibile ai piaceri
dei sensi fisici dimentica di espandere la sua sensibilità intuitiva nelle cellule dello spazio,
condividendo così le più vaste gioie dell’abitante dello spazio, lo Spirito. I piaceri dei sensi
rendono l’anima ottusa, e essa perde la sua supersensibilità alle gioie superiori dello Spirito.
Quando l’anima si concentra sulle piccole gioie del corpo, essa dimentica di sperimentare le gioie
illimitate dello Spirito.

La vita dell’uomo è un paradosso. In qualche modo egli è posto tra i piaceri dei sensi e i
piaceri divini. Egli deve usare la ragione di cui è dotato per distinguere tra i reali piaceri
dell’anima e gli pseudo-piaceri dei sensi. Se il devoto si assuefà ai piaceri dei sensi, la sua
coscienza viene ingabbiata dallo schermo delle sensazioni corporee e non può comprendere i piaceri
superiori dell’estasi nello Spirito. Gesù Cristo disse: “Se la tua mano ti è d’ostacolo, tagliala”.
Similmente, anche Krishna dice: “Elimina l’attaccamento ai sensi, se vuoi sentire la gioia della
Coscienza Celeste vibrare in ogni cellula dell’etere”.

Verso 3°

“O figlio di Pritha, non abbandonarti a questa debolezza, che non ti s’addice. O terrore dei nemici,
scaccia questa meschina debolezza d’animo e sorgi”.

Interpretazione Spirituale

O devoto, figlio della rinuncia, non abbandonarti a ciò che non s’addice (o è sconveniente)
alla natura della tua anima. O terrore dei sensi, rinuncia a questa meschina debolezza d’animo, e
all’attaccamento per le abitudini dei sensi, e sollevati dalle roccaforti dei sensi ai più alti
centri di coscienza nella spina dorsale.

Interpretazione Spirituale Elaborata

Ogni sincero devoto ha il potere di respingere il progresso della formazione delle abitudini.
Questo potere di rinuncia non implica nessuna perdita per il rinunciante, ma gli dà la possibilità
di rimuovere e scacciare sensibilmente tutte quelle cose che ritardano il suo progresso spirituale.
Pritha, un personaggio delle sacre Scritture, era una famosa figlia che lasciò suo padre per un
altro. Interpretata spiritualmente, Pritha indica il potere della volontà rinunciante del devoto,
che non esita ad abbandonare la guida delle cattive abitudini paterne che le sono più familiari.

Il devoto è il figlio di Pritha, o il figlio della rinuncia, perché ha il potere di rinunciare
alle carissime cattive abitudini che mostrano un interesse paterno nel soggiogare la sua volontà.
Durante la meditazione, quando il devoto tentenna e pensa di rimanere fedele alla felicità dei
sensi, la forza interiore dell’anima, la vera immagine di Dio, cerca di consigliarlo tramite
l’intuizione.

Durante questo periodo d’oscillazione psicologica, egli viene istruito intuitivamente dallo
Spirito. Così ascolta la voce dell’Infinito dentro di sé. Il con la meditazione, la voce
dell’Infinito diventa sempre più tangibile, perché Dio manifesta la Sua presenza al devoto
attraverso le migliaia di organi sensori nel rivestimento interno del corpo e nella cuticola che lo
racchiude.

La voce interiore dice: “Scaccia l’attaccamento ai sensi ed usa il potere della rinuncia per
abbandonare tutte le deboli qualità, e non fare nulla che veda contro la vera natura dell’anima”.

La parola ‘debolezza’ indica tutto ciò che non è degno dell’uomo o dell’aspetto positivo
dell’anima. Essere deboli vuol dire essere negativi. Quando il devoto si trova in uno stato di mente
negativo, perde di vista il forte e positivo fattore volontà dell’anima. Perciò l’anima l’ammonisce
a non essere neutrale, poiché questo stato è peggio che essere negativo. Nello stato negativo il
devoto ha paura d’abbandonare l’attaccamento ai sensi, mentre nello stato neutrale egli non è
attaccato né a Dio né ai sensi, e così blocca tutto il suo potere d’attività.

Ci vuole una certa attività mentale anche per essere negativo, ma nello stato di mente neutrale
il devoto diventa incapace di qualsiasi attività, sia essa buona o cattiva. L’anima lo avverte a non
cadere in questo stato d’inerzia spirituale, in cui svaniscono uniformemente il desiderio di bene o
male. L’attaccamento ai sensi non s’addice all’anima, in quanto cerca di soddisfarla con gli
evanescenti piaceri dei sensi invece che con l’eterna felicità spirituale.

La persona mondana è quella che vuole avere l’incerta felicità dei sensi, dimenticando
l’interminabile felicità dello Spirito. La persona d’autorealizzazione spirituale cerca d’ottenere
l’eterna felicità dell’anima che si trova nella meditazione profonda, in preferenza ai brevi piaceri
che si trovano nell’eccessiva indulgenza.

L’anima interiore suggerisce intuitivamente al devoto: “O terrore dei nemici-sensi, sollevati
dai piani inferiori dove ci sono gli attaccamenti dei sensi, ed innalzati alle più alte dimore della
coscienza nella spina dorsale”.

Malgrado tutte le sensazioni siano percepite nel cervello, tuttavia esse vengono erroneamente
localizzate in certi punti sulla superficie del corpo. L’intera superficie del corpo è ricoperta da
diversi tipi di sensibilità: cioè, la dolcezza dello zucchero si sente nella bocca, la dolce musica
si sente nei timpani, un dolce tocco si sente sulla superficie della pelle, le forme degli oggetti
visibili si percepiscono negli occhi, e il profumo si sente nel naso. La persona legata ai sensi
vive identificandosi con le sensazioni esterne della vista, dell’udito, dell’odorato, del tatto e
del gusto.

Per prima cosa il devoto divino smette di vivere sulla superficie del corpo e di giocare
pericolosamente coi piaceri dei sensi. Egli ritira la sua coscienza dai plessi coccigeo, sacrale e
lombare – che controllano le tendenze inferiori dei sensi – portandola nei plessi dorsale e
cervicale, o nel centro cristico (che si trova nel punto tra le sopracciglia). Quello dorsale è il
centro dell’amore divino, il cervicale è il centro della vibrazione oceanica, e il centro cristico
(o kutastha o centro di Krishna, nel punto tra le sopracciglia) rappresenta la Coscienza Cristica
presente in tutti gli atomi. Ogni volta che uno è mentalmente negativo o neutrale, o s’identifica
coi pensieri sessuali, egli sta lavorando coi tre centri materiali di cui sopra, e con la superficie
corporea.

Ogniqualvolta uno pensa all’amore divino o percepisce la vitalità spirituale, si trova nel
centro dorsale. Ogniqualvolta uno sente la divina gioia sempre-nuova della meditazione, si trova nel
centro cristico o krishnico, nel punto tra le sopracciglia. Durante la percezione dell’Energia
Cosmica e della vibrazione Cosmica, come la percepiscono gli studenti d’Autorealizzazione, la
coscienza del devoto orbita nella regione cervicale.

Evidentemente la mente di Arjuna, il devoto, s’era soffermata sui centri illusori dei sensi
sulla superficie corporea, e quindi Krishna, la forza dell’anima o la gioia sempre-nuova della
meditazione, gli aveva mandato un richiamo intuitivo: “O devoto, non vagare smarrito nel giardino
delle sirene dei sensi. Essi ti promettono felicità, ma ti danno soltanto dolore. All’inizio ti
danno un po’ di miele di piacere, avvelenato con un’interminabile sofferenza. Ritorna piuttosto nel
castello della percezione interiore nei plessi più alti, dove regnano eternamente i diversi gradi di
gioia infinita dello Spirito”.

Secondo gli psicologi, le abitudini sono sia mentali, che fisiologiche. Quindi per conquistare
la tentazione, il devoto non deve solo cacciare il male dalla mente, ma deve ritirare la mente da
quei centri dei sensi sulla superficie esterna del corpo che danno vita alle tentazioni mentali.

Le abitudini fisiologiche dei sensi, con la cooperazione mentale diventano abitudini mentali.
Le abitudini mentali solidificano le abitudini fisiologiche, e quindi le cattive abitudini devono
essere cacciate sia dai sensi che dalla mente. Non pensare male, e non venire in contatto con nulla
che possa far sorgere pensieri di male.

Verso 4°

Arjuna disse: “O distruttore dei nemici, o uccisore di Madhu, come potrò combattere questa guerra
con frecce contro Bhishma e Drona, che sono degni d’essere adorati”.

Interpretazione Spirituale

L’autocontrollo parlò attraverso l’intuizione: “O uccisore del demone dell’ignoranza e delle
tentazioni psicologiche, come potrò combattere questa guerra psicologica con le frecce della mia
determinazione contro i miei nonni psicologici, Ego e Passate Abitudini? Come posso distruggere con
l’indifferenza spirituale e con le frecce della rinuncia queste venerabili tendenze genitrici, che
sono all’origine dei miei attuali stati mentali?

Interpretazione Spirituale Elaborata

Durante la meditazione, la forza vitale e la mente vengono ritirate internamente. Questo stato
parzialmente ritirato d’Autorealizzazione è chiamato lo ‘stato di Arjuna’, o stato d’autocontrollo.
I diversi personaggi menzionati nella Bhagavad Gita rappresentano i vari stati psicologici con cui
s’identifica un devoto. Quando l’ego s’identifica con l’autocontrollo interiore, questo è chiamato
lo ‘stato di Arjuna quando il devoto s’identifica con la mente, si dice che è nello ‘stato di
Duryodhana’. ‘Duryodhana’ indica la mente agitata, che è molto difficile da controllare. Lo stato
che viene quando il devoto si concentra sull’istinto umano e sulle tendenze prenatali nate dalle
abitudini prenatali, è chiamato lo ‘stato di Bhishma’. E quando il devoto è concentrato sull’ego,
anche questo nella Bhagavad Gita è chiamato lo ‘stato di Bhishma’.

Non appena ritira la sua mente all’interno, il devoto si sente attirato verso l’immensità della
sua anima. Egli comincia a sviluppare il suo sesto senso, l’intuizione, e comincia a perdere di
vista tutte le limitazioni fisiche e mentali. A questo punto il devoto comincia a impaurirsi, come
una persona che lascia le mura di cinta del suo castello e vaga nell’etere illimitato su un
aeroplano.

Quand’egli ha scalato solo a metà la scala della percezione interiore, ha paura di guardare il
tetto dell’infinità verso il quale è diretto; e perde di vista la sua coscienza egoica fisica.
Tuttavia questo non significa la perdita di ogni tipo di coscienza, ma solo l’oblio, delle
limitazioni dell’ego umano. Accorgendosi di questo, il devoto comincia a temere la perdita di tutti
i tratti umani. Questo stato rappresenta l’uccisione del venerabile parente psicologico, l’ego, o
l’antenato di tutte le tendenze mentali, ed è lo ‘stato di Bhishma’. Andando oltre, il devoto, nello
stato meditativo interiorizzato, si ritrova al di sopra di tutte le tendenze prenatali, in cerca
della felicità mondana. Questo è lo ‘stato di Drona’, o lo stato delle tendenze prenatali.

L’aspirante spirituale non gradisce questo fatto, giacchè non comprende lo stato di gioia
sempre-nuova dello Spirito, e non può non pensare come potrebbe distruggere l’ego e tutte le
continue tendenze all’attività che costituiscono la sua persona umana. Egli comincia a percepire un
conflitto tra l’involuzione interiore e l’evoluzione esteriore. L’involuzione si scontra con
l’evoluzione quando l’ego s’identifica coi piaceri dei sensi. Metafisicamente i piaceri dei sensi
non si considerano affatto dei piaceri, giacchè producono solo l’illusione della felicità ed infine
terminano nel dolore. Pochissime persone comprendono perché i piaceri dei sensi non sono veri
piaceri, e perché i piaceri dell’anima sono la vera felicità.

Prima di tutto bisogna convincere l’anima che è assolutamente necessario comprendere che le
sensazioni di bellezza, melodia, fragranza, gusto e tatto non si sperimentano sulla superficie del
corpo, ma nel cervello. La sensazione del sapore di una fragola viene percepita nel cervello, come
reazione mentale derivata dal contatto della fragola viene percepita nel cervello, come reazione
mentale derivata dal contatto della fragola con la superficie della lingua. Quando la mente comincia
a identificarsi con la sensazione del sapore di fragola, comincia a apprezzarla. Nondimeno il sapore
delle fragole e delle olive mi era poco piacevole all’inizio, e no dovuto acquisire il gusto per
esse. Adesso mi piacciono perché no visto che piacciono agli Americani. Perciò nessuno può dire in
assoluto che la sensazione del sapore di fragola è piacevole. Similmente, alcune persone sono
totalmente prese dalle vibrazioni sessuali e sono loro schiave, mentre altre persone detestano
vivere sul piano sessuale. La sensazione di bruciare, o le percosse fisiche, producono sensazioni e
pensieri spiacevoli nel corpo e nel cervello, e perciò sono sensazioni dolorose. Ma non tutte le
altre sensazioni non dolorose sono necessariamente piacevoli.

Tutte le sensazioni armoniose ai nostri organi di senso sono chiamate dolci sensazioni: come
una musica dolce e un dolce profumo. Ma nessuna sensazione di tatto, gusto, o odorato dovrebbe
essere così allettante da incantare e rendere schiava la mente. Quando la mente s’attacca a una
sensazione, essa sviluppa una corrispondente idea piacevole nel cervello. Quest’idea piacevole nei
confronti di una sensazione spinge l’individuo a ripetere l’esperienza con quella sensazione. Quando
una sensazione viene ripetuta costantemente, causa la ripetizione della sua corrispondente idea
piacevole; e l’idea piacevole viene radicata nel cervello e fissata nella mente come abitudine
mentale. Quest’abitudine mentale, formata ripetendo un’idea piacevole derivata da una sensazione, è
ciò che causa l’attrattiva delle sensazioni. Come ognuno ama più o meno le proprie idee delle cose,
siano esse giuste o sbagliate, così la mente ama certe abitudini mentali derivate dalle sensazioni
ripetute. La mente può stabilire il contatto con le sensazioni solo attraverso i pensieri. Non c’è
contatto effettivo tra le sensazioni e la mente, se non tramite il pensiero.

In ultima analisi vediamo che le sensazioni non sono altro che pensieri relativamente
differenti circa le cose-pensiero-di-Dio. La gioia d’incontrare la sensazione del gelato è puramente
mentale. La sensazione del gelato in un sogno è solo un’idea piacevolmente assaporata dall’altra
idea di gustare il gelato. Il gusto del gelato nel sogno influenza l’altra idea di gustarlo con
piacere.

Analizzando sottilmente scopriamo che il mangiatore di gelato, la reazione mentale, le
sensazioni implicite nel mangiare il gelato, la coscienza di una bocca e un palato di sogno che
gustano il gelato, e il piacere implicato nel mangiare il gelato nel mondo dei sogni, sono tutte
cose fatte solo d’idee relative. Perciò non si può presumere che la sensazione del gelato nel mondo
dei sogni sia piacevole, ma solo che è un’idea simile all’altra idea di mangiare il gelato nel
sogno.

Nel sogno, con un corpo di sogno, uno potrebbe fare l’esperienza di un fuoco di sogno che
brucia il corpo di sogno, se il corpo di sogno viene a contatto col fuoco di sogno. Similmente un
veleno di sogno, un incidente di sogno, un brutto odore di sogno, una disarmonica musica di sogno, e
un fuoco di sogno causerebbero spiacevoli sensazioni di sogno nel corpo di sogno; mentre il gelato
di sogno, la salute di sogno, il profumo di sogno, la musica melodiosa di sogno, e il bagno di sogno
produrrebbero sensazioni armoniose nel corpo di sogno. Questo mostra decisamente che gli oggetti che
producono le sensazioni sono idee materializzate di Dio, che producono nelle nostre menti le idee di
piacere o dolore. Dobbiamo smetterla di farci ingannare pensando che le sensazioni di tatto,
odorato, gusto, vista ed udito abbiano piacere in sé, eccetto quando noi reagiamo favorevolmente e
piacevolmente nei loro confronti.

Con l’addestramento mentale, anche le sensazioni considerate più piacevoli possono diventare
molto ripugnanti alla mente, e le sensazioni più dolorose possono diventare piacevoli. Alcune
persone in India amano crogiolarsi sotto i raggi cocenti del sole, che, ne sono certo, ucciderebbero
per insolazione qualsiasi fratello Occidentale.

L’anima di per sé non viene ingannata da un’idea o dalle sensazioni, come lo è la mente dalle
sensazioni fisiche. L’anima è autogenerata e contiene alcune qualità naturali che producono
beatitudine. La contentezza, la gioia sempre-nuova, l’onniscienza, l’onnipotenza e l’onnipresenza
non sono facoltà acquisite, ma fanno parte dell’anima. Perciò il devoto totalmente assorbito in
queste qualità dell’anima gode un vero piacere permanente che appartiene al suo stesso Sé.

Come c’è differenza tra l’innata contentezza della vostra mente e la felicità che scaturisce
dall’incontro con un caro amico che non vedevate da molto tempo, così la felicità della meditazione
è innata, mentre il godimento che l’ego ha di una sensazione è dovuto all’identificazione con essa.

In questa stanza il devoto, in meditazione, viene descritto come invaso dalla memoria dell’ego
e degli istinti prenatali che stanno per svanire. Egli ha paura di usare i dardi della sua mente
controllata e della sua forza vitale ritirata internamente per distruggere la memoria delle sue
cosiddette piacevoli, egoistiche abitudini prenatali dei sensi, per ottenere i semplici, ma profondi
piaceri dell’espansione dell’anima.
Ritirare la mente dai sensi con la meditazione implica una guerra psicologica in cui la
concentrazione e la forza vitale ritirata fungono da frecce per distruggere il venerabile ego
fisico, ignorantemente adorata, e le tendenze prenatali nello stato d’ignoranza illusoria.

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