Il ruolo della genetica nella scelta degli amici

pubblicato in: AltroBlog 0
Il ruolo della genetica nella scelta degli amici

10 ottobre 2012

Nella formazione delle amicizie anche l’affinità genetica fa la sua parte. Una ricerca su un
campione statisticamente rappresentativo di adolescenti statunitensi chiarisce che il fenomeno si
manifesta però solo in situazioni in cui fattori economici, sociali e culturali limitano lo spettro
dei contatti personali, come accade per esempio nell’ambito di una scuola (red)

Nella formazione delle amicizie la genetica può contare, ma solo in subordine a fattori sociali e
culturali. A indicarlo è una ricerca condotta da sociologi e genetisti dell’Università del Colorado
a Boulder, della Yale University e della Columbia University che firmano in proposito un articolo
sui “Proceedings of the National Academy of Sciences”.

E’ noto da tempo che i segnali che indicano un’affinità genetica hanno un ruolo nella costituzione
dei gruppi sociali sia negli animali sia nell’uomo. Tuttavia finora solo un numero limitato di studi
aveva esaminato la possibile influenza del patrimonio genetico sulla formazione delle amicizie,
ossia di legami diversi da quello con il partner sessuale. Anzi, la maggior parte delle ricerche sui
legami tra due persone aveva sottolineato soprattutto il ruolo selettivo di fattori sociali e
comportamentali.

Ma una serie di nuovi studi ha indicato che il genotipo di un individuo può essere predittivo del
genotipo dei suoi amici, in base a una teoria, detta “teoria della somiglianza genetica”, secondo la
quale le persone tendino a massimizzare il proprio benessere complessivo non solo attraverso la
scelta di un partner geneticamente affine, ma anche scegliendo di fare amicizia con persone
geneticamente vicine.

Jason D. Boardman e colleghi hanno cercato di valutare l’attendibilità di questa ipotesi partendo
dal National Longitudinal Study of Adolescent Health, un’indagine sullo stato di salute e i
comportamenti dei giovani su un campione di 90.118 adolescenti di 134 scuole degli Stati Uniti,
rappresentativo della popolazione degli adolescenti statunitensi.

I ricercatori hanno realizzato una tipizzazione genetica dei soggetti dell’indagine relativamente a
sei geni, e in particolare a un gene implicato nel sistema dopaminergico (il gene del recettore
della dopamina DRD2) che ricerche precedenti avevano indicato come candidato a influire sulla scelta
di amici geneticamente affini. In particolare, il polimorfismo Taq 1A del gene DRD2 è un candidato
plausibile per la selezione dell’amicizia, perché è costantemente collegato a comportamenti
individuali, che possono aumentare la probabilità che due persone diventino amiche.

Dai risultati delle analisi è emerso che la tesi dell’affinità genetica con gli amici non vale in
generale, ma solo in alcuni ambienti sociali, e che questa variabilità appare legata alle
disuguaglianza economiche e alle dinamiche razziali, ossia a fonti esterne di controllo sociale più
che un’attiva correlazione gene-ambiente.

“I nostri risultati – concludono i ricercatori – suggeriscono che la sovrarappresentazione fra le
amicizie di individui genotipicamente simili non sembra un processo attivo di selezione da parte
degli studenti di per sé. Suggeriscono piuttosto che le scuole limitino la portata della formazione
delle possibili amicizie a causa di forze istituzionali che incombono sugli studenti.”

www.pnas.org/content/early/2012/10/04/1208975109

lescienze.it

Condividi:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *