Gli esperimenti scientifici sulle “facolta’ sottili della mente”

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Gli esperimenti scientifici sulle “facolta’ sottili della mente”

di Stefano Calamita

Nelle varie filosofie più o meno occulte si afferma unanimemente che gli
esseri umani sono costituiti da più apparati energetici o corpi. Essi
risultano indispensabili per adattarsi ai diversi livelli vibratori o
dimensioni dell’universo

Dimostrare scientificamente la consistenza del corpo eterico, del corpo
astrale e di quello mentale è compito estremamente complesso, ma
fortunatamente non impossibile!

Infatti per arrivare ad ottenere significativi risultati con la
visualizzazione è necessario conoscere razionalmente ed oggettivamente
mediante quali principi agiscono le tecniche operative che man mano
esporremo in questo trattato.

La comprensione del perché si ottengono determinati risultati con la
visualizzazione e la concentrazione passa, quindi attraverso una conoscenza
più profonda e completa dell’uomo.

Ricordiamo una premessa fondamentale del nostro lavoro: riuscire a
“condizionare”, “influenzare”, “persuadere” gli altri significa, arrivare
perfino a cambiare le vicissitudini, il corso della loro vita e quindi a
modificare, ad interagire, a creare il loro destino.

Riuscire a dimostrare ciò significa riuscire ad aver posto delle ottime basi
per arrivare a dimostrare di poter essere in grado di dominare “la materia”
il destino, il corso degli eventi a nostro totale piacimento.

REAZIONI TELESOMATICHE INTENZIONALMENTE INDOTTE

L’ipnosi ci fornisce alcune decisive prove.

Una importante esperienza, un classico esperimento ripetuto in molti
laboratori in più parti del mondo, alla quale da sempre medici ed esperti di
tale disciplina cercano di fornire delle risposte convincenti, ma a quanto
pare non credo che abbiano le conoscenze necessarie per far ciò è il
seguente.

Davanti ad un soggetto in trance ipnotica si pongono due bicchieri d’acqua,
eguali ed egualmente pieni a metà; l’ipnotista colloca uno dei bicchieri
nelle mani del soggetto “ordinando” nello stesso tempo che la sensibilità
(al tatto, al dolore, ecc.; i sensi, il corpo sensitivo: il doppio
eterico???…!!! N.d.T.) di questi “si trasferisca” totalmente nell’acqua,
in modo che le braccia restino insensibili (ad eventuali contatti o
punture). Dopo che la suggestione è stata ripetuta varie volte, si tocca la
superficie dell’acqua con la punta di un ago ; il soggetto avvertirà la
“puntura” nelle proprie carni. Pungendo con l’ago le mani o le braccia del
soggetto, questo non avverte alcuna sensazione, lo stesso accade se si
“tocca” l’acqua dell’altro bicchiere (testimone o control). Togliendo il
primo bicchiere dalle mani del soggetto, e portandolo lontano, per esempio
in un’altra stanza, la prova si può ripetere con lo stesso risultato (purché
l’operatore sia sempre l’ipnotista o colui che l’ipnotista ha “messo” in
rapporto con il soggetto). Infine lo sperimentatore rimette il bicchiere
nelle mani del soggetto e “comanda” che la sensibilità di questi sia
restituita integralmente nelle sedi naturali (braccia e mani), in modo che
al cessare dell’ipnosi (e dell’esperimento) il soggetto torni in perfetta
normalità.

La “esteriorizzazione della sensibilità” (questo è il nome che ha da un
punto di vista scientifico questo fenomeno, anche se io la definirei più
opportunamente esternalizzazione della personalità) può essere operata verso
un frutto (mela) o verso un altro oggetto, il quale in tal modo diviene
“vittima insensibile” delle “punture sentite dal soggetto”. (“La Telepatia”
ed. Mediterranee, Vincenzo NETSLER pag. 106, ed altri testi, vedi
bibliografia, dove viene denominata esteriorizzazione della sensorialità).

E ancora.

Charles Tart, ha condotto sull’ipnosi uno degli esperimenti più importanti
in assoluto, in merito al quale la scienza medica ha dovuto “prenderne atto”
ma non ha saputo dare alcuna spiegazione scientificamente valida.

E’ noto che il “rapporto”, la speciale relazione fra l’ipnotizzatore e il
suo soggetto, sembra intensificarsi via via che la trance diventa più
profonda. Tart pensò che tutto ciò che aumenta il “rapporto” dovrebbe anche
approfondire la trance, e concentrò le sue ricerche sullo schema dell’
“ipnotismo reciproco” in cui due persone si ipnotizzano a vicenda e ognuna
continua ad approfondire la trance dell’altra. Tart ipotizzò anche che gli
stati completi potrebbero essere condotti attraverso un ipnotismo reciproco
anche in persone che, in caso contrario, risulterebbero difficili da
ipnotizzare.

La tecnica di Tart raggiunse non solo tutto quello che lui si aspettava ma
molto di più, poneva degli interrogativi alla scienza di estremo imbarazzo.
I suoi primi due soggetti, Anne e Bill, entrarono in trance completa per
mezzo dell’ipnotismo reciproco e riuscirono a esplorare insieme altri mondi.

Nel loro “terzo” viaggio arrivarono in un luogo da loro descritto come un
“cielo” tale che in esso i colori erano superlativamente vivaci, e anche le
pietre erano belle, traslucide e scintillanti. La sua acqua piena di grandi
bolle, sembrava champagne. Essi vi nuotarono e trovarono che li teneva a
galla con strema facilità, era “elastica e deliziosa”. Il lussureggiante
mondo, in cui essi facevano baldoria insieme, non era per loro un sogno, ma
completamente reale. Anne e Bill supposero di creare insieme il loro mondo
attraverso una comune suggestione nella loro conversazione che dovrebbe
essere consueta nell’ipnosi. E credettero quindi di parlare in continuità,
mentre in realtà erano rimasti in silenzio. Ma quando infine Tart poté
interrogarli, essi risposero di essersi sempre parlati. Più tardi, quando
lessero la trascrizione dei nastri magnetici registrati durante la seduta
essi rimasero delusi nel sapere di essere stati in silenzio per la maggior
parte del tempo in cui avevano esplorato il loro mondo.

Mancavano le suggestioni verbali che avrebbero dovuto evocare le esperienze
comuni.

Apparentemente essi avevano allucinato il fatto di essersi parlati e di
essersi uditi parlare, e avevano allucinato un mondo comune, da loro
percepito nello stesso identico modo.

L’esperimento successivamente ripetuto da Tart con altri soggetti, confermò
simili “avventure”.

Una implicazione di immediato interesse è che la telepatia può procedere con
tale fluenza da non essere riconosciuta e diviene primo mezzo di
comunicazione per coloro che entrano in rapporto di trance profonda. Ma che
cosa è materialmente avvenuto tra i soggetti?

Le ipotesi possono essere principalmente due. La prima presupporrebbe una
reciproca suggestione telepatica. La seconda ipotizzerebbe una condizione
alterata di coscienza ottenuta in maniera intelligente, mediante la quale è
avvenuto realmente e insieme un viaggio in un altra dimensione mediante i
loro corpi astrali. (Tart C. “Possible Physiological correlates of Psi
Cognition” International Journal of Parapsycology, 5, 1963).

Sicuramente un risultato importante è stato raggiunto: abbiamo accertato che
comunque la telepatia svolge un ruolo determinante quindi esiste ed è
dimostrabile sperimentalmente in maniera abbastanza semplice. Ma esiste
anche un metodo ancor più razionale ed oggettivo per dimostrarla messo a
punto da un medico ricercatore qualche anno prima.

Esperimenti sulla percezione subliminale, sul biofeedback e sull’ipnosi
hanno dimostrato in laboratorio che una persona può rispondere a stimoli che
non sono stati coscientemente percepiti. Ma che dire se gli stimoli fossero
telepatici?

Stefan Figar, un neurofisiologo, della ex Cecoslovacchia, e un autorità nel
pletismografo, lo scoprì casualmente. Il pletismografo è uno strumento che
registra minimi cambiamenti del volume del sangue nelle estremità. Questi
sono fra i molti sottili cambiamenti fisiologici che riflettono la risposta
del corpo all’ira, alla paura, al dolore, allo sforzo mentale e così via.
Figar investigo sui cambiamenti del volume del sangue in risposta allo
sforzo mentale dando ai suoi soggetti vari compiti da compiere, come
moltiplicare mentalmente due numeri, mentre essi erano collegati con un
pletismografo. Appena un soggetto iniziava a calcolare, lo strumento
registrava una vasocostrizione e una netta caduta del volume del sangue.
Figar fu sorpreso nel notare che parecchi dei suoi soggetti presentavano una
vasocostrizione subito prima che egli desse loro il problema ; ossia mentre
egli pensava che era il momento di assegnare il problema, la penna
registratrice indicava una caduta del volume del sangue. Era come se i suoi
soggetti avessero letto nella sua mente.

Ulteriori esperimenti dimostrarono a Figar che avveniva esattamente quello
che ipotizzò : il pletismografo può indicare l’attuarsi di una
“bio-comunicazione” o più comunemente di una comunicazione telepatica. Figar
non aveva interesse per la ricerca parapsicologica, ma riconobbe che altri
avrebbero potuto trovare interessanti i suoi risultati.(Figar S. “The
Application of Pletysmografy to the Objective Study of Socalled Extrasensory
Perception” – Journal of the Society for Phychical Research, 40, 1959)

Infatti così avvenne.

Nel 1960 E. Douglas Dean e Karlis Osis, condussero una serie di esperimenti
finalizzati a dimostrare la percezione telepatica tra un soggetto
addormentato (percepente) e degli agenti con metodo scientifico e rigoroso a
tal punto che Dean riferì entusiasticamente : “Finalmente ce l’abbiamo
fatta: abbiamo trovato un metodo con il quale chiunque può metter su un
laboratorio in qualsiasi momento e far telepatia quando vuole”. Una
caratteristica importante emersa durante la sperimentazione è che non
apparse l’effetto declino presumibilmente perché era stata evitata l’
interferenza della mente conscia. Estremamente interessante fu un loro
esperimento che confermava un aspetto della telepatia molto importante per
certi fini operativi.

Era già stato dimostrato in laboratorio che le onde cerebrali di un soggetto
addormentato rispondono quando egli “ode” il suo nome o quello di una
persona a lui importante: loro si posero il quesito di sperimentare se l’
inconscio risponderebbe ugualmente se i nomi fossero inviati
telepaticamente. Essi trovarono che quando un agente si concentrava sui nomi
conosciuti dal suo percepente, il tracciato pletismografico di lui saltava
circa il 50 per cento delle volte in più di quando l’agente si concentrava
su nomi conosciuti da lui o da nessuno, sebbene i percipienti rispondessero
ai nomi delle persone che conoscevano, e ad alcuni più che ad altri, non ne
erano per nulla consapevoli.

Ricordiamo che l’effetto declino è l’effetto che concentra in genere i
risultati statisticamente più interessanti nella parte iniziale di un
esperimento, per rendere meno significativi gli stessi man mano che la
sperimentazione prosegue nel tempo, probabilmente per un calo degli stimoli
di interesse.

Tutta questa serie di esperimenti ed altri ancora (vedi D.H.Lloid, Toronto –
Puthoff Stanford Research Institute, ed altri) portò i ricercatori in più
parti del mondo quasi contemporaneamente a delle conclusioni simili : noi
possiamo ricevere segnali telepatici e il nostro corpo può rispondere ad
essi pur senza essere consapevoli dei segnali e che qualcuno stia cercando
di inviarceli. Però solo raramente l’informazione telepatica riesce ad
attrarre l’attenzione cosciente dopo essere arrivata all’inconscio. (vedremo
successivamente che gli atti chiari di telepatia spontanea hanno una matrice
fortemente emotiva)

Perché?

Probabilmente perché il livello energetico del segnale trasmesso risulta
troppo basso, o anche, pervia del fatto che la coscienza è inondata da
stimoli molto più imperiosi provenienti dai sensi. Ma se questa corrente che
fluisce dal mondo esterno è deviata così da permettere “una vacanza” ai
sensi, come negli stati di deprivazione sensoriale o di isolamento ( leggi:
concentrazione, o meglio ancora, meditazione), possiamo divenire più
ricettivi?

E se la risposta fosse positiva, esisterebbe la possibilità di dimostrarlo
da parte di qualunque ricercatore in laboratorio?

Uno dei primi investigatori della deprivazione sensoriale, Woodburn Heron,
della McGill University, come spesso accade, non era affatto interessato
alla telepatia. Ma l’interesse sorse spontaneamente nei suoi esperimenti sul
rilassamento. Alcuni dei suoi soggetti ricevevano impressioni telepatiche da
amici lontani o “vedevano” ricercatori in altre parti dell’edificio. Egli
riferì che essi erano così impressionati dalle loro esperienze, che, appena
possibile, andavano in biblioteca a cercare libri sulla telepatia : infatti
succedeva che anche le persone rilassate sono in un certo modo liberate dal
“rumore” dei sensi.

Tutta una serie di esperimenti abbastanza complessi portavano in laboratorio
diversi ricercatori ad ottenere significativi risultati a riguardo della
dimostrazione che esiste un rapporto diretto tra facoltà paranormali e stati
di coscienza alterati da forme di deprivazione sensoriale.

Però alcuni ricercatori iniziarono a sperimentare tecniche ancora più
semplici affinchè praticamente tutti potessero avvalersi delle loro doti “
di trasmissione condizionante per via mentale”.

Una di queste tecniche fu ideata da Charles Honorton, utilizzando l’effetto
Ganzfeld, allo studio già da qualche anno da parte di psicologi che si
occupavano di percezione visiva. Ganzfeld significa semplicemente “campo
omogeneo”. Questi psicologi erano interessati a scoprire quali effetti
psicologici e visivi si sarebbero verificati se ad una persona fosse stato
fatto fissare un campo assolutamente vuoto. Ad esempio, guardare fissamente
un foglio bianco rappresenterebbe un ganfeld. Alcuni di questi psicologi
cominciarono anche a domandarsi che cosa sarebbe successo a quegli stessi
soggetti se, contemporaneamente, avessero ascoltato un “suono bianco”(
qualcosa di uniforme, simile a ciò che si può udire sintonizzandosi tra due
stazioni radio), (notiamo la somiglianza tecnica, per monotonia e
ripetizione, con la pratica dei suoni sacri ripetitivi orientali utilizzati
durante la meditazione, ad esempio il famoso ..OM..).

Quello che scoprirono fu estremamente interessante. Molti dei soggetti
cominciarono ad avere “allucinazioni” o a vedere, sullo sfondo omogeneo
delle immagini che sembravano “sogni ad occhi aperti”. Sulla base di ciò
Honorton si rese conto che questi sogni ad occhi aperti, procurati
artificialmente, avrebbero potuto essere usati sperimentalmente per
trasmettere mentalmente informazioni tra due soggetti.

Per creare un ambiente ganzfeld intorno al soggetto (fatto precedentemente
sedere in una cabina insonorizzata su una comoda poltrona), i suoi occhi
venivano coperti con delle palline da ping-pong tagliate a metà. Se queste
non combaciavano perfettamente, veniva inserito del cotone per evitare
qualsiasi infiltrazione di luce. Quindi una luce rossa veniva diretta verso
il soggetto. Le paline da ping-pong diffondevano la luce, così tutto quello
che il soggetto poteva vedere era un campo visivo rossastro perfettamente
uniforme. Successivamente sulla sua testa veniva posta una cuffia,
attraverso la quale si trasmetteva un suono statico indifferenziato. A tutti
si chiedeva di rilassarsi e di raccontare, in un interfono, ogni pensiero,
immagine, o sensazione che avesse percepito nei trentacinque minuti
successivi. Sebbene il soggetto venisse informato che una persona gli
avrebbe “inviato” un messaggio nel corso del test, gli veniva raccomandato
di cercare di non pensare e di non tentare di indovinare in anticipo.

Gli esperimenti ebbero un enorme successo da un punto di vista statistico,
fin al punto di andare ben oltre l’ipotesi iniziale, la quale fu totalmente
confermata. Dagli esperimenti emerse, oltre a dimostrare inconfutabilmente
rapporti di trasmissione del pensiero che, i soggetti leggessero le
informazioni trasmesse addirittura con un certo anticipo, quasi come se
avessero guardato addirittura nel futuro! (Journal of American Society for
Psychical Research, aprile 1974).

Tutta una serie di ulteriori esperimenti fu innescata da questa scoperta.
Due ricercatori il Dr. William Braud e la Dr.ssa Lendell ne misero in atto
uno estremamente interessante che dimostrò che rispetto ad un gruppo di
controllo, i soggetti sottoposti al ganzerfield riuscivano regolarmente a
percepire degli elementi dell’immagine che veniva loro trasmessa.

Ma che cosa succede nella deprivazione sensoriale al soggetto?

Egli dopo un certo tempo perde la normale coscienza, e la sua mente si volge
all’interno. Vivaci allucinazioni possono allora sfilare davanti a lui e
egli le osserva come farebbe davanti alla televisione.

Tuttavia se rimane nella situazione sperimentale le allucinazioni passano ed
egli scivola nell’incoscienza.

Si è così indotti a sospettare che possa non essere l’alterazione dell’
ambiente sensoriale in se stesso quella che produce gli effetti favorevoli
alla telepatia, ma lo stato di coscienza che segue.

Tutto questo dimostra che condizionare telepaticamente dei soggetti non è
impossibile ma, è estremamente difficile, in quanto viviamo in un mondo
accelerato, che costringe le nostre menti e i nostri corpi a sostenere un
ritmo così frenetico che essi non risponderebbero, non reagirebbero a degli
input trasmessi in questo modo.

Però, proviamo a considerare altre situazioni.

Sappiamo tutti che naturalmente il sonno è uno stato di coscienza alterato.
E se gli input esterni possono essere afferrati mentre il mondo sensoriale
svanisce, dovremmo di conseguenza aspettarci che il sonno alimenti la
ricezione telepatica.

Democrito lo pensava, nel quinto secolo a.C. egli suppose che i sogni
fossero causati da pensieri che filtravano da altre menti. Sebbene Freud
credesse con certezza che i sogni abbiano anche altre cause, egli considerò
“incontestabile” che “il sogno crei condizioni favorevoli per la telepatia”
E Jung confermò: “Ho trovato che la telepatia, effettivamente, influenza i
sogni, come è stato affermato sin dai tempi antichi”.

Dopo la scoperta che tutti sognano anche se alcuni non ricordano di averlo
fatto mediante la definizione delle fasi del sonno ( fase r.e.m.), presso il
Maimonides Medical Center’s Dream Laboratory il Dr. Montague Ullnar e il Dr.
Stanley Krippner iniziarono a investigare sulla telepatia nei sogni. Mentre
il percepiente dormiva in una stanza isolata, controllato da un Elettro
Encefalo Gamma, un agente in una stanza distante, tentava di trasmettere l’
immagine di un disegno scelto a caso . Quando il tecnico dell’EEG notava che
il percepiente stava sognando, questi veniva svegliato perché raccontasse il
suo sogno. In seguito le registrazioni del sogno riferito venivano date ad
un giudice estraneo perchè li accoppiasse. La tecnica usata in sintesi, era
la seguente: l’agente doveva concentrarsi sui particolari dell’immagine,
visualizzare il volto del percepiente e proiettare il bersaglio nei suoi
sogni.

La serie di esperimenti sulla questione, condotta anche in altri laboratori,
come ad esempio quello dell’Università di Virginia effettuati da Calvin
Hall, condusse ad alcune importanti risultati: primo che il percepiente in
questi esperimenti non sembra fare altro che ricevere passivamente; secondo
che una persona comune, quando dorme, ha una sensibilità telepatica uguale a
quella di un sensitivo dotato.

Abbiamo visto che l’informazione può essere trasmessa telepaticamente, ma
questa informazione può benissimo avere la forma di una suggestione. Ne
abbiamo ragioni per supporre che, se così ricevuta, abbia meno efficacia di
una suggestione comune. Inoltre può essere trasmessa senza che “l’agente” e
soprattutto il “percipiente” ne siano consapevoli.

Quindi se i soggetti possono ricevere telepaticamente dei messaggi, comprese
delle sensazioni di gusto, odore, dolore, come vedremo, ci si può aspettare
che eseguano suggestioni date mentalmente?

La risposta non può che essere positiva, infatti abbiamo già visto che gli
esperimenti con il pletismografo e l’EEG indicarono che uno stimolo
telepatico può causare una risposta fisiologica inconscia del percepiente.

Ritorniamo ancora ad osservare delle manifestazioni interessantissime ai
nostri fini che sono ottenibili con l’ipnosi.

Sin da quando si iniziarono a condurre i primi esperimenti sul magnetismo
nei tempi in cui questo era in auge all’inizio del secolo scorso, emerse una
importante reazione telepatica nella quale il soggetto magnetizzato provava
sensazioni che hanno origine nei sensi del magnetizzatore. Bertrand notò nel
1823, che alcuni soggetti in trance rispondevano a sensazioni provate dal
magnetizzatore: il soggetto poteva per esempio sentire il “gusto” di
sostanze messe nella bocca del magnetizzatore. Successivamente altri
esperimenti furono confermati da Elliston, H.S Thompson, Jamese Esdaile, il
quale addirittura riteneva questo “fenomeno” niente di eccezionale.

In tempi più recenti alla “comunità di sensazione”, questo è il nome
scientifico dato al fenomeno, si sono interessati in altri contesti e con
altri fini, scienziati di varie nazioni come vedremo più avanti. Ma un
esperimento, a mio parere, merita di essere ricordato perché ci potrà essere
molto utile in seguito. Schrenck-Me Notzing, condusse una serie di trentatré
esperimenti con un eccellente soggetto, Lina. Ella sapeva riconoscere il
gusto di molte sostanze che egli si metteva in bocca, – dolci, caffè,
trementina, pepe, – e l’odore di altre che lui odorava. Ma l’aspetto più
importante era che se lui si pungeva con uno spillo, Lina “sentiva” la
puntura.

Milan Ryzl ci descrive in uno dei suoi testi un altro importantissimo
esperimento tra quelli da lui osservarti nella ex Cecoslovacchia. L’agente e
il percepiente erano a miglia di distanza e al percepiente non fu detto
quali trasmissioni sarebbero state tentate. Ma nel preciso momento in cui fu
chiesto all’agente di immaginare di essere sepolto vivo, il percepiente
soffrì un attacco di asma sebbene non avesse mai avuto problemi di
respirazione : Siamo arrivati a dimostrare che una vivida immaginazione può
sostituire l’esperienza reale. (il che non sarebbe neanche tanto strano se
pensassimo che soprattutto in fase adolescenziale, come qualunque sessuologo
può dichiarare, molti uomini hanno avuto orgasmi solo mediante avventure
erotiche mentali)

Jule Eisenbud affermò:

“Non è più misterioso, ne’ soprannaturale, per uno stimolo telepatico,
provocare un attacco di asma o qualche altro fatto fisiologico, di quanto
non sia, per uno stimolo telepaticamente percepito, ottenere una reazione in
un sogno. Nelle analisi ho visto molti esempi di sviluppi psicosomatici su
base telepatica” (Eisenbud J. “the case of Florence Marryat” Journal of
American Society for Psychical Research,40, 1946).

Il lavoro più completo sull’ipnotismo telepatico è stato comunque effettuato
nella Northwestern Illinoi University di Chicago dalla Dott.ssa Lee
Schaefer. (Schaefer L. “Hypnosis by telepathy. Northwestern Illinoi
University, Chicago 1977).

Il suo studio risulta interessantissimo perché confermò tutte le precedenti
scoperte europee e russe, con soggetti normali, e una casistica corposa
estrapolata da 191 prove effettuate con decine di soggetti. I suoi risultati
portarono a questo : il 20,7 per cento dei soggetti fu ipnotizzato
avvalendosi soprattutto di tecniche telepatiche in soli 5 minuti, il numero
di soggetti che furono attendibilmente ipnotizzati da un comando verbale si
attestò intorno al 5 per cento, cifra vicina alla media di successi riferita
dallo sperimentatore russo Platonov (egli dimostrò anche la possibilità di
poter ipnotizzare telepaticamente un soggetto a sua insaputa – Platonov K.
The word as a Physiological and Therapeutic Factor., Moscow, 1959); dei
rimanenti soggetti, un ulteriore 34 per cento ricevette il messaggio, ma non
ne fu influenzato o resistette attivamente. Inoltre uno degli ipnotizzatori
ebbe più successi (era più potente psichicamente?) degli altri due e in
termini di probabilità di molti ordini di grandezza.

Aggiungiamo ancora un ultimo elemento prima di iniziare delle considerazioni
alla luce di tutto quello che sappiamo.

Vasiliev (vedi: “Esperimenti di suggestione mentale”. Ed. Mediterranee)
trovò che non era necessario per l’agente, sapere dove fosse il soggetto né
in quale direzione, ma era essenziale per lui conoscere la sua identità.
Scoprì anche che i migliori risultati venivano ottenuti quando l’agente
visualizzava fortemente l’immagine del soggetto, oltre a concentrarsi sulla
suggestione che voleva fare. Le scoperte di Vasiliev sancirono l’importanza
dell’immaginazione e della visualizzazione nella suggestione telepatica.

Approfondimento sul sito www.sublimen.com

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