CULTURA, STORIA E SOCIETÀ 12

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CULTURA, STORIA E SOCIETÀ 12

da “Enciclopedia olistica”

di Nitamo Federico Montecucco ed Enrico Cheli

STATO FLUIDO E APPRENDIMENTO

Gli educatori raccomandano un apprendimento che duri tutta la vita

Stato fluido

Summit sull’educazione: gli educatori raccomandano un apprendimento che duri tutta la vita

I partecipanti di un recente incontro al vertice sull’educazione avvenuto all’Università George
Mason a Fairfax, in Virginia, U.S.A., hanno formulato un progetto per chiedere il sostegno del
partito democratico e di quello repubblicano per un nuovo indirizzo dell’educazione.

Nella loro concezione, un sistema educativo appropriato dovrebbe includere un apprendimento che duri
tutta la vita, e la necessità di coinvolgere l’interesse degli studenti. Dovrebbe anche rafforzare
il ruolo dell’insegnante come guida e fonte di risorse.

Il “nuovo indirizzo” è emerso da una conferenza di cinque giorni, dove hanno preso la parola una
dozzina di noti educatori, psicologi dell’educazione è scienziati. Tra questi: Arthur Costa,
presidente eletto della American Society for Curriculum and Development; Mihaly Csiksentimihalyi
dell’Università di Chicago; Howard Gardner e David Perkins di Harvard; e Reuven Feurestein,
psicologo dei processi cognitivi, israeliano. La manifestazione era sponsorizzata dalla IBM, dal
Public Broadcasting System, dallo ASCD, dalla National Education Assn., dalla Boeing Corp. e dal
John F. Kennedy Center for Performing Arts.

La scuola ottunde l’intelligenza

Dalla conferenza, a cui hanno partecipato principalmente insegnanti e presidi già coinvolti nel
rinnovamento dell’educazione, sono emersi parecchi spunti. Il tema più coinvolgente è stato quello
di capire che cosa motiva chi apprende. Csiksentimihalyi ha chiesto: “Perché nell’adolescenza c’è
una così forte tendenza a distaccarsi dal proprio talento?” Secondo uno studio dell’Università di
Chicago metà degli studenti liceali più dotati smettono di assecondare il loro peculiare talento
mentre sono a scuola. Secondo le ricerche di Csiksentmihalyi, è probabile che il modo in cui la
scuola propone il dato cognitivo produca ansietà o noia, più che uno stato ottimale di
apprendimento. Feurenstein ha detto: “Le scuole: hanno fatto poco per creare intelligenza. Questo
cambierà. La nostra epoca richiede qualcosa di nuovo dall’educazione.” Ha predetto la nascita di una
“nuova cultura” che forzerà il ripensamento dei metodi e dei fini dell’educazione. I nuovi
orientamenti, dice ancora, saranno di creare degli individui che siano capaci di cambiare mantenendo
nel contempo la loro identità.”

Creare nuovi modelli che arricchiscano il significato. Feurenstein ha mostrato un video su pazienti
israeliani soggetti alla sindrome di Down, che sono stati addestrati a prendersi cura di persone
anziane. Ha inoltre discusso il suo approccio di apprendimento mediato (ispirato alle teorie di Lev
Vygotsky). In questo approccio lo studente viene “arricchito” da un mediatore, una persona che aiuta
a creare dei modelli e a generare significato. Larry Emerson, un educatore Navajo e artista,
descrive il sua lavoro con bambini indiani americani usando il modello di apprendimento di
Feurenstein. Riferisce un forte aumento di auto-stima e di capacità sociali tra gli studenti, che
ricevono istruzioni sul modo di pensare nel contesto della casa, della comunità e della tribù.

Dee Dickinson, che dirige New Horizon for Learning, un gruppo di Seattle che ha organizzato la
conferenza, ha detto: “Il 60% dei nostri giovani lascia la scuola prima di finire le scuole
superiori, il 13% dei nostri adulti è illetterato e il 10% dei nostri bambini è classificato come
carente nell’apprendimento. E’ ormai tempo di cambiare questa situazione”.

Lo stress e la noia riducono l’interesse degli studenti più dotati

Una delle grandi sfide dell’educazione è rappresentata dalla frequenza con cui giovani dotati
abbandonano il loro campo di interesse. Al summit sull’educazione Mihaly Csikszentimihalyi ha
avanzato l’ipotesi che il disimpegno degli studenti di talento può essere capito meglio esplorando
la natura di attività che siano gratificanti di per sé, cosa che fa scattare lo stato che lui chiama
“stato fluido”. Sotto la sua supervisione, il Progetto Adolescenti dell’Università di Chicago ha
esaminato quotidianamente le esperienze di 75 studenti di liceo che erano stati classificati come
particolarmente dotati o con talenti particolari. Gli studenti riempivano dei questionari quando
venivano chiamati con un cicalino.

Allora dicevano quello che stavano facendo e come si sentivano (sonnolenti, attenti, tristi,
vergognosi; miserabili, forti, confusi e così via) Inoltre registravano come si erano sentiti mentre
studiavano, mentre partecipavano alle classi, mentre guardavano la televisione, o parlavano con
degli amici. I giovani con talento scientifico erano più spesso annoiati che non in uno stato fluido
quando pensavano al loro soggetto migliore. Passavano in stato di ansietà più del triplo del tempo
passato in uno stato fluido mentre erano coinvolti in altre materie. Gli studenti di matematica
erano meno ansiosi e annoiati mentre lavoravano sul loro soggetto preferito, mentre per gli studenti
di arte era probabile che passassero metà del tempo in stato fluido.

In parte ciò dipende dal rispetto rigoroso dell’orario scolastico, dicono i ricercatori. Altri
fattori: una mancanza di scopi precisi, un senso di mancanza di controllo, l’assenza di una sfida
eccitante. Csikszentmihalyi suggerisce che la presentazione lineare del materiale potrebbe non
essere l’ideale, perché uno degli scopi dell’educatore è di catturare l’interesse dello studente.
Egli invita a fare ricerche sul fenomeno sconcertante che le persone amano fare dello sport più che
guardare la televisione, eppure passano un tempo dieci volte maggiore davanti alla TV.

Alcune caratteristiche dello stato fluido

Il livello di sfida e di abilità sono simili ed elevati. Il feed-back è chiaro. C’è un modo di
valutare il progresso. L’azione segue da vicino l’ispirazione. Ci si può focalizzare sugli stimoli
importanti. C’è un senso di presenza. Non si è ‘sotto controllo’ di se stessi. Si è totalmente
immersi in ciò che si fa. Si è relativamente inconsapevoli del trascorrere del tempo. La motivazione
è intrinseca. L’azione stessa è la ricompensa.

Studi sullo stato fluido

Una presentazione esauriente degli studi sullo stato fluido viene fatta nel libro “Optimal
experience”, a cura di Mihaly e Isabella Csikszentmihalyi. Nel suo contributo a questo libro,
Csikszentmihalyi fa la storia dell’interesse per lo stato fluido riportandolo a varie fonti come
Maslow. Perché le persone si dedicano a certe attività stimolati dall’attività in quanto tale? Qual
è il sentimento che ne ricavano, e cosa contribuisce a questo sentimento? Se vieni premiato perché
fai qualcosa che ti piace fare, tendi a smettere di farlo, perché?

Gli psicologi, dice il ricercatore, sono arrivati tardi a interessarsi dello stato fluido, perché
nel loro sforzo di essere scientifici hanno ignorato o trascurato “l’aspetto più ovvio dell’essere
umano, vale a dire l’esistenza di un sé consapevole.

I ricercatori inducevano delle prove motivate intrinsecamente in laboratorio, ma non si
preoccupavano di sapere come si sentiva la persona così motivata.

Erano preparati ad accettare l’esistenza di esperienze intrinsecamente motivate senza desiderare di
sapere cosa fossero. Tutto quello che volevano sapere era come ciò influenzava la creatività o la
costanza dei soggetti impegnati nelle prove. Sebbene anch’io fossi interessato in questi problemi,
la mia prima preoccupazione era la qualità dell’esperienza soggettiva che rendeva un comportamento
intrinsecamente gratificante.

Come veniva percepita la gratificazione intrinseca? Per rispondere a questa domanda io e i miei
studenti (…) abbiamo intervistato in profondità più di 200 persone che, presumibilmente, avevano
familiarità con la gratificazione intrinseca. Questi erano individui che trascorrevano molto tempo
immersi in intense attività per le quali non erano retribuiti e ricevevano scarsi riconoscimenti, ad
esempio atleti dilettanti, maestri di scacchi, scalatori, danzatori, giocatori di pallacanestro di
liceo e compositori di musica.

Quello che volevamo scoprire era come queste persone descrivevano la loro attività quando andava
particolarmente bene. I risultati di questo studio costituiscono la prima descrizione coerente dello
stato fluido (…)

Dal punto di vista dell’esperienza soggettiva, lavoro e gioco non sono necessariamente opposti.
Molte persone traggono più soddisfazione dal loro lavoro che non da quello che fanno nel tempo
libero. Per loro la distinzione tradizionale tra lavoro e tempo libero ha poco senso…”

Famiglia e stato fluido

Un altro contributo sullo stato fluido pubblicato nel libro “Optimal experience” è quello di Kevin
Rathunde: egli dimostra che gli adolescenti che considerano i loro genitori apportatori di
possibilità di scelta, di centratura, di chiarezza, di impegno e di sfida nel contesto della
famiglia, hanno più probabilità di avere esperienze positive degli adolescenti che percepiscono i
loro genitori come carenti in questo senso. La conclusione più semplice è che lo stato fluido viene
appreso nella famiglia. Quando la famiglia è strutturata in modo tale da favorire l’esperienza dello
stato fluido, i bambini svilupperanno le doti necessarie per trasformare le situazioni della vita
quotidiana in opportunità di gioire e di favorire la crescita. Le caratteristiche delle famiglie
autoteliche, come vengono definite da Rathunde, si sovrappongono in parte coi criteri di durezza.
Gli adulti che dimostrano controllo, impegno e capacità di rispondere alle sfide della vita sono più
sani, più resistenti allo stress, e, sia detto per inciso, anche più motivati intrinsecamente.

La personalità nello stato fluido

E’ ancora troppo presto per una conclusione sulla personalità autotelica. Non c’è alcun dubbio che
alcune persone gioiscono di situazioni provocanti che stimolano la crescita più di altre.

Sembra anche chiaro che tali persone hanno un maggior senso di autostima, sono meno preoccupate di
sé stessa, e hanno avuto la fortuna di crescere in famiglie che hanno insegnato loro come godere la
vita. E’ anche possibile che siano dotati di un modo più efficiente di elaborare l’informazione, che
potrebbe essere stato ereditato geneticamente o sviluppato, nel tempo, con la pratica.

Cultura, comunicazione e cognizione: una prospettiva vigotskiana

Vygotsky, uno psicologo sovietico che morì a 38 anni nel 1934, sta acquistando la statura di un Wil

liam James. Le sue teorie, un tempo considerate di avanguardia nella ricerca sovietica, divennero
underground, dopo la sua morte, perparecchi decenni, quando venne considerato un antimarxista. Le
sue opere circolano sempre di più in Russia e stanno attraendo l’attenzione internazionale.

Vygotsky non aveva una singola teoria articolata come Pavlov, Jung o Freud. Da quando iniziò i suoi
studi di letteratura generò un repertorio di idee, connesse tra di loro, come Shakespeare generò un
repertorio di commedie. Un’idea spicca tra tutte le altre, un’osservazione che potrebbe fare più
luce sull’educazione di qualunque idea recente. La Zona di Sviluppo Prossimale (ZSP o ZPD in
inglese) è quello che potremmo chiamare un concetto di potenziale. I nostri modelli di apprendimento
sono stati, fino ad oggi, coinvolti in una specie di “Catch 22”. Quando noi affrontiamo uno
studente, lo studente ci può mostrare soltanto la sua prontezza basata su esperienze passate. Noi
assumiamo che lo studente sia così bravo in base soltanto alle sue prestazioni attuali; non abbiamo
nessuna idea di quello che una persona può fare in una situazione di istruzione ottimale. Così
accordiamo il nostro insegnamento al livello attuale di capacità invece che sperimentare con la
capacità di apprendere dello studente. In altre parole, trattiamo la gente come se dovesse essere
sempre intelligente o capace come è adesso, invece di tenere conto della loro storia. Le vittime più
tragiche di questa assunzione sono i portatori di handicap. Il loro ZSP – la differenza tra quello
che fanno e quello che potrebbero fare – è più grande del ZSP di quelli che hanno ricevuto più
insegnamento, insegnamento privato o comunque sono più “acculturati”. In altre parole, il loro stato
presente è, probabilmente, meno rappresentativo del loro potenziale di quanto lo siano le
prestazioni attuali di una persona della classe meno privilegiata. Se noi consideriamo delle persone
come meno capaci di quello che sono, le annoiamo coi nostri metodi di insegnamento. Non vengono
impegnate o stimolate. O, per usare una terminologia introdotta nei precedentemente, non gli si
permette di avere accesso allo stato fluido. Perdono interesse per la loro educazione. Reuven
Feurestein, il famoso studioso israeliano dell’educazione, ha adattato le idee di Vygotsky nel suo
addestramento di giovani, principalmente orfani, che venivano considerati ritardati. Vygotsky dice
chiaramente di stare molto attenti a stime di capacità basate sul livello attuale nei bambini
cresciuti in ambiente sfavorevole.

Verso una scuola olistica

Come sarà il mondo del terzo millennio? Provate a pensare ad una scuola in cui sono presenti bambini
e bambine di tutto il mondo… che cosa insegnereste loro?

Quali sono le informazioni e i significati veramente essenziali che un piccolo essere umano dovrebbe
conoscere e comprendere per poter vivere agevolmente in una cultura globale?

Immaginate come potrebbe essere una scuola sperimentale olistica in cui ogni lato dell’essere umano
viene coltivato con amore e intelligenza, in cui l’arte viene insegnata da un artista, in cui si
parla di come armonizzare e approfondire le relazioni umane, in cui si praticano tutte quelle
tecniche semplici ed efficaci di prevenzione psicosomatica comprendendo i meccanismi basilari del
funzionamento umano in termini psicofisici globali. Una scuola che consideri ogni bambina, ragazzo o
adulto un individuo unico in grado di sviluppare qualità particolari, non necessariamente
intellettuali.

Video, computer e dischi laser aprono la strada ad una scuola multimediale. Le moderne conoscenze
sul cervello, sulla psicosomatica, sulla psicologia, sull’ecologia e sulla meditazione sono di gran
lunga più importanti, al fine di favorire uno sviluppo umano profondo, di pile di libri che
appesantiscono la mente e che vengono dimenticati in pochi anni. Meglio insegnare l’essenziale e
dare le conoscenze su come usare una libreria o un computer per accedere a banche di dati in cui
possono essere trovate tutte le più precise e dettagliate informazioni su ogni argomento.

Insegnare la cooperazione invece dell’antagonismo, il dubbio invece che la cieca certezza, domande
al posto di predigerite risposte. E trasmettere invece la saggezza, l’esperienza di come ognuno può
arrivare al proprio cuore, al centro della propria coscienza e conoscere se stesso e avere un reale
centro interiore che creerà stabilità e unità in ogni situazione, che darà il senso di correttezza e
giudizio personale di fronte ad ogni nuova informazione, dato e teoria.

Presso il Villaggio Globale inizieranno corsi, conferenze, seminari e attività rivolte ad uno
sviluppo globale dell’essere umano, dove ognuno avrà la possibilità di iniziare una nuova educazione
e trasformazione individuale.

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