Amma, la più nota e amata guru di sesso femminile dell’India

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Amma, la più nota e amata guru di sesso femminile dell’India

Amma, la più nota e amata guru di sesso femminile dell’India, non promette miracoli né materializzazioni di gioielli. Nessuna
guarigione immediata, tanto meno improvvise illuminazioni, ma dona semplicemente il suo abbraccio. A tutti, senza discriminazione. A chiunque lo voglia. Amma ha passato gli ultimi 25 anni della sua vita ad abbracciare la gente, senza sosta. Si calcola che abbia abbracciato 30 milioni di persone: in India, ma anche in Europa, Asia, Stati Uniti, Africa, Sud America e Australia.
Nata povera e di casta inferiore in un villaggio di pescatori, fin da piccola Amma dedicava tutto il suo tempo ad assistere poveri e malati. Fu presto considerata una santa, mentre sempre più persone le si riunivano attorno cercando il suo abbraccio consolatore. Da allora non ha mai smesso di offrire il suo darshan, il suo abbraccio divino. Amma dice di essere connessa con l’energia cosmica
spirituale che è Dio, alla quale chiunque può attingere attraverso il suo abbraccio. […]

Tratto da articolo uscito sul quotidiano “L’Unità” del 6 Ottobre 2003

La vita di Amma

Il mattino del 27 settembre del 1953, in un villaggio della costa occidentale del Kerala, nacque una bambina alla quale i genitori diedero il nome di Sudhamani. Ella non venne in questo mondo piangendo, come fanno solitamente i bambini, ma con un radioso sorriso sul volto, come se profetizzasse la Gioia e la Beatitudine che avrebbe presto portato nel mondo. Sudhamani fu una bambina straordinaria che, fin dalla nascita, mostrò molti segni della Sua divinità. La devozione per Dio era parte integrante della Sua natura. Persino da piccola la si vedeva spesso assorta in profonda meditazione, totalmente estraniata dal mondo. All’età di cinque anni iniziò a comporre canti devozionali rivolti al Signore Krishna, colmi di profondo misticismo. Riversava tutto il cuore e l’anima in quelle melodie, nel completo abbandono di sé stessa. La Sua dolce voce divenne una sorgente di grande gioia per la gente del villaggio.

Quando Sudhamani compì nove anni, Sua madre si ammalò e l’intero carico di lavoro della cucina e del mantenimento della casa cadde sulle Sue spalle, costringendo la piccola, che era stata una studentessa assai brillante, a ritirarsi da scuola. Sudhamani accudiva i fratelli e le sorelle, i genitori e le mucche, svolgendo tutto questo estenuante lavoro senza l’ombra di un lamento,
gioiosamente, offrendo ogni momento delle Sue lunghe ore lavorative al Signore. Accettò ogni ostacolo ed ogni sorta di maltrattamento da parte dei Suoi familiari, a quel tempo a Lei ostili poiché ignari della natura divina del Suo comportamento, come benedizioni, come il Suo modo di avvicinarsi al Divino. Sudhamani aveva come unico sollievo e conforto il costante ricordo del Suo beneamato Shri Krishna. La Sua lunga giornata di lavoro terminava spesso a
mezzanotte e, invece di cadere addormentata, trascorreva l’intera notte a cantare, meditare e a pregare il Signore Krishna.

Un’altra qualità chiaramente manifesta in Sudhamani fin dalla tenera età era l’Amore e la Compassione verso tutti gli esseri umani. Oltre ai lavori di casa, si recava spesso in visita ai vicini di casa, per raccogliere cibo per le mucche della Sua famiglia. In quei momenti ascoltava pazientemente le numerose storie di sofferenza, in particolar modo degli anziani che spesso si lamentavano di essere maltrattati e dimenticati da figli e nipoti. Attraverso le loro storie, Sudhamani osservò come le stesse persone che da bambini pregano per la salute e la longevità dei propri genitori, quando questi diventano vecchi e infermi, non li rispettano e li
maltrattano. Vide che l’amore mondano nasconde una motivazione egoistica ed è instabile e limitato. Comprese che gli esseri umani hanno solo un vero famigliare in questo mondo, e che questo è Dio. Solo il Suo Amore è costante, sempre presente ed interamente incondizionato.

Sudhamani sperimentò la crudeltà e l’egoismo del mondo con le sue conseguenti sofferenze e dolori, ciò servì unicamente ad
intensificare il Suo Amore ed il Suo bisogno di Dio. La Sua ricerca del Divino assunse quindi un altro obiettivo: alleviare la gente da pene e sofferenze. Sebbene fosse solo una bambina, Sudhamani fece tutto ciò che poteva per alleviare le sofferenze dei Suoi vicini.

Lavava loro i vestiti, gli faceva il bagno e portava loro perfino del cibo da casa Sua. Questa abitudine di regalare le cose di proprietà della Sua famiglia spesso La metteva in grande difficoltà e a volte veniva severamente picchiata. Tuttavia nessuna punizione poté fermare la fioritura della Sua innata compassione.

All’età di dieci anni il Suo Amore per il Signore crebbe in modo indescrivibile. Entrava in estasi sempre più frequentemente; danzava e cantava in beatitudine, inebriata di Dio e totalmente estraniata dal mondo. Presto cominciò ad avere visioni di Krishna, contemplando la Sua forma vivente all’interno di ogni oggetto e in ogni luogo. Agli occhi di Sudhamani l’intero universo era pervaso da Krishna e Krishna soltanto. Non molto prima, infatti, era entrata in profonda unione mistica con il Suo Signore, una unione così completa da non poter più distinguere Krishna dal Suo stesso Sé.

La seconda fase del Suo progresso spirituale iniziò il giorno in cui ricevette un’inattesa visione della Madre Divina dell’Universo. Questa gloriosa esperienza fu seguita da un interminabile stato di ebbrezza di Dio, di tale intensità da desiderare ardentemente, giorno e notte, di unirsi con la Madre Divina. I membri della Sua famiglia e molti abitanti del villaggio non riuscivano affatto a comprendere il sublime stato d’animo ed il comportamento di
Sudhamani. Ella non agiva come una normale ragazza e molti La tormentavano in ogni modo possibile. Alla fine fu obbligata a lasciare la Sua casa e a trascorrere giorno e notte all’aperto. Il cielo divenne per Lei il tetto, la terra il letto, la luna la lampada, e nella brezza del mare trovò conforto.

Quando la famiglia di Sudhamani e la gente del villaggio La
rifiutarono, furono gli uccelli e gli altri animali a farLe
compagnia e diventare i Suoi fedeli amici. Quegli animali Le portavano il cibo e Le rendevano amorevolmente ogni servizio possibile. Sudhamani si immerse in Sé stessa per mesi e, alla fine, nella più rigorosa e austera pratica spirituale diventò
completamente indifferente alle necessità del corpo, dimenticando spesso cibo e sonno. Il Suo intero essere splendeva d’Amore e bruciava d’ardente desiderio per la Dea. Baciava la terra ed abbracciava gli alberi, percependo la Madre Divina in ogni cosa. Poteva piangere al tocco della brezza, sentendola come le carezze della Madre Divina. La si poteva trovare immersa in samadhi
(profonda meditazione) per ore, a volte per più giorni, senza segni di coscienza esteriore. Infine la Madre Divina Le apparve in tutto il Suo splendore e maestosità. Cosa seguì, può solo essere descritto dalle parole della Madre:

“Sorridendo la Madre Divina diventò una massa di splendore e si fuse in Me. La mia mente fiorì e venne bagnata dalla luce colma di tante sfumature della Divinità”

Fu in questo modo che Sudhamani si identificò completamente con la Madre Divina e, un po’ alla volta, realizzò il Supremo Assoluto nel Suo aspetto di Senza Forma e senza attributi. Il primordiale suono- vibrazione che pervade l’universo – AUM – spontaneamente sgorgò all’interno del Suo Essere e, come Lei disse, realizzò
che: “…niente è differente dal mio stesso Sé senza forma, nel quale l’intero universo esiste come una piccola bolla…” Sudhamani ebbe quindi l’esperienza che tutte le forme di Dio e tutti gli aspetti della divinità esistevano dentro Lei e poteva manifestarli a Sua volontà.

Tratto da: http://www.amma-italia.it/chi-amma-int-testo.html

Sapete come le scimmie vengono catturate in alcune parti dell’India? Viene posta sul terreno una pentola con dal collo stretto, colma di noci e di tutto ciò che piace alle scimmie. Allora la scimmia arriva per prendersi le noci. Mette la mano dentro la pentola e afferra le noci. Ora, avendo la mano piena, non riesce a tirarla fuori dalla pentola dal collo stretto. La scimmia folle non apre la mano per lasciar andare le noci, che sarebbe un facile modo per fuggire. Non abbandona le noci che ha afferrato, e così rimane intrappolata. Rimanendo aggrappata a poche noci, la povera scimmia perde l’intera foresta con tutti i magnifici alberi e le vaste aree dove avrebbe potuto correre libera, giocare e godersi la vita pienamente. Proprio a causa di poche noci perde l’abbondanza di noci fresche e deliziose e dei frutti che sono a sua disposizione in ogni parte della foresta. Perde il mondo intero.

Gli esseri umani sono molto simili. Una persona grida: ‘Liberami! Voglio la libertà!’ Ma chi l’ha incatenato? Cos’è che lo ha legato? Nessuno, niente. Deve soltanto smettere di fare tutto questo chiasso non necessario, smetterla di lottare, calmarsi e rilassarsi; allora vedrà che è lui, e soltanto lui, che è responsabile del suo
incatenamento. Deve soltanto abbandonare le poche noci a cui si sta aggrappando, e allora potrà facilmente tirar via la mano dalla pentola dal collo stretto del corpo, della mente e dell’intelletto. Potrà essere libero per sempre. L’intero universo gli appartiene.”

Tratto da:
http://www.amma-italia.it/amritavani/num-65-amritavani-testo.html

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