Tipi psicologici, eros e categorie di amore

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Tipi psicologici, eros e categorie di amore

estratti di Marco Ferrini

dai libri “dall’Eros all’Amore” e “Psicologia del ciclo della vita”

Che la necessità di dare e riceve amore sia intrinseca alla natura di ciascun essere vivente è
verità ampiamente riconosciuta. Cosa si intende oggi con questi due termini, invece, implica
unanalisi approfondita e attenta ai mutamenti socio-storici e culturali che abbiamo attraversato e
che stiamo attraversando. Uno stimolante percorso psicologico e spirituale per tornare alla pura sorgente del sentimento affettivo.

L’amore è un sentimento esuberante, autosufficiente, un’espressione naturale e spontanea della nostra matrice più profonda, della nostra spiritualità ed è un’offerta perenne.

La sua prerogativa è dare e dimenticare, in quanto l’atto di dare è già il suo appagamento. Ogni
autentica tradizione spirituale asserisce che l’essere umano è progettato per la felicità e l’amore
e indubbiamente è la sua espressione più alta. Delle Innumerevoli forme d’amore, la più elevata è
quella spirituale, concentrata sul Sé supremo, di cui l’eros ne è solo un riflesso esteriore. Questo
sublime livello d’amore, sebben costituisca funzione e bisogno imprescindibile di tutti gli esseri,
non è un sentimento ordinario, ma un’ambiziosa meta cui andare attraverso un viaggio interiore e conquistare con la scoperta della nostra natura immortale.

“L’amore, come la morte, cambia tutto”
(Gibran)

“Amor ogni cosa Vince”
(Leonardo da Vinci)

“L’amore che move il sol e l’altre stelle”
Dante Alighieri

LAmore non si inventa: o cè o non cè. Se non cè dobbiamo svilupparlo, ma per viverlo è
importante conoscerlo, e soprattutto avere la capacità di separarlo dalle sue contraffazioni.
Viviamo per dare e per ricevere amore. Tutte le volte che imbrogliamo gli altri, imbrogliamo noi
stessi, tutte le volte che tradiamo, ci stiamo tradendo; tutte le volte che mentiamo mentiamo a noi stessi.
Un individuo potrebbe possedere il mondo intero, ma se non ha buone relazioni è un miserabile. Può
possedere oro, può avere alle spalle un partito politico, può essere a capo di una grande azienda,
avere la più prestigiosa cattedra alluniversità, ma se non è ricco di sentimenti e non ha relazioni soddisfacenti vivrà una vita penosa.

Le relazioni, i buoni sentimenti, il rispetto reciproco, laffetto, la stima, lamicizia, la lealtà, rappresentano la vera ricchezza della vita.

Oggi gli accenni allerotismo, velati od espliciti, si sprecano. Troviamo eros ovunque. Dalle pagine
delle riviste agli spot in tv, spesso mentre navighiamo in Internet alla ricerca di tuttaltro.
La produzione letteraria relativa allerotismo è pressoché infinita. La grande inflazione derivante
dalla sopravvalutazione dellatteggiamento erotico sta generando numerosi problemi fisiologici, tra
cui il più noto è probabilmente limpotenza, nonché vere e proprie nevrosi, quali ansietà, angoscia e panico.
L82% dei delitti è a sfondo passionale: delitti efferati, omicidi spietati, hanno come propellente leros.
La società attuale ha una speciale predilezione per leros, perché fa vendere, serve alla promozione
dei prodotti, eccita, induce. Per un pubblico poco educato e molto condizionato, spinto
allassunzione continua di cariche emotive che poi non è capace di digerire, assimilare, elaborare, tutto questo è causa di stress.

Le persone sono indotte a pensarsi in un modo falsato, a percepirsi artificialmente, a perseguire
finalità che non raggiungeranno mai e che quindi avranno come esito certo delusione e depressione.
Quando un individuo è portatore di un corpo sano, giovane, magari attraente, leros non sembra così male e il corpo può apparire come un giocattolo dal quale trarre piacere.
Però la vita umana scorre in fretta, le sue quattro stagioni si avvicendano rapidamente e quel
giocattolino che dava tanto piacere diverrà presto fonte di sofferenza, e nel frattempo avrà indotto lindividuo ad una forte identificazione con esso.
La psiche a questo punto si troverà incastrata, perché radicata ormai in quella percezione fisica e
il soggetto sarà incapace di vedersi nella sua originaria natura spirituale. Il viaggio verso la libertà prevede uno spostamento dellattenzione dalleros allamore.
Immaginate di essere i nuovi argonauti, di essere intronauti, coloro che vogliono accingersi alla
scoperta di sé: leros vi tiene lontani dal successo, vi distoglie continuamente dal mondo
interiore, magnetizza la vostra attenzione verso il mondo esteriore, e fa di voi degli ostaggi di cose e persone fuori da voi.

Qualcuno potrebbe fraintendere e pensare che allora questo corpo non vale niente, ma sarebbe una
comprensione erronea. I Veda ci spiegano che esistono diverse dimensioni o sfere di esistenza, e noi
possiamo vivere diversamente a seconda delluniverso coscienziale che frequentiamo, in base a dove
ci portiamo con il nostro livello di coscienza sperimentiamo un mondo, una qualità di vita, on gioie e dolori conseguenti.
Se innalziamo il livello di coscienza, e con esso il nostro punto di vista, il dolore diminuisce, le
incertezze sfumano, lansietà e la paura si dileguano, e se ci innalziamo ancora possiamo avere un
darshana, una percezione diretta della nostra immortalità. Di pari passo, il corpo che indossiamo ci apparirà come temporaneo.
Questo non sminuirà il suo valore, ma ci aiuterà a considerarlo da un nuovo punto di vista , grazie al quale potremo farne un uso migliore.
Migliore è luso che riusciamo a farne e minori le illusioni che andremo a scatenare. Le illusioni piacciono molto, le delusioni molto meno.

Se un bambino ha un solo giocattolo, quando proverete a toglierglielo, non importa quante buone
argomentazioni userete, lui serrerà le dita, digrignerà i denti e non ve lo consegnerà. Ma se gli
presenterete un giocattolo più bello, di miglior qualità, sarà pronto a lasciare il precedente.
Quindi non è sufficiente dire: basta con leros! Il segreto è sublimare questa energia, elevarne la
prospettiva intrattenendosi profondamente sul suo reale significato, sui suoi effetti, la sua forza trasformatrice, vivificante e risanante.
In verità, come è accaduto per numerosi altri concetti, abbiamo perso le tracce persino delloriginario significato di eros.
Per Platone, così come per tutti gli antichi Greci, eros non designava listinto carnale che lega
due amanti, quanto una forza cosmica di coesione tendente ad elevare lanimo, uno slancio verso tutto ciò che è bello e buono.

Tipi psicologici e categorie di amore

Una psicologia ben fondata deve porsi come scopo la realizzazione dell’amore. Una sana filosofia di
vita deve avere come obiettivi la riscoperta e il potenziamento di questo sentimento profondo che ci permea, poiché siamo fatti per dare e ricevere amore.

Le distorsioni causate dai condizionamenti trasformano il fine da raggiungere e fuorviano,
modificando egoicamente la nostra capacità di amare e di essere amati; così spesso si finisce per
scambiare l’amore con qualcos’altro, ma è comunque un rischio da correre perché amare è di vitale
importanza. L’amore è il mezzo per cogliere il senso profondo dell’esistenza, che non va subita, ma
vissuta con creatività, in maniera progettuale. Dobbiamo poter concedere attenzione alle persone
care, agli amici, e non solo a loro ma a tutti i membri della comunità umana; e perché poi limitare
la nostra sensibilità a quest’ultima? Includiamo pure tutte le creature e ci accorgeremo di vivere
meglio, di avere una visione lungimirante e un’indole più gioiosa. La compassione è un sentimento
radicato in profondità dentro di noi, dobbiamo solo riscoprirlo. L’empatia,ovvero il condividere con
altri gioie e dolori, ci pone nella condizione di poterli meglio aiutare e soprattutto amare.

Sul termine amore dovremmo far chiarezza, in quanto oggi è piuttosto inflazionato e frainteso.

L’amore passionale si colloca su di un piano fisico-emozionale; è costituito da tamas e da rajas.
L’amore sentimentale è un misto di rajas e di sattva: prevalgono i sentimenti. L’amore ideale è
principalmente caratterizzato da sattva, anche se non è del tutto privo di rajas e di tamas. L’amore
divino infine, quello spirituale, universale, che scorre da anima ad anima e da anima a Dio, è completamene, scevro da influenze rajasiche e tamasiche.

A colui che si trova nel processo del morire questi concetti vanno spiegati con anticipo, non
all’ultimo istante. Consideriamo, poi, che in fondo siamo tutti malati terminali, è solo questione
di tempo, perciò meglio capire prima possibile quali forze ci condizionano, alimentando in noi quegli attaccamenti che rendono penosa la morte.

Nel diciassettesimo capitolo della Bhagavadgita Krishna, quale esperto e supremo Conoscitore e
Signore della mente, descrive quelli che potremmo definire, con linguaggio moderno, i principali
profili psicologici, influenzati e dunque caratterizzati dai tre costituenti della prakriti: sativa
(luminosità, saggezza), rajas (passione, azione) e tamas (tenebra, inerzia). Nello stesso capitolo
Krishna spiega che, a seconda del guna dominante, generato a sua volta da particolari desideri ed
attitudini, gli individui sviluppano gusti e tendenze; in questo modo si delineano tipi di amore,
fede, culto, abitudini alimentari e inclinazioni pratiche di varia gradazione e natura.

Categorie di Amore

L’analisi del sentimento d’amore appartiene ad uno dei settori più delicati della vita e della
psicologia. I sentimenti sono forze straordinariamente potenti e non è facile giungere a quella
condizione matura ed equilibrata che permette di non farsi travolgere dall’ondata di emozioni e passioni.

I più parlano d’amore o sentimenti d’affetto in maniera fatalistica, come se si trattasse di
qualcosa che appartiene interamente al destino, come se ci fossero delle forze che al di sopra e al
di là del libero arbitrio individuale costruissero e distruggessero le faccende della vita.
Ma non è così, o meglio, è così solo per coloro che non hanno un livello adeguato di conoscenza sacra, con la quale s’intende non una mera teoria ma una realizzata esperienza.

Le passioni infuocate inceneriscono chi le prova e alla fine bruciano anche se stesse, poiché
interamente basate sui corpi, sugli oggetti e quindi sull’effimero, su ciò che malgrado ogni sforzo
di mantenimento è destinato, nella migliore delle ipotesi, ad essere inghiottito dal tempo.

In quanto esseri eterni aspiriamo all’infinito, a ciò che dura per sempre, ad una dimensione
dell’amore che quindi non attiene alla sfera umana ma a quella divina. In questa prospettiva
l’Amante assoluto, il modello impareggiabile cui mirare è Dio, il cui Amore incondizionato invita
alla totale dedizione, liberandoci dalla schiavitù dei condizionamenti fino al raggiungimento della beatitudine nella suprema unione con creato, creature e Creatore.

All’uomo viene chiesto di sviluppare la stessa attitudine, ovvero di porsi come traguardo l’amore
senza condizioni, che non si aspetta qualcosa in cambio, anzi, sacrifica tempo, energie e perfino la
vita per realizzare la propria natura spirituale e aiutare altri a fare lo stesso.
Proviamo ad esaminare quattro principali categorie di amore, con l’ausilio di un mio schema, per cercare di comprendere il fenomeno in maniera più ampia.

Il primo ad essere preso in considerazione è l’amore passionale (kama), che essenzialmente consiste
in un’attrazione fisica, unita ad una forte carica emotiva. L’amore passionale è dunque un connubio
di emotività legata alle pulsioni del corpo, che le subisce ma va anche ad incentivarle.

Nella relazione tra due persone che condividono questo livello d’amore, emotività e fisicità
giocheranno un ruolo di primo piano, dando vita a tutta una gamma di odori, sapori, colori, azioni e pensieri che sono l’esito dei guna tamas e rajas.

Tamas ha caratteristiche di letargia, pesantezza, ottusità, sonno, sporcizia, oblio e confusione
mentale. La sua energia richiede e favorisce una condizione di tramortimento e perdita di lucidità da parte dell’intelletto.

Rajas è invece caratterizzato dal movimento, l’intensità, lo spostamento, il desiderio ardente e
l’acutezza, il tutto collegato all’ottenimento di un risultato generalmente nell’ambito della
prakriti o materia. Quando domina rajas prevalgono euforia, tensione, ansietà, l’azione, impulsività e impeto.

Quindi tamas e rajas sono inerzia ed azione, tenebre e bagliori accecanti, sonno ed euforia.
Questa combinazione di contrari costituisce la base dell’amore passionale, dove si rende necessario
un oscuramento dell’intelletto, viene messa a tacere la voce della ragione e prevalgono gli istinti.

La passione è percepita come un fiume in piena, torbido e caldo, nel quale tamas anestetizza l’intelletto permettendo a rajas di travolgerlo.

Viste le premesse, una relazione di questo tipo non potrà godere di lunga vita, ma prima di giungere
al punto di rottura avrà offerto ai suoi protagonisti burrasche a non finire, sbalzi d’umore, cocenti delusioni, tradimenti e nevrosi.
Le persone dominate da rajoguna sono infatti molto propense a tradire. Rajas, d’altronde, è sinonimo
di ardente bramosia, frenesia, eccitazione, la quale si trasforma poi in depressione per far sprofondare di nuovo il soggetto nel buio di tamas.
Un tipico celeberrimo esempio di questo amore è ben rappresentato nell’Otello di Shakespeare, in cui
la passione smodata e morbosa del protagonista per la propria donna, Desdemona, finisce, con il
diabolico contributo di Jago, prima nella più accesa gelosia, poi nella follia ed infine nel lutto.

Un amore più elevato è quello sentimentale, caratterizzato da maggiore interesse per le virtù di un individuo, piuttosto che per il suo aspetto fisico.
Non che a questo livello l’attrazione fisica e l’interazione emotiva siano venute meno, ma si compie
un passo oltre ad esse, prendendo in considerazione qualità collegate al piano sattvico, ovvero al piano della realtà relativa.
Nell’amore sentimentale si cominciano infatti a notare le caratteristiche interiori di una persona
sebbene, per la presenza di rajoguna, permanga un attaccamento a forme effimere e illusorie
dell’esistenza. Sussiste ancora l’interazione emotiva, ma l’emozione si sposta dal piano fisico a quello mentale.

L’amore sentimentale è una combinazione prevalente dei guna rajas e sattva, ma con maggiore
componente sattvica. Sattva induce generosità, bontà, pulizia, intelligenza, lungimiranza,
propensione per ciò che è favorevole e benefico a tutti, diversamente da rajas che tende a
soddisfare solo ciò che è favorevole all’io. Sattvaguna è la più leggera energia della prakriti, la
più luminosa, la più alta, quella che nella sua sfera più elevata (shuddha sattva) consente di vedere la realtà così com’è.

Mentre rajas è una lente deformante che distorce la realtà, sattva ha come caratteristica
fondamentale la pulizia della visione, la capacità di scostare dagli occhi interiori il velo dell’ignoranza.
Anche per questo tipo di amore possiamo trovare un buon esempio in un’altra famosa tragedia
shakespeariana: Romeo e Giulietta. In essa è forte l’implicazione di ideali collocati sul piano mentale del relativo.
Una relazione basata sull’amore sentimentale risulta ancora distante dal piano della Realtà spirituale, ma meno grossolana rispetto a quella fondata sull’amore passionale.
Salendo per gradi incontriamo l’amore ideale mondano, caratterizzato prevalentemente da sattvaguna.
Nello schema si vede che esso contiene rajas e tamas in piccole proporzioni; poiché non ci troviamo
ancora nell’ambito del puro sattva, permangono forze che trattengono le persone sul piano degli
elementi fisici. Tuttavia, pur nella sfera dell’immanente, si tratta di un livello di amore elevato.

Abbiamo detto che nell’amore sentimentale vengono messe a fuoco le qualità interiori di una persona;
con l’amore ideale penetriamo più in profondità e riusciamo a cogliere una natura ancor più alta e più intima di queste stesse qualità.
Avvicinandoci alla sfera di pura sattvaguna, ovvero al piano della realtà del cuore, l’amore privo
di rajas e tamas diventa il collante per relazioni profonde e durature e le bufere praticamente
scompaiono rendendo i rapporti pienamenti sereni e piacevoli. In questa dimensione affettiva il
reciproco scambio non è fine a se stesso e non è utilizzato per appagare il corpo o la mente nella realizzazione di scopi mondani.

La relazione si tramuta in un lungo viaggio che due persone decidono consapevolmente di fare
insieme, con l’obiettivo di aiutarsi vicendevolmente nella realizzazione della propria natura
spirituale e nello sviluppo della bhakti, il puro amore per Dio e per tutti gli esseri.
Con l’amore trascendente si fa il vero salto di qualità, perché in questo caso ci si innamora delle caratteristiche spirituali di un individuo, che sono e rimangono in primo piano.
Questo genere di amore, fondato sul puro sattvaguna, senza più venature di rajas e tamas, non
conosce sconfitte, né tradimenti o rovesci, perché è fondato su elementi, concetti e scopi eterni,
trascendenti rispetto al mondo della materia e quindi non condizionati dal paradigma spazio-temporale.

Si tratta dell’amore puro che tende al Supremo e implica un reciproco scambio, quello fra Dio e il
suo devoto, su un piano coscienziale ed emotivo che non appartiene al mondo della prakriti.
Santi di tutte le tradizioni hanno vissuto questa esperienza totalizzante e trascendente dell’amore
divino, che si riflette spontaneamente in un amore cosmico per il creato e tutte le creature. Chiara
e Francesco, ad esempio, sia nella relazione fra di loro che nel loro rapportarsi al mondo, erano
certamente situati a questo livello e riflettevano l’amore divino in ogni loro opera e sentimento.

L’amore trascendente, o bhakti, si ottiene attraverso la grazia divina, non è opera esclusiva di facoltà umane.
Il successo è discendente, viene dall’alto per investire, rapire, afferrare con la tipica presa
dell’amore e trascendere in un colpo tutti i problemi residui. L’amore trascendente abbacina,
affascina, trascina l’amato e l’amante in un intreccio indicibile, inspiegabile, sperimentabile soltanto in presa diretta.

Esso esiste, ne parlano tutte le tradizioni spirituali. Persone di buon intelletto, di grande virtù
e merito, hanno abbandonato palazzi reali, posti di comando, posizioni di prestigio, sacrificando
giovinezza e denaro per fare questa esperienza. E’ un’estasi travolgente e coloro che l’hanno
provata dicono che senza di essa non è più possibile vivere, paragonandola alla luce, alla felicità, all’infinito.

Ma il vero mistico, il vero yogi, la persona santa autentica che ha fatto l’esperienza dell’amore
divino, non disdegna il mondo, non lo rifiuta, non lo demonizza, bensì lo apprezza. In esso vede la
manifestazione del Supremo e un laboratorio dove si possono fare esperienze costruttive e liberatorie.

Il mondo è un progetto che racchiude un’occasione unica per ottenere la perfezione dell’amore
trascendente, che non si realizza astenendosi dalle opere, dall’agire nel mondo, dal rapportarsi al
Creatore, creato e creature. Dall’esperienza giornaliera sulla terra, attraverso il corpo, possiamo giungere ai sentimenti di gioia più sublimi e indelebili.

Operare nel mondo con un bene supremo nel cuore è l’occasione e la gioia più grande che possa avere
l’essere umano, che potrà offrire questa stessa esperienza agli altri derivandone una gioia anche
maggiore. Quando “l’amore” non è più alla ricerca spasmodica del piacere egoico, scopre che il
donarsi è già di per sé amore sublime e completamente appagante, ed in un unico gesto viene soddisfatta interamente l’esigenza umana di dare e ricevere amore.

Questi temi sono rilevanti per la vita di ognuno di noi, e non solo per una formale preparazione
culturale. La loro analisi ha una forte incidenza sulla mente profonda, quella che custodisce tratti
di personalità meno noti al soggetto stesso, ma che attiva le dinamiche che plasmano la vita.
Tali dinamiche operano al livello profondo della mente cui di norma l’io cosciente non ha accesso: l’inconscio.
Per questo dobbiamo prendere in seria considerazione non soltanto gli aspetti della personalità
cosciente, ma anche quelli inconsci ed emotivi, più difficili da gestire. Se è vero che riorientare
il pensiero richiede tempo, ingegno e determinazione, ciò è niente a confronto di quel che significa riorientare l’emotività.

Aggiustare un punto di vista, un modo di pensare, può risultare impegnativo, ma nulla di
paragonabile alla fatica di correggere un’inclinazione emotiva o affettiva. Eppure, questi aspetti
della psiche, che rappresentano il fondamento del carattere di ognuno, sono presi poco in
considerazione dalla nostra società moderna, la quale si è dedicata in massima parte alla mente
estrovertita e alle sue tipiche funzioni più superficiali correlate alla razionalità. Di rado, anche
a livello universitario e specialistico, si prendono in esame le funzioni che riguardano
l’interazione fra la mente e il sé, la sfera dei sentimenti e l’io superiore, la mente e le radici della personalità.

La stragrande maggioranza degli individui crede di “essere” le proprie emozioni, le proprie
aspirazioni, le proprie idee, in quanto è avvenuta un’immedesimazione, un’identificazione con certi
elementi psichici. Analizzando i fatti da spettatori, sviluppando un distacco emotivo maturo e consapevole, scopriremo che non è così.
Qualcuno potrebbe chiedersi: “ma se io sono lo spettatore, allora il protagonista chi è?”. Invero
noi siamo molto meno autori di quello che crediamo di essere e ci muoviamo in funzione di
automatismi mentali che rispondono ai bisogni primari della vita, al rapporto con i nostri simili nella società e con l’ambiente circostante.

L’ego è una strutturazione di elementi psichici selezionati arbitrariamente dal soggetto, con i
quali quest’ultimo poi si identifica dando così luogo ad una certa personalità. La nostra emotività,
la mentalità, i gusti che abbiamo sviluppato sono il risultato di tante esperienze condizionanti. La
libertà dai condizionamenti e il superamento dell’ego costituiscono l’oggetto della ricerca e della
realizzazione spirituale, per approdare infine a quell’amore puro che costituisce l’essenza stessa dell’anima.

I libri:

Dall’Eros all’Amore
Marco Ferrini
Viaggio alle sorgenti della felicità
Editore:Centro Studi Bhaktivedanta
Data pubblicazione:Aprile 2005
Formato:Libro – Pag 109 – 14,5×21
http://www.macrolibrarsi.it/libri/__dalleros_allamore.php?pn=1567

Psicologia del Ciclo della Vita
Marco Ferrini
Riflessioni e testimonianze oltre nascita e morte
Editore:Centro Studi Bhaktivedanta
Data pubblicazione:Novembre 2004
Formato:Libro – Pag 215 – 13,5×21
Ultima ristampa:Gennaio 2009
http://www.macrolibrarsi.it/libri/__psicologia_del_ciclo_della_vita.php?pn=1567

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