MEDITAZIONE e SINCRONICITÀ – 3

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MEDITAZIONE – 3

da “Enciclopedia olistica”

di Nitamo Federico Montecucco ed Enrico Cheli

SINCRONICITÀ, COMUNICAZIONE E FUNZIONAMENTO DEL CERVELLO

Sincronicità e funzionamento del cervello
di Karl Pribram – estratto da “La syncronicité l’ame et la science”

Nel 1961 ho visitato il Museo della Scienza e dell’Industria di Chicago. Al centro del museo era
esposto un dispositivo il cui scopo era di illustrare la natura dei modelli statistici.

Grosse biglie di acciaio vengono lasciate andare da un soffitto a volta alto quanto tre piani. Essi
finiscono per arrivare al centro di un avvallamento di tipo gaussiano, provocando un rumore
assordante. La descrizione che il Museo dà di questo dispositivo fa notare l’impossibilità di
prevedere il percorso di una biglia in particolare, ma sottolinea che il risultato globale della
caduta è sempre prevedibile, secondo la legge di distribuzione di Gauss: questo è il mistero delle
probabilità ed è l’oggetto dei modelli statistici che ci permette di pervenire a un risultato.

Dieci anni dopo, Jacques Monod nell’affascinante opera ‘Il caso e la necessità’, manifestava il suo
imbarazzo di fronte allo stesso mistero così come esso si presenta in biologia. Come era possibile,
si domandava Monod, che tanti eventi, dovuti al caso, finissero per dare forme, manifestazioni
stabili, di cui sono costituiti gli organismi?

Per me, l’enigma di Chicago era differente da quello contenuto nel libro di Monod. Ero sorpreso che
il Museo non avesse menzionato, nella descrizione, il fatto che le biglie, cadendo, passavano
attraverso un immensa griglia simmetrica in materia plastica!

Nell’analizzare il libro di Monod mi sono servito di questa esperienza per suggerire che esiste ‘una
reciprocità universale della costrizione’, così come si manifesta, in una struttura fisica e
biologica, dove il carattere fortuito degli eventi ‘è costretto’ da una struttura. Il sistema di
Gauss è pertanto un riflesso della struttura simmetrica, attraverso la quale passano le biglie, ed è
anche un riflesso dell’impossibilità di prevedere il percorso di ciascuna biglia, all’interno della
struttura stessa. Oggi vorrei mantenere l’idea di reciprocità per approfondire un altro mistero:
quello della sincronicità. Anche qui sembra si producano degli eventi dovuti al caso che descrivono
modelli portatori di senso.

Jung ha inventato il concetto di sincronicità. Egli aveva fatto alcune osservazioni molto simili a
quelle rilevate da numerosi altri ricercatori e venne sollecitato dalle connessioni evidenti fra
queste diverse osservazioni e pensò che le scoperte in corso nella fisica quantica contenevano gli
elementi che potevano permettere di risolvere questo enigma.

In fisica quantica e nucleare, come nelle osservazioni di Jung, apparivano in effetti degli eventi
che sembravano essere connessi ma la cui relazione sfidava qualsiasi spiegazione in termini
ordinari. Nella sperimentazione del ‘paradosso’ di Einstein-Podolsky-Rossem, o nelle osservazioni
sollevate dal teorema di Bell, le perturbazioni di una particella elementare possono immediatamente
‘influenzare’ un’altra particella che si trova a distanza, quando la sola relazione fra le due
particelle dovrebbe normalmente derivare dal fattore temporale. All’interno del nucleo, è possibile
descrivere matematicamente l’apparizione di quarks, ma queste descrizioni implicano il rovesciamento
occasionale della freccia del tempo o della causalità.

Quello che viene descritto in fisica e nelle osservazioni di Jung, sono delle correlazioni, cioè
delle connessioni acausali e dunque a-temporali. Qualsiasi osservazione inizia notando delle
correlazioni. Quello che produce difficoltà è il tentativo di determinare un ordine di casualità in
seno alle correlazioni. Il famoso esempio di David Hume del gallo che canta e del sole che si leva è
tipico. Il gallo canta, poi il sole si leva. Ci si aspetterebbe che il primo evento sia la causa del
seguente, ma nel caso del gallo e del sole, la causalità sembra propagarsi in senso diverso: a un
esame più profondo, risulta infatti che i ritmi circadiani del gallo sono determinati dal sorgere
del sole.

In fisica quantica, Bohr e Heisenberg hanno sottolineato l’importanza dell’osservatore e dello
strumento di osservazione scelto. Pertanto l’esempio del gallo e del sole dovrebbe suggerire che si
studiano i cervelli per vedere se non ci siano certi meccanismi – come era il caso dei ritmi
circadiani -, che spieghino le correlazioni osservate.

Io penso che questi meccanismi esistano e questo ci riconduce sia alla fisica che alla sincronicità.

Si è constatato che ciascun campo recettore di una cellula della corteccia si armonizza
approssimativamente con un’ottava di frequenza spaziale. Le cure armoniche dei campi recettori
adiacenti si sovrappongono; inoltre, come ognuno sa, esiste una corrispondenza fra le superficie
sensoriali, i muscoli del corpo e le loro proiezioni su questa o quella area corticale. Dato il modo
in cui il meccanismo sensorio-corticale funziona, esso può essere comparato a un pianoforte. Quando
uno stimolo colpisce un recettore sensoriale, il recettore agisce pressappoco come reagisce un tasto
di un pianoforte. L’eccitazione è sospinta fino al campo recettore (la corda), alla quale è
collegata dalla ‘tavola d’armonia’ della corteccia, facendo nascere una risonanza.

A partire dalla massa di questi campi recettori, ciascuno armonizzato con una particolare banda di
frequenza spaziale di larghezza ben delimitata, i criteri composti, per esempio, della visione
spaziale possono essere riconosciuti. La matematica che descrive la relazione fra la configurazione
spaziale delle griglie utilizzate per studiare i campi recettori e la curva armonica delle frequenze
spaziali corrispondenti a questi campi, consistono in quelle che vengono chiamate trasformazioni di
Fourier. Il teorema di Fourier stabilisce che ogni modello, qualsiasi sia il suo grado di
complessità, può essere analizzato in fattori che si compongono di onde regolari e differenti di
frequenza e di ampiezza.

In fisica quantica, l’effetto sembra precedere la causa, o meglio non abbiamo alcuna base che
permetta di comprendere la correlazione osservata. Una volta compresa la natura del campo di
trasformazione, la sua presenza può aiutare alla comprensione di numerosi livelli. dove questa
ubiquità è forse meglio posta in rilievo fra energia e massa: E = m. c2. In fisica quantica E,
energia, viene misurata in termini di momento; m è la massa dei gravitoni che appaiono in certe
posizioni; c è la velocità della luce che determina la freccia del tempo. (Alla velocità della luce,
il tempo resta immobile). così la parte destra dell’equazione di Einstein rappresenta lo
spazio/tempo così come abbiamo l’abitudine di percepirlo. Quanto alla parte sinistra, essa
rappresenta il momento, cioè il potenziale di energia disponibile in ogni istante. Ed è perciò un
termine non localizzato, che, in effetti, è collegato allo spazio – tempo attraverso la
trasformazione di Fourier.

Il cervello ha la capacità di operare secondo un modo spazio – temporale, e un modo non –
localizzato. Perché in fisica quantica siamo costretti ad osservare o l’uno o l’altro? Riconoscere
l’esistenza di un campo non – localizzato di trasformazione, nel quale hanno luogo delle
correlazioni, e soltanto esse, ripone le osservazioni desunte, sotto il concetto di sincronicità,
nel quadro generale in cui troviamo anche altre osservazioni di non – localizzazione. La
sincronicità sembra bizzarra, perché i nostri sensi e i nostri cervelli sono programmati per
ricercare causalità immediate, quando vengano osservate soltanto delle correlazioni. Nel caso della
sincronicità, come nel caso del gallo e del sole e in quello di fisica quantica, le relazioni
causali non possono essere introdotte che facendo riferimento all’osservatore che sta dietro le
correlazioni. Il cervello dell’osservatore è dotato di capacità di trasformazione che permettono di
stabilire un ordine non localizzato e un ordine spazio – temporale degli eventi.

Molte domande restano irrisolte, e difficili… perché l’ordine spazio – temporale è molto più
facile da raggiungere dell’ordine non localizzato? Gli ordini complementari di spazio – tempo e
della non – localizzazione sono esaustivi, coesistono altri ordini che ancora non sono stati
scoperti? (Questa domanda pone il problema dei mondi multipli possibili). Per mezzo di quali
meccanismi le esperienze mistiche, che manifestano sovente delle proprietà di non localizzazione,
vengono ad accadere? E per finire, l’ordine spazio – temporale. l’ordine non – localizzato e tutti
gli altri ordini possibili, sono interamente una costruzione dei nostri sensi e dei nostri cervelli,
o riflettono una cosmogonia universale alla quale i nostri sensi e i nostri cervelli partecipano? Ai
nostri giorni, sembra essenziale armonizzare gli sforzi realizzati dalle scienze della vita con
quelli delle scienze fisiche.

E’ solo un secolo che è stata elaborata una psicofisica sensoriale e quantitativa, a partire da
questa convergenza.

Oggi si fa sentire il bisogno di sviluppo di una scienza fondata sullo studio del cervello, che
possa ricomprendere sia la fisica moderna che la natura spirituale dell’essere umano.

Nuova teoria della sincronicità vede gli eventi psicologici come comunicazione fra emisferi

Una nuova teoria connessa alle sincronicità – come individuare queste coincidenze significative,
come ‘leggerne’ il significato, o speculare sul loro possibile scopo – ha provocato un forte
interesse ad un recente incontro annuale dei ricercatori di parapsicologia, associati al St. Mary’s
College, Moraga California.

Forse è avvenuta una svolta di metodo e di approccio: molti ricercatori hanno proposto alla tribuna
una visione rinnovata della struttura statistica classica.

È stato da più parti auspicato che la ricerca assuma un approccio più esperienziale e immaginativo,
per comprendere fenomeni così elusivi.

La teoria della sincronicità, proposta da Barbara Honegger del Washington Research Center di San
Francisco è stato uno degli approcci più recenti che ha trovato vasta eco nel convegno.

La sincronicità fa riferimento alle coincidenze significative e sensazionali discusse per la prima
volta dal biologo Paul Kammerer nel libro ‘The law of seriality’ del 1919 e definita da C.G. Jung ed
il Nobel per la fisica Wolfang Pauli nel 1955.

Esempi di sincronicità: un incontro inaspettato, con una persona che ne aveva molto bisogno… una
sequenza improvvisa ed improbabile di parole e simboli correlati in un breve periodo.

Questi eventi sembrano a volte evocare tutto lo spettro di fenomeni psichici quali, telepatia,
propognizione e chiaroveggenza -piuttosto che una singola modalità, come ad esempio la telepatia.

La Honnegger suggerisce che le sincronicità sono strategie dell’emisfero intuitivo destro per
comunicare bisogni inconsci e soluzioni, proposte all’emisfero sinistro per mezzo del linguaggio
simbolico, di eventi, oggetti e ‘coincidenze’. La ricercatrice sostiene che l’emisfero destro ha una
cognizione vasta e sottile del linguaggio ma è ostacolata dalla propria incapacità neuronale di
controllare la parola e lo scritto, pertanto manda avvertimenti all’emisfero sinistro – la mente
‘conscia’ – per mezzo dell’attenzione psichica involontaria verso certi oggetti o informazioni. Se
uno prende nota della coincidenza e di altre occasioni con effetti insoliti – quando ci si trova
attratti da qualcosa senza una ragione apparente – queste circostanze si legano con una specie di
meta-linguaggio, lungo le settimane, con un filo di libera associazione di parole e simboli molto
simile al filo delle associazioni provenienti dai sogni.

La Honnegger prospetta che le sincronicità accadono e vengono scoperte in una sorta di ricordo di
sogno associato all’emisfero destro, infatti le persone che hanno subito la separazione chirurgica
degli emisferi del cervello, non sono di solito in grado di ricordare i sogni. La Honnegger
prospetta che le sincronicità accadono e vengono percepite in una sorta di stato di veglia
paradossale, quale controparte del cosiddetto sonno paradossale REM. Cosi come la gran parte della
gente non ricorda i sogni, la gran parte delle persone non si accorge delle sincronicità o se ne
dimentica immediatamente.

La Honnegger ha tenuto testimonianza scritta sotto forma di diario di tali eventi per 17 anni, ha
diretto workshops e seminari diretti alla percezione della sincronicità.

“Al contrario di quanto ritiene l’opinione popolare, gli eventi sincronici non sono rari ma
piuttosto umani”. “Cosi come le persone che ricordano poco i sogni riportano un aumento dei sogni
ricordati, se svegliate durante il sonno REM, quelli che bloccano le sincronicità i cui eventi
venivano loro presentati mentre stavano accadendo, hanno spesso espresso incredulità che tali
coincidenze sensazionali avrebbero potuto essere percepite”.

Questa teoria offre un nuovo approccio sperimentale al fenomeno (il diario e la sua analisi) e una
possibile interpretazione del loro scopo, pur riconoscendo che tutto ciò non spiega come avvengano
le sincronicità specialmente quelle che richiedono l’interazione di eventi nelle vite di parecchie
persone contemporaneamente “possiamo iniziare a svelare alcune regole, possiamo imparare a vedere
certe corrispondenze, ma il meccanismo in sé resterà probabilmente occulto – letteralmente
nascosto”.

Sincronizzazione degli emisferi: la chiave dell’intuizione?

L’intuizione, una funzione che negli scorsi anni è stata spesso attribuita all’emisfero destro del
cervello, potrebbe invece essere il risultato di una inconsueta sincronizzazione tra entrambi gli
emisferi.

Le indicazioni in questo senso vengono da delle ricerche di biofeedback dove i soggetti degli
esperimenti imparavano a sincronizzare l’attività bilaterale delle loro onde cerebrali. Nelle prove
alternavano periodi di quiete a periodi di attenzione costante focalizzata che si accompagna con la
sincronizzazione bilaterale. In questi periodi di attenzione focalizzata i soggetti riportarono di
aver spesso provato degli sprazzi di intuizione creativa.

La ricercatrice di biofeedback Jean Millay, a un recente congresso dell’associazione americana per
la ricerca educativa, ha dato delle dimostrazioni della sincronicità bilaterale per mezzo della
‘scultura di luce’ usata nell’addestramento dei soggetti.

La ‘scultura’ è una scatola con delle righe di luce che si allontanano, ogni fila con un colore
diverso, formando una parte di una struttura tridimensionale. I colori rappresentano diverse
frequenze, alfa, beta, delta e theta. Ci sono anche dei colori per degli artefatti che non sono onde
cerebrali, generati da attività muscolari..

La sincronizzazione viene segnalata sia da un suono che da una configurazione. La scultura era stata
concepita quando la Milley, per gioco, aveva incorporato le luci di un albero di natale in una
apparecchiatura di biofeedback e aveva scoperto che poteva accendere e spegnere le luci con certe
frequenze del cervello.

L’ingegnere di biofeedback Tim Scully, che ha assistito la Millay nel disegno della scultura di
luce, ha descritto la sua esperienza di sincronizzazione bilaterale con una terminologia di tipo
aviatorio: “Un aeroplano ha un controllo positivo della stabilità se lasciate andare i comandi tende
a volare dritto e in quota. Un elicottero, d’altro canto, ha un controllo negativo della stabilità
se abbandonate i comandi tenderà a rovesciarsi.

Per me l’addestramento su un solo canale alfa è come volare su un aeroplano in un volo dritto e in
quota; lasciate andare i comandi ed è probabile che tutto andrà bene. La sincronizzazione bilaterale
in alfa è come volare su di un elicottero. Si ha la sensazione di un equilibrio dinamico. E’ uno
stato calmo e centrato, ma richiede una continua attenzione per mantenere la stabilità.”

Tuttavia l’attenzione non può essere autoconsapevole. Nel momento in cui uno diventa consapevole di
essere focalizzato, dice la Millay, sia la focalizzazione che la sincronizzazione EEG
(Elettroencefalogramma) scompaiono.

L’apprendimento della focalizzazione avviene facilmente dopo l’addestramento di biofeedback. Un
musicista ha descritto l’effetto positivo della sincronizzazione bilaterale sul suo modo di suonare
la chitarra.

Questa forma di attenzione potrebbe essere una chiave per l’apprendimento. La Millay ritiene che:
“Invece di misurare quanto siano stupidi o intelligenti gli studenti forse dovremmo insegnar loro
come focalizzare l’attenzione”.

Questo non è lo stesso tipo di focalizzazione consapevole che viene comunemente descritto come ‘fare
attenzione’. Menzionando la storiella dell’uomo che per richiamare l’attenzione del suo mulo lo
bastonava sulla testa, la ricercatrice ha detto: “Nella scuola si è abusato del metodo del bastone.
sarebbe meglio che gli studenti imparassero a usare l’attenzione focalizzata piuttosto che a
lasciare che gli insegnanti la monopolizzino”

Ha inoltre aggiunto che la sincronizzazione bilaterale potrebbe essere un complemento molto potente
alla ‘intenzione di conoscere’. “Quando l’intenzione di conoscere si accompagna con la giusta
focalizzazione dell’attenzione il cervello può produrre delle intuizioni molto potenti”.

L’intuizione si accompagna ad uno stato di maggior organizzazione del cervello

In un’altra ricerca svoltasi a Chicago che ha usato la tecnica del ‘focusing’, cioè di attenzione
focalizzata di cui si è parlato nel precedente articolo, si è trovato che le intuizioni o quelli che
venivano chiamati gli ‘spostamenti di sensibilità’ erano accompagnati da delle caratteristiche
configurazioni delle onde cerebrali che si presentavano contemporaneamente.

L’elettroencefalogramma (EEG) mostrava una breve stabilizzazione delle frequenze alfa dominanti e
delle subarmoniche subito prima degli spostamenti di sensibilità.

Norman Don che ha svolto la ricerca, pubblicata sul Journal of Altered States of Consciousness, ha
raggiunto le sue conclusioni basandosi sull’analisi computerizzata di 8.432 diversi tracciati EEG. I
soggetti, che venivano impegnati in un processo di ‘focusing’, un processo terapeutico creato da
E.T. Gendlin, registravano delle cassette audio che poi analizzavano alla fine dell’esperimento per
trovare il punto in cui avveniva lo spostamento di sensibilità. L’analisi computerizzata dei dati ha
provato che questi punti erano preceduti da periodi di picco nel ritmo delle onde alfa (10 cicli al
secondo) e delle loro subarmoniche (5 e 2.5 cicli al secondo)

Spostamenti negativi nella sensibilità (cioè riduzione della sensibilità) o momenti di ‘incapacità a
percepire’ erano invece accompagnati da un collasso del ritmo delle onde alfa e delle subarmoniche.

Don propone che le intuizioni o stati di accresciuta sensibilità rappresentino un livello superiore
di riorganizzazione del cervello caratterizzato dai ritmi più lenti. Gli spostamenti negativi
rappresenterebbero uno stato di sconnessione con i livelli più alti di organizzazione del cervello.
Alla presentazione della sua ricerca lo scienziato menziona le speculazioni di David Bohm e di Niels
Bohr sul processo di pensiero che considerano analogo a degli eventi quantistici e il suggerimento
di Evan Walker che propone che il ‘tunneling quanto- meccanico’ sia coinvolto nel processo di
trasmissione sinaptica del cervello (effetto tunnel in meccanica quantistica è un effetto per cui
delle particelle, tipo elettroni, si trovano a superare una barriera di energia anche se non hanno
un energia sufficiente per farlo, questo effetto viene spiegato con la delocalizzazione
probabilistica della particella che ha una probabilità non nulla di trovarsi al di là della
barriera). Le esperienze che portano a una trasformazione psicologica, dice il ricercatore,
suggeriscono una discontinuità nel funzionamento.

“… In modo caratteristico il sistema cambia da un livello si energia a un altro con un salto o una
discontinuità”.

Uno dei soggetti dello studio ha descritto un’esperienza mistica spontanea che assomigliava molto a
una visione del mondo della meccanica quantistica: ‘Tutto è connesso.’ Il soggetto vedeva una
totalità indifferenziata. Un altro soggetto ha identificato uno stato che ha chiamato ‘armonia’, ‘il
nulla e il tutto da cui tutto deriva’. In questo stato il suo EEG si stabilizza alla frequenza alfa
dominante e alla sua quarta subarmonica. In alcuni esperimenti di chiaroveggenza a doppio ceco (con
dei controlli tali per cui ne il soggetto ne lo sperimentatore sono a conoscenza dell’oggetto
dell’esperimento), dice Don, l’informazione che questo soggetto forniva era sempre perfetta quando
mostrava questo tipo di EEG.

continua…

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