L’origine e il significato dei Mantra – 1

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L’origine e il significato dei Mantra – 1

Swami Veetamohananda

(parte prima)

Traduzione a cura di Maria Teresa Fogliatti

L’ultima Realtà, Brahaman, era all’inizio. Uno senza secondo. Poi volle
moltiplicarsi e si divise Essa stessa in nomi e forme per Sua volontà, per
realizzare il Suo disegno.” Ecco ciò che dice il Vedanta. Una forma esiste,
ha un impatto sulla nostra coscienza e dà la felicità. Brahaman si esprime
in quanto diritto d’esistere, di brillare, d’illuminare le nostre
intenzioni, di dare gioia, e questo si chiama “Satchitananda”, Esistenza,
Conoscenza e Felicità Assolute.

Nel processo d’evoluzione, il nome precede la forma. Non è come se creassimo
qualcosa per darle poi un nome. L’intuizione di ciò che sta per essere
creato e prende forma è già nel cuore del suo creatore sotto un nome come
vibrazione o pensiero che ha scelto la sua espressione futura sotto una
forma o un’altra; come potere che dona vita alla forma e la fa esistere. Non
troviamo la stessa cosa nel Vangelo di san Giovanni? Non è detto: “il Verbo
si fa carne; il Verbo era con Dio; il Verbo era Dio ed era tra noi”? Così
si indica bene qui il potere creativo del Verbo.

Dunque, il potere spirituale della forma è nel nome che, anche prima della
creazione di una forma è sotto la forma sottile di una vibrazione nello
spirito di colui che crea. E il potere spirituale del nome è nel Verbo. Il
Verbo è il suono impercettibile, la vibrazione primordiale, lo stato di
Realtà prima della manifestazione. Questa vibrazione è il Verbo, il Verbo
che penetra negli uomini e negli dei e in tutta la creazione. Quella
vibrazione è identificata con la sillaba sacra OM. E OM esisteva prima di
tutte le lingue. È la sorgente di ogni sapere.

Dopo la teoria vedantica della creazione, il mondo fu creato a partire dalla
vibrazione OM. In sanscrito si chiama anche Vac o Parola. Quando dall’unica
e ultima Realtà è nato il desiderio di manifestarsi, c’è stata la prima
vibrazione. A quello stadio la Realtà si esprime nell’universo sotto la sua
forma sottile. Poi la vibrazione prende forma, diventa un nucleo ed è così
che nasce la volontà cosmica che più tardi si moltiplicherà in miriadi di
volontà individuali.

E’ perciò la OM che è la sorgente del nostro essere e il potere che si trova
dietro ogni pensiero ed ogni fatto e gesto.

Tecniche yogiche spiegano che ci sono quattro tappe ben definite nella
manifestazione del Verbo.

Il primo stadio è conosciuto in quanto Ultimo, o Para. E’ lo stadio in cui
il Verbo diviene cosciente di se stesso e della manifestazione dell’Universo
allo stesso tempo. Il secondo stadio è conosciuto con il nome di Pasyanti, o
colui che vede. Questo significa che il verbo si vede nella sua
sottigliezza, cioè che il senso concepisce una forma per se stesso. A questo
stadio, il Verbo e la forma sono ancora nella loro forma sottile. E’ lo
stadio che ci interessa particolarmente per comprendere come è apparso il
nome. Ne abbiamo coscienza, ma invertiamo l’ordine delle cose. Immaginate
che ci sia qualcosa davanti a noi e che vogliamo darle un nome. Contempliamo
l’oggetto, lo interiorizziamo e lo portiamo allo stadio dove il pensiero o
la certezza dell’oggetto e della sua forma sono identiche. A partire dal
momento in cui il pensiero e la forma si sovrappongono appare il nome,
perché in quel momento la nostra mente contemplativa è delle più creative.

Il terzo stadio nella manifestazione dell’OM, o Verbo si chiama
manifestazione media (Mandhyama). E il quarto stadio è la parola o discorso
(Vaikari) che si riferisce ai diversi oggetti del mondo. Il Verbo che è
all’origine
della manifestazione cosmica e il Verbo che è alla sorgente dell’Essere e
dell’umanità sono la stessa cosa. E’ così che il macrocosmo e il microcosmo
sono Uno in essenza. E’ il Verbo che crea ad ogni istante, come una fonte
inesauribile di nomi e forme. E’ la stessa vibrazione che crea il pensiero,
la parola e l’azione nell’uomo.

La vibrazione non conosce riposo, è un perpetuo dinamismo. Quando ci
svegliamo al mattino, sentiamo che il mondo è nuovo fin dal nostro
risveglio. Possiamo dire che il verbo ( o Eterno Dinamismo) era rimasto
assopito in noi? –Si, ha scelto egli stesso la dissoluzione. E’ una specie
di riposo spirituale. Quando ci siamo svegliati e siamo attivi, il mondo non
comincia a esistere? Non è il potere vibratorio della Parola che ci ha
condotti all’esistenza? Nel sonno è come se la Parola fosse assopita; i suoi
nomi e le sue forme non fossero accessibili, ma allo stato di veglia le
percepiamo. Tutti e due, nomi e forme, sono creazione. E quando la creazione
ha delle ripercussioni sulla nostra coscienza, diciamo che il mondo
comincia. E’ il Verbo primordiale nell’uomo che riempie il mondo ad ogni
istante in quanto fenomeno eterno.

E’ così che la parola nell’uomo crea il mondo dei nomi e delle forme. L’uomo
dà un nome e una forma, perfino a Dio, a Dio che è senza nome e senza forma.
Un mistico sufi dice: “Non Ti ho dato un nome e non Ti ho chiamato, non Ti
ho per tanto tempo tenuto occupato dandoTi un nome? ChiamandoTi Allah,
dicevo: io sono là.” La separazione dal cielo e dalla terra ha fatto nascere
le forme. La parola che è alla base dell’essere umano è la sorgente di tutti
i nomi e di tutte le forme. Vivendo in accordo con questa armonia
universale, l’uomo continua a essere immagine di Dio o a assomigliargli.

Invece, l’uomo si aliena e si allontana da quell’armonia universale in
diversi modi. Quando ammiriamo qualcosa, noi lo diventiamo; cercando di
rendere artificiali le nostre vite, ne distruggiamo il germe e impediamo le
possibilità future.

Per creare ,dobbiamo rompere le strutture antiche che erano state fissate
per rispondere ai bisogni del mondo. Per creare abbiamo bisogno della forza
d’unità e servircene in modo originale, nuovo. La distruzione e la creazione
sono gli aspetti essenziali di un processo creativo. Un saggio creativo
ricorre a due piani di coscienza simultaneamente. Ha un atteggiamento
scettico in modo giusto nei confronti di tutti i dogmi e assiomi esistenti e
un’apertura di fronte ad ogni nuova esperienza Da questa combinazione nasce
la capacità fondamentale di ricostruire.

Perché dopotutto dà una nuova forma a qualcosa che già esiste. Agendo così,
distrugge la primitiva ammirazione che era la sua. La razionalità che spezza
in mille pezzi l’intuizione prima e l’intuizione che ricostruisce, tutte e
due sono implicate in ogni creazione: artistica, scientifica, religiosa. La
razionalità e l’intuizione costituiscono la trama della scienza. Per creare
qualcosa di nuovo, ciascuno deve essere integrato nella sua forma originale,
in tutta la sua purezza. Un saggio così deve avere intuizioni elevate Il
mondo è uno specchio che riflette la mente della Realtà creativa, ad ogni
stadio d’evoluzione e d’impulsi creativi, dal primo movimento come
vibrazione fino all’ultimo stadio, quello delle forme concrete…

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