Le coincidenze 4b – archetipi

pubblicato in: AltreViste 0

Le coincidenze 4b

“Le coincidenze”
(di Deepak Chopra)
da Edizione Sperling Paperback settembre 2006

(quarta parte)

LO SCOPO DEGLI ARCHETIPI

Scoprire il proprio archetipo è un’esperienza strettamente personale. Nessuno, nemmeno chi vi conosce alla perfezione, può guardarvi in faccia e sentenziare: “Oh, tu sei questo archetipo!” L’antica tradizione indiana vedica ci dice che se non entriamo in contatto con l’embrione della divinità racchiusa in noi e non gli consentiamo di vedere la luce, la nostra vita rimarrà confinata a un piano
strettamente materiale. Non appena la divinità si esprime attraverso di noi, siamo invece in grado di compiere gesta meravigliose.

Al giorno d’oggi noi tendiamo a cercare archetipi simbolici fra i vip, mentre abbiamo bisogno di nutrirne e favorirne la piena espressione in noi stessi. Gli archetipi fanno parte di ciò che ci crea: la sostanza che compone i nostri sogni e che sta alla base della mitologia, delle leggende e delle storie che da sempre l’umanità si racconta intorno al camino o al fuoco di un bivacco. E sono anche fonte di ispirazione per i più grandi film. In Guerre stellari Luke Skywalker rappresenta l’archetipo dell’Eterno Avventuriero, pronto ad affrontare qualunque rischio pur di esplorare l’ignoto. La principessa Leia è Artemide, la cacciatrice indipendente, la protettrice. Yoda è il Saggio Veggente, colui che conserva la potente saggezza connessa all’intelligenza non-locale. Sono tutte figure della nostra immaginazione collettiva, antichi archetipi visti in forma futuristica.

Gli archetipi sono fondamentali per la comprensione e la definizione di chi siamo, espressioni individuali della coscienza collettiva. La mitologia è infatti la fonte della nostra civiltà. Talvolta i giovani che vengono privati della mitologia si raggruppano in qualche banda, dove possono trovare un capo, rituali ben precisi e riti di
iniziazione – tutto quello che offre la mitologia! Ogni volta che una persona compie un gesto notevole – quando gli astronauti camminano sul suolo lunare o un pilota attraversa in volo da solo l’Atlantico – realizza una ricerca mitologica, simili a quelle di Giasone a caccia del Vello d’Oro o Icaro che vola con le sue ali di piume e cera. Il rapimento di Persefone da parte di Plutone, Orfeo che cerca sua moglie tra le ombre dell’Ade, Apollo e Krishna, le storie della mitologia celtica… tutto è contenuto nel pozzo profondo della civiltà e dell’identità.

Le band, i film, le soap opera e i personaggi famosi sono seducenti proprio perché colpiscono la corda del mito. In realtà sono meri succedanei della mitologia. I veri archetipi sono impersonati da individui come il Mahatma Gandhi, Martin Luther King o Rosa Parks, cioè chiunque sappia andare oltre la quotidianità per raggiungere il regno del meraviglioso. Sono persone che ottengono grandi risultati perché attingono alla coscienza collettiva, che consente loro di vedere simultaneamente una serie di eventi e di prevedere il futuro basandosi sulle scelte del momento. Si dice che quando Gandhi venne gettato giù dal treno a Durban, in Sudafrica, chiuse gli occhi e vide il crollo dell’impero britannico. Quell’episodio cambiò il corso della storia.

Di tanto in tanto possiamo risvegliare le potenzialità sopite e la saggezza necessaria per utilizzarle nel migliore dei modi. Questi poteri eccezionali – percezioni extrasensoriali, sincronicità, telepatia – in sanscrito vengono chiamati siddhìs, sono prodotti del regno non-locale e si sviluppano nel mito.

COME TROVARE I PROPRI ARCHETIPI

La ricerca del proprio archetipo dovrebbe essere un processo gioioso. Non dovete preoccuparvi di commettere degli errori. Poiché nascono dalla coscienza collettiva, tutti gli archetipi sono presenti in ciascuno di noi, anche se alcuni sono rappresentati con maggiore intensità. Il vostro obiettivo consiste nel trovare quello o quelli in sintonia con voi, che meglio rappresentano il vostro cuore. Non dovete stabilire chi vorreste essere, e nemmeno quali sono le qualità che più ammirate: cercate invece di individuare quelle che vi attirano, vi ispirano e vi fanno sentire motivati. Quando troverete i vostri archetipi, li riconoscerete. Non potete sbagliare.

Per aiutarvi in tale compito vorrei suggerirvi un esercizio, che ho elaborato dal libro A Mythic Life: Learning to Live Our Greater Story, scritto dalla mia amica

Jean Houston. I suoi testi, che vi raccomando caldamente, contengono molti altri interessanti esercizi. Mettetevi comodi e svuotate la mente. Se possibile, leggete via via ad alta voce i paragrafi e registrateli, in modo da poterli ascoltare a occhi chiusi. Se non vi è possibile, vi basterà leggerli con calma, concentrandovi.

Per prima cosa, respirate più volte a fondo. Inspirate ed espirate lentamente, lasciando andare qualunque tensione, contrazione o resistenza che avete in corpo. Continuate a respirare con calma, in profondità, consentendo a ogni espirazione di condurvi in un luogo più quieto e rilassato.

Immaginate adesso di camminare lungo un bellissimo sentiero di campagna, costeggiato da grandi alberi, lontano dal caos della città. Osservate i prati verdeggianti che vi circondano, gli uccelli che volteggiano sopra la vostra testa, i conigli dalla coda bianca che attraversano il sentiero davanti a voi e le farfalle che svolazzano ovunque. Giunti in una radura, scorgete una deliziosa casetta con il tetto coperto d’erba. La porta è aperta, e pare invitarvi. Guardate all’interno e vedete un ambiente tranquillo, con un corridoio che conduce sul retro dell’abitazione. Vi sentite sicuri e a vostro agio, come se foste tornati a casa vostra. Percorrete il corridoio ed entrate in una stanzetta dove c’è un armadio chiuso. Lo aprite, scostate di lato gli abiti appesi e vi accorgete che sul fondo dell’armadio c’è un passaggio. Lo attraversate e vi trovate in cima a un’antica scala di pietra che scende giù, sempre più giù. Poiché la luce è debole, scendete con cautela, un gradino alla volta,
appoggiandovi allo scorrimano e stando ben attenti a non cadere. Quando finalmente arrivate al termine della scala, siete sulla riva di un ampio fiume, sulle cui acque si riflettono i raggi argentei della luna. Vi sedete ad ascoltare l’acqua che scorre, lo sguardo fisso sul cielo stellato.

A un tratto scorgete in lontananza una barca che si avvicina, scivolando sulla corrente. A bordo c’è una figura avvolta in un manto di lino. Si alza in piedi e vi fa cenno di salire. Ubbidite, sentendovi sicuri e protetti. Lo sconosciuto vi porge una tunica decorata con antichi simboli. L’imbarcazione naviga lungo uno stretto tunnel che sembra non avere mai fine. Il barcaiolo barbuto che se ne sta immobile a poppa intona all’improvviso alcuni mantra dal suono poco familiare; nel giro di pochi istanti vi accorgete che i vostri sensi sono all’erta, siete rilassati e al tempo stesso stranamente eccitati.

In fondo al tunnel appare una luce che diventa sempre più intensa. Quando vi avvicinate, scoprite che si tratta di un invito a entrare nel regno virtuale. Accettate, e non appena vi immergete nella luce vi accorgete di essere senza peso. Fluttuate nell’aria, allontanandovi dalla barca, e vi fondete con il chiarore che è fonte di vita. Diventate questa luce. Ora siete un essere virtuale, una sfera di luce pulsante. Da questo regno di pura potenzialità potete emergere nella realtà quantica e in quella materiale assumendo qualsiasi forma vorrete e in qualunque punto dello spazio-tempo sceglierete.

Avete raggiunto l’essenza più profonda del vostro essere di luce e ne emergete come Era, la regina dell’Olimpo e di tutte le divinità greche, simbolo di bellezza e potere regale. Autorevoli e sicuri di voi, avete ora il dominio del mondo intero. I vostri sudditi trovano in voi forza e certezza. Voi siete l’espressione suprema della sicurezza di sé. Sperimentate la consapevolezza di questa potente dea. Percepite le sensazioni legate all’idea di muoversi nel suo corpo, di compiere i suoi gesti, di parlare come parla lei, di avere le sue stesse espressioni sul viso. Guardate il mondo attraverso i suoi occhi e ascoltatelo con le sue orecchie.

Salutate ora questa divinità e tornate alle vostre sembianze virtuali di luce. Vi trovate di nuovo nel regno del puro potenziale, pulsante di opportunità. Scendete nel profondo del vostro essere di luce ed emergetene come il Vecchio Saggio, il re sapiente, capace di navigare in mezzo alle tempeste della vita. Siete il saggio con la barba, il grande rishi che vede le forme e i fenomeni del mondo come una danza cosmica. Voi siete in questo mondo ma non ne fate parte; ogni vostro pensiero, parola e azione sono assolutamente irreprensibili. Provate ad avere la consapevolezza di un saggio. La vostra mente è la mente di un veggente. Sperimentate i suoi pensieri, il suo modo di parlare e i suoi gesti. Guardate il mondo attraverso i suoi occhi.

Lasciate ora andare il Vecchio Saggio e fondetevi di nuovo nella vostra essenza di creatura virtuale di luce. Scendete in profondità e riaffiorate poi come il Redentore. Siete la luce della compassione, raggianti di perdono e speranza. Basta la vostra presenza a dissolvere l’oscurità, per quanto possa essere fitta e impenetrabile. Voi siete l’essenza degli avatar, di Cristo e Buddha. La vostra natura intrinseca trasforma l’esperienza in fede. Siate testimoni dei pensieri che nascono nella mente del Redentore. Sentite le emozioni del suo cuore. Sperimentate il mondo attraverso i suoi occhi, sopraffatti dall’emozione e dalla compassione verso tutti gli esseri viventi.

È giunto intanto il momento di lasciar andare il Redentore e di tornare alla vostra essenza primordiale. Voi siete una pozza distillata di energia universale. Siete il pieno potenziale di tutto ciò che è stato, è e sarà. Affondate in questa natura di luce, e riemergete come la Madre Divina. Siete la forza essenziale che nutre, vibrante di energia vitale. Voi siete Demetra, Shakti, il volto femminile di Dio. Siete la Madre Divina che concede a tutti la sua gentilezza colma d’amore. Siete la forza creatrice primordiale che mette al mondo forme e fenomeni. Sperimentate la consapevolezza della Madre Divina. Assaporate le sue sensazioni. Vedete la creazione attraverso i suoi occhi, e ascoltatela con le sue orecchie. Inspirate ed espirate il suo respiro.

possibilità di manifestare qualunque cosa decidiate di diventare. Immergetevi nella profondità del vostro essere e affiorate come Dioniso, il Dio della Sensualità, dell’Estasi e dell’Ebbrezza, la divinità degli eccessi e dell’abbandono. Siete la personificazione della resa totale al presente. La vostra natura consiste nel non trattenere nulla, sprofondando nella percezione della vostra vitalità. Siete ubriachi d’amore. Vivete il mondo con la consapevolezza di Dioniso. Percepite il mondo attraverso gli occhi di Dioniso. Sentite la musica dell’universo come una celebrazione del vostro essere. Abbandonatevi all’estasi dei sensi e dello spirito.

Lasciate andare Dioniso, e unitevi ancora alla vostra energia primordiale. Trovate l’impulso di saggezza e intelligenza all’interno del vostro infinito potenziale ed emergete come la Dea della Saggezza, Saraswati o Atena. Grazie al vostro impegno in favore della
conoscenza, della saggezza, delle arti e del sapere scientifico siete la protettrice della civiltà. Siete un vero guerriero spirituale, impegnato a distruggere l’ignoranza che soffoca la verità.
Sperimentate la coscienza di Atena. Guardate il mondo attraverso i suoi occhi, e ascoltate parole altrui con le sue orecchie. Voi siete raffinatezza, eleganza, civiltà e saggezza all’ennesima potenza.

Ora lasciate andare la Dea della Saggezza. Tornate al vostro stato originale virtuale. Fondetevi nel vostro essere non legato e non limitato, pulsante di potenziale. Immergetevi nell’essenza della vostra luce essenziale e riaffiorate come Afrodite, Venere, la Dea dell’Amore e della Bellezza. Siete l’incarnazione della sensualità, della passione e della sessualità. In vostra presenza gli esseri umani perdono la testa e anelano al rapimento di Eros. Esprimete e sperimentate la coscienza della Dea dell’Amore. Vivete nel suo corpo. Assaporate la sua sensualità. Guardate il mondo attraverso i suoi occhi.

Lasciate adesso andare la Dea dell’Amore tornando nel vostro nucleo come luce, come essere puro e non differenziato, come possibilità infinite. Affondate nella vostra essenza ed emergete come il Bambino Divino, l’espressione del puro potenziale divino. Siete l’incarnazione dell’innocenza con l’aspettativa dell’amore incondizionato, che lo riceve e che al tempo stesso lo dona. I vostri genitori sono divini, e in voi si fondono il destino e il potenziale cosmico. Osservate il mondo attraverso gli occhi del Bambino Divino. Percepite l’amore che fluisce attraverso il vostro cuore innocente. Sperimentate la vostra giocosità di bambino di luce, assaporando la felicità che è in voi.

Lasciate andare il Bambino Divino. Sentitevi un essere di luce virtuale. Rilassatevi nella vostra mancanza di limiti. Siete un cuore pulsante di energia, capace di creare qualsiasi cosa vogliate. Tuffatevi nel vostro fulcro luminoso ed emergetene come l’Alchimista Cosmico. Siete il mago supremo, in grado di mutare il nulla in qualcosa e qualcosa in nulla. Sapete che il mondo dei sensi è in realtà insensato. Sperimentate il mondo materiale come espressione della vostra energia consapevole, che potete trasformare in materia ricorrendo alla vostra intenzione e all’attenzione. Potete assumere qualunque forma, vivente o inanimata, perché siete la coscienza in tutti i suoi aspetti. Voi siete Krishna. Siete infinite possibilità. Vivete come Krishna, l’Alchimista Cosmico, capace di manifestare tutto ciò che vuole. Sperimentate voi stessi mentre cambiate i vostri pensieri in fenomeni. Vedete l’universo attraverso gli occhi di Krishna. Percepite il vostro corpo come se fosse il cosmo. Voi non siete nell’universo, ma l’universo è in voi.

Nei prossimi minuti giocate con la vostra energia creativa,
manifestandovi nella forma che preferite, magari in uno degli archetipi più comuni che abbiamo appena preso in esame. Diventate la creatura che vorreste essere. Assumete la coscienza di un grande pittore o di un musicista. Immaginatevi nelle vesti di importante leader politico. Diventate un’aquila, e vivete il mondo come un uccello in volo. Siate una balena e acquisite la consapevolezza di un animale che gioca allegro sott’acqua. Non ci sono limiti ai modi in cui potete manifestarvi. Godetevi il vostro sé virtuale, trionfante nella conoscenza e nell’esperienza del vostro infinito potenziale. In questa forma voi siete tutti gli dei e le dee, gli archetipi e le immagini mitiche raccolte in un unico corpo. Per alcuni istanti consentite alle immagini, alle frasi, ai simboli e alle parole che affiorano di prendere forma nella vostra consapevolezza.

Quando ritenete di aver sperimentato una gamma abbastanza ampia di interessanti possibilità, scegliete tre immagini, simboli, parole o frasi archetipiche che echeggiano in voi, vi ispirano e vi forniscono una valida motivazione. Potrebbero essere divinità che ben conoscete, oppure immagini, animali, simboli degli elementi, forze del cosmo, slogan, parole o qualunque cosa rivesta per voi un significato preciso, facendovi sentire a vostro agio quando la sperimentate a livello mentale. Dovreste capire che se queste figure o
caratteristiche sono apparse nella vostra esistenza e vi si sono manifestate, significa che siete in grado di compiere gesta
meravigliose. Raccomando sempre agli uomini di scegliere almeno un

archetipo femminile, e alle donne di focalizzarsi su uno maschile. Tutti abbiamo in noi elementi di entrambi i sessi, e se ignoriamo un lato del nostro sé indeboliamo una fonte di passione personale.

Scrivete su un foglio i vostri tre simboli o archetipi, e iniziate poi a raccogliere opere d’arte, fotografie, simboli o gioielli che ve li ricordano. Alcune persone creano un vero e proprio altare per i loro archetipi, facendone un luogo dove concentrare la ricerca del proprio sé. Se le qualità principali dei vostri archetipi possono essere espresse in parole o frasi, prendetene nota per iscritto al fine di avere qualcosa di concreto che ve li rammenti. Almeno una volta al giorno, se possibile dopo la meditazione, rileggete i vostri appunti e inviate agli archetipi un invito a livello mentale: Ti prego, vieni a esprimerti attraverso il mio essere. Consentite ai simboli di ricordarvi l’ispirazione della vostra vita: quando vi sentite confusi o smarriti, saranno la bussola che vi ricondurrà al vostro vero sé.

Invece di seguire le ultime mode o di imitare una star del cinema, modellate voi stessi, i vostri pensieri e le vostre azioni sui vostri archetipi. La gente lo fa tutti i giorni, senza nemmeno rendersene conto. Per esempio, un cattolico potrebbe chiedersi: Che cosa avrebbe fatto Gesù al mio posto? È un modo di utilizzare come guida di vita il potente archetipo del Redentore, incarnato da Cristo. Usate allo stesso modo i vostri archetipi personali. Domandate a voi stessi: Il mio comportamento è in sintonia con i miei archetipi? E un modo più profondo di chiedersi: Sono onesto con me stesso? Potete trovare la vostra realizzazione consentendo agli dei, i totem o i personaggi di recitare tramite voi il loro dramma. Essi rappresentano infatti la chiave di volta al vostro vero e miracoloso destino.

PARTE SECONDA

Lastricare il sentiero del destino

Meditazione e mantra

LA meditazione è lo strumento più potente che abbiamo a disposizione per imparare a vivere il sincrodestino, a vedere il modello di connessione dell’intero universo e a compiere miracoli partendo dai nostri desideri. Ci consente infatti di focalizzare l’attenzione e l’intenzione sui livelli più sottili, fornendoci l’accesso alle informazioni e all’energia invisibili.

Se il vostro medico vi prescrivesse un paio di passeggiate di venti minuti al giorno, spiegandovi che così vi garantireste ottima salute, tranquillità d’animo, libertà dalle preoccupazioni, nonché maggiore successo nella vita privata e in quella professionale, seguireste le sue indicazioni? La maggior parte delle persone farebbe almeno un tentativo. Il sincrodestino stabilisce di meditare quindici-venti minuti per un paio di volte al giorno prima di invitare i nostri archetipi secondo la procedura descritta nel capitolo precedente. Fatelo, e la vostra vita inizierà a trasformarsi. Potete meditare al mattino, sbrigare poi le solite incombenze quotidiane e meditare di nuovo la sera: vi avvierete così sulla via della trasformazione, creando i miracoli che desiderate.

Le pagine che avete letto fin qui vi hanno preparato alla pratica della meditazione. Le informazioni che ho raccolto in questo testo, comunque, servono ad ampliare la vostra conoscenza, ma non sono fondamentali per imparare a meditare: se la comprensione della meccanica quantistica fosse un requisito indispensabile,
l’illuminazione sarebbe riservata solo ai fisici. I grandi pionieri di questa branca della scienza hanno propugnato la causa dello spirito mettendo in discussione il significato più profondo della vita. Tra loro vorrei citare Wolfgang Pauli, che con Carl Jung è stato tra i primi a parlare di sincronicità. Erwin Schròdinger, Paul Dirac, Werner, Heisenberg, Max Planck, David Bohm e John Wheeler ritenevano che la fisica dei quanti non potesse essere compresa senza prendere in esame anche la coscienza come componente basilare della realtà. Non è però necessario capire la religione, la filosofia o la scienza per avere accesso allo spirito. Basta solo seguire le istruzioni qui di seguito riportate.

La meditazione è un processo molto semplice, difficile da descrivere ma facile da realizzare non appena si inizia a praticarla con regolarità. Vi spiegherò dunque le sue nozioni di base cosicché possiate applicare con successo le regole del sincrodestino descritte nel resto del libro.

COME MEDITARE

La nostra mente è sempre attiva e salta in continuazione da un pensiero all’altro, da un’emozione a un’altra. Per entrare in contatto con l’intelligenza non-locale – l’anima universale racchiusa in ognuno di noi -, occorre invece avanzare oltre la nebbia dei pensieri che ci impediscono di vederla. Non possiamo però superare tale barriera ricorrendo alla forza, così come non si può disperdere con forza la nebbia: bisogna semplicemente aspettare che si alzi da sola. Di tanto in tanto si apre magari uno spiraglio che ci consente di sbirciare davanti a noi. Lo stesso accade con i pensieri: se siamo tranquilli possiamo avere momenti di puro silenzio – io li chiamo “varchi” – attraverso i quali scorgiamo il livello più profondo dell’anima. Ogni singola occhiata aumenta la nostra comprensione, finché la nostra consapevolezza non si amplia.

Lo scopo della meditazione è smettere di pensare per un certo lasso di tempo, aspettare che la nebbia del pensiero si diradi e scorgere lo spirito interiore. Per molti controllare il flusso dei pensieri è un compito improbo. I principianti a volte si sentono frustrati… e anche la frustrazione è un pensiero, un’emozione che ci ostacola il cammino. L’obiettivo consiste nel lasciar andare tutti i pensieri in maniera quieta e passiva.

Per iniziare a meditare, occorre focalizzarsi adagio su un oggetto in modo da non consentire ad alcun pensiero vagante di intromettersi. Cominciamo con una meditazione legata alla respirazione.

Sedetevi comodamente, tenendo i piedi ben appoggiati al pavimento e le mani posate in grembo, con i palmi girati verso l’alto. Chiudete gli occhi e avvertite il vostro respiro. Osservate il flusso di ogni inspirazione ed espirazione, senza cercare di controllarlo. Può darsi che il vostro respiro rallenti o si affretti, diventi più profondo o leggero, o si conceda addirittura una pausa, sempre in maniera del tutto involontaria. Osservate i cambiamenti senza opporre alcuna resistenza e senza formulare anticipazioni. Ogni volta che la vostra attenzione si distoglie a causa di un rumore esterno, di una sensazione del vostro corpo o di un pensiero, riportatela dolcemente sul respiro.

Questa è la meditazione di base. Non appena vi sentite a vostro agio stando tranquillamente seduti e concentrati sulla respirazione, potete recitare un mantra che vi aiuti a creare un ambiente mentale favorevole all’ampliamento della consapevolezza.

MANTRA

La parola mantra è composta da man (radice della parola “mente”) e tra (radice della parola “strumento”), e quindi il suo significato letterale è “strumento della mente”. L’antica tradizione del Vedanta esamina i vari suoni prodotti in natura, le vibrazioni fondamentali del mondo che ci circonda. Secondo il Vedanta, questi suoni sono l’espressione della mente cosmica o infinita, e sono alla base di tutti i linguaggi umani. Per esempio, se recitate le lettere dell’alfabeto una dopo l’altra emettete gli stessi suoni prodotti spontaneamente dai bambini. Tali suoni comprendono anche le vibrazioni create dagli animali, presenti ovunque in natura: sono i suoni del vento, del fuoco che arde, del tuono, del fiume che scorre, delle onde del mare che si infrangono a riva. La natura è vibrazione. L’essere infinito vibra in maniera ritmica, musicale e primordiale. La vibrazione è lo strumento con cui il potenziale infinito si esprime in qualità di universo manifesto.

Sappiamo che l’universo manifesto sembra costituito da oggetti solidi mentre in realtà è composto da vibrazioni, il cui livello varia a seconda dei tipi di oggetti. Se sferro un calcio a una grossa pietra, non percepisco alcuna vibrazione ma solo dolore e anche il piede che avverte la fitta e il cervello che registra la sofferenza sono vibrazioni. Tutte le vibrazioni interagiscono tra loro, e noi le interpretiamo come materia e sensazioni. Mantra è una parola che descrive questa qualità dell’universo.

Si dice che nell’antichità i veggenti fossero in grado di percepire queste vibrazioni ogni volta che si dedicavano alla meditazione. Anche noi possiamo riuscirci, basta placare la mente e rimanere seduti, fermi e tranquilli. Possiamo provare in qualunque momento, e anche se ci copriamo le orecchie, riusciamo a sentire le vibrazioni. Il corpo vibra in continuazione, ma i suoni sono così impercettibili che ci sfuggono. Se ci sediamo in un luogo isolato e immerso nel silenzio, in un primo momento avvertiamo solo una sorta di mormorio di sottofondo; con il passare del tempo, esercitandoci a sufficienza potremo invece sentire tutti i mantra raccolti nella tradizione religiosa vedica.

In questi testi sacri è scritto che pronunciando un mantra ad alta voce i suoi modelli di vibrazione provocano effetti particolari e creano eventi nel regno fisico. Recitare mentalmente un mantra dà origine a una vibrazione astratta, che ci porta nel campo della pura consapevolezza o spirito da cui sorge la vibrazione. Un mantra è quindi un ottimo modo di trascendere e di tornare alla fonte del pensiero, che è pura consapevolezza. È quindi consigliabile utilizzare mantra specifici, che provocano vibrazioni ben precise.

Il mantra a cui ricorro io, e che vorrei suggerirvi per realizzare il sincrodestino, è il semplice “so-hum”, cioè il mantra del respiro. Se prestate la giusta attenzione al vostro respiro, mentre l’aria entra ed esce dai vostri polmoni potete sentire il suono so-hum: quando inspirate il suono della vibrazione è so, quando espirate diventa hum. Provate ora a esercitarvi: inspirate a fondo, chiudete gli occhi e la bocca, ed espirate con forza attraverso il naso. Se vi concentrate, potete udire chiaramente Yhum.

Una delle più diffuse tecniche di meditazione consiste nel
focalizzarsi sul punto da cui proviene il respiro. Tenendo gli occhi chiusi, inspirate e dite nella vostra mente so; nell’attimo in cui espirate dite invece hum. In maniera costante e graduale il vostro respiro e i suoni relativi diventeranno sempre più pacati, finché a un certo punto la respirazione sembrerà fermarsi del tutto. Calmando il ritmo del flusso dell’aria possiamo tranquillizzare anche la mente. Quando trascendiamo, il mantra so-hum si dissolve, e la respirazione si concede una lunga pausa. Il tempo si ferma, e noi ci troviamo nel campo della pura consapevolezza, il regno non-locale, lo spirito, il fondamento dell’essere.

Il mantra è dunque un modo di sperimentare la consapevolezza non-locale. Antiche tradizioni come quelle degli aborigeni
australiani, degli indiani e dei nativi americani li usano da migliaia di anni, intonando canti che danno origine a particolari vibrazioni, suoni dell’universo che creano qualcosa dal nulla, e muovono energia da ciò che non è manifesto in ciò che lo è.

SUTRA

Il sutra è un mantra che ha un senso preciso. Il mantra in sé non ha alcun significato, è una semplice vibrazione che diventa sutra quando racchiude un’intenzione codificata. Sutra è un termine sanscrito, legato al latino sutura, da cui l’italiano “suturare” e l’inglese suture, cioè “unire con una cucitura”. Un sutra è quindi una sorta di punto sull’anima, creato dall’intenzione. Sia i mantra sia i sutra ci consentono di trascendere per raggiungere una più profonda
consapevolezza. Di conseguenza, possiamo usare il mantra so-hum per trascendere, e ricorrere poi a un sutra per fissare una determinata intenzione alla nostra coscienza.

I messaggi contenuti nei sutra sono semplici e al tempo stesso complicati. Se io recito il sutra aham brahmasmi (“il fulcro del mio essere è la realtà fondamentale, la radice e la base dell’universo, la fonte di tutto ciò che esiste”), potrei aver bisogno di un’intera giornata o di mezzo libro per spiegarlo e comprenderlo. Il sutra ha in sé la comprensione totale di un pensiero estremamente complesso, anche se riassunto in due sole parole: focalizzando su di lui la nostra attenzione siamo in grado di sperimentare e capire la spiegazione che racchiude.

Nei capitoli successivi troverete i mantra e i sutra che vengono usati con successo da migliaia di anni, e che indicano la via verso il sincrodestino. I termini in sanscrito possono magari sembrarvi estranei e remoti, ma ciò non diminuisce affatto la loro efficacia, dato che funzionano anche se non capite quello che vogliono dire. Ricordatevi che sono i suoni della natura a cui unite un significato, il quale viene sempre e comunque compreso dall’anima.

Ancora oggi usiamo una lingua antica al posto di idiomi più moderni per via della sua efficacia. I mantra e i sutra recenti rendono ancora più difficile il processo che ci consente di vivere la sincronicità. Per fare un esempio chiarificatore, io posso scegliere tra vari modi di raggiungere il mio ufficio. Posso seguire una mappa stradale o una carta delle curve di livello. Posso imboccare l’autostrada, prendere un elicottero o raggiungere la costa e imbarcarmi su un battello. Ma se scelgo il sentiero più battuto e familiare, quello che ho percorso mille volte, il mio viaggio da casa all’ufficio sarà più facile. Allo stesso modo, i mantra e i sutra che sono stati adoperati per migliaia di anni da milioni di persone forniscono la via più comoda alla trascendenza e al regno non-locale.

In aggiunta, usando mantra e sutra che sono già stati utilizzati molte volte per uno scopo particolare si aumentano le possibilità di ottenere il risultato sperato. Come ricorderete dalle spiegazioni del Capitolo 1, ogni volta che una particella-onda diventa un’onda aumenta le probabilità di trasformarsi di nuovo in futuro in un’onda identica. I sutra sono intenzioni che aumentano in maniera percentuale la possibilità che un’onda decada secondo un’ampiezza di probabilità prevedibile. Non lasciatevi dunque spaventare dal sanscrito, ma accogliete invece con gioia le antiche parole che vi conducono alla trascendenza e al sincrodestino.

Nei capitoli successivi troverete i Sette Princìpi del sincrodestino e gli esercizi che possono aiutarvi a comprenderli. I Princìpi sono modi di pensare alle qualità dell’intelligenza non-locale e di metterle in relazione con le questioni della vostra vita. Ognuno di essi offre una nuova lezione, un modo diverso di entrare in sintonia con lo spirito e le sue infinite possibilità.

Questo è il programma per conquistare il sincrodestino, la maniera specifica di usare tutti gli elementi che vi ho fin qui illustrato:

1. Iniziate ogni giorno isolandovi in un luogo tranquillo, dove siete certi di non essere disturbati. Collocate davanti a voi i simboli dei vostri archetipi.

2. Meditate per venti minuti usando il mantra so-hum, che amplia la vostra consapevolezza e vi pone in una disposizione d’animo ricettiva.

3. Al termine della meditazione, aprite gli occhi e fissate i simboli dei vostri archetipi. Invitate gli archetipi o le loro energie a esprimersi tramite voi. Dite: “Vi chiedo di diventare parte di me e di agire attraverso di me. Siate la guida della mia vita”.

4. Leggete il principio del sincrodestino del giorno. Ci sono infatti sette princìpi, uno per ogni giorno della settimana. Iniziate dal primo. Non dovete comprendere ogni suo singolo concetto: limitatevi a leggerlo. Il secondo giorno passate al secondo principio e così via.

Vi raccomando di seguire l’ordine preciso dei princìpi, che sono stati elaborati in modo da completarsi a vicenda. L’ottavo giorno
ricominciate dal primo.

Ogni principio ha un sutra che ne racchiude gli insegnamenti. Comprendete a fondo tali insegnamenti. Eseguite gli esercizi fino a quando non diventano parte della vostra realtà. Dopo molte settimane sarete in grado di limitarvi a leggere il sutra e usufruire così dei benefici dell’intero capitolo. Continuate a seguire il programma giorno dopo giorno, e ogni settimana, ogni mese trascorsi vi avvicineranno al compimento del vostro destino.

Queste prime quattro fasi richiedono dai venti ai trenta minuti. La sera ripetete l’intero processo.

Nel resto della giornata vivete come al solito, senza impegnarvi a compiere imprese particolari. La meditazione del mattino focalizza comunque la vostra intenzione per le ore successive, anche se non formulate alcun pensiero consapevole in merito. Leggendo il principio voi create infatti tale intenzione e consentite all’intelligenza non-locale di sincronizzare i milioni di singoli eventi che devono avvenire per realizzarla. Vi assicuro che non dovete fare altro.

L’intenzione, che agisce grazie alla sincronicità organizzata dall’intelligenza non-locale, può essere bloccata dall’ego. Quando l’ego cerca di frapporsi e impedire la riuscita dei nostri sogni, noi veniamo messi in allarme da vari segnali, il più importante dei quali è l’ansia. Questa emozione negativa ci assale, infatti, ogni volta che il nostro sé o il nostro spirito vengono sopraffatti dall’ego o dall’immagine che abbiamo di noi stessi. Il nostro vero sé è immune da stress e angoscia, che non ci sfiorano quando siamo centrati: si tratta di sensazioni che ci mettono in guardia, informandoci che la nostra intima connessione con l’entità non-locale è bloccata. Ciò accade con eccessiva frequenza a molte persone, ma si può uscire da una situazione del genere e recuperare la concentrazione smarrita per colpa della tensione facendo affidamento sul processo che io chiamo “eliotropismo”.

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