IL MODELLO AYURVEDICO DELLA CREAZIONE

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IL MODELLO AYURVEDICO DELLA CREAZIONE

Il modello ayurvedico della creazione deriva dal sistema Samkhya successivamente integrato nella
cultura Vedica.
Il Samkhya e lo Yoga sono due sistemi filosofici gemelli, quasi i due aspetti di un’unica
disciplina. Il Samkhya fornisce una spiegazione della natura umana enumerandone e definendone gli
elementi, analizzandone il loro modo di cooperare nello stato di schiavitù karmica e descrivendo la
loro separazione nello stato di liberazione.
Lo Yoga si occupa della dinamica del processo di separazione e definisce le tecniche pratiche per
raggiungere la liberazione.

Le nozioni principali di questo duplice sistema sono:

l’universo si fonda su una dicotomia tra Monadi viventi (Purusha) e Materia inerte (Prakruti)

La materia si manifesta sotto tre aspetti differenti (triguna) paragonabili ai tre fili di un’unica
fune

ogni Monade (Purusha) associata alla Materia (Prakruti) è coinvolta nella schiavitù di un
interminabile ciclo di trasmigrazione (samsara)

Queste idee non appartengono alla cultura originale della tradizione vedica brahmanica.
Nella filosofia Samkhya infatti l’universo è composto da una infinità di Monadi viventi associate
alla materia inerte ma non è presente il concetto Vedico di uno Spirito unico e supremo (Brahaman)
da cui tutto ha avuto origine .
Le idee del Samkhya e dello Yoga sono immensamente antiche ma non compaiono in alcun testo ortodosso
indiano fino al periodo relativamente tardo delle Upanisad e del Bhagavad Gita dove appaiono già
mescolate ed armonizzate con la cultura vedica.

All’inizio dello Yoga Sutra è scritto:
“Lo Yoga consiste nell’arresto delle attività spontanee della sostanza mentale”
La mente per sua natura è in costante agitazione e si trasforma continuamente nelle forme e nei
colori di tutto ciò che viene offerto ai sensi, all’immaginazione, alla memoria, alle emozioni.
La mente è dunque sempre agitata come la superficie di uno stagno sotto l’azione del vento. Anche se
l’acqua è limpida le onde e lo sfavillio della luce non permettono di veder il fondo.
Ma se il vento si placa, se i rivoli di acqua torbida cessano di affluire, se tutte le esperienze
sensoriali provenienti dall’esterno e se tutte le sorgenti interne dei ricordi, delle
preoccupazioni, dell’immaginazione si fermano allora, nel momento in cui questo avviene la monade
vivente, come un gioiello sul fondo dello stagno acquietato, si rivela.
Lo Yoga riesce a fare questo.

La Monade, chiamata Purusha, Atman, Sé è l’entità vivente nascosta sotto e dentro tutte le
metamorfosi della nostra vita condizionata.

Il principio informatore di questa teoria evolutiva è che universo e genere umano hanno una stessa e
comune origine e l’individuo è concepito come un microcosmo specchio ed immagine del macrocosmo.
Analizziamo ora le varie fasi della evoluzione secondo il Samkhya vedico.

AVYAKTA – IL PURO ESSERE NON MANIFESTO
Il puro essere nel suo stato non manifesto prende il nome di AVYAKTA. Esso è pienamente trascendente
quindi non è descrivibile. Nel periodo vedico veniva indicato con termini quali: satyam (verità
fondamentale dell’Essere), rtam (essenza dell’universo causa di se stesso) brhat (infinita grandezza
dell’Essere).
I due principi insiti nell’Avyakta sono PURUSHA e PRAKRUTI.

PURUSHA – L’ESSENZA DA CUI TUTTO HA ORIGINE
Purusha rappresenta l’originaria essenza incorporea da cui tutto ha avuto origine. E’ la totalità
della realtà primordiale, non causata ed autosufficiente. Il Purusha è uno, eterno ed immutabile, è
la coscienza primordiale fondamento di tutte le apparenze. E’ puro spirito, incorporeo ed
illimitato. E’ associato al concetto di energia maschile.

PRAKRUTI – L’ENERGIA MATERIALE PRIMORDIALE
Prakruti, l’energia materiale primordiale, si manifesta allorquando Purusha “si muove” e sperimenta
spontaneamente lo stato emotivo del “desiderio” o del “bisogno”.
Come ciò possa avvenire rimane misterioso. Anche Prakruti è non manifesta e rappresenta la materia
primordiale, cioè l’energia non ancora sviluppata ma dalla quale la materia evolverà in tutte le sua
forme. E’ associata con l’energia femminile. Un antico sutra vedico così descrive la potenzialità
creativa di Prakruti: “Io sono l’uno che desidera diventare il molteplice”.

MAHA-GUNA – LE TRE QUALITA’ LATENTI
In Prakruti sono presenti i tre MAHA-GUNA: SATTVA, RAJAS e TAMAS. Il termine guna significa “ciò che
tiene legato” e può essere concepito come “proprietà o qualità”. I Guna rappresentano “qualità
latenti” che infondono il carattere unico di ciò che vanno a permeare. SATTVA è l’attributo più
puro, incorporeo e spirituale presente nel mondo manifesto . Le sue caratteristiche sono coscienza,
luminosità, intelligenza, pace, armonia. Sattva indica il più alto grado di purezza e quindi di
salubrità. RAJAS è movimento, energia cinetica, cambiamento, trasformazione. TAMAS rappresenta la
qualità dell’inerzia, della solidità, dell’oscurità, della grossolanità, della materialità. Quando
sono in equilibrio i Maha-Guna conferiscono alla sostanza che permeano una qualità spirituale ed
immateriale. Nello stato normale si ha uno squilibrio e, se Sattva non è dominante, si ha una
condizione di maggiore materialità, corporeità e grossolanità. Dai maha-guna prendono poi forma i
gurvadi-guna cioè quelle qualità delle sostanze percepibili con i cinque sensi.

MAHAT – L’INTELLIGENZA COSMICA
La prima manifestazione che possiede in se una essenza materiale sviluppata è l’intelligenza
cosmica, il MAHAT presente in tutti gli aspetti dell’universo. Questa intelligenza innata, che
perviene nell’Essere prima delle forme più grossolane della materia, regola ad esempio il processo
dell’evoluzione e contiene in sé i panchatattva, le cinque cause originarie che a loro volta formano
i cinque sensi (jnanendriya), i cinque organi d’azione (karmendriya) e i cinque tanmatra o energie
sottili dalle quali si originano i cinque elementi grossolani (panca-mahabbhutani). Mahat è il primo
prodotto dell’evoluzione di Prakruti. Per gli esseri umani Mahat prende il nome di budhi,
l’intelletto che permette di distinguere il vero dal falso, il giusto dallo sbagliato, la realtà
dall’illusione.

AHAMKARA – L’EGO COSMICO
Il successivo livello dell’evoluzione di Prakruti è AHAMKARA. L’Ahamkara rappresenta il momento in
cui l’unità si differenzia e si suddivide nell’individualità. L’Ahamkara rappresenta l’EGO COSMICO.
Per gli esseri umani rappresenta l’esperienza del sé.
Per mezzo dell’Ahamkara sia i cinque tattva sia i tre maha-guna cominciano a divenire attivi e a
costruire l’universo manifesto.

LA NASCITA DEI DOSHA
Quando rajas inizia ad interagire con sattva e con tamas, l’energia cinetica di rajas emette il
Prana, l’essenza energetica che pervade ogni forma di vita biologica. Da Prana si origina il primo
dosha bioenergetico, il VATA. Da Vata si originano gli alti due dosha, PITA e KAPA. Tale livello di
realtà è sia spirituale che materiale.
Il concetto di dosha, nel significato di sostanza bioenergetica, ha le sue origini nell’opera di
Charaka e Susruta. In sanscrito dosha significa “DANNO” , “ERRORE”. Questo significato allude alla
loro capacità di alterare e disgregare la condizione corrente. Il concetto di dosha comprende due
fattori:

La natura di sostanza bioenergetica

La natura di forza, di processo o principio fisiologico bioenergetico e regolatore.

I dosha possiedono una natura situata al confine fra materia ed energia. Poiché hanno anche una
componente materiale essi sono composti in parte dai cinque elementi grossolani.
Nel corpo umano sono gli intermediari fra il mondo esterno ( gli alimenti, la dieta, le stagioni, la
routine quotidiana, lo stile di vita) e quello interno (i tessuti, gli organi e le funzioni
dell’organismo.

VATA
Vata costituisce l’umore biologico dell’ARIA ed il suo significato (vento) suggerisce il movimento.
La sua funzione principale è la propulsione. Da vata dipendono tutti i movimenti all’interno
dell’organismo, dal livello cellulare, a quello tessutale e muscolo scheletrico. Vata controlla
anche il sistema nervoso centrale e periferico. Vata trasporta se stesso e gli altri dosha nelle
varie zone del corpo. Vata Dal punto di vista dei gurvadi-guna vata ha le seguenti qualità:
freddo – secco – leggero – sottile – mobile – nitido – duro – ruvido – fluido.
Vata è composto dagli elementi Etere ed Aria ed ha in se una qualità rajasica che sta alla base
della sua attività cinetica.

PITA
Pita costituisce l’umore biologico del FUOCO. L’origine etimologica di Pita è legata al processo
digestivo, al riscaldamento ed alla trasformazione. La principale funzione di Pita è la digestione o
trasformazione sia a livello organico cellulare e tessutale, sia a livello emotivo, mentale e
psicologico. Le qualità di Pita sono:
caldo – debolmente oleoso – leggero – sottile – mobile – nitido – morbido – liscio – fluido.
Pita è composto dagli elementi Fuoco ed Acqua ed ha natura fortemente sattvica ed anche rajasica.

KAPA
Kapa rappresenta l’umore biologico dell’ACQUA. La sua principale funzione è la coesione, cioè la
capacità di mantenere unito. Il termina Kapa significa “flemma” cioè la qualità del congiungimento.
Kapa mantiene la stabilità dei tessuti corporei proteggendoli grazie alla propria tendenza alla
compattezza. Le qualità di Kapa sono:
freddo – umido – pesante – grossolano – denso – stabile – opaco – morbido – liscio.
Kapa è composto dagli elementi Terra ed Acqua ed ha natura significativamente tamasica.

Come abbiamo visto in ogni dosha prevalgono due elementi uno dei quali si può considerare primario e
l’altro secondario. Vata ha come elemento primario l’aria, pitta ha il fuoco e kapa l’acqua.

I PANCA-TANMATRA – LE CINQUE ENERGIE SOTTILI
I Tanmatra sono le energie sottile che generano i fenomeni nell’ultima fase della evoluzione e cioè
i 5 elementi grossolani e i cinque organi di percezione. I cinque tanmatra sono:

L’energia che genera il SUONO che è percepita dalle orecchie. Il suo elemento è l’Etere.

L’energia che genera il TATTO che è percepita dalla cute. Il suo elemento è l’Aria.

L’energia che genera la VISTA che è percepita dagli occhi. Il suo elemento è il Fuoco.

L’energia che genera il GUSTO che è percepita dalla lingua. Il suo elemento è l’Acqua.

L’energia che genera l’OLFATTO che è percepita dal naso. Il suo elemento è la Terra.

I PANCA-MAHABHUTA – I CINQUE GRANDI ELEMENTI
I cinque grandi elementi sono chiamati panca-mahabhuta e sono propri del livello più materiale.
Funzionano come principi di densità e dal punto di vista biologico hanno un importante significato
metaforico come rappresentazione della fisiologia dell’organismo. La loro mescolanza compone
l’essenza materiale di tutta la realtà manifesta.
I cinque grandi elementi sono:

ETERE. E’ il primo elemento a precipitare dai cinque tanmatra. E’ il solo totalmente sottile e a non
presentare qualità materiali. L’Etere è connotato dalla non resistenza, dallo spazio e dalla
ricettività. I suoi attributi sono: sottigliezza – morbidezza – leggerezza.

ARIA. Dall’etere deriva l’elemento aria, caratterizzato da movimento. I suoi attributi sono
leggerezza – secchezza – sottigliezza – freddezza – dispersione.

FUOCO. Con il suo movimento e frizione continua l’aria genera il fuoco. I suoi attributi sono:
calore – penetrazione – sottigliezza – leggerezza – secchezza.

ACQUA. Il fuoco causa l’addensamento della coscienza che diviene acqua. Le sue qualità sono fluidità
– morbidezza – vischiosità.

TERRA. Quando l’acqua si addensa si modifica in terra, una massa densa, solida, stabile. Le sue
qualità sono grossolanità – stabilità – pesantezza – durezza.

I PANCA-JNANENDRIYANI – I CINQUE ORGANI DI PERCEZIONE
La fase successiva dell’evoluzione porta alla formazione dei cinque organi di percezione definiti
panca-jnanendriyani. L’importanza dei cinque organi di senso nell’Ayurveda è fondamentale. Questi
organi ci permettono il diretto contatto con il mondo esterno. Essi derivano direttamente dalla loro
matrici nei cinque tanmatra. I cinque organi della percezione ed i rispettivi oggetti di percezione
sono:

1. ORECCHIE > SUONO
2. CUTE > CONTATTO
3. OCCHI > FORMA
4. LINGUA > SAPORE
5. NASO > ODORE o AROMA

I PANCA-KARMENDRIYANI – I CINQUE ORGANI DI AZIONE
Al medesimo livello concettuale dei cinque organi di percezione vi sono i cinque organi motori o
panca-karmendriyani. La loro natura materiale è conseguenza del fatto che derivano dai cinque
elementi mentre la loro dinamicità deriva dalla presenza preponderante del maha-guna rajas. I cinque
organi di azione, le corrispondenti azioni, i corrispondenti organi percettivi e i corrispondenti
elementi sono:

1. BOCCA PAROLA ORECCHIO ETERE
2. MANI TATTO PELLE ARIA
3. PIEDI MOVIMENTO OCCHI FUOCO
4. ORGANI GENITALI RIPRODUZIONE LINGUA ACQUA
5. ANO ESCREZIONE NASO TERRA

IL MANAS – LA MENTE

L’enumerazione Samkhya passa infine a descrivere una facoltà specificatamente umana: la Mente o
MANAS. La mente è alimentata dalle sensazioni che derivano dai cinque organi di percezione e dai
cinque organi motori. Il Manas collega l’individuo sia al mondo esterno che a quello interno e può
essere ricondotto al concetto di EGO o personalità.
Il termine manas indica la mente nella sua concezione più ampia nel suo sperimentare desiderio,
bisogni suscitati dall’esperienza sensoriale e come sede del desiderio del piacere e della
gratificazione. Il desiderio denota il bisogno conscio od inconscio di soddisfare, gratificare o
realizzare le proprie aspirazioni. L’impulso perpetuo verso la soddisfazione dei desideri, che nella
tradizione orientale identifica una patologia, agisce come motore per ottenere ripetutamente piaceri
già provati in precedenza. L’attività del manas tende quindi a creare un vincolo, una dipendenza nei
confronti degli oggetti sensoriali del mondo materiale. La regolazione del desiderio rappresenta un
tema centrale nella medicina ayurvedica il cui scopo è promuovere la salute, il benessere e
l’autosviluppo. Ciò spiega chiaramente perchè l’Ayurveda si dedica ai bisogni del corpo e della
mente.. E’ infatti basilare e centrale il fatto che il corpo rappresenta la base fisica e materiale
della coscienza cioè rappresenta la dimensione materiale della dimensione spirituale.
Il termine sanscrito budhi rappresenta l’aspetto intelligente della mente, una qualità sattvica che
ha il potere di distinguere ciò che è buono e che quindi porta crescita, armonia e sviluppo da ciò
che è invece nocivo.

da xoomer.virgilio.it/jndkfr/abyangam/italian/modellocreaz.html

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