STATI ALTERATI DI COSCIENZA – 5

pubblicato in: AltreViste 0

STATI ALTERATI DI COSCIENZA – 5

da “Enciclopedia olistica”

di Nitamo Federico Montecucco ed Enrico Cheli

STATI DI COSCIENZA E PARAPSICOLOGIA

Teoria delle informazioni e fenomeni extracorporei
di Francesco Di Noto

Nella percezione sensoriale un’informazione arriva dall’ambiente spazio – temporale circostante (qui
e ed ora) al cervello, (o mente) tramite un segnale energetico (suono, luce) modulato, o tattile, o
chimico (olfatto, gusto) attraverso uno dei cinque sensi; e giunta ai cervello, viene immagazzinata
ed elaborata assieme a tutte le altre informazioni contenute nelle continue percezioni sensoriali.

Vi è quindi un continuo veicolo energetico o materiale che contiene, in una sua particolare modifica
(=Codifica) un’informazione, che dall’ambiente circostante arriva al cervello tramite un senso.

Nell’E.S.P., (Percezione Extra Sensoriale), invece l’informazione proviene da lontano nello spazio
e/o nel tempo (passato o futuro), senza un apparente veicolo energetico, e senza passare attraverso
uno dei sensi noti: direttamente, in apparenza, da un oggetto (o ambiente) alla mente, o da mente a
mente; queste quindi le principali differenze tra percezione sensoria ed extrasensoria: mancanza,
nella seconda, di limiti spazio temporali, di un veicolo energetico per le informazioni acquisite e
della mediazione di uno dei sensi noti.

Per quanto riguarda il veicolo energetico delle informazioni, i casi sono due: a) o esso non è
necessario, come pensano certi fisici relativistici (Costa de Beauregard, ecc.) che pensano
all’effetto E.P.R per lo spostamento istantaneo tra due punti dell’Universo; b) o non è stato ancora
trovato, nonostante la caccia che gli si è data, denominandolo energia psi, ma mai catturato né in
laboratorio né altrove, né come veicolo di informazioni per l’E.S.P., né come forza responsabile dei
fenomeni PK (PsicoKinesi = La mente che muove la materia) spontanei o sperimentali. Più possibile è
questo secondo caso, essendo la parapsicologia una scienza giovane e che ancora deve esprimere in
pieno le sue possibilità sperimentali: ed essendo finora fatta essenzialmente di chiacchiere
(raccolta di casi spontanei ed infinite discussioni sulle loro possibili cause). Un’informazione, in
ultima analisi, non sarebbe che una modifica (nota come codifica, quando è artificiale) di
un’energia fisica o di un corpo materiale; un suono, un’immagine, una scritta, un’alterazione
qualsiasi su uno sfondo uniforme.

Forse esistono energie o materie extrafisiche in grado di contenere informazioni e di trasportarle
da un posto all’altro senza incontrare i limiti delle energie fisiche (distanze, ecc.), poiché allo
stato attuale delle conoscenze non possiamo ipotizzare l’esistenza di informazioni prive di un
supporto materiale o energetico, sia fisico che eventualmente extrafisico. Nella moderna teoria
delle informazioni, elaborata da Claude Shannon, l’informazione è definita come una grandezza
fisica, con una propria unità di misura (bit, da binary digit), e abbinata ad un supporto fisico,
che viene emesso come segnale modulato da una sorgente, si propaga in un mezzo adatto (canale di
trasmissione), e giunto a destinazione (per esempio un telegrafo, un televisore, un telefono) viene
codificato da un decodificatore in modo da essere intelligibile al destinatario. A queste 1eggi
naturali o artificiali di origine, spostamento e veicolazione delle informazioni, non dovrebbero
sfuggire nemmeno le informazioni E.S.P., anche se non conosciamo ancora l’energia (o le energie) di
natura fisica o più probabilmente semifisica, in grado di fungere da loro veicolo. La paranormalità
è, com’è noto, un campo molto vasto, e oltre all’E. S. P. e alla P.K., comprende altri fenomeni, che
potrebbero dare qualche utile indicazione sull’energia – materia responsabile della loro
manifestazione.

Alcuni di questi sono i cosiddetti fenomeni extracorporei, di viventi e morenti, cioè le O.O.B.E.
(Esperienze Fuori Dal Corpo) e la N. D. E. (Esperienze vicino alla morte). In questi fenomeni, il
soggetto si sente talvolta separato dal corpo fisico, ma in un altro corpo, con caratteristiche sue
proprie; leggerezza, invisibilità, velocità, capacità di attraversare la materia fisica, forma umana
o diversa (simile ad un foglio di carta, ad un occhio, ad un punto nello spazio, ad un globo di
energia). La casistica è piena di descrizioni. Questo secondo corpo, comunque, di qualcosa è fatto.
E siccome la mente si sente, durante la O.O.B.E. e la N.D.E., in questo secondo corpo, ed essendo la
mente fatta di informazioni, questo corpo, o la materia energia, fisica o extrafisica che lo
compone, può veicolare informazioni psichiche, in questi casi l’intera mente cosciente. Quindi, tali
fenomeni sono possibili secondo la teoria delle informazioni applicata alla psi, argomento ancora
tutto da sviluppare, e quindi le ipotesi che riducono la O.O.B.E. – N.D.E. a semplici allucinazioni
o a chiaroveggenza “viaggiante” sarebbero da scartare.

Tale corpo di altra materia -energia semi o extrafisica è stato indagato in laboratorio (PRF) con
risultati parziali, ed un mio progetto sperimentale con una moderna telecamera R.C.A. ai raggi
infrarossi deve ancora essere verificato, e in caso positivo sarebbe il primo risultato sperimentale
della teoria delle informazioni applicata alla psi. Anche le apparizioni, di viventi, morenti e
defunti, possono essere spiegati con tale teoria, tramite interazione, visibile al percipiente, tra
materia energia extrafisica e materia fisica (parziale materializzazione). Mentre per le esperienze
cosmiche (peak experiences), quando la coscienza, invece di separarsi come nelle O.O.B.E., si
espande e percepisce senza alcun limite, non può ipotizzarsi alcuna forma di supporto energetico
(pur essendo in qualche modo ancorata al cervello, al quale ritorna dopo l’esperienza). Concludendo,
la teoria delle informazioni applicata alla psi potrebbe dare qualche contributo alla sua
comprensione, e a qualche problema connesso (alludo alla sopravvivenza della psiche dopo la morte,
finora inimmaginabile senza il corpo fisico, mentre le O.O.B.E. e la N.D.E. indicano l’esistenza dì
un corpo extrafisico in grado di portare con sé le informazioni psichiche organizzate nella stessa
individualità cosciente del vivente).

La teoria delle informazioni potrebbe avere applicazioni nello studio dell’origine della vita
(essere vivente = materia + energia + informazioni), della sua evoluzione in senso favorevole
all’evoluzione delle informazioni (livello vegetale – animale -umano, e forse super umano futuro con
possibile “normalizzazione” della psi, cioè divenuta cosciente e volontaria). Anche Sagan (autore di
“I draghi dell’Eden”) scienziato della NASA, è di questo parere: “1’evoluzione si realizza nel senso
di un’informazione sempre più ricca ed articolata; questa informazione si presenta nel mondo
vegetale ed animale sotto forma di informazione genetica, nel mondo animale anche di informazione
cerebrale e nell’uomo anche di informazione extrasomatica (libri, computer, ecc.). La superiorità
del cervello umano si spiega in termini puramente quantitativi. Esposto ad ambienti più ricchi,
l’uomo ha sviluppato un maggior numero di sinapsi rispetto agli altri animali. Il cervello umano può
contenere 1013 bit di informazione in un volume di l03 cm cubi, ossia l010 bit per cm cubo.

L’informazione è perciò immagazzinata in esso in modo 10.000 volte più compatto che in un
calcolatore (che però ha una velocità di elaborazione dieci miliardi di volte maggiore)… Analogia,
quindi, tra cervello e computer. Così come nel computer ci sono un hardware (componente materiale;
circuiti, transistors, ecc.) e un software (informazioni e programmi per elaborare le informazioni),
nel cervello ci sono pure un hardware (neuroni, sinapsi, molecole mnemoniche, ecc.) e un software,
(informazioni sensoriali ed … extrasensoriali, e programmi per elaborarle, ricordarle,
comunicarle, ecc.). Il corpo organico sarebbe la fonte di energia, come nel computer la presa di
corrente. L’uomo, quindi, ed il suo cervello, come computer naturale e biologico in continua
evoluzione, forse anche verso una psi normale come passo avanti nella globale evoluzione delle
informazioni a livello cosmico.

L’uomo, con i suoi computer e la sua teoria delle informazioni, non ha inventato o scoperto proprio
nulla, ma ha adeguato alle sua esigenze di calcolo o memoria, le stesse leggi “informatiche” che la
natura ha usato con lui, strumento inconscio di un’evoluzione naturale e cosmica delle informazioni
verso uno stadio finale ancora sconosciuto; e durante tale evoluzione nel futuro, la psi potrebbe
essere ancora un altro “senso”, ancora in fase di perfezionamento e di sperimentazione naturale, e
per cui è ancora instabile e ribelle ad ogni tentativo di controllo umano. Solo con le droghe o le
tecniche yoga, o con l’ipnosi, si può ottenere qualche fenomeno psi, ma senza ancora una padronanza
totale delle variabili in gioco, biochimiche e psicologiche. Teoria delle informazioni, quindi,
promettente per la comprensione della vita, del suo posto nel cosmo come probabile strumento di
evoluzione delle informazioni, e della psi come futuro mezzo di perfezionamento in questo processo
evolutivo, processo che potrebbe continuare in dimensioni extrafisiche, dando ragione alle ipotesi
su una possibile sopravvivenza fisica dopo la morte, suggerita dai fenomeni psi in generale, dalle
O.O.B.E. e N. D. E. in particolare; le quali dimostrano, in termini informatici, che il software
specifico (mente cosciente) può fare a meno dell’hardware biologico (cervello – corpo), disponendo
di un hardware extrafisico, in grado di mantenere intatte tutte le informazioni di solito ritenute
“inseparabili” dall’abituale contenitore cerebrale.

La ghiandola pineale – sincronizzatore dei ritmi

Un approccio olistico al rapporto mente/corpo
di G. Francesetti, M.Gecele, A.Meluzzi

Secondo gli studi storici eseguiti dal neutoanatomista J. Ariens Kappers, (l979), la ghiandola
pineale fu scoperta più di 2300 anni fa da Herophilus (325-280 a.C.) un anatomico alessandrino, il
quale riteneva che essa controllasse il flusso della memoria.

La letteratura indiana antica presenta numerosi riferimenti alla pineale come organo di
chiaroveggenza o di meditazione, che permetteva all’uomo di ricordare le sue vite precedenti. Per i
buddisti, quest’organo costituisce il “terzo occhio” che, se aperto, penetra nelle dimore di cose
ineffabili. Finché il terzo occhio dorme l’adepto rimane inconsapevole dell’ineffabile. Sono
tuttavia descritte molte tecniche per permettere agli aspiranti di “aprirlo”, una di queste è la
meditazione.

Questo terzo occhio è stato anche ampiamente rappresentato nelle opere di arte sacra orientale dove
accade frequentemente di incontrare delle figure umane dotate di un occhio che si apre al centro
della fronte. Il segno indù delle caste si trova in un punto scelto comunemente per simbolizzare
l'”occhio”, e anche il colore utilizzato rappresenta lo spazio di sviluppo spirituale.

L’epifisi assume un ruolo importante anche nella visione energetica dei sette chakra dell’uomo. Gli
studi classici della medicina greco – romana considerano l’epifisi una struttura capace di
materializzare e guidare il fluido del pensiero dal terzo al quarto ventricolo cerebrale,
attraverso, cioè, quel sistema di canalicoli e cisterne nei quali fluisce il liquido cefalo –
rachidiano. Galeno, medico del II secolo a.C., considerò la pineale come una struttura simile alle
ghiandole linfatiche. Questa interpretazione venne accettata nella cultura occidentale per molti
secoli, finché in epoca rinascimentale, qualcuno non tornò ad occuparsi di ghiandola pineale. Nel
1640, Descartes definisce l’epifisi come “la sede dell’anima” e anello di congiunzione tra res
cogitans e res extensa, postulando anche l’esistenza di una connessione occhio – epifisi – muscolo e
attribuendo così, intuitivamente, un significato funzionale all’epifisi come mediatore degli effetti
della luce sull’apparato muscolare. Questa piccola struttura cerebrale era quindi in grado di
trasformare un immateriale pensiero in un’azione e di risolvere in questo modo, molti problemi alla
costruzione filosofica cartesiana.

In seguito, sotto l’influenza del pensiero cartesiano, molti studiosi del XVII e XVIII secolo
associano la pineale e le sue calcificazioni alla pazzia e alla patologia psichiatrica in genere.

Da allora la pineale resta sostanzialmente nell’oblio e l’aggettivo “vestigiale” è quello più
frequentemente applicato a questa ghiandola.

Tuttavia recenti ricerche psiconeuroendocrinoimmunologiche hanno riportato l’attenzione
sull’epifisi.

Le attuali conoscenze neurofisiologiche evidenziano come la pineale non sia semplicemente una
ghiandola, ma, come la midollare del surrene, un trasduttore neuroendocrino: converte infatti un
input nervoso, u~n neurotrasmettitore, in un output ormonale che va in circolo. L’input nervoso è la
noradrenalina, rilasciata dai nervi ortosimpatici postgangliari, l’output ormonale è in primo luogo
la melatonina. la sua sintesi della serotonina è catalizata da due enzimi (n – acetil – transferasi
, SNAT, e idrossindol – O – metil transferasi o HIOMT) che sono caratteristici della pineale. I
pinealociti sintetizzano esso stessi la serotonina dal triptofano aminoacido essenziale, tramite la
stessa via utilizzata nei neuroni.

La sintesi e la secrezione di melatonina sono regolate dalla percezione della luce: è interessante
osservare che la pineale deriva da un organo fotorecettoriale, funzionalmente “un terzo occhio”,
presente in alcune specie di rettili ed anfibi. La pineale dei mammiferi non risponde però
direttamente alla luce, ma l’impulso luminoso, raccolto dalla retina, giunge al nucleo
sporachiasmatico, regione coinvolta nella genesi dei ritmi biologici; di qui l’informazione passa
all’ipotalamo laterale da cui si dipartono le fibre efferenti dirette al midollo toracico dove
originano le fibre che terminano nei neuroni pregangliari del nucleo cervicale superiore che
proiettano alla pineale. La luce quindi determina il ritmo circadiano e circannuale della
melatonina, la cui secrezione è massima di notte e minima di giorno (il picco massimo si situa
intorno alle 02,00 di notte).

La pineale riceve però anche informazioni direttamente dal SNC tramite fibre nervose che collegano
l’abenula, la commisura posteriore, i nuclei paraventricolari con il peduncolo e il parenchima
epifisario. D’altra parte esistono dei recettori specifici per la melatonina nel SNC, in particolare
nel nucleo soprachiasmatico ipotalamico che rappresenta un centro di primaria importanza
cronobiologica.

Anche le influenze ormonali sembrano giocare un ruolo importante nella fisiologia epifisaria, ed
esistono sicure relazioni tra pinea1e e altri sistemi endocrini, in particolare le gonadi.

Oltre alla luce, anche i campi elettromagnetici influenzano l’attività della pineale, la quale
sembra essere un mediatore fondamentale degli effetti sistemici di questi campi sui sistemi
biologici. La pineale si presenta quindi come un fondamentale detector di alcune variabili
ambientali, in grado di trasferire le informazioni dall’ecosistema esterno a quello interno,
permettendo così la sincronizzazione fra ritmi ambientali e ritmi biologici dell’organismo.
Quest’organo ricopre infatti un ruolo centrale nell’organizzazione cronobiologica del nostro
organismo, consentendo ad esso di adattarsi in modo ottimale alle variazioni temporali ambientali.

L’azione dei secreti pineali, in gran parte ancora ignota, si esplica sul sistema endocrino
immunitario e nervoso in modo estremamente complesso. I prodotti epifisari meglio conosciuti
(melatonina e betacarboline) sono delle molecole a struttura chimica indolica, come la serotonina.
Questo tipo di anello strutturale è presente in tutte quelle molecole che a livello animale e
vegetale mediano il rapporto esterno – interno in modo sincronizzato. La melatonina, oltre ad un
effetto antigonadotropo, evidente soprattutto negli animali, presenta una attività immunostimolante
e antagonizzante gli effetti immunodepressivi di stress. Tratteremo a questo proposito soprattutto
della melatonina, ma sarebbe un errore identificare la pineale con questo ormone. Infatti, l’epifisi
è sede di produzione di molte altre molecole, come le beta-carboline, la cui funzione è attualmente
in gran parte sconosciuta.

Recenti osservazioni depongono per un ruolo immunomodulatore della pineale in senso stimolante e
antagonista nei confronti dello stress, tramite l’azione della melatonina su cellule
immunocompetenti e con la mediazione degli oppioidi endogeni.

Oltre ad un’azione immunomodulatrice, gli indoli (in particolare le beta-carboline e i
serotoninergici) influenzano gli stati di coscienza, controllando in particolare il ritmo
veglia/sonno e l’attività onirica. Le beta-carboline, in modo specifico, sono implicate nella
produzione dei sogni notturni e possono forse spiegare il fisiologico ritmo di alternanza della
dominanza emisferica cerebrale della durata di circa 20 minuti. Durante la predominanza
dell’emisfero destro si attiva la sfera affettiva, emozionale e creativa con una più o meno spiccata
estraniazione dall’ambiente esterno. In questi momenti ci sorprendiamo a sognare ad occhi aperti o a
commettere lapsus verbali o errori nel nostro lavoro. Nella fase di predominanza emisferica sinistra
è invece la nostra parte logico – razionale e analitica ad essere più attiva.

L’andamento bilanciato e armonicamente fasico di questi diversi stati di coscienza è alla base di un
buon equilibrio psicosomatico, perché ì meccanismi che controllano questa altalena della coscienza
sono gli stessi che modulano l’attività neuroendocrinoimmunitaria del soggetto.

Non deve quindi stupire che uno degli strumenti terapeutici più utilizzati in diverse medicine
tradizionali, sia costituito proprio da sostanze contenenti indoli. E’ per esempio il caso dello
sciamano dell’Amazzonia che usa l’ayahuasca, una liana ricca di beta-carboline e con proprietà
allucinogene, per indurre uno stato di coscienza fortemente alterato e condurre cosi alla catarsi e
alla guarigione. Ciò che fa lo sciamano è indurre, con tecniche comunicative che creano lo specifico
contesto emozionale e con l’assunzione e la somministrazione di indoli, una “tempesta
psicobiologica” riomeostatizzante per un meccanismo di tipo psiconeuroendocrinoimmunologico.
L’azione dell’allucinogeno, per un meccanismo serotoninergico, si esplica inoltre a livello del rafe
mesencefalico e dell’attività epifisaria, con una conseguente modulazione cronobiologica
dell’orologio endogeno.

In questo senso la pineale rappresenta un fondamentale centro di sincronizzazione dei ritmi
dell’organismo ai ritmi ambientali, tramite un’azione su diversi sistemi, fra cui come abbiamo
detto, quello immunitario.

La regolare cadenza dei singoli bioritmi e il loro sincronismo rappresentano una delle condizioni
essenziali per un adeguato funzionamento dell’essere vivente. Infatti, la caratteristica essenziale
dei ritmi biologici di alternare periodi di riposo a periodi di attività funzionale permette di
mantenere i vari distretti a un livello ottimale di funzionamento.

E’ dunque evidente che ogni fattore che interferisce col normale svolgersi dei complessi cicli
bioritmici dell’organismo, non solo altera una normale sequenza adattativa e difensiva, ma favorisce
la formazione dei precursori della malattia somatica.

E’ un dato di fatto che vari bioritmi fondamentali risultano alterati in numerose malattie
considerate come psicosomatiche quali l’asma .bronchiale, l’ipertensione essenziale, l’ulcera
gastroduodenale, le malattie coronariche, ed altre.

Inoltre, alcuni importanti bioritmi psiconeuroendrocrini, fra cui lo stesso ritmo della melatonina,
sono profondamente modificati nei disturbi dell’umore (per intenderci: nelle sindromi depressive).

In queste situazioni l’alterazione cronobiologica è qualcosa di più di un mero epifenomeno, sembra
cioè rivestire un ruolo causale nell’insorgenza del quadro psicopatologico; a conferma di ciò stanno
le recenti acquisizioni terapeutiche che svolgono la loro azione proprio agendo sui bioritmi (la
fototerapia). Inoltre, anche molti farmaci antidepressivi, dal litio alla clorgilina e imipramina,
hanno dei rilevanti effetti sull’andamento dei bioritmi. E’ quindi evidente come la modificazione
della normale oscillazione ritmica dei diversi parametri fisiologici si associ all’insorgenza di
situazioni patologiche.

Ma quali sono le principali cause di disorganizzazione bioritmica?

In primo luogo la causa della desincronizzazione può essere endogena, e sembra essere il caso, ad
esempio, di alcuni disturbi psichiatrici come la depressione endogena.

In secondo luogo, possono essere causa di alterazioni cronobiologiche gli eventi psicosociali, lo
stress, le alterazioni di parametri ambientali.

Mentre nelle società contadine ad economia agricola i ritmi del lavoro, dell’alimentazione e del
riposo attività tendevano ad essere sincroni con i ritmi biologici e con il variare periodico degli
eventi naturali, la rivoluzione industriale ha progressivamente modificato questa situazione. La
moderna società urbana industriale ha infatti sempre più imposto i propri ritmi, legati a esigenze
di tipo economico e tecnologico, sui ritmi biologici individuali e di gruppo. Così il progressivo
aumento di attività lavorative legate ai turni notturni, i rapidi spostamenti attraverso i fusi
orari che avvengono nei viaggi aerei, ma soprattutto l’induzione di ritmi comportamentali uguali per
tutti e vincolati a necessità produttive ha portato a sincronismi artificiali con serie conseguenze
sul piano psicosomatico infatti i ritmi comportamentali e i ritmi biologici sono fra loro
armonicamente collegati per un migliore adattamento dell’individuo alle richieste dell’ambiente.

La situazione ottimale di minor rischio psicosomatico viene dunque raggiunta quando due serie di
ritmi sono in fase perfetta fra di loro e il comportamento riceve esattamente il supporto biologico
di cui ha bisogno in quel momento. Però quando per l’azione di determinanti psicosociali, i bioritmi
comportamentali – emozionali vengono forzati in direzioni diverse da quelle dei loro ritmi biologici
di supporto, si crea una dissociazione fra programmi biologici e comportamenti che è una delle
principali condizioni per la formazione dei precursori della malattia.

Nella attuale organizzazione urbano – industriale inoltre i ritmi comportamentali dell’attività,
della sessualità e riproduzione, dell’alimentazione sono scarsamente sincronizzati con i ritmi
biologici che ad essi sottendono e sono per lo più fissi nel tempo in contrasto con il variare
ciclico delle determinanti fisiche ambientali quali il variare delle stagioni. E’ come se vivessimo
a livello emozionale – comportamentale in un limbo metacronologico, dissociato di ritmi ambientali.

Per quanto riguarda lo stress, 1’organizzazione cronobiologica sembra essere molto protetta da
alterazioni indotte dallo stress. Ciò conferma come quest’ultimo sia una reazione biologico –
comportamentale utile e necessaria per la vita e, d’altra parte, comunque la stabilità e la
regolarità dei bioritmi sia importante per la sopravvivenza dell’individuo, e della specie.

Tuttavia le situazioni di stress acuto strettamente intenso oppure cronico producono nell’individuo
delle alterazioni cronobiologiche associate all’insorgenza di disturbi psicopatologici e
psicosomatici.

Quale ruolo ha la pineale in questo processo di insorgenza della malattia da desincronizzazione? La
ricerca in questo settore è tutt’altro che conclusa, tuttavia se pensiamo da un lato alla funzione
cronobiologica della pineale e dall’altro all’attività che la melatonina e le beta-carboline
svolgono sul sistema neuroendocrino e sul sistema immunitario, la pineale diventa in modo evidente
un possibile mediatore degli effetti patologici della desincronizzazione.

A questo proposito si sta aprendo strada il concetto che la pineale possa svolgere un ruolo di
“regolatore dei regolatori” nell’organismo animale, venendo a configurarsi come mediatore ambiente –
individuo e come modulatore teso a mantenere l’omeostasi contrastando tutto ciò che minaccia di
comprometterlo.

Non solo, quindi, un “ormone antistress”, ma più generalmente un modulatore omeostatico che
antagonizza gli effetti dello stress quando questo Si presenta come una “inhibiction de l’action”
(inibizione dell’azione) in senso laboritiano ed è quindi pericoloso per la sopravvivenza
dell’individuo.

Occorre infine ricordare che la pineale è sensibile alle variazioni dei campi elettromagnetici
ambientali e possiede quindi le. caratteristiche di “terzo occhio” che nel passato alcuni pensatori
gli hanno intuitivamente attribuito; é, quindi affascinante utilizzare come ipotesi di lavoro la
possibilità che questo organo funga da antenna per le cosiddette energie “sottili” che ci giungono
dall’ecosistema esterno.

Lo studio della ghiandola pineale e dei suoi secreti è quindi un chiaro esempio di ricerca olistica,
in quanto deve considerare l’oggetto di ricerca non più isolatamente e non soltanto come facente
parte di un organismo più complesso, ma deve tenere conto anche dell’ecosistema in cui questo
organismo. si trova. D’altra parte per questo studio è necessario un approccio transdisciplinare che
si arricchisca dell’interazione tra i diversi approcci al problema, e che deve saper comprendere e
parlare sia il linguaggio del biochimico che quello dell’antropologo, sia quello del fisico che
quello dello sciamano.

Questa prospettiva transdisciplinare, interattiva e complessa, è quella che nell’attuale paradigma
scientifico può farsi crogiolo di nuove conoscenze, in quanto capace di utilizzare, oltre al
microscopio, anche il macroscopio e percepire così non solo le cose, ma anche le relazioni fra le
cose.

continua…

Sottoscrivi Notifiche
Notificami
guest
0 Commenti
Inline Feedbacks
View all comments