Le medicine curano davvero le malattie?

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Le medicine curano davvero le malattie?

di Fereydoon Batmanghelidj

Un estratto dal libro “il Tuo Corpo Implora Acqua” del dott. Fereydoon Batmanghelidj, che già
pubblicato su Scienza e Conoscenza n. 10, diventa oggi molto attuale grazie alle nuove recenti scoperte e sull’acqua informata.

Questo libro tratta della funzione dell’acqua nel corpo e illustra come una rapida comprensione di
questo argo-mento possa trasformare i bisogni di salute della nostra società – e come la medicina
preventiva possa divenire il principale approccio alla cura della salute in qualsiasi società. La
protagonista è l’acqua. L’idea alla base di questo libro è che l’acqua è la sostanza fondamentale e

l’agente principale in tutti i processi che si verificano normalmente nel corpo umano. Tenendo ben
presente il ruolo primario dell’acqua, esaminiamo alcuni stati di malattia. Viene qui discussa
l’influenza della mancanza d’acqua in condizioni fisiologiche che possono even-tualmente diventare
stati di malattia. Nelle “malattie” analizzate nelle pagine seguenti, bisogna anzitutto escludere la
possibile alterazione del metaboli-smo dell’acqua, prima di stabilire che tali disturbi siano
causati da altri processi. Questo è il vero senso di un approccio preventivo alla cura della salute.
Dovremmo per prima cosa escludere le cause più semplici dell’insorgere di una ma-lattia e poi
prenderne in considerazione di più complesse. La verità pura e semplice è che la disidratazione può
causare ma-lattie. Tutti sanno che l’acqua è “buona” per il corpo, ma pochi sembrano capire
pienamente quanto sia essenziale per il benessere di ciascuno o cosa accade all’organismo se non
riceve il suo fabbisogno giornaliero di acqua. Dopo aver letto questo libro, avrete idee molto più
chiare sull’argomento. La soluzione per la prevenzione e la cura delle malattie causate dalla
disidratazione consiste nell’assunzione di acqua su basi regolari. Ciò è quanto viene descritto in
questo libro. Io spiego perché, nella maggioranza dei casi, gli stati di infermità dovrebbero essere
considerati co-me disturbi causati dalla disidratazione. Se, attraverso la semplice assunzione
giornaliera di acqua potete stare meglio, non dovete preoccuparvi. Dovreste ricorrere a un medico
specialista se l’adattamento ai bisogni dietetici del vostro corpo non funziona e problemi di salute
continuano ad affliggervi. Ciò che qui vi viene offerta è la conoscenza necessaria per la
prevenzione e la cura delle malattie dovute alla disidratazione. Alla fine del libro potete trovare
informazioni sulle regole necessarie per l’assunzione giornaliera di acqua e la dieta complementare
per prevenire “malattie da disidra-tazione”, o perfino curarle, se non si è ancora sviluppata una situazione irreversibile.

I principi fondamentali

Quando il corpo umano si sviluppò da specie che si era-no formate nell’acqua, esso ereditò la stessa
dipendenza dalle proprietà vitali dell’acqua stessa. Il ruolo del-l’acqua nell’organismo delle
specie viventi – razza uma na inclusa – non è cambiato sin dalla creazione della vita nell’acqua marina e il suo successivo adattamento all’acqua dolce.

Quando la vita sulla terraferma divenne un obiettivo, fu necessaria la creazione di un sistema
sempre più com-plesso di conservazione dell’acqua nel corpo per lo sviluppo di nuove specie. Questo
processo di temporaneo adattamento a una disidratazione transitoria fu ereditato come un ben
consolidato meccanismo nel corpo umano e costituisce ora l’infrastruttura di tutti i sistemi
operativi nel corpo degli attuali esseri umani. Le prime specie che vivevano nell’acqua, l’avventura
al di là dei confini conosciuti rappresentava un grande stress perché ri-schiavano di disidratarsi.
Questo stress diede origine a una fisio-logia dominante per la gestione di crisi da mancanza di
acqua. Negli esseri umani “stressati”, si determina esattamente lo stesso cambiamento e la stessa
fisiologia di gestione della crisi da carenza d’acqua. Il processo comporta in primo luogo un netto
razionamento delle “riserve” idri-che del corpo; viene accertato che la quantità di acqua
disponibile per gli immediati bisogni del corpo è limitata la gestione delle riserve idriche disponibili nell’orga-nismo viene affidata a un sistema complesso.

Questo complicato processo di razionamento e di distri-buzione dell’acqua rimane in funzione finché
il corpo non riceve segnali inequivocabili che ha di nuovo acces-so a una scorta d’acqua adeguata.
Dato che ogni funzione del corpo è controllata e stabilizzata dal flusso dell’acqua, la “gestione
dell’acqua” è l’unico modo per essere sicuri che consistenti quantità di acqua e di sostanze
nutritive che essa trasporta raggiungano per primi gli organi som-mamente vitali che dovranno
affrontare e trattare qual-siasi nuovo “stress”. Questo meccanismo divenne sempre più stabilizzato
ai fini della sopravvivenza contro i nemici naturali e i pre-datori. È l’estremo sistema operativo
per la sopravvivenza nelle situazioni “o lotti, o fuggi”. È sempre lo stesso meccanismo nell’ambiente competitivo della vita moder-na nella nostra società.

Uno degli inevitabili processi nella fase di razionamento dell’acqua nel corpo è la spietatezza con
cui alcune fun-zioni sono controllate, in modo che un organo non riceva più della sua quota
predeterminata di acqua. Ciò vale per tutti gli organi del corpo. All’interno di questo sistema di
razionamento dell’acqua, la funzione cerebrale ha priori-tà assoluta su tutti gli altri sistemi. Il
cervello costituisce circa il 2% del peso totale del corpo, tuttavia riceve dal 18 al 20% della
circolazione sanguigna. Gli “addetti al razionamento” diventano sempre più attivi e mandano i loro
segnali di allarme per mostrare che una particolare zona è a corto di acqua: proprio come il
radiatore di un’auto-mobile che emette vapore quando il circuito di raffredda-mento non è adeguato
allo sforzo della vettura. Nelle società avanzate, pensare che tè, caffè, alcool e bibi-te siano
piacevoli sostituti per il naturale bisogno di acqua del corpo sottoposto a uno stress quotidiano è
un errore elementare, ma catastrofico. È vero che queste bevande contengono acqua, ma esse
contengono anche elementi disidratanti (quindi diuretici). Esse fanno espellere non solo l’acqua in
cui sono diluite ma anche altra acqua presa dalle riserve del corpo! I moderni stili di vita rendono
spes-so le persone dipendenti da ogni specie di bevande pro-dotte per scopi commerciali.

I bambini non vengono educati a bere acqua e diventano dipendenti da bibite (gassate, con caffeina e
dolcificanti) e succhi di frutta. Questa è un’ auto-restrizione delle neces sità di acqua del corpo.
In linea generale, non è possibile bere bevande confezionate per rimpiazzare completamen-te l’acqua
di cui abbiamo bisogno. Allo stesso tempo, una preferenza prolungata per il gusto di queste bibite
riduce automaticamente l’impulso di bere acqua quando esse non sono disponibili, conducendo così alla disidratazione.

Gli esperti di medicina ignorano le numerose funzioni chimiche dell’acqua nel corpo. Poiché la
disidratazione può causare la perdita di alcune funzioni, i diversi sofisticati se-gnali mandati
dagli operatori del programma di regolazio-ne idrica del corpo, mentre perdura una forte
disidratazio-ne, sono stati interpretati come indicatori di malattie sco-nosciute. Questo è l’errore
fondamentale che ha fuorviato la me-dicina clinica. Esso ha impedito ai medici di riuscire ad
adottare misure preventive o di fornire semplici cure idri-che e fisiologiche per alcune delle principali malattie umane.

Al primo apparire di questi segnali, il corpo dovrebbe es-sere rifornito di acqua perché sia distribuita dai sistemi di razionamento

Invece ai medici è stato insegnato a far ta-cere questi segnali con prodotti chimici. Naturalmente,
essi non comprendono il significato di que-sto errore grossolano. I vari segnali prodotti da questi
“di-stributori d’acqua” sono indicatori di una sete regionale e della siccità del corpo. Sul
nascere, possono essere cancel-lati semplicemente con una maggiore assunzione di acqua, ma vengono
impropriamente trattati con l’uso di prodotti chimici commerciali finché la patologia non diviene
stabile e nascono le malattie. Questo errore persiste con l’uso sempre più frequente di prodotti
chimici per trattare altri sintomi insorgenti, le complicazioni della disidratazione diventano
inevitabili e infine il paziente muore. L’ironia di tutto ciò è che i me-dici dicono che è morto per
una malattia! L’errore di tacitare i diversi segnali di scarsità d’acqua con prodotti chimici è immediatamente nocivo per le cellule.

Il segnale, ormai fissato, che produce disidratazione cronica può avere un impatto permanente di
danno anche sui figli. Sono lieto di sottoporre alla vostra attenzione questa sco-perta nell’ambito
della conoscenza medica che può evita-re alle persone, in particolare agli anziani, di ammalarsi. In
breve, la mia svolta paradigmatica nella scienza applicata all’uomo darà luogo a un approccio basato
sulla fisiologia e semplificherà la pratica della medicina in tutto il mondo. Il risultato immediato
di questo svolta paradigmatica an-drà a vantaggio della salute della gente. Evidenzierà i sin-tomi
della disidratazione in un’ottica nuova e inoltre ridur-rà i costi della malattia.

Il paradigma che bisogna cambiare

Cosa è un paradigma e come fa a cambiare? Un paradigma è la comprensione basilare da cui ha origine
la nuova conoscenza. Per esempio, una volta si credeva che la Terra fosse piatta. La nuova teoria è
che la Terra è rotonda. La sfericità della Terra è il paradigma di base per delineare mappamondi,
mappe, la posizione delle stelle nel cielo e i calcoli per i viaggi spaziali. Pertanto, il vec-chio
paradigma in base al quale si riteneva che la Terra fosse piatta era errato. È la corretta
comprensione che la terra è una sfera che ha reso possibile il progresso in molti campi della scienza.

Questa svolta paradigmatica è fondamentale per il no-stro progresso in molti ambiti scientifici. Il
ribaltamento cui ha dato corso non si è verificato con facilità. L’ado-zione di un nuovo paradigma
fondamentalmente signifi-cativo è più ardua in campo medico anche se il suo av-vento è altamente auspicabile e disperatamente neces-sario per la società.

L’origine dell’errore in campo medico

Il corpo umano è costituito per il 25% di materia solida (il soluto) e per il 75% di acqua (il solvente). Il tessuto cerebrale è composto all’85% circa di acqua.

Quando iniziò la fase della ricerca sulle funzioni del corpo, i parametri scientifici e un’ampia
conoscenza della chimi-ca erano ben consolidati, così si suppose automatica-mente che le stesse
conoscenze acquisite nell’ambito del-la chimica potessero essere applicate alla composizione del
soluto del corpo. Fu pertanto dato per scontato che il regolatore reattivo di tutte le funzioni del
corpo fosse la composizione del soluto. Alle origini della ricerca fisiologica, si ritenne che
l’acqua contenuta nel corpo fungesse solo da solvente, da riempitivo dello spazio e da mezzo di
trasporto. Visioni analoghe furono generate dagli esperimenti nella chi-mica. Alla sostanza solvente
(acqua) non fu attribuita alcuna altra proprietà funzionale. La concezione basilare nella medicina
“scientifica” attuale, ereditata da un pro-gramma educativo stabilito all’alba dell’apprendimento
sistematico, considera anch’essa i soluti come regolatori e l’acqua solo un solvente e un mezzo di
trasporto nel corpo. Il corpo umano è, ancora oggi, considerato una “grande provetta” piena di
solidi di diversa natura e l’ac-qua nel corpo un “materiale da imballaggio” chimica-mente
insignificante. In ambito scientifico si dà per scon-tato che i soluti (sostanze disciolte o
trasportate nel san gue e nel siero del corpo) regolino tutte le attività del cor-po. Ciò include la
regolazione della sua assunzione di ac-qua (il solvente) che si presume sia ben soddisfatta. Si
ri-tiene, dato che l’acqua è facilmente reperibile, che il cor-po non abbia motivo di rimanere a corto di un qualcosa così largamente disponibile!

In base a questa erronea presunzione, la ricerca applica-ta al corpo umano è stata indirizzata
all’identificazione di una “particolare” sostanza che possa essere ritenuta responsabile
dell’insorgere della malattia. Perciò, possibili sospette fluttuazioni e variazioni di cambiamenti
negli elementi sono stati esaminati senza fornire una chiara soluzione a un solo problema di salute.

Di conseguenza tutti i trattamenti sono dei palliativi e nessuno di essi sembra essere terapeutico
(eccetto l’uso di antibiotici nelle infezioni batteriche). Generalmente l’ipertensione non è curata;
è trattata per tutta la vita. L’asma non viene curata; gli inalatori sono la compagnia costante di
coloro che ne sono affetti. Le ulcere peptiche non sono curate; gli antiacidi devono esse-re sempre
a portata di mano. L’allergia non viene curata; chi ne è vittima deve sempre dipendere dalle
medicine. L’artrite non è curata; essa alla fine deforma, e così via. Sulla base di questa
affermazione preliminare del ruolo dell’acqua, è divenuta ora pratica consueta considerare la boc-ca
arida come unico segno che il corpo ha bisogno di acqua. Si dà per scontato che questi bisogni sian
ben soddisfatti se non è presente la sensazione della bocca secca, forse perché l’acqua è abbondante
e disponibile. Questo punto di vista nella medicina attuale è assurdamente erroneo, generatore di
confusione, nonché interamente responsabile per l’insuccesso nel trovare stabili soluzioni
preventive all’insorgere delle malattie nell’organismo, nonostante la costosissima ricerca. Io ho
già pubblicato un’anticipazione delle mie osserva-zioni cliniche, quando ho trattato più di 3.000 malati di ulcera peptica con la sola acqua. Ho scoperto, per la prima

volta nella storia della medicina, che questa “malat-tia classica” reagisce automaticamente
all’acqua. Clini-camente, è diventato ovvio che questa condizione asso-miglia a una “malattia” da
sete. Nelle stesse condizioni ambientali e cliniche, altri stati di “malattia” sembrava-no reagire
automaticamente all’acqua. Una vasta ricerca ha provato la veridicità delle mie os-servazioni

cliniche: il corpo ha una gamma di segnali di sete molto sofisticati – sistemi di segnali integrati
attivi nella regolazione dell’acqua disponibile nei momenti di disidratazione. La combinazione della
mia ricerca clinica e della letteratu-ra scientifica ha dimostrato che il paradigma che ha fino-ra
dominato tutta la ricerca applicata all’uomo deve esse-re cambiato, se vogliamo vincere la
“malattia”. È diventa-to evidente che la pratica della medicina clinica è basata su un falso assunto
e su una premessa non accurata. Altri-menti, come potrebbe un sistema di segnali per un distur-bo
nel metabolismo dell’acqua essere stato tralasciato o ignorato così vistosamente per tanto tempo? Ad
oggi, la bocca secca è l’unico sintomo riconosciuto della disidrata-zione del corpo.

Come ho già spiegato, questo segnale è l’ultimo sintomo esteriore di estrema disidratazione. Il
danno si verifica a un li-vellodi persistente disidratazione, che non si evidenzia necessa-riamente
attraverso il sintomo della bocca arida. Precedenti ricercatori avrebbero potuto capire che, per
facilitare l’atto della masticazione e della deglutizione del cibo, la saliva viene prodotta anche
se il resto del cor-po è parzialmente disidratato. Naturalmente, la disidratazione cronica del corpo
indica una carenza di acqua persistente che è divenuta stabile per un certo tempo. Come ogni altro
disturbo dovuto a caren-ze, come la carenza della vitamina C nello scorbuto, di vitamina B nel
beriberi, di ferro nell’anemia, di vitamina D nel rachitismo e così via, il più efficace metodo di
tratta-mento di disturbi associati consiste nel fornire l’elemento mancante. Parimenti, se
riconosciamo le complicazioni per la salute dovute alla disidratazione cronica, la prevenzione e
perfino la cura tempestiva diventa semplice. Le mie teorie medico-scientifiche sono state
attentamente valutate da colleghi qualificati prima che io presentassi la mia relazione sul
cambiamento di paradigma come ospite di una conferenza internazionale sul cancro nel 1987; la
lettera del dott. Barry Kendler (di seguito pubbli-cata con il suo permesso) dà un’ulteriore
conferma della validità della mia visione scientifica sulla disidratazione cronica come agente di
malattia. Come potete vedere, egli ha approfondito alcuni degli importanti riferimenti da me
riportati per spiegare che la disidratazione cronica è la causa delle più gravi malattie
degenerative del corpo umano, le cui origini non sono attualmente conosciute. Esaminando qualsiasi
testo di medicina, leggerete più di un migliaio di pagine di verbosità, ma quando si tratta di
fornire le cause delle malattie principali del corpo umano, la conclusione è sempre uguale e molto breve:

«EZIOLOGIA (origine) SCONOSCIUTA!».

Caro Dott. Batmanghelidj,

ho avuto l’opportunità di leggere alcune delle sue pubblicazioni con-cernenti

l’importanza di un’adeguata idratazione e il ruolo della di-sidratazione

nell’eziologia delle malattie. Nel leggere attentamente

questo materiale mi sono soffermato a lungo su molti dei riferimenti

da Lei citati, in particolare quelli nel suo studio pubblicato su Anti-cancer

Research (n.7, 1987, p. 971) e nel successivo studio pub-blicato

nel volume I di Science in Medicine Simplified.

Ogni riferimento che io ho verificato è stato usato correttamen-te

per avvalorare la sua ipotesi che è giustificato un cambio di

paradigma da un metabolismo corporeo basato sul soluto a uno

basato sul solvente.

Concludo, in base all’analisi del suo rivoluzionario concetto, che la

sua applicazione da parte dei medici e della gente avrà certamen-te

un enorme impatto positivo sia sulla salute che sull’economia

dell’assistenza sanitaria. Di conseguenza, farò tutto quanto è in

mio potere per rendere nota l’importanza delle sue scoperte.

Sinceramente suo.

Prof. Barry Kendler

2. Il nuovo paradigma

«Una nuova verità scientifica generalmente non è presentata

in modo da convincere i suoi oppositori. Tuttavia, essi muoiono

e una nuova generazione si familiarizza con la verità sin dall’inizio».

Max Planck

La nuova verità scientifica e il livello di pensiero a propo-sito del corpo umano che autorizzerà le
persone a di-ventare operatori di medicina preventiva nei confronti di se stessi è questa: è il
solvente – il volume di acqua – che regola tutte le funzioni del corpo, incluse le attività di tutti
i soluti (i solidi) disciolti in esso. I disturbi del me-tabolismo idrico del corpo (metabolismo
solvente) pro-ducono una serie di sintomi, che indicano “un sistema” di disturbo nelle particolari
funzioni associate alla scor-ta di acqua e al suo razionamento regolato. Lasciatemelo ripetere: ogni
funzione dell’organismo è controllata e fissata al fine di ottenere un efficiente flus-so di acqua.
“La distribuzione dell’acqua” è il solo mo-do per essere certi che non solo un’adeguata quantità di
liquido, ma anche gli elementi che esso trasporta (or-moni, messaggi chimici e sostanze nutritive) raggiunga-no in primis gli organi vitali.

Ogni organo che produce una sostanza da mettere a di-sposizione del resto del corpo controllerà i
livelli di pro duzione e rilascerà nel “flusso di acqua” le quantità, co-stantemente variabili,
stabilite dal cervello. Una volta che l’acqua raggiunge “le zone più aride”, essa esercita le sue
molteplici funzioni vitali e ristabilisce l’equilibrio chimico e fisico. Alla luce di queste
considerazioni, l’assunzione di acqua e la priorità della distribuzione acquisiscono somma
impor-tanza. I sistemi di regolazione neuro-trasmittenti (istami-na e i suoi agenti subordinati)
diventano sempre più atti-vi durante la regolazione delle necessità idriche dell’orga-nismo.La loro
azione non dovrebbe essere continuamente bloccata dall’uso di medicinali. Il loro scopo dovrebbe
es-sere compreso e soddisfatto bevendo acqua. Io ho fatto questa affermazione davanti a una platea
di scienziati convenuti da tutto il mondo a Montecarlo nel 1989 in oc-casione di una conferenza sul tema “Infiammazione, anal-gesici e immuno-modulatori”.
Il nuovo paradigma permette di inglobare nella ricerca scientifica la “quarta dimensione”, quella del tempo.

Esso faciliterà la comprensione dell’effetto dannoso di una disidratazione che si instaura e continua ad aumentare nel tempo.

Esso renderà possibile prevedere gli eventi fisiologici che porteranno a stati di malattia negli anni a venire, inclusi quelli che al momento sembrano disturbi ge-netici.

Trasformerà l’attuale approccio al trattamento dei sintomi paragonabile a “un salto nel buio” (alla
cie-ca) tipico della medicina di oggi in un’arte medica esatta; renderà possibile la diagnosi preventiva.

Creerà condizioni di ottima salute e ridurrà i costi del-la sanità di qualsiasi società che
favorisca la sua dif-fusione. Poiché la carenza di acqua in diverse zone del corpo da-rà luogo a
sintomi variabili, segnali e complicazioni at-tualmente etichettate come “malattie”, la gente può pen-sare che l’acqua non possa costituire una soluzione na-turale:

«L’acqua cura così tante malattie? Neanche persogno!». Così parlando, le persone chiudono la mente
al-lanuova possibilità di prevenire e possibilmente anche di curare così tante differenti “malattie”
prodotte dalla di-sidratazione.Non viene loro in mente che l’unico rimedio i disturbi emergenti quando il corpo incomincia a di-sidratarsi è l’acqua e nient’altro.

Un certo numero di testimonianze esemplificative è pub-blicato in questo libro per aprire gli occhi
degli scettici di fronte al fatto che la più grande scoperta di tutti i tempi a proposito della salute è che l’acqua è la cura naturale per un ampio numero di disturbi.

La regolazione dell’acqua nei vari stadi della vita Ci sono essenzialmente tre stadi nella regolazione del-l’acqua corporea nelle differenti fasi della vita.

1. Primo stadio della vita di un feto nell’utero materno

(Figura 1, a sinistra della lettera B);

2. la fase successiva della crescita fino a quando si rag-giungono

la massima altezza e ampiezza (approssi-mativamente

tra i 18 e i 25 anni);

3. la fase della vita dalla piena crescita al decesso della persona.

Durante lo stadio intra-uterino dell’espansione cellulare, l’acqua necessaria alla crescita del
bambino deve essere fornita dalla madre. Tuttavia il sistema trasmettitore per l’acquisizione di
acqua sembra essere prodotto dal tes-suto fetale, ma provoca un effetto sulla madre. Il primo
indicatore delle necessità idriche del feto e della madre sembra essere la sete mattutina nella
prima fase della gravidanza. La sete mattutina della madre è un segnale di se-te sia della madre che del feto.

Il bisogno di una comprensione completa

Sta ora diventando chiaro che a partire dall’inizio dell’età adulta, a causa di una sensazione di
sete che gradualmente diminuisce, il nostro corpo diventa cronicamente e progres-sivamente
disidratato. Con l’avanzare dell’età, il contenuto di acqua delle cellule corporee diminuisce, al punto che il

rapporto tra il volume dell’acqua presente nelle cellule e quello al di fuori delle cellule cambia
da 1,1 e diventa quasi 0,8 (v. Figura 2). Questo è un cambiamento drastico. Poiché “l’acqua” che
beviamo serve per la funzione della cellula e le esigenze della sua massa, una minore assunzione
quotidia-na di acqua influenza l’efficienza dell’attività cellulare. È que-sta la ragione del calo
della quantità di acqua trattenuta al-l’interno delle cellule del corpo. Come risultato, la
disidratazione cronica causa sintomi equivalenti a una malattia quando la pluralità dei segna-li di
emergenza che indicano disidratazione non vengono capiti. Vedete, le pressanti richieste di acqua
del corpo sono considerate anormali e trattate con medicine. Il corpo umano può disidratarsi anche quando l’acqua è prontamente reperibile.

Gli esseri umani sembrano perdere la loro sensazione di sete e la percezione critica dell’aver
bisogno di acqua. Non riconoscen-do il bisogno di acqua, diventano gradualmente e cronicamente
disidratati mano a mano che invecchiano (v. Figura 1 e 2). Ulteriore confusione scaturisce dall’idea
che quando abbia-mo sete tè, caffè e bevande alcooliche siano un adeguato sostituto. Come vedrete,
questo è un errore comune. La bocca secca è proprio l’ultimo segno di disidratazione. Il cor-po può
soffrire a causa della disidratazione anche quando la bocca è abbastanza umida. Ancora peggio,
nell’anziano la boc-ca può essere considerata ovviamente arida e ancora una volta la sete può non
essere riconosciuta o soddisfatta. Altre importanti proprietà dell’acqua La ricerca scientifica
dimostra che l’acqua ha molte pro-prietà oltre a quella di essere un solvente e un mezzo di
trasporto. L’incapacità di riconoscere le molteplici pro-prietà dell’acqua nella regolamentazione di
varie funzio-ni dell’organismo ha prodotto la penosa confusione che è l’infrastruttura della nostra
cosiddetta medicina mo-derna su base scientifica. L’acqua ha un ruolo essenziale e pienamente
consolidato in tutti gli aspetti delle reazio-ni metaboliche e chimiche dipendenti da essa
(idrolisi), simili ai poteri chimici dell’acqua che fa crescere un se-me e produce una nuova pianta o albero: il potere del-l’acqua che è usato nella chimica della vita.

Nella membrana cellulare, il flusso osmotico di acqua at-traverso la membrana può generare energia
“idroelettri-ca” (gradiente di voltaggio) che è immagazzinata nelle ri-serve di energia sotto forma
di ATP e GTP* e usata per scambi essenziali (cationi). ATP e GTP sono fonti chimi-che

di energia del corpo. L’energia generata dall’acqua è usata nella fabbricazione di ATP e GTP. Queste
particelle sono usate come “capi-tale contante” negli scambi fondamentali, in particolare

nella neurotrasmissione. L’acqua forma anche una particolare struttura, trama e for-ma che sembra
venire usata come materiale adesivo nel le-gare l’architettura delle cellule. Come la colla, attacca
insie-me strutture solide nella membrana cellulare, sviluppando l’adesività del “ghiaccio” a
temperature corporee più eleva-te. I prodotti fabbricati nelle cellule cerebrali vengono
tra-sportati su “vie d’acqua” a destinazione nei terminali ner-vosi al fine di trasmettere messaggi.

Pare che esistano piccole vie d’acqua e micro-canali per tutta la lunghezza dei nervi che fanno
galleggiare le so-stanze raggruppate lungo “linee guida” chiamate “micro-tubuli” (v. Figura 3). Le
proteine e gli enzimi del corpo agiscono con maggiore effi-cienza in soluzioni di minore viscosità;
questo vale per tutti i ricettori (punti di ricezione) nelle membrane cellulari. In soluzioni di
maggiore viscosità (quindi in uno stato di disidratazione), proteine ed enzimi diventano meno
effi-cienti (anche nel riconoscere la sete del corpo). Ne con-segue che l’acqua regola tutte le
funzioni organiche, in-cluse le attività di tutti i soluti che essa trasporta. La nuova verità
scientifica (la svolta paradigmatica): «L’ac-qua, il solvente del corpo regola tutte le funzioni,
comprese le fun-zioni dei soluti che scioglie e fa circolare» dovrebbe diventare la base di tutti
gli approcci futuri alla ricerca medica. Quando il corpo è disidratato, a prescindere
dall’instau-rarsi di una corsia di sicurezza per l’immissione di acqua, diviene operativo un sistema
di razionamento e di distri-buzione dell’acqua disponibile nel corpo secondo un predeterminato
programma di priorità: una forma di ge-stione della sete. È ora scientificamente chiaro che il
sistema neurotrasmet-titore diretto e reso operativo dall’istamina si attiva e met-te in funzione i
sistemi subordinati che promuovono l’ac-quisizione di acqua. Questi sistemi secondari
ridistribuisco-no inoltre la quantità di acqua in circolo, o drenabile da altre zone. Tali sistemi
utilizzano vasopressina, renina-angiotensina (RA), prostaglandine (PG) e chinine come agenti
intermediari. Dato che il corpo non dispone di acqua cui attingere, attiva un sistema di
distribuzione prioritaria per la quantità di ac-qua che è già disponibile, o che è stata bevuta.
Negli anfibi, è stato dimostrato che le riserve di istamina e il loro tasso di produzione sono ai
minimi livelli. Nelle stes-se specie, la produzione di istamina si attiva ed è accentua-ta quando l’animale è disidratato.

Negli animali disidratati si instaura un adeguato incremen-to del tasso di produzione e
accantonamento del neurotra-smetittore istamina per la regolazione del razionamento dell’acqua
disponibile e quindi si attiva una gestione della sete. L’istamina e i suoi subordinati regolatori
della presa e della distribuzione dell’acqua, prostaglandine, chinine e PAF (un altro agente
associato all’istamina) causano anche dolore quando vengono a contatto con i neurotrasmettitori del dolore.

Il sopra illustrato “cambiamento di visione” nella medi-cina stabilisce due punti di essenziale
importanza finora trascurati. Uno, che il corpo può diventare disidratato mano a mano che
invecchiamo e che non si considera la bocca arida come unico segnale della sete del corpo. Due:
quando la produzione del neurotrasmettitore istamina e i suoi subordinati regolatori dell’acqua
divengono ecces-sivamente attivi, al punto di causare allergie, asma e do-lori cronici in diverse
parti del corpo, tali dolori dovreb-bero essere interpretati come sintomi di sete, cioè uno dei
diversi segnali di carenza d’acqua nel corpo. Questa “svolta paradigmatica” rende possibile
riconoscere mol-ti diversi segnali associati di una disidratazione generale o locale del corpo.

L’adozione di una “nuova prospettiva” (nuovo paradig-ma) implica che i dolori fisici cronici che non
possono es-sere facilmente collegati a ferite o a infezioni, debbano in primo luogo e principalmente
essere interpretati come segni di carenza cronica di acqua nella zona in cui si manifesta il dolore:
una sete locale. Questi sintomi dolorosi dovreb-bero subito essere analizzati come importanti
indicatori della disidratazione corporea, prima che qualsiasi altra procedura complicata sia imposta
al paziente. Dolori non causati da infezioni, ricorrenti o cronici, dovrebbero essere visti come
indicatori della sete del corpo. Non riconoscere i segnali di sete del corpo produrrà cer-tamente
delle complicazioni nel presente modo di tratta-re queste condizioni di salute. È fin troppo facile
consi-derare questi sintomi come complicazioni dello sviluppo di una malattia grave e iniziare a
trattare la produzione di segnali di disidratazione con procedure molto comples-se. Benché l’acqua
da sola possa alleviare il male, una persona può essere costretta a prendere medicine o a subire
esami diagnostici invasivi. È responsabilità sia del paziente che del suo medico essere consapevole del danno che la disidratazione cronica può causare nel corpo umano.

I dolori cronici sono quelli connessi alla dispepsia (mal di stomaco, acidità, gastrite, ulcera),
all’artrite reumatoide, all’angina (dolore al cuore quando si è in movimento o persino a riposo), al
dolore lombare, al dolore che induce a zoppicare a intermittenza (male alla gamba camminan-do),
emicrania e mal di testa da sbronza, dolore da colite e connessa costipazione (vedi Figura n. 4).

Il “cambiamento di prospettiva” impone che tutti questi dolori dovrebbero essere trattati con una
costante regola-zione della quantità di acqua da ingerire ogni giorno. Non meno di 2,5 litri in 24
ore dovrebbero essere ingeriti per alcuni giorni prima di una comune terapia e dell’uso re-golare di
analgesici o altri antidolorifici come antistamini-ci o antiacidi – ben prima che il danno generale
o locale possa prendere piede e raggiungere uno stato irreversibi-le di malattia.

Se il problema esiste da molti anni, coloro che desiderano verifi-care la capacità dell’acqua di
alleviare il dolore dovrebbero ac-certarsi che i loro reni possano filtrare sufficiente urina, in
modo da non trattenere troppa acqua nel corpo. L’espulsione di urina dovrebbe essere proporzionata
alla quantità di acqua che si ingerisce. A fronte di un’accre-sciuta ingestione di acqua, dovrebbe
aumentare anche la fuoriuscita di urina. Questa nuova conoscenza della fisiologia della produzione

del dolore in stato di disidratazione getterà nuova luce sulle cause delle malattie nella futura
ricerca scientifica. Essa svela come l’uso prolungato di antidolorifici per “ucci-dere” un sintomo
importante di disidratazione cronica e locale del corpo sia deleterio per il benessere fisico.

Da parte loro, gli analgesici possono causare effetti collate-rali fatali, a parte il danno causato
dalla disidratazione che avanza e che viene temporaneamente messa a tacere senza rimuovere la radice
di questi dolori e cioè la disidratazione. Molto spesso gli analgesici causano sanguinamento
gastro-intestinale. Alcune migliaia di persone muoiono ogni anno per que-sta complicazione dovuta all’assunzione troppo frequente di analge-sici.

Dal 1996, è diventato evidente che l’abuso di antidolorifici può, in alcune persone, causare danni
al fegato e ai reni, dove agiscono come veri e propri assassini. I fondamenti scientifici di quanto
esposto sopra sono già a disposizione degli scienziati nella ricerca sul dolore. Questo sommario
intende spazzare via la resistenza professionale dell’AMA (Associazione Medica Americana) e del NIH
(Isti-tuto Nazionale della Salute) che sono a conoscenza delle mie scoperte, ma rifiutano di
diffonderle a vantaggio della gente. Questa nuova “prospettiva” sul ruolo dell’acqua nel corpo può produrre cose meravigliose nella futura pratica della medicina.

Nel momento in cui i medici dovessero adottare questa “svolta paradigmatica”, l’attuale forma di
ignoranza del cor-po umano su cui si basa la pratica medica si trasformerà in un meditato,
preventivo approccio alla cura della salute. E, ciò che più conta, terapie semplici – basate sulla
fisiologia – per malattie allo stadio iniziale saranno disponibili ben pri-ma che possa instaurarsi un danno irreversibile.

Fereydoon Batmanghelidj
Il Tuo Corpo Implora Acqua
Macro Edizioni
http://www.macrolibrarsi.it/libri/__il_tuo_corpo_implora_acqua.php?pn=1567

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