La legge dei miracoli – di Yoganandaji

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La legge dei miracoli – di Yoganandaji

CAPITOLO XXX della:

Autobiografia di uno Yoghi

– di Paramahansa Yogananda –

LA LEGGE DEI MIRACOLI

Il grande scrittore Leone Tolstoi scrisse una deliziosa
leggenda: i Tre Eremiti, che il suo amico Nicola Roerich riassume
come segue: “In un’isola vivevano tre vecchi eremiti. Erano tanto
semplici che l’unica preghiera che dicevano era questa: – Siamo
tre; Tu sei Tre; abbi pietà di noi. – Durante questa ingenua preghiera
avvenivano grandi miracoli.

«Il vescovo del luogo seppe dei tre eremiti e della loro
inammissibile preghiera, e decise di andare a visitarli per
insegnare loro
le invocazioni canoniche. Giunse all’isola, disse agli eremiti
che la loro supplica al cielo non era dignitosa, e fece loro
imparare
molte delle solite preghiere; poi il vescovo se ne andò.
Imbarcatosi su un battello, si accorse che esso era seguito da
una luce
radiosa. Mentre la luce si avvícinava sempre più, distinse i tre
eremiti che tenendosi per mano, correvano sulle onde sforzandosi
di raggiungere il battello:

“- Abbiamo dimenticato le preghiere che ci hai insegnato, – essi
gridarono appena ebbero raggiunto il vescovo, – e ti siamo corsi
dietro perché tu ce le ripeta. – Il vescovo, pieno di profonda
reverenza, scosse il capo:

– Miei cari, – rispose umilmente, – continuate con la vostra
vecchia preghiera».

Come mai i tre Santi potevano camminare sull’acqua?

Come poté il Cristo risuscitare il proprio corpo crocifisso?

Come potevano Lahiri Mahasaya e Sri Yukteswar compiere i loro
miracoli?

La scienza moderna non ha ancora trovato la risposta a tali
domande, sebbene con l’avvento della bomba atomica e le
meraviglie dei
radar il campo intellettuale dell’umanità si sia bruscamente
allargato. La parola “impossibile” occupa un posto sempre più
ristretto nel linguaggio dell’uomo.

Le antiche Scritture Veda dichiarano che il mondo fisico sottosta
a un’unica legge fondamentale: quella di maya, il principio della
relatività e della dualità. Dio, l’Unica Vita, è Unità Assoluta.

Egli non può apparire come manifestazioni separate e multiple
della Sua creazione, se non coprendosi di un velo ingannevole e
irreale. Questo velo dualistico, illusorio è la maya.

Molte grandi scoperte scientifiche dei tempi moderni sono valse a confermare
questa semplice affermazione dei rishi antichi.
La legge del moto di Newton è una legge della maya: “Ad ogni
azione corrisponde una equivalente reazione contraria; le azioni
in mutuo rapporto di due corpi qualsiasi sono sempre equivalenti e
seguono direzioni opposte”. Perciò l’azione e la reazione si
bilanciano esattamente. “Trovare una forza singola è impossibile;
vi deve essere, e sempre vi è, una coppia di forze equivalenti e
contrarie”.

Le fondamentali attività naturali tradiscono, tutte, la loro
origine maya. L’elettricità, ad esempio, è un fenomeno di
repulsione e di attrazione; i suoi elettroni e protoni sono opposti elettrici.
Un altro esempio: l’atomo, o particella “ultima” della materia è,
come la terra stessa, un magnete con i due poli: positivo e
negativo. Tutto il mondo fenomenico è sotto l’inesorabile dominio
della polarità; nessuna legge fisica o chimica e nessun’altra legge
naturale è stata mai esente da principi opposti o contrastanti.

La scienza fisica, dunque, non può formulare leggi al di fuori
della maya, che è il materiale e la struttura stessa della
creazione.

La natura stessa è maya; la scienza naturale deve per forza
occuparsi della sua ineluttabile essenza. Nel proprio campo essa
è eterna e inesauribile; gli scienziati dell’avvenire non potranno
fare altro che esaminare un aspetto dopo l’altro della sua
varietà infinita. La scienza, perciò, rimane in un perpetuo fluttuare,
incapace di raggiungere l’ultima conoscenza; è atta a formulare
le leggi di un cosmo già esistente e funzionante, ma incapace di
svelare il Compilatore delle leggi e Unico Operatore. Le
grandiose manifestazioni della legge di gravità e dell’elettricità sono
note, ma che cosa siano la gravitazione e l’elettricità nessun
mortale conosce .

Superare la maya era il compito assegnato al genere umano dai
profeti di millenni. Sollevarsi al di sopra della dualità della
creazione e percepire l’unità del Creatore è considerato il più
alto compito che sia stato assegnato all’uomo. Coloro che si
afferrano all’illusione cosmica debbono accettare la sua legge
essenziale della polarità: flusso e riflusso, salita e discesa,
giorno e notte, piacere e dolore, bene e male nascita e morte.

Questo schema cíclico assume una certa angosciosa monotonia dopo
che l’uomo è passato attraverso qualche migliaio di nascite umane;
egli incomincia a guardare speranzoso oltre le coercizioni di
maya.

Strappare il velo di maya è penetrare il segreto della creazione.
Colui che in tal modo svela l’universo è l’unico vero monoteista.
Tutti gli altri venerano immagini idolatriche. Fin quando l’uomo
sarà schiavo del dualistico inganno della natura, la sua dea è
maya dal volto di Giano, ed egli non può conoscere l’unico, vero Dio.

Mentre opera nella mente dell’uomo, l’illusione del mondo, maya,
è chiamata avidya e cioè letteralmente: non-conoscenza,
ignoranza,
inganno. Maya o avidya non si distrugge mai attraverso una
convinzione intellettuale o un’analisi, ma solo raggiungendo lo
stato interiore del nirbikalpa samadhi. I profeti dell’Antico
Testamento, i veggenti di tutti i paesi e di tutte le età
parlarono da questo stato di coscienza. Dice Ezechiele (43, 1-2): ‘Poi egli mi
condusse alla porta che guardava verso l’Oriente. Ed ecco la
gloria dell’Iddio d’Israele che veniva dall’Oriente; e la sua
voce era simile al suono di grandi acque; e la terra risplendeva
della sua gloria’.

Attraverso l’occhio divino sulla fronte (oriente) lo yoghi pilota
la propria coscienza verso l’onnipresenza udendo la
Parola, Om, suono divino di molte “acque”: vibrazioni di luce che
costituiscono l’unica realtà della creazione.
Fra gli infiniti misteri del cosmo, il più straordinario è la
luce. A differenza delle onde sonore, la cui trasmissione
richiede ‘aria o altro elemento vettore, le ondeluce passano liberamente
attraverso il vuoto dello spazio interstellare.

Perfino l’ipotetico
etere, considerato come un medium interplanetario di luce nella
teoria ondulatoria, può essere scartato basandosi sulla teoria di
Einstein, la quale afferma che le proprietà geometriche dello
spazio rendono inutile il concetto dell’etere. In ambedue le
ipotesi, l luce rimane la manifestazione naturale più sottile e la più
libera dalle dipendenze materiali.

Nelle titaniche concezioni di Einstein, la velocità della luce –
186.300 miglia al secondo – domina l’intera teoria della
Relatività. Egli fornisce la prova matematica che la velocità
della luce è – per quanto riguarda la mente finita dell’uomo –
l’unica tante in un universo instabile e fluttuante. Sull’unico
‘assoluto’ della velocità della luce si basano tutti i criteri
umani di empo e spazio. Non astrattamente eterni, come venivano
considerati una volta, tempo e spazio sono fattori relativi e
finiti, la cui isura risulta valida solo in rapporto a quella della
velocità-luce.

Ponendosi al lato allo spazio come relatività dimensionale, il
tempo ha rinunciato alla sua secolare pretesa a un valore
immutabile.

Il tempo è ormai ridotto alla sua vera natura: una semplice
essenza di ambiguità! Con pochi temi di equazioni tracciati con
la penna, Einstein bandì dal cosmo qualsiasi realtà fissa, fuorché
quella della luce.

Sviluppando ulteriormente i suoi studi con la teoria del campo
unificato, il grande fisico sintetizza in un’unica formula
matematica le leggi di gravità ed elettromagnetiche. Riducendo la struttura
cosmica a delle semplici varianti di un’unica Legge, Einstein si
unisce, attraverso i secoli, ai rishi, i quali affermarono che la
creazione ha una struttura unica: quella della maya proteiforme.
Dalla famosa teoria della relatività sono sorte le possibilità
matematiche di esplorare l’atomo ultimo. Grandi scienziati
affermano ora arditamente non solo che l’atomo è energia e non materia, ma
che l’energia atomica è essenzialmente di natura mentale.

“La franca ammissione che la scienza fisica è in rapporto con un
mondo di ombre, è uno dei progressi più significativi” scrive Sir
Arthur Stanley Eddington in The Nature of Physical World. “Nel
mondo della fisica noi osserviamo, proiettato in un gioco
d’ombre, il dramma della vita d’ogni giorno. Il mio gomito-ombra riposa sul
tavoloombra, come l’inchiostro-ombra fluisce sulla carta-ombra.
Tutto è simbolico, e i fisici lasciano che rimanga simbolo. Poi
viene la Mente alchimista che trasforma i simboli… Per dirla in
parole povere, la stoffa di cui è fatto il mondo è di natura
mentale ……

Con la recente invenzione dei microscopio elettronico abbiamo
avuto la prova definitiva dell’essenza-luce degli atomi e
dell’inevitabile dualità della natura. Il New York Times pubblicò
il seguente resoconto sulla dimostrazione del microscopio
elettronico data nel 1937 davanti a una riunione
dell’Associazíone Americana per il Progresso della Scienza:

“La struttura cristallina del tungsteno, conosciuta prima solo
indirettamente per mezzo dei raggi X, ci stava dinanzi
arditamente delineata su uno schermo fluorescente, che presentava nove atomi
nel loro esatto reticolo spaziale: un cubo con un atomo in ogni
angolo, e uno al centro. Gli atomi nello spazio cristallino del
tungsteno apparivano sullo schermo fluorescente come punti di
luce, disposti in forma geometrica. Contro questo cubo cristallino di
luce le molecole d’aria bombardanti si rivelano come punti
luminosi danzanti, simili a puntini di sole che scintillano sulle acque
mosse…

Il principio del microscopio elettronico fu scoperto per la
prima volta nel 1927 da Clinton J. Davisson e Lester H. Germer
dei Laboratori Telefonici Bell di New York City; essi scoprirono
la duplice personalità dell’elettrone, che possiede le
caratteristiche sia di una particella, sia di un’onda . La
qualità ‘onda’ dava
all’elettrone la caratteristica della luce. S’iniziò così la
ricerca dei mezzi per mettere a fuoco gli elettroni in modo
simile alla
messa a fuoco della luce, per mezzo di una lente.
“Per la sua scoperta delle qualità “Jekyll-Hide” dell’elettrone,
che corroborò la predizione fatta nel 1924 dal De Broglie (lo
scienziato francese, premio Nobel per la fisica, il quale
dimostrò che l’intero campo della natura fisica ha una doppia
personalità), Davisson ottenne anch’egli il Premio Nobel per la
fisica”.

“La corrente del sapere”, scrive Sir James jeans in The
Mysterious Universe “tende verso una realtà anti-meccanica;
l’universo
comincia ad assumere l’aspetto, invece che di una grande
macchina, di un grande pensiero”.
La scienza del XX secolo fa pensare perciò a una pagina degli
antichi Veda.

Dalla scienza, dunque, se così deve essere, l’uomo apprenda la
verità filosofica che non esiste un universo materiale; il suo
ordito
e la sua trama sono maya, illusione. L’analisi annulla tutti i
suoi miraggi di realtà. Man mano che le rassicuranti prove di un
cosmo materiale s’infrangono l’una dietro l’altra, l’uomo
percepisce oscuramente il carattere idolatrico della sua falsa
sicurezza,
e la sua antica trasgressione al divino comandamento: “Non avrai
altro Dio al di fuori di Me”.

Nella sua famosa equazione che esprime l’equivalenza della massa
e dell’energia, Eínstein dimostrò che l’energia in ogni
particella
di materia è uguale alla sua massa, o peso, moltiplicata per il
quadrato della velocità della luce. La liberazione dell’energia
atomica è causata dal dissolvimento delle particelle materiali.
La “morte” della materia fu la “nascita” dell’Era Atomica.

La velocità-luce è una costante matematica non perché 186.300
miglia al secondo siano un valore assoluto, ma perché nessun
corpo materiale, la cui massa aumenta con la velocità, può mai
raggiungere la velocità della luce. Detto in altre parole: la
velocità della luce potrebbe essere eguagliata solo da un corpo la cui
massa fosse infinita.

Questo concetto ci porta alla legge dei miracoli.

I Maestri che sanno materializzare e smaterializzare i loro corpi
o qualsiasi altro oggetto, muoversi con la velocità della luce, e
utilizzare i raggi di luce creativa per portare alla vista
istantaneamente qualsiasi manifestazione fisica, hanno raggiunto
la condizione inderogabile posta da Einstein: la loro massa è
infinita.

La coscienza di uno yoghi giunto alla perfezione s’identifica
senza sforzo non con un corpo limitato, ma con la struttura
universale. La gravítazione – si tratti della ‘forza’ di Newton o
della ‘dimostrazione d’inerzia’ di Einstein – è incapace di
costringere un Maestro ad assumere la proprietà del ‘peso’, che è
la condizione particolare di gravitazione che distingue tutti gli
oggetti materiali. Colui che conosce se stesso come lo Spirito
Onnipresente, non è più soggetto alle costrizioni di un corpo nel
tempo e nello spazio.

Il suo impenetrabile carcere si è arreso ed è svanito dinanzi
all’io sono Lui”.

“Fiat Lux”. E la Luce fu! (Genesi, 1, 3). Nella creazione
dell’universo, il primo comandamento di Dio diede origine
all’essenza
d’ogni struttura: la luce. E’ sui raggi di questo mezzo
immateriale che avvengono tutte le divine manifestazioni. Devoti
di tutti i
tempi resero testimonianza dell’apparizione di Dio quale fiamma e
luce. ” … i suoi occhi (erano) come fiamma di fuoco… e la sua
faccia come il sole (allorchè) splende nella sua potenza – “.

Lo yoghi che per mezzo della meditazione perfetta ha fuso la
propria coscienza col Creatore, percepisce l’essenza cosmica
quale
luce; per lui non v’è differenza tra i raggi di luce che
compongono l’acqua e quelli che compongono la terra. Affrancato
dalla
coscienza della materia, non più legato alle tre dimensioni dello
spazio e alla quarta dimensione del tempo, un Maestro trasferisce
il suo corpo di luce con uguale facilità sopra o attraverso i
raggi di luce della terra, dell’acqua, del fuoco e dell’aria.
“Se perciò il tuo occhio è singolo, tutto il tuo corpo sarà pieno
di luce”. (Matteo, 6, 22). Una lunga concentrazione sull’occhio
spirituale liberatore rende lo yoghi capace di distruggere ogni
illusione concernente la materia e il suo peso di gravità; da
allora
in poi egli vede l’universo come una massa essenzialmente
indifferenziata di luce.

“Le immagini ottiche”, dice il dottor L.T. Troland,
dell’Università di Harvard, “si basano sullo stesso principio
delle comuni
incisioni a mezzatinta, sono fatte cioé di minutissimi puntini o
lineette, troppo piccoli per essere scorti dall’occhio… La
sensibilità della retina è tanto grande che una sensazione visiva
può esser prodotta da un quantitativo relativamente scarso della
giusta qualità di luce”.

La legge dei miracoli può esser resa operante da qualsiasi uomo
che abbia raggiunto la consapevolezza che l’essenza della
creazione
è luce. Mediante la divina conoscenza dei fenomeni della luce, un
Maestro può istantaneamente proiettare in manifestazioni
percettibili gli atomi di luce presenti ovunque.
La forma reale di tale proiezione, qualunque essa sia: un albero,
una medicina, un palazzo o un corpo umano, risponde al volere
dello yoghi e ai suoi poteri di volontà e di visualizzazione.

Di notte, l’uomo entra nello stato di coscienza del sogno e evade
dalle false limitazioni egoistiche che ogni giorno lo cingono e
lo
imprigionano. Nel sogno egli riceve una ripetuta dimostrazione
dell’onnipotenza della propria mente. Ecco, nel sogno, gli amici
morti da tempo, i più remoti continenti, le scene risorte della
sua fanciullezza.
Questo stato di coscienza libero e incondizionato che ogni uomo
può conoscere, sia pur brevemente, nelle esperienze di taluni
sogni,
è lo stato permanente della mente di un Maestro in armonia con
Dio. Essendo privo d’ogni movente personale, e impiegando la
volontà
creativa concessagli dal Creatore, lo yoghi riorganizza gli
atomi-luce dell’universo per soddisfare qualunque preghiera
sincera di
un fedele.

A questo fine Dio creò l’uomo e la creazione: affinché egli si
elevasse da padrone sulla maya, conoscendo il proprio dominio sul
cosmo.
“Poi Dio disse: – Facciamo l’uomo a nostra immagine e
somiglianza; ed abbia signoria sopra i pesci dei mare, e sopra
gli uccelli del
cielo e sopra le bestie, e sopra tutta la terra, e sopra ogni
rettile che striscia sopra la terra”. (Genesi, 1, 26).

Nel 1915 ero da poco entrato nell’Ordine degli Swami, quando ebbi
una visione piena di violenti contrasti. Per mezzo suo riuscii a
comprendere la relatività della coscienza umana e a percepire con
limpida chiarezza l’unità dell’Eterna Luce dietro la penosa
dualità della maya. Ebbi questa visione una mattina mentre sedevo
nel mio piccolo attico in casa di mio padre, in Gurpar Road. Già
da mesi la prima guerra mondiale infieriva sull’Europa, e io
riflettevo tristemente su quell’immenso tributo richiesto dalla
morte.

Mentre chiudevo gli occhi in meditazione, la mia coscienza si
trasferì a un tratto nel corpo di un capitano che comandava una
nave
da guerra. Il rombo dei cannoni fendeva l’aria mentre le batterie
della costa e i cannoni di bordo sparavano gli uni sugli altri.
Un’enorme scheggia colpì la polveriera della mia nave ed essa
affondò. Saltai nell’acqua con i pochi uomini che erano
sopravvissuti
all’esplosione; col batticuore, giunsi salvo alla riva. Ma ahimè!
Una pallottola sperduta terminò il suo furioso volo penetrando
nel
mio petto. Gemendo, caddi a terra: tutto il mio corpo era
paralizzato, eppure ero cosciente di averlo, come si è consci di
una gamba
addormentata. Pensai: – Alla fine il misterioso passo della morte
mi ha raggiunto. – Con un ultimo respiro stavo per piombare
nell’incoscienza, quand’ecco, mi ritrovai seduto nella posizione
del loto nella mia cameretta di Gurpar Road.

Lacrime isteriche sgorgavano dai miei occhi, mentre pieno di
gioia accarezzavo e pizzicavo il mio ritrovato possesso: un corpo
intatto da qualsiasi foro di proiettile Mi dondolai, aspirando ed
espirando per convincermi di esser vivo. Mentre mi congratulavo
con me stesso, sentii di nuovo che la mia coscienza si trasferiva
nel corpo delcapitano morto sulla riva insanguinata. Fui vinto da
un’enorme confusione mentale.
“Signore”, invocaí, “sono morto o vivo?”.

Un grande sprazzo di luce illuminò tutto l’orizzonte. Una lieve
mormorante vibrazione si tramutò in parole:
“Che cosa hanno a che fare vita e morte con la Luce? A ímmagine
della mia Luce Io ti ho fatto. La relatività della vita e della
morte appartiene al sogno cosmico. Guarda il tuo essere senza più
sognare! Svegliati figlio Mio, svegliati!”.

Quali passi graduali verso il risveglio degli uomini, Dio ispira
agli scienziati di scoprire, a tempo e luogo opportuni, i segreti
della Sua creazione. Molte moderne scoperte aiutano gli uomini a
comprendere il cosmo come espressione infinitamente variata di
un’unica forza, la luce, guidata dall’Intelligenza Divina. Le
meraviglie del cinematografo, della radio, della televisione, del
radar e della cellula fotoelettrica – “l’occhio elettrico” che
tutto vede, – o delle energie atomiche, si basano tutte sul
fenomeno
elettromagnetico della luce.

Il cinematografo può produrre qualsiasi miracolo. Dal punto di
vista dell’impressione visiva, nessuna meraviglia è negata ai
trucchi
cinematografici. Un uomo può essere visto come trasparente corpo
astrale uscente dalla sua solida forma fisica; può camminare
sulle
acque, risuscitare i morti, invertire la naturale sequenza degli
eventi e distruggere tempo e spazio. Raggruppando come gli
aggrada
le immagini fotografiche, l’esperto compie miracoli ottici che un
vero Maestro produce con veri raggi di luce.

Con le sue immagini simili alla vita, il cinematografo illustra
molte verità della creazione. Il Regista Cosmico scrisse le sue
commedie e chiamò sulla scena un immenso numero di attori per lo
spettacolo dei secoli. Dall’oscura cabina dell’eternità, Egli
invia
i Suoi raggi di luce attraverso i film delle successive età, e le
scene si proiettano sullo schermo dello spazio. E come le
immagini
di una pellicola cinematografica sembrano reali, pur non essendo
altro che combinazioni di luce e d’ombra, così la varietà
universale non è che un’ingannevole apparenza. Le sfere
planetarie con le loro innumerevoli forme di vita altro non sono
che figure
di un film cosmico, temporaneamente reali alla percezione dei
cinque sensi; le transitorie scene vengono proiettate dal Suo
Infinito
raggio creativo sullo schermo della coscienza umana.
Gli spettatori in un cinematografo possono constatare, alzando
gli occhi, che le immagini prendono forma sullo schermo per mezzo
di
un unico raggio di luce scevro di figure.

Anche il variopinto dramma universale scaturisce dall’unica
bianca luce di una Fonte
Cosmica. Con inconcepibile genio, Dio pone in scena un
super-spettacolo per i Suoi figli umani, facendoli a un tempo
attori e
spettatori nel Suo teatro planetario.

Un giorno entrai in un cinema per vedere un documentario ripreso
sui campi di battaglia europei. In Occidente si combatteva ancora
la prima guerra mondiale; il documentario riproduceva la
carneficina con tale realismo, che lasciai il cinema col cuore
sconvolto.

“Signore”, pregai, “perché permetti simili sofferenze?”.
Con mia intensa sorpresa mi giunse un’immediata risposta, sotto
forma di una visione dei reali campi di battaglia europei: il
quadro
di tutti quei morti e morenti superava di gran lunga in orrore e
crudeltà qualsiasi immagine del documentario.
“Guarda intensamente”, disse una Voce soave alla mia coscienza
interiore. “Vedrai che queste scene che ora si svolgono in
Francía
non sono altro che un gioco di chiaroscuri. Sono le pellicole
cinematografiche del cosmo, tanto reali e tanto irreali quanto lo
spettacolo cinematografico cui hai assistito: una scena in una
scena”.

Ma il mio cuore non trovava ancora conforto. La Voce Divina
continuò: “La creazione è luce e ombra, altrimenti nessun quadro
sarebbe
possibile. Il bene e il male di maya devono alternamente
prevalere l’uno sull’altro. Se la gioia fosse incessante in
questo mondo,
l’uomo ne cercherebbe mai un altro? Senza la sofferenza, l’uomo
non si curerebbe di rammentare che ha abbandonato la sua casa
eterna. Il dolore è un incentivo a ricordare. L’unica via di
scampo è la saggezza! La tragedia della morte è irreale; coloro
che
tremano dinanzi ad essa sono come l’attore ignorante che muore di
paura, sulla scena, quando sparano su di lui con una pistola
caricata a salve.

I Miei figli sono creature di luce;non rimarranno per sempre
assopiti nell’inganno”.
Sebbene avessi letto di maya nelle Scritture, pure non ero
riuscito e penetrarne il significato così profondamente come
attraverso
le mie visioni personali e le parole consolanti che le
accompagnavano. Tutti i nostri valori vengono profondamente
mutati quando ci
rendiamo finalmente conto che la creazione è solo una grandiosa
pellicola cinematografica, e che non in essa, ma al di là di essa
si
trova la nostra realtà.

Terminato che ebbi di scrivere questo capitolo, sedetti sul mio
letto nella posizione dei loto.
La mia stanza era fiocamente illuminata da due lampade velate.
Levando lo sguardo, mi accorsi che il soffitto era punteggiato di
piccole luci color senape, che scintillavano e tremavano con un
luccichio fosforescente; miriadí di raggi di luce, simili a
cortine
di pioggia, si radunavano a fasci e scendevano silenziosamente su
di me.

In quell’istante il mio corpo perdette la sua consistenza fisica
e si tramutò in materia astrale. Provai una sensazione fluttuante
quando, toccando appena il letto, il mio corpo senza peso
ondeggiò leggermente e alternamente da sinistra a destra. Mi
guardai
intorno nella stanza: i mobili e le pareti erano come sempre, ma
la piccola massa di luce si era moltiplicata tanto da rendere
invisibile il soffitto.

Fui colpito da meraviglia.
“Questo è il meccanismo del cinema cosmico”, disse una Voce, che
sembrava provenire dalla luce stessa. “Spargendo i suoi raggi sul
bianco schermo della coltre del tuo letto, esso produce la figura
del tuo corpo. Guarda! La tua forma non è altro che luce”‘ .

Guardai le mie braccia, le mossi avanti e indietro, eppure non ne
sentivo il peso. Un’estatica gioia mi travolse. Quel cosmico
stelo
di luce che fioriva nella forma del mio corpo sembrava una copia
divina dei raggi di luce uscenti dalla cabina di proiezione di un
cinematografo, e che si manifestano sullo schermo sotto forma di
immagini.

A lungo osservai quella proiezione del mio corpo nel teatro
fiocamente illuminato della mia camera da letto. Sebbene io abbia
avuto
molte visioni, nessun’altra fu più singolare di questa. Quando
l’illusione di avere un corpo solido si fu completamente
dileguata, e
si fu approfondita in me la coscienza che l’essenza di tutti gli
oggetti è luce, alzai lo sguardo verso il pulsante fiotto di
vitatroni e supplicai:
“- Luce Divina, assorbi, ti prego, in Te l’umíle figura del mio
corpo, come Elia, che fu tratto in cielo da un turbine di
fiamma!”.

Questa preghiera era evidentemente troppo ardita, poiché il
raggio scomparve. E mio corpo riprese il suo peso normale e
ricadde sul
letto; lo stuolo di abbaglianti luci sul soffitto oscillò e
svanì. L’ora in cui mi sarebbe stato concesso di abbandonare
questo
mondo evidentemente non era ancora giunta.
– E per di più, – pensai filosoficamente, – il profeta Elia
potrebbe ben dispiacersi della mia presunzione!

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