La fusione dei sensi

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La fusione dei sensi

da Newton

01 settembre 2002

Vi succede di vedere una canzone viola, dare un colore ai numeri, sentire un suono come un insieme
di triangoli ? Si tratta di sinestesia, il fenomeno che fa mescolare le percezioni sensoriali. Non
capita a tutti. Però si può anche imparare

Immaginate di addentare una patatina ‘silenziosa’: non vi sembra poco saporita ? E che gusto ci
sarebbe a pranzare con un panino blu ? Nessuno, ovviamente. Non a caso nelle aziende alimentari si
studia come soddisfare non solo il palato, ma anche l’ udito per trovare il ‘crock’ ideale o la
vista con colori appetitosi. Applicazione commerciale di un fenomeno conosciuto in psicologia: la
capacità di mescolare le percezioni in modo involontario e assolutamente unico.

Pensate a cosa succederebbe se i suoni venissero percepiti con la vista e il gusto oltre che con l’
udito. Potreste vedere note colorate, assaporare canzoni dolci o salate, toccare melodie ruvide.
Fantasie ? Niente affatto. In questi ultimi anni gli studi con la Pet (tomografia a emissione di
positroni) hanno confermato che ogni area del cervello è responsabile di una componente sensoriale e
ciò fa sì che un suono faccia parte del mondo uditivo e non di quello visivo oppure olfattivo.
Capita, però, che due diverse dimensioni si fondano e allora si vede una nota colorata, si ode il
gusto di una patatina, si individua immediatamente una serie di numeri uguali in mezzo a tanti altri
perché sono identificabili dal loro colore: è il fenomeno della sinestesia. Un’ abilità che si perde
crescendo: potenzialmente ognuno di noi può provare esperienze sinestesiche: l’ unica difficoltà sta
nel far arrivare queste percezioni a livello cosciente.

‘Possiamo paragonare le nostre sensazioni al segnale di una trasmissione televisiva’, spiega il
neurologo americano Richard Cytowic nel suo saggio L’uomo che sentiva le forme. ‘Partendo dallo
studio televisivo, il segnale compie un lungo percorso che si conclude nei nostri apparecchi. Quello
che compare sul teleschermo è paragonabile a una normale percezione, in cui le informazioni vengono
elaborate nel punto finale del loro percorso. Però se riuscissimo a intercettare e interpretare il
segnale in un punto intermedio del tragitto, sicuramente vedremmo qualcosa di diverso dalle immagini
televisive: questa esperienza potrebbe essere paragonata a quella sinestesica’, continua Cytowic.

In quindici anni di studi, il neurologo americano è riuscito a valutare la frequenza di questo
fenomeno sulla popolazione: almeno una persona ogni 25.000 ha percezioni sinestesiche pressocché
permanenti. Tra queste, la maggior parte sono donne perciò si ipotizza che la sinestesia sia un
tratto genetico legato al cromosoma X. In pratica, ereditare questa caratteristica significa essere
destinati a interrompere prima della fine il processo che, durante lo sviluppo, ‘divide’ le
percezioni sensoriali in cinque differenti categorie. Secondo Cytowic, questa specializzazione
comincia verso i 4 mesi di vita e si conclude definitivamente prima dell’ adolescenza. E la conferma
più recente viene da una ricerca pubblicata sulla rivista scientifica Nature un anno fa da Simon
Baron Cohen dell’ Università di Cambridge: le varie capacità sensoriali sono inizialmente fuse e si
separano poco per volta durante la crescita. Tanto che molto probabilmente per un neonato la voce
della mamma ha anche un bel colore e un buon profumo.

Tuttavia in alcune persone le connessioni tra le diverse aree sensoriali potrebbero essere talmente
abbondanti che la separazione non avviene, consentendo anche a un adulto percezioni sinestesiche. Ai
fortunati che, senza volerlo, riescono ad avere spontaneamente questo tipo di sensazioni, il mondo
può sembrare decisamente diverso: suoni accompagnati da visioni simili a fuochi d’ artificio, parole
e concetti astratti percepiti con l’ immediatezza dei colori. ‘I sensi abbinati con maggiore
frequenza sono sicuramente la vista e l’ udito’, spiega Cytowic.
‘Per esempio, il suono di un campanello può evocare una serie di triangoli, visti distintamente a
una distanza di circa 15 centimetri dal naso. Oppure il latrato di un cane può essere associato a un
insieme di cerchi e puntini in movimento’. Questo accade perchè tali fenomeni coinvolgono zone della
corteccia cerebrale vicine tra loro: l’ area in cui vengono decodificati i colori è vicina sia a
quella che decodifica i numeri sia a quella che si riferisce ai suoni.

Esperienze molto personali: ogni esperienza sinestesica è però completamente soggettiva: ciò ha
contribuito in passato a gettare su queste percezioni un forte alone di scetticismo. Non era chiaro
infatti come lo stesso stimolo potesse causare sensazioni diverse a seconda della persona cui era
sottoposto. Ancora una volta sono gli studi condotti con la Pet a mettere in luce cosa succede:
durante una percezione sinestesica, gli stimoli sensoriali non vengono registrati a livello della
corteccia cerebrale (come avviene di solito), ma nelle zone più interne del cervello. ‘Questi dati
dimostrano che la sinestesia non è affatto un’ idea, ma un’ esperienza vera e propria’, dichiara
Cytowic. Ma anche chi crescendo ha perso per strada questa qualità può, con un po’ di attenzione,
cogliere alcune associazioni sensoriali involontarie come una parola che rievochi un colore. L’
importante è che questi processi siano spontanei e non influenzati da ricordi o esperienze di vita.

Se volete provare, cercate quindi di distogliere l’ attenzione dalle immagini legate a stereotipi:
dare il colore azzurro alla parola mare non è affatto un’ esperienza sinestesica. Un semplice
esercizio per mettere alla prova le vostre abilità nella mescolanza dei sensi è quello di associare
numeri e colori. Anche in questo caso, attenzione ai ‘falsi’: abbinare il 27 con il rosso potrebbe
nascondere una vena di tifo ferrarista un po’ retrò, piuttosto che vera sinestesia. Nonostante
questi limiti, le associazioni sensoriali restano completamente libere (non esistono legami giusti o
sbagliati), in compenso restano uguali per tutta la vita, se ne infischiano delle passioni sportive,
dei ricordi e della cultura. Per sperimentarlo, appuntate su un foglio i colori che vi ispirano le
cifre dall’ uno al nove. Conservate il foglio, poi tra qualche mese scrivete nuovamente le
associazioni. Se a distanza di tempo queste coincidono, probabilmente la vostra fonte di ispirazione
è stata proprio la sinestesia. Ripetete l’ esercizio disegnando delle forme mentre ascoltate un
brano musicale: se in seguito rifate gli stessi disegni, avrete un’ ulteriore conferma. Numeri
colorati per ricordare meglio: ma c’ è anche un altro vantaggio e riguarda la memoria: durante un’
esperienza sinestesica vengono immagazzinate molte più informazioni rispetto a quelle ottenute con
un solo senso. Per esempio, se ascoltando una parola ne percepissimo oltre al suono anche il
‘colore’, quest’ ultima informazione verrebbe immagazzinata meglio nella mente. ‘Ricordo il numero 2
perché era bianco: è un esempio tipico di associazione mnemonica legata alla sinestesia’, spiega
Richard Cytowic.

‘Dunque grazie a questo tipo di percezione, è possibile tenere a mente con grande facilità
conversazioni, aneddoti e altro ancora’, continua il neurologo americano. Ovviamente, le
applicazioni pratiche di questo piccolo trucco sono pressoché sterminate. Immaginate infatti in
quante occasioni potreste utilizzare la tabella di numeri e colori che vi siete appuntati, per
recuperare date, leggi o numeri di telefono. Se le percezioni sinestesiche si allargassero poi piano
piano dai numeri alle parole, alla musica, al gusto e al tatto, sarebbe possibile sviluppare un vero
e proprio ‘sesto senso’ dato dall’ unione di tutte le percezioni. Ecco il motivo per il quale la
sinestesia è stata sfruttata da molti artisti, che considerano queste visioni un vero e proprio dono
creativo, in grado di far vivere la realtà in modo più completo e ricco.

Vedere con le orecchie: esplosioni di linee, cerchi, fuochi di artificio: esistono programmi che
danno forma e colore alla musica: chiunque abbia visto e amato la ‘Toccata e fuga’ di Bach nel film
Fantasia di Disney sa benissimo di cosa parliamo: la sinestesia di vista e udito può far percepire
la forma della musica. Ma ripetere coscientemente esperienze così complesse e ricche non è impresa
facile e a volte la sola immaginazione può non bastare. Grazie ad alcuni software in grado di
rappresentare automaticamente animazioni grafiche in base alla musica riprodotta, queste suggestive
esperienze sono ricreabili sui monitor dei computer. Infatti attraverso i plug in del programma di
riproduzione musicale Winamp, distribuito gratuitamente su internet ( www.winamp.com ), è possibile
simulare vere e proprie esperienze sinestesiche. Il programma analizza alcuni parametri del file
musicale in esecuzione sul sistema (volume, bilanciamento, tempo, melodia dello strumento principale
etc.) e su queste basi crea delle animazioni. Il risultato lascia davvero a bocca aperta: fuochi
d’artificio si rincorrono e si mescolano seguendo il tempo del brano riprodotto. E’ possibile poi
scegliere tra diversi temi, come le linee, cerchi, esplosioni o fontane di colore. Anche le
esperienze sinestesiche computerizzate dovrebbero essere soggettive: con questo spirito il programma
ideato da Justin Frankel, ‘Advanced Visualization Studio’, consente a ogni utente di creare le
animazioni che più assomigliano alle proprie visioni personali. E’ sufficiente impostare alcuni
parametri come zoom, rotazione e direzione delle animazioni per trasformare lo schermo del computer
nello specchio delle proprie esperienze sinestesiche. Anche per chi fa fatica a trovare il proprio
‘sesto senso’ questi effetti speciali computerizzati possono rappresentare una scorciatoia per
arricchire la musica con sensazioni non auditive.

Bocola Marco

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