La forma e’ vacuita’ e la vacuita’ e’ forma

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La forma e’ vacuita’ e la vacuita’ e’ forma

Da un’insegnamento di Namkhai Norbu Rimpoche

“Negli insegnamenti di Buddha si parla di dharmadhatu e sunyata. Ci sono molte maniere di spiegare la vacuità, ma nessuna implica che in realtà non c’è nulla. Questa condizione è dotata di energia e di qualificazioni, altrimenti non ha senso. La vacuità si può spiegare in due modi: ad esempio, se diciamo che sulla testa del cavallo non ci sono le corna, questa è vacuità perché le corna del cavallo non esistono. Ma siccome alcuni animali hanno le corna e una testa più o meno simile a quella del cavallo, è possibile immaginare un cavallo con le corna. Questo tipo di vacuità non ha senso. Invece la vacuità in senso reale significa dire, ad esempio, che sulla testa della mucca non ci sono le corna. Infatti possiamo scoprire non solo che non esistono le corna sulla testa della mucca, ma che pure la mucca non esiste: è lo stesso principio Dobbiamo comprendere che la vacuità di cui parlano gli insegnamenti è così: il dharmadhatu, la condizione reale di tutti i fenomeni è la vacuità. Però la vacuità possiede una funzione.

Osserviamo i nostri pensieri e chiediamoci: «Che cos’è la mente?» La mente è quella cosa che pensa, e quindi per scoprire la mente dobbiamo esaminare i pensieri. Quando sorge un pensiero scopriamo che c’è la mente perché il pensiero è qualcosa di concreto, ma se poi cerchiamo dov’è il pensiero, come comincia e dove finisce, non troviamo nulla. Anche se i pensieri si manifestano continuamente, quando cerchiamo di individuarli spariscono perché la loro natura reale è la vacuità. Tuttavia i pensieri si manifestano proprio perché possiedono un’energia, una potenzialità: per questo continuano a sorgere. La nostra condizione reale è sia vacuità che movimento (o manifestazione dell’energia). Quando impariamo il punto di vista degli insegnamenti tantrici, e dello Dzogchen in particolare, sin dall’inizio è necessario comprendere che la nostra natura reale non è solo vacuità, ma anche movimento, energia.

Quando non troviamo nulla, nessun pensiero né qualcosa di concreto ma solo il vuoto, nello stesso momento sorge un altro pensiero. Ad esempio pensiamo: «Non trovo nulla,» ma proprio questo è un pensiero. Così i pensieri sorgono uno dopo l’altro. Quando li osserviamo, i pensieri sono sempre vuoti: questa è la nostra vera natura, in tibetano kadag e lhundrub. Kadag significa puro sin dal principio. S.S. il Dalai Lama, quando illustra l’insegnamento Dzogchen, usa i simboli del cristallo e della piuma di pavone: questo modo non l’ha inventato lui esprime il principio dell’insegnamento Dzogchen. La trasmissione simbolica funziona proprio così: sì introducono kadag e lhundrub servendosi, ad esempio, di questi due simboli. Ma kadag e lhundrub non sono simboli, sono la nostra vera natura. Il cristallo è il simbolo della vacuità, che è pura sin dal principio e in cui non c’è nulla di impuro. Il cristallo è sempre puro, limpido e chiaro: questo è il simbolo di kadag, la nostra natura reale che è la vacuità .Ma questa vacuità possiede un’infinita potenzialità di manifestazione e si manifesta in tutte le cose quando esistono le cause secondarie Come?Attraverso il suono,la luce e i raggi .Il suono è la base priva di forma ,la luce e i raggi si manifestano come un tigle di cinque colori :questo è il simbolo del lhundrub che significa stato autoperfezionato o potenzialità infinita .Quindi il simbolo del lhundrub è il simbolo della nostra potenzialità primordiale. La forma di una divinità o di un mandala sì sviluppa e si manifesta da questa potenzialità attraverso le cause secondarie.

Il suono, la luce e i raggi sono un po’ diversi dalla manifestazione: infatti rappresentano la potenzialità primordiale che possediamo tutti sin dal principio, ma il modo in cui la potenzialità si manifesta dipende dalle circostanze. In particolare gli esseri illuminati hanno questa potenzialità e la manifestano come sì manifesta un riflesso nello specchio: se c’è uno specchio, ciò che gli sta davanti si manifesta come riflesso. Allo stesso modo gli illuminati si manifestano e comunicano l’insegnamento. Se non fosse così non potremmo ricevere gli insegnamenti dalla dimensione del Sambhogakaya perché, come sapete, il Dharmakaya non ha forma. Quando parliamo di suono, luce e raggi parliamo di una potenzialità e non di una cosa concreta come la visualizzazione di un tigle con la A bianca, che è solo un simbolo. Infatti il suono, la luce e ì raggi, essendo al di là della forma, del colore del livello materia1e, non si possono vedere né percepire però la manifestazione avviene attraverso di essi. La manifestazione visibile agli esseri realizzati si chiama Sambhogakaya, quella visibile agli esseri ordìnari perché avviene a livello materiale si chiama Nirmanakaya.”

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