“Venite, qui si impara a lasciare l’egoismo” (Nhat Hanh)

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Corriere della Sera – Cronaca di Roma

lunedì, 28 aprile, 2003 – Pag. 44

“Venite, qui si impara a lasciare l’egoismo”

Castelfusano, il maestro buddista Nhat Hanh offre a mille persone i suoi
Addestramenti Il monaco è capo in esilio della chiesa buddista vietnamita.
Come reagire al suono del clacson, alla rabbia, all’invidia, alla paura, al
cellulare che squilla, al semaforo rosso. Sveglia alle 6, pasti vegetariani

È come fermarsi al distributore, fare un pieno di ottimismo e di fiducia, di
sorrisi e abbracci, di simpatia e calore umano e ripartire, dopo cinque
giorni, ricaricati, rigenerati nel corpo e nella mente, pronti per
rituffarsi nel tran tran quotidiano, ma con una marcia in più. Non è questa,
però, la brochure dell’ultimissima beauty-farm alla moda. Il messaggio
promozionale di un nuovo agriturismo alle porte di Roma. Nella grande pineta
di Castelfusano, migliaia di romani sono intenti al picnìc del lunghissimo
ponte. Tovaglie sui prati, gente seminuda, biciclette, schiamazzi, stereo a
palla, clacson che strombazzano.

Ma al di là della rete, dove si estende il parco verdissimo e ben pettinato
del Country Club, ora c’è Thich Nhat Hanh, 77 anni, monaco zen, occhi
scintillanti sotto la testa rasata, capo in esilio della Chiesa buddista
vietnamita, tra i maggiori maestri spirituali del nostro tempo. Fino a
mercoledì, 30 aprile, insieme con le altre monache e i monaci di Plum
Village, il monastero vicino Bordeaux da lui fondato più di 20 anni fa, Thai
(maestro) offrirà a quasi mille persone (cento bambini) arrivate da tutta
Italia, le poesie, la musica, le storie e soprattutto i Cinque Addestramenti
alla Consapevolezza, pilastri su cui erigere una vita serena. “Pace in se
stessi, pace nel mondo”, una scritta campeggia nella sala per la
meditazione.

Quando ad esempio Mario Cistulli, romano, insegnante di yoga, al di là della
rete, dove sono in corso i picnìc dei romani del lungo ponte, avverte il
rumore fastidioso dei clacson, lui non protesta. Anzi, sorride. Respira,
sorride e si lascia andare. Questa volta è il clacson, un’altra volta sarà
un cellulare che squilla o un semaforo rosso o un moto di invidia o di
rabbia, di egoismo o di avidità, sarà la paura o l’ansia. Non importa. “Io
in quel momento mi fermerò – spiega – respirerò, non reagirò alla paura e
alla rabbia, al trillo del telefono e al semaforo rosso, semplicemente
l’accetterò, mi prenderò cura del mio egoismo e farò un altro piccolo passo
verso la calma, la felicità, la consapevolezza di sé”. Fosse facile…

Non è facile, infatti. Tutte queste persone, però, provano a farlo. Il
segreto, dicono, è uno solo: la pratica. Pratica di presenza mentale.
“Essere presenti significa ritornare a noi stessi, consapevoli di ciò che ci
sta succedendo in questo preciso momento”, spiegano. Sveglia alle 6.
Colazione in silenzio. Meditazione camminata insieme con Thich Nhat Hanh
lungo i sentieri del prato. Pranzo vegetariano. Gruppi di condivisione. Cena
alle 19. Poi meditazione seduta. Infine, alle 22, inizia il riposo nei
bungalow. I Cinque Addestramenti del monaco buddista suonano come precetti:
1) Rispetta la vita; 2) Non appropriarti delle cose altrui; 3) Abbi
comportamenti sessuali corretti (cioè rapporti stabili, duraturi, non
occasionali); 4) Usa la retta parola (non mentire); 5) Non usare
intossicanti (fumo, alcol, riviste, film inutili).

Julie Polidoro, pittrice, dice che in fondo basta rivedere i parametri della
nostra vita: “Non più velocità ma lentezza, non più domani ma oggi-ora-qui,
non più produttività esasperata ma semplicemente un altro tipo di lavoro. Su
noi stessi”. Diana Petech, clavicembalista e traduttrice per Mondadori,
afferma di “essere senza dubbio più felice rispetto a 9 anni fa”, quando
incominciò la sua esperienza meditativa. Santina Polimeni, insegnante di
latino e greco, congiunge le mani a forma di fiore di loto (“simbolo della
nostra capacità di liberarci dalla sofferenza”) e saluta così ogni
“fratello” che incontra. “Ma non siamo una setta di fanatici – assicura –
Quando stiamo in mezzo alle altre persone usiamo forme di saluto più
convenzionali. Una stretta di mano al bar in fondo va bene lo stesso”.

“Il sorriso è lo yoga della bocca, distendere i muscoli è distendere
l’anima, predisporsi all’altro”, dicono i discepoli del monaco zen. Da
quando hanno cominciato a meditare, si sentono tutti un po’ meglio e un po’
diversi: Edoardo Erba, drammaturgo, Silvia Lombardi, specialista in massaggi
olistici (l’organismo trattato come un tutto unico e interdipendente),
Massimo Tomassini, docente universitario, Ornella Trentin, scrittrice.
Silvia Lombardi ha addirittura cambiato vita. Lavorava nella moda, ora è
qui. Tomassini ci scherza su: “Non ho visto la Madonna, ma lo scambio umano
mi sembra comunque importante”.

Per Ilaria Leggeri, invece, è la prima volta: “Mi ha portato mia suocera”,
confessa. La suocera si chiama Emilia Siragusa Silvestri, esperta di “fiori
di Bach”: “Ho portato tutti i miei figli – annuncia – tutte le mie nuore,
tutti i miei nipoti e anche Milou, barboncino bianco che medita con me da 10
anni”. In mezzo a tanti monaci vietnamiti ce n’è uno, l’unico, italiano. Si
fa chiamare Phap Y, è stato ordinato 9 anni fa, ha fatto voto di povertà e
di celibato: “Rischiamo di affogare in un oceano di illusioni – avverte –
aggrappati al passato che non esiste più e al futuro che non sappiamo se
esisterà”. La rabbia, la violenza, l’ansia, la paura sono “solo nuvole che
oscurano il sole”. Basta togliere il velo.

Fabrizio Caccia

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