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Trattato astrofisico

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Trattato astrofisico
(forza di gravità – moto perpetuo – buchi neri)

di Dino D’Alessandro

C’è un’altra energia, che funziona in modo perfetto e da prima di sempre, le sue principali
caratteristiche sono: quantità infinita, funzionalità perenne, costanza incalcolabile nel tempo,
rinnovabilità totale. Un’energia estremamente pulita e praticamente gratuita, è conosciuta dall’Uomo
con il nome di “moto perpetuo”, ed è a lei che dobbiamo equilibrio e funzionalità universale nella
meccanica celeste. E’ mia ferma convinzione ritenere possibile riprodurre meccanicamente il fenomeno
del moto perpetuo, con lo scopo di immagazzinare e disporre, di energia infinita, estremamente
pulita, rinnovabile e non da meno gratuita, il tutto in forma di aria compressa. La mia tesi si
articola sul rapporto di convivenza di due forze specifiche quali sono: “forza di gravità e moto
perpetuo”. Procediamo per gradi, i miei studi e ricerche mi hanno portato a credere e di conseguenza
ad affermare che: “Forza di Gravità – Forza Centripeta – Pressione Atmosferica”, siano tra loro dei
sinonimi di fatto e dunque da considerarsi come un unica entità fisica, se non altro per lo scopo di
semplificarci la vita.

Ogni corpo in rotazione sul proprio asse, che sia solido, liquido o gassoso, nella propria facciata
esterna, produrrà una pressione che avvolgerà l’intero corpo rotante in modo uniforme e curvilineo,
attraendo e comprimendo aria, con pari intensità ed in modo capillare, sull’intera superficie del
corpo in questione, spingendo in direzione del centro del corpo rotante stesso e producendo un campo
di forza attrattiva, che noi tutti conosciamo come “forza centripeta”, ma quando parliamo di corpi
celesti, questo stesso fenomeno diventa “forza di gravità o pressione atmosferica”. Dunque per
facilitarmi il compito chiamerò queste tre forze con la lettera “Y”, ed affermo che la “Y” di ogni
corpo rotante sul proprio asse, è possibile calcolarla in questo modo: “Y= V . vr ” ( “Y” sta per
forza di gravità, “V” sta per Volume, “vr” sta per velocità rotativa). Se calcoliamo la “Y” della
Terra e la dividiamo con quella di Giove, otteniamo quante volte è superiore la gravità di Giove a
quella della Terra, e quel numero che otteniamo se moltiplicato o diviso per il peso di qualsiasi
corpo, verremmo a sapere quanto quello stesso corpo pesa su Giove o viceversa. Lo stesso possiamo
fare con la Luna , con Venere, con Plutone…. e con una trottola. Tradotto in logica spiccia,
possiamo dire che la compressione che esercita la forza “Y”, producendo peso ed attrito su di un
corpo, è facilmente contrastabile da un’altra “Y” I cui valori inferiori permettano di lavorare in
assenza di peso e dunque senza attrito, lasciandoci liberamente immagazzinare energia, aggirando in
questo modo ogni principio che porta alla termodinamica. Questo di fatto è il sistema di
funzionamento del mio C.M.P. (Compressore a Moto Perpetuo).

Adottando un sistema di approvvigionamento energetico basato sulla compressione anziché la
combustione, è facile intravedere gli enormi vantaggi che si profilano per l’intera Umanità. Oltre
quelli non trascurabili di tipo economico (l’Aria è infinita, rinnovabile, pulita e gratuita),
problemi come: fame, sete, povertà estrema, inquinamento e proliferazione nucleare, molto prima di
quanto non riusciamo ad immaginare, andrebbero a far parte dell’album dei ricordi dell’Umanità. I
corpi celesti non sono gli unici “compressori” esistenti in natura. Sulla terra sono presenti
un’infinità di “compressori organici”, lo sono tutti gli animali terrestri, compresi gli uccelli, i
mammiferi acquatici e l’Uomo. Nel momento esatto che veniamo alla luce si produrrà il nostro primo
respiro, che si susseguirà ad un altro, ed un altro ancora e così via di seguito… come per incanto,
si svilupperà il sacro ritmo respiratorio, testimone fondamentale di ogni singola vita organica, e
proprio tra il primo e l’ultimo dei respiri, si disegnerà l’intero arco di vita di ogni “essere
animato”. Possiamo resistere due mesi senza cibo, 15 giorni senza acqua, ma solo pochissimi minuti
senza aria. Prendiamo come esempio l’Uomo, a mio avviso, noi (come gli altri animali) siamo dei
compressori a “moto perpetuo”, il cui funzionamento è legato a 4 elementi, che in ordine di
importanza sono: “Aria-Acqua-Cibo-manutenzione”.

Immaginando di costruire artificialmente un sistema meccanico in grado di respirare come noi, ci
accorgiamo che le funzioni meccaniche, hanno bisogno soltanto di due, dei 4 elementi a noi
essenziali per sviluppare un moto perpetuo, e cioè di: “Aria e manutenzione meccanica”, visto che i
“minerali” a differenza della materia organica, non hanno bisogno ne di acqua ne di cibo.
L’Evoluzione Umana è riuscita nel tempo a riprodurre in modo elettromeccanico molte meraviglie, da
noi tutti, avute in dono dalla natura, tra le quali: il cervello/computer, la vista/telecamere,
l’olfatto/rilevatori, l’udito/oggi i sordi possono udire, il tatto/ robot… dunque perchè non il
“respiro”, principale elemento della vita “organica e celeste”, dalle potenzialità non misurabili,
che l’esempio e la vista dell’Universo ci consegna e ci indica come sicura ed omogenea Evoluzione
per l’intera Umanità. I corpi celesti possono esser catalogati in due tipologie: “minerale e
gassoso”, nel caso specifico dei pianeti gassosi, ritengo che avvenga che la forza “Y”, che spinge
dall’esterno verso il centro, si scontri con la “forza centrifuga” che spinge in senso opposto e
cioè dal centro verso l’esterno. Nel punto preciso dove si scontrano e si annullano le due forze, si
materializza una parete, la stessa che di fatto determina sia la forma che il volume del pianeta
gassoso. La forza centrifuga spingendo dal centro verso l’esterno, svilupperà un campo di forma
sferica, avente lo stesso centro del pianeta gassoso, dove all’interno di esso si produrrà il
“Vuoto” , la cui intensità è pari ma inversamente proporzionata all’azione della forza centripeta o
“Y”. In pratica ritengo che valga la stessa regola e cioè : più veloce è la rotazione, più ampio è
il volume della massa gassosa, maggiore sarà il diametro del “vuoto”.

Ritengo inoltre per deduzione logica che nello spazio dove ruotano I pianeti del nostro sistema
solare, (ma probabilmente anche in altre galassie) ci sia ovunque la presenza di gas rarefatti, la
forza “Y” è data dalla capacità di attrarli e comprimerli, producendo così una compressione sulla
superficie del corpo rotante, motivo per il quale si determina una propria scala di pesi specifici e
di conseguenza un proprio livello di attrito, questa è l’ “imposta” che pagherà ogni singola
molecola, presente nel campo gravitazionale, prodotto da ogni corpo che ruota sul proprio asse. Come
dicevo prima, la formula “ Y = V . vr “ è applicabile ad ogni corpo rotante sul proprio asse, che
sia esso un corpo celeste o una trottola, il principio resta invariato, anche se c’è da dire che il
calcolo della “Y” su di una trottola, si presenterà più complesso, per via dell’irregolarità della
forma e per il freno gravitazionale esercitato dalla “Y” terrestre, mentre sarà più semplice nei
corpi celesti visto che si presentano in una forma sferica quasi perfetta, modellata probabilmente
dalla levigazione prodotta, nel costante ed “eterno”, moto di rotazione e di rivoluzione, nell’
immensurabile concetto quale sia lo spazio-tempo astronomico. Ma proprio il moto di rivoluzione dei
corpi celesti non mi permette l’esatto calcolo della loro “Y”, visto che essendo anche il moto di
rivoluzione, comunque una rotazione, andrebbe calcolata come ulteriore compressione di aria, che si
realizza sull’eclisse di rivoluzione. Ma io non ho ne voglia ne tempo di perdermi dietro tanti
calcoli astronomici, visto che ritengo che i vantaggi di questa scoperta siano gia quantificabili,
lascio il testimone agli appassionati del calcolo, per una verifica puramente matematica.

Tra i corpi rotanti irregolari figurano anche gli Uragani, i tifoni, le trombe d’aria, i tornadi, in
una sola parola i “Vortici”. “I Vortici” occupano un intero capitolo nella mia ricerca, la loro
capacità di autoalimentarsi, figura come da grande stimolo a tutta la mia ricerca. Chi non ha visto
almeno una volta, dal vivo o in televisione, l’effetto distruttivo di un tornado in azione, è
impressionante vederlo snodarsi con un assetto verticale scomposto, lungo un tragitto irregolare
dove travolge e distrugge tutto ciò che incontra. I Vortici sono in grado di sviluppare una massa di
dimensioni impressionanti, possono raggiungere una velocità di rotazione terrificante e viaggiare ad
una velocità di superficie con punte decisamente superiori ad una F.1. Per prendere vita ai Vortici
servono condizioni atmosferiche particolari, a mio avviso prendono vita dallo scontro o incontro di
più correnti d’aria di diversa temperatura e di opposta provenienza, le quali nell’impatto
reagiscono avvitandosi istericamente in due opposte direzioni, intorno ad un unico ed ipotetico
asse, girando e scorrendo dall’alto verso il basso, il moto rotatorio le trasforma da semplici
correnti d’aria a “forze” a noi conosciute come: “forza centrifuga e forza centripeta”.

Il moto opposto di rotazione di queste due forze, produce un’equilibrio generato ed alimentato dal
contrasto stesso, delle due forze in azione, permettendo così la materializzazione gassosa di una
forma conica irregolare a cui si riferisce il termine “Vortice”. Il timone di un Vortice è il
proprio “vertive” il quale pur conducendo una irregolare e frenetica corsa a zig-zag, per motivi ad
esso decisamente vitali, resta incollato sulla superficie terrestre, dove scarica in forma di
energia, l’avvitamento discendente sia della centrifuga che della centripeta, le quali dopo un
avvitamento frenetico tra loro, convergono entrambe nell’unico vertice del Vortice, liberandosi in
forma di energia nell’ambiente circostante. Per nostra fortuna sulla Terra si producono delle
resistenze gravitazionali, che raramente permettono ad un “Tifone” di vivere più a lungo di una
settimana, a differenza di altri pianeti, dove persistono più a lungo o addirittura sono in pianta
stabile, come avviene su Giove. Anche se di forma diversa, i Vortici mostrano importanti
similitudini con I pianeti gassosi, a cominciare dallo scontro che avviene tra la forza centrifuga e
la forza centripeta, le quali si autoalimentano lavorando a contrasto nel moto rotatorio,
disegnandone la forma e determinandone il volume, sia che si tratti di un corpo celeste gassoso o si
tratti di un Vortice. La velocità rotativa di un Vortice, come in ogni corpo rotante sul proprio
asse, produce un proprio campo gravitazionale ed è determinato come sempre dalla forza centripeta o
forza “Y”. Se ad un Vortice applichiamo la formula “ Y=V.vr “, possiamo ottenere il valore della sua
“Y”, e se paragonata alla “Y” della Terra, ci accorgeremo che un Vortice pur avendo una velocità
rotativa maggiore della Terra, il suo Volume è infinitamente più piccolo, dunque possiamo facilmente
dedurre che la sua forza “Y” sarà inferiore a quella della Terra.

Come ho già scritto precedentemente ogni forza “Y” nella propria area gravitazionale, determina una
propria scala di pesi specifici, dunque quando un Vortice nel suo turbolento cammino incontra un
corpo, quello stesso corpo attratto dal campo gravitazionale del Vortice, muta i suoi valori di peso
assumendo quelli istituiti dalla forza “Y” del Vortice stesso. Considerando la differenza che
intercorre tra la “Y” della Terra e quella di un Vortice, è sufficiente per giustificare la
sensazione che abbiamo nel vedere un corpo attratto dal Vortice e vibrare nell’aria come se fosse in
assenza di peso. Quando il Vortice sfrecciando lungo il suo irregolare tragitto, espellerà quello
stesso corpo dal suo campo gravitazionale, da quell’istante esso riassumerà I valori gravitazionali
della Terra e la ricaduta sarà alquanto rovinosa. La luce penetra i Vortici in modo parziale ed essi
riflettono un colore grigio scuro, se visti da lontano, mentre sarà cupo e nebuloso se osservato
dall’interno. E’ mia ferma opinione ritenere i misteriosi “buchi neri” dello spazio, nient’altro che
enormi Vortici che lavorano indisturbati da altre forze gravitazionali che non siano la propria “Y”.

Anche se presumo che il vertice di un “buco nero” sia comunque attratto da qualcosa e ciò mi viene
suggerito dal Vortice terrestre, la cui esistenza o sopravvivenza resta legata dal contatto con la
superficie terrestre, nel momento che si stacca, esso svanisce nell’aria. Mi piacerebbe lavorare ad
un progetto che si ponga l’obbiettivo di rendere docili gli Uragani, qualcosa mi dice che sia
possibile neutralizzarli, o utilizzarli a bassa intensità per portare acqua nelle zone desertiche,
ma avrei bisogno di lavorarci sopra per affermarlo con certezza. Nello spazio infinito, i Vortici o
buchi neri, trovano le garanzie della loro perennità, nello stesso modo e con le stesse possibilità
che competono ai corpi celesti, del resto a mio giudizio l’unica sostanziale differenza tra un corpo
celeste ed un Vortice spaziale è il moto di rivoluzione, che ad un Vortice non è dato di compiere.
Anche se apparentemente fluttua nello spazio, libero da un’ancoraggio ellittico, un Vortice è
presumibile che risponda a dei magnetismi che influenzano il proprio vertice e ne stabilizzano la
posizione. Anche tra un Vortice terrestre ed uno Vortice spaziale, intercorrono delle differenze
sostanziali.

La prima è sicuramente l’esercizio gravitazionale della Terra che condiziona il Vortice già alla
nascita e produce quelle resistenze che lo logorano fino ad estinguerlo, nel suo relativo breve arco
di tempo. La seconda sostanziale differenza è quella che un Vortice sulla Terra nel momento che
scarica dal proprio vertice l’energia della centripeta e della centrifuga, incontra una superficie
solida o liquida che non permette al vertice del Vortice la penetrazione, conferendo al Vortice
stesso una spinta propulsiva che prima ho definito “velocità di superficie”. Giove è un pianeta
gassoso, per questo motivo il suo Vortice in pianta stabile non incontra resistenze di penetrazione,
e quell’energia che fuoriesce dal suo vertice, penetrando la massa gassosa di Giove presumo che vada
ad alimentare il flusso rotativo della centrifuga, all’interno del nucleo di Giove, garantendo a
quell’immenso Vortice un’ancoraggio che ne garantisce una stabile e perenne esistenza. Per
concludere affermo con certezza che l’obbiettivo “FREE ENERGY” è alla portata dell’Uomo, e lo
affermo con grande convinzione, coniando I seguenti principi : Se l’aria compressa, (compressione
atmosferica) produce peso ed attrito, con l’aria compressa stessa possiamo annullarlo. L’effetto di
una “Y” può esser facilmente contrastato da un’altra ”Y”.

Chiunque venga a trovarsi in possesso di questo mio scritto, è pregato di divulgarlo a più persone
possibile, perché la semplice e meravigliosa tecnologia del “moto perpetuo” facilmente estraibile da
questo mio “trattato astrofisico”, potrebbe produrre finalmente un livellamento tra tutti gli esseri
Umani. L’Evoluzione Umana, come dice la parola stessa, appartiene a tutta l’Umanità, non solo ad una
parte di essa. La nostra Evoluzione avrebbe già da tempo, dovuto e potuto garantire a tutti un
m.c.d. (minimo comun divisore), affinché nessuno più, fosse costretto a sbarazzarsi della propria
dignità, nel disperato tentativo di sopravvivere. Ora tutto ciò potrebbe, molto presto diventare
realtà, tutti quanti sapranno e potranno garantirsi in modo autonomo il proprio m.c.d. di
un’Evoluzione che ripeto, appartiene indistintamente all’intera Umanità, nessuno escluso. Divulgate
come meglio potete queste pagine, facciamo in modo che la nuova tecnologia del “moto perpetuo”, non
vada solo a beneficio di pochi, ma diventi al più presto il veicolo per un sacrosanto diritto per
tutti, di viversi la propria vita, come un dono della natura e non come una condanna.

“ IL FUTURO E’ NELL’ARIA”
Dino D’Alessandro

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