Tradizione e significato dei mantrams [Parole di potere] – di Guido Da Todi – 21 Prima parte

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(Tratto da: “La Grande Sintesi della Tradizione Esoterica” – di Guido Da Todi

[…]

– LEZIONE VENTUNESIMA –

– Tradizione e significato dei mantrams: magico potere della voce umana, veicolo di forza cosmica.

– L’antica scienza della parola occulta che porta risultati nel mondo terreno quotidiano.

– Il potere del pensiero

(prima parte)

Studieremo il potere dei mantrams, magici veicoli di forza cosmica, in ogni loro dettaglio e per
quanto le possibilità della mente umana permettano di analizzarli. Per far ciò è necessario andare
alle origini delle tradizioni sulla forza del pensiero umano, sulle tracce storico-esoteriche,
risalenti agli antichi Gruppi Iniziatici del nostro pianeta, sulla costituzione dell’uomo, unito al
cosmico, per sua naturale radice.

La ricerca di una formula sintetica, che racchiuda le infinite possibilità della conquista umana,
spinge tutti gli investigatori del campo occulto, siano essi Teosofi, Massoni o Rosacroce. La
ricerca di una pace produttiva interiore, di una comunità d’azione, della capacità di aprire nuovi
vasti orizzonti, tinti di una trascendenza luminosa; la ricerca, in definitiva, di un potere ben
preciso e netto, che stacchi l’uomo stesso dalla sua ansia timorosa di un duro destino, che lo
attanaglia a delle condizioni vitali dolorose.

Questa ragione, nobile e spontanea, senza dubbio, poiché scaturisce dal più profondo strato
dell’anima, è, però, nello stesso tempo, la più prolifica madre di un insieme di annebbiamenti, di
cristallizzazioni mentali, di fanatismi incontrollati, nella zona degli studiosi esoterici.

Essa non tiene conto, spesso, di una ritmica necessaria, nello sviluppo della propria conoscenza, da
seguire, armoniosamente, lungo tutti gli studi occulti; di uno sviluppo costante di ogni capacità
intellettuale, emotiva e spirituale del discepolo, nè tiene conto che non esiste argomento più ricco
di varianti e di luci interne, anche se postulato da Leggi fisse ed eterne, degli studi che fa.

Accade, quindi, che l’accenno all’esistenza di un orizzonte di energie, da parte degli Istruttori
Occulti, precedentemente precluse alla coscienza personale, la svelata possibilità di penetrare in
un mondo di pura forza, con dei metodi ben precisi e antichi quanto la terra, attinenti al potere
del pensiero, alla ripetizione controllata e cosciente di veicoli verbali costituiti, quali sono i
mantrams, siano seguiti, da parte degli studenti, con una innata fretta, con una precipitosa volontà
di staccarsi dai pur sempre logici rapporti con il mondo materiale che li circonda, con
un’immaturità, deleteria a sè ed agli altri.

La scienza dei mantrams esiste; porta dei risultati definiti ed è, giustamente, un mezzo per
accelerare dei processi evolutivi, personali e cosmici, con risultati del tutto inimmaginabili da
mente mediocre umana. Ciò, però, non significa che tale sintesi non necessiti di una forte
esperienza, in chi l’adopera, e di un suo diritto pieno a farlo; diritto che nasce dalla causale
occulta reincarnativa. L’uomo che usa, con successo e nelle giuste direzioni, il potere del
pensiero, unito al verbo magico del mantram, ha, nelle passate reincarnazioni, subìto tutte le prove
sul sentiero dell’evoluzione, ha compiuto tutti gli atti fisici nel mondo materiale, ha duramente
lavorato nella sfera dell’oggettivo, sì che, ora, il profumo scaturito dall’attrito con il reame
delle forme è da lui guidato, con diritto, quale potente energia, capace di dominare le stesse
realtà pesanti che, un tempo, lo opprimevano tanto duramente.

Abbiamo accennato a questo, per dimostrare che solo un’anima matura per esperienze passate, può,
occultamente, pronunciare il Verbo Sacro, con riuscita; e non qualsiasi individuo.

Purtroppo, molta moderna letteratura esoterica tende a promettere, leggermente, o, per eccesso di
facili entusiasmi, da parte di chi scrive, il raggiungimento dell’assoluto, sia nelle vittorie
infime, che superiori, con la ripetizione di certe frasi, o, con la semplice enunciazione che tutto
è energia; quindi, tutto è plasmabile, con lo sforzo della propria immaginazione.

Ciò ha creato una enorme confusione nel campo degli studiosi esoterici. I serii e garanti individui
che, con sacro amore e rispetto per la Verità, hanno, per incarnazioni precedenti, e per anni, in
quest’ultima, studiato le profonde realtà dell’occulto, coscienti di adorare l’Indefinibile Divinità
e di saturarsi della Sua Impersonalità, e solo adesso vedono germogliare in sè delle ignote
possibilità di raggiungimenti cosmici, assistono ad una specie di danza profana, attorno ad essi, da
parte di coloro che credono che l’esoterismo sia una panacea a tutti i mali e che cercano di
smantellarne la sublime ed aurea levigatezza, con uno studio pervaso, o, da cosciente, o, da
incosciente faciloneria.

Ciò è stato registrato dai Maestri dell’Occulto, ed una delle ragioni per cui poca intimità v’è
stata, sinora, da parte di Essi, nei riguardi del folto numero di studiosi dell’esoterismo, è la
leggerezza con cui venne raccolto il Messaggio di molti Inviati, negli ultimi tempi, ad educare la
massa, sull’Avvento della Nuova Era, e sulle rivelazioni ben precise di realtà sconosciute a tutti,
fuori che, in passato, a pochi eletti.

In effetti, l’atto sintetico dei magici poteri mentali può essere raggiunto; ma, ogni successo, in
tal senso, deve venire duramente pagato. Questa è la legge dell’occulto. La felicità eterna e finale
è composta dai numerosissimi frammenti del dolore di tutte le precedenti reincarnazioni. È la
traccia di tali dolori, impressa, a fondo, nello spirito di chi agisce nell’occulto, è il rispetto
per se stesso e per gli altri discepoli, accomunati nella medesima esperienza sacra e nella medesima
saggezza, è la coscienza che il potere mentale sviluppato è aroma del dolore, che fa sì che ogni
mantram, che ogni proiezione spirituale di energia dell’iniziato costituiscano, per lui, un
effettivo gesto divino, un arbusto d’amore, un atto di alta devozione.

Ecco, allora, la garanzia dell’avverarsi del potere mentale. Ognuno di tali mantrams, pronunciati
con un senso, assieme, di volontà totale e di pudore divino, costituisce una forza fremente nel
campo della manifestazione, di cui pochi conoscono la portata.

Nei mantrams, tradizione e originalità si fondono in una meravigliosa coesistenza di armonie. E lo
vedremo più avanti. Il rapporto energia-materia è il bandolo che deve venire intimamente scoperto
dall’occultista che pratica la sua arte.

L’Energia Cosmica, che riflette le proprie modulazioni d’onda nel piano materiale dell’esistenza,
radunando l’intensità delle sue vibrazioni in atomi e molecole visibili e creando la piramide di
ogni oggettivazione materiale che circonda l’uomo, non appena entra nel ciclo del manifesto è, a sua
volta, incarnata e ritmata dal polo opposto ad essa; la stessa materia. Il binomio è legato in una
inseparabile unità di rapporti. E, anche se alla maggioranza può sembrare che l’energia, costituente
i vertici sommi dell’esistenza, sia un fattore libero e fluente, tanto che non la si possa rendere,
a sua volta, strumento di manipolazione, da parte della materia, essa è, comunque, vincolata alla
natura della materia stessa.

Qui, risiede il segreto del mantram.

I sensi raffinati dell’iniziato gli fanno raggiungere la percezione dell’esistenza di una
sensitività cosmica, ovunque il suo sguardo spirituale vada a posarsi; sia nei mondi sconosciuti,
che sprofondano nell’interna immensità del proprio io, sia negli oscuri baratri celesti, che si
distendono oltre le galassie conosciute, o, ignote, del cielo stellare.

Tutto è sensibile, tutto è coscienza fremente, tutto è pieno di vita. Non esiste lato dell’universo,
tanto rarefatto possa parere, tanto di natura sottile e spirituale, che l’uomo abbia il diritto di
chiamare vuoto assoluto. Un ritmo, diluito nell’eternità del Cosmo universale, inserito in ogni
aspetto di energia e di materia, compie, sempre, un movimento di sistole e diastole, e porta
l’energia a tensioni di indescrivibile sottigliezza – e che l’uomo chiama “vuoto puro” – e, poi, dà
una catarsi rinnovellata a quel vuoto, irradiandolo in uno stato di esistenza ancor più sottile.

Lì, dove un ciclo di forze, dunque, ha raggiunto un sommo grado di raffinatezza, sta per annunciarsi
un altro campo di manifestazione.

Ciò vorremmo che il lettore comprendesse ben chiaramente. Non esiste lo spazio, inteso come omogenea
forma vitale, priva di vita. Ma, invece, una sfera potenziale di esistenze, brulicanti di germi
invisibili, che la Legge, continuamente – sotto la pressione del movimento universale – porta in
manifestazione, e che sono destinati, a lungo andare, ad entrare in espressione visibile e tangibile
ai sensi umani.

E l’uomo non ha il diritto, come spesso fa, di monopolizzare la sfera della sua coscienza interiore,
chiamando il proprio spazio interno un’isola a sè stante e sterile di incidenze verso la comunità.

Ogni pensiero che elettrizza gli altri pensieri dell’uomo nasce e si collega, non già nello spazio
della sua anima, ma, nello spazio universale. Quello che l’uomo considera come il più intimo
sacrario della sua mente, manda le note del proprio organo musicale a riflettersi su ogni altro
sacrario dell’esistenza; lo SPAZIO UNO, che è la Coscienza Universale, e che si contrappone
all’illusione dell’esistenza di infiniti rapporti esclusivistici, distanti e convergenti l’uno
dall’altro.

Quindi, ogni cosa è energia. Ma, quando vogliamo analizzare, profondamente, i significati
dell’energia e la sua natura, giungiamo, per forza di cose, ad analizzare gli aspetti della materia;
quando vogliamo penetrare la struttura della materia, le diamo delle risonanze energetiche.

Ne deriva che l’uomo deve radunare le radici del proprio io ad una terza costante: l’inesprimibile a
mente umana.

Nessuno ha il diritto di dire che l’energia preesiste alla materia, perché ogni forma di energia è,
pur sempre, una forma di materia rarefatta. Nessuno può dire che la materia faccia nascere
l’energia, perché ogni cosa ha natura fluida e movimentata.

La giusta via di mezzo, come affermò Buddha, è lo stato di estasi razionale che deve controllare e
ritmare la coscienza di ogni occultista.

L’uomo, di fronte al binomio energia e materia deve porre un terzo punto di fulcro; la sua anima.
L’anima che nasce dall’attrito tra lo spirito e gli stati densi. Questo triangolo gira
vorticosamente: si sa che esiste, si sa che è alla base di ogni manifestazione; ma, è indefinibile,
a parole. Definirlo sarebbe dare un alt all’unica cosa certa che vi sia: il movimento incessante ed
eterno degli universi. Dio, inteso come la più raffinata delle forze di un ciclo, si riflette in tre
postulati: il Padre (Spirito-energia); il Figlio (l’anima, la coscienza); lo Spirito Santo (la
materia primordiale, la madre feconda).

Quindi, una linea senza condizionamenti e soluzione di continuità. È uno scaturire costante di linfe
squisite, in cui si abbevera l’animo assetato dell’iniziato; è uno stato di estasi incessante, ma,
pur sempre, improntata ad un ritmo di inflessibile razionalità interna. Egli poggia la base del suo
io più vivo sulla pietra angolare della Legge di manifestazione.

Energia, coscienza, materia. Egli stesso è tale Legge. Ne accetta la realtà immanente e considera lo
strato vibrante di ogni cosa come una lastra omogenea di cristallo guizzante, dalle infinite
sfumature e riverberi di luce dorata. E non appena egli si accinge a studiare dove, in esso, finisca
la materia, cominci la sua coscienza, termini l’energia, il cristallo gli si spezza tra le mani.

Quando Pilato chiese a Gesù Cristo dove fosse la Verità – questa verità – l’Uomo Divino tacque. Lo
stesso fece Buddha, ad una simile richiesta.

Nè si creda che l’incapacità dell’uomo a voler rendere relativa e formale l’onda infuocata
dell’Assoluto, arrivi a sminuirne la comprensione interna, in proposito.

Ogni iniziato sa, sente la completezza dell’Essere in lui; ed agisce in conseguenza. Ma tace. Ogni
iniziato ha il rapporto integrale con un senso ben preciso dei valori universali: il senso della
completezza e dell’armonia in tutte le cose. Tale conquista spirituale si erge nel suo animo, con
una forza così incisiva e totale, che egli non è turbato se la sua incapacità a dipingerla
verbalmente fa dubitare gli ascoltatori che egli la possegga, o, che la conquista esista. Lascia che
il neofita compia le proprie esperienze, sicuro che, anche lui, ammutolirà di fronte
all’inesprimibile, quando lo raggiungerà, e quando capirà che l’unico modo per poter imprigionare
l’uccello radioso del divino, nella gabbia dorata della coscienza umana, è quello di chiuderne, in
silenzio, la piccola porticina.

Una volta dentro l’animo umano, l’uccello gorgheggerà, felice, il suo canto d’assoluto; ma, quando
la voce del razionalismo parlerà, esso tacerà immediatamente. Continuerà a gorgheggiare, dopo che si
sarà ripreso il silenzio. Tale canto non sarà sminuito nella sua natura. Rivelerà il ritmo
inflessibile delle leggi, la precisa costruzione armoniosa degli universi. Ma, solo da un piano
superiore alla mente umana, che non riguarda l’intelletto inferiore dell’uomo.

(continua)

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