The inner life (La Luce interiore) – di George Harrison

pubblicato in: AltreViste 0

THE INNER LIGHT – LA LUCE INTERIORE

TESTO E MUSICA DI GEORGE HARRISON

(di Carlo Rondelli)

I Beatles sono (o sono stati) portatori di un “messaggio esoterico”? Penso proprio di si.

Nel 1965 avevo 11 anni e il 25 giugno di quell’anno (era un venerdì, mi sembra di ricordare) i Fab
Four vennero in tour a Genova, la mia città natia. Il mio amico del cuore, Federico, aveva un
fratello molto più grande di lui che stravedeva per i quattro di Liverpool e, eccitatissimo, si
preparava da tempo per il concerto.

Un po’ per spirito emulazione, un po’ per genuina curiosità, ci convincemmo anche noi due piccoletti
che valesse proprio la pena di essere presenti allo storico ed irripetibile evento. Progettammo,
quindi, di comune accordo, un’incalzante opera di convincimento verso i nostri rispettivi genitori,
affinché ci concedessero l’agognato permesso per andarli a vedere.

Poiché eravamo (e siamo comunque rimasti) due irriducibili stancacervelli, riuscimmo in extremis a
far capitolare le famiglie e l’ambito placet ci venne, anche se a malincuore, accordato. Le nostre
mamme ci fornirono di un kit di sopravvivenza (nell’immaginario degli “adulti”, a quei tempi, andare
ad un concerto pop era un po’ come partire per la guerra), minacciarono il povero e buon fratello di
Federico di incredibili ritorsioni fisiche ed economiche se solo ci fosse successo qualcosa, e
finalmente – con i biglietti ben stretti in mano e con largo anticipo – ci avviammo tutti e tre a
piedi verso il Palasport per assistere allo spettacolo pomeridiano delle 16.30.

Cercammo una buona postazione da cui poter godere appieno della vista del palco e attendemmo con
impazienza… ad un certo punto John, Paul, George e Ringo comparvero, la musica iniziò e…
successe il finimondo.

All’inizio, devo essere sincero, mi spaventai un poco, poi decisi risolutamente (soprattutto per
darmi un contegno) di lasciarmi andare e alla fine compresi: ero entrato in uno spazio emozionale
per me nuovo e, cavolo!, mi piaceva per davvero. Da quello spazio non sono più uscito e ancora oggi,
anacronisticamente, porto ancora in me i sogni struggenti e le indomite speranze di quegli anni e di
quelli che sarebbero seguiti, anni nei quali sembrava che il mondo e i suoi valori potessero davvero
cambiare e che gli angusti spazi della spenta mentalità dell’epoca, fatta di sussurri e di urla
sopite, fossero destinati ad estinguersi per sempre.

Fu solo un sogno, me ne rendo conto, ma sono felice di averlo potuto fare. Sono felice di avere
avuto l’occasione di vivere anch’io quella grande illusione.

Di aver potuto per un attimo credere alla giustizia, alla sincerità, all’altruismo, alla libertà, al
valore dell’essere umano in sé e di averlo fatto senza mai, neppure per un attimo, cadere nei
meandri perfidi delle ideologie.

Ho creduto nell’Uomo. Nell’Uomo che nasconde in sé e sa rivelare l’Universo. In quegli anni tutto
sembrava possibile… ma niente poi lo è stato.

Le grandi Chiese hanno solamente lasciato che noi giovani di allora ci sfogassimo un po’, per poi,
con un buffetto, riportarci alla realtà… la realtà delle ipocrisie e del grigiore… di quel
grigiore di cui chi manovra ha sempre tanto bisogno.

Ma Federico ed io (e tanti altri insieme a noi) continuiamo, a dispetto di tutto e di tutti, a voler
vedere ancora il mondo a colori, come in quegli anni lontani, ma ancora così vivi nei nostri
ricordi. I Beatles, forse per caso o forse no, ci hanno aperto i cancelli di quell’illusione e ci
hanno “iniziato” ad una dimensione mentale che non conoscevamo, ma che abbiamo saputo trasformare e
portare avanti. Senza mai fare del male a nessuno.

Questa pagina è dedicata con affetto a George Harrison, il più “esoterico” dei Beatles…..

Without going out of my door
I can know all things on earth.
Without looking out of my window
I could know the ways of heaven.
The farther one travels,
The less one knows,
The less one really knows.
Without going out of your door
You can know all things on earth.
Without looking out of your window
You can know the ways of heaven.
The farther one travels,
The less one knows,
The less one really knows.
Arrive without travelling.
See all without looking.
Do all without doing.

Senza uscire di casa
Posso conoscere tutte le cose della terra.
Senza guardar fuori dalla finestra
Potrei conoscere le vie del cielo.
Più lontano si viaggia,
Meno si conosce,
Meno si conosce veramente.
Senza uscire di casa
Potete conoscere tutte le cose della terra.
Senza guardar fuori dalla finestra
Potete conoscere le vie del cielo.
Più lontano si viaggia,

Meno si conosce,
Meno si conosce veramente.
Arriva senza viaggiare.
Vedi tutto senza guardare.
Fai tutto senza fare.

Condividi:

Lascia un Commento: